Dall'alto in basso

di
genere
dominazione

DALL'ALTO IN BASSO
Sua Grazia mi appare in elegante tenuta, giacca e cravatta, con l'anello aguzzo a spina chiodata, del comando e del tormento, col quale spesso di sorpresa mi punge e mi sollecita le membra, infilato nel dito indice della mano sinistra, che tiene appoggiata a riposo sul bracciolo del Suo seggio dorato. Mi presento a Lui doverosamente nudo e ad un Suo cenno mi genufletto, gli bacio l'anello, docile e rassegnato, insieme alla fibbia della cintura di spessa pelle nera, che presto verrà usata per segnare le mie carni. La sfilo, la annuso, la ripongo sul tavolo degli strumenti, già apparecchiato di tutto l'occorrente, dal quale Egli trae le prime due mollette destinate a mordere i miei capezzoli. Mi chino fino al pavimento e raccolgo le braccia dietro la schiena. Scattano le manette. Impugna il cuoio e comincia a cinghiarmi il culo, che a poco a poco mi arde e diventa di fuoco. Sbottona la patta, abbassa gli slip e vi estrae la canna del piacere, già ritta e subito bisognosa di adorazione. Me la indica. Ammiro la piena erezione che gli da vigore, con punta lucida tutta a sguscio. Mi avvicino e annuso il suo pube maschio. A lingua fuori perlustro e lecco i Suoi genitali. Stuzzico il Palo, lo imbocco, me lo faccio scivolare in gola, dove mi vengono somministrati i primi colpetti. Sbavo e lubrifico. Mi giro e mi offro. Sua Grazia si alza in piedi, solleva le mie natiche a giusta altezza, le affronta, le punta, mi penetra. Il Dardo mi dilata e mi riempie. Inizia a muoversi in un dentro e fuori che da lento si fa più serrato e più insistente, a spinta, facendomi dondolare. Colpo su colpo i nostri orgasmi si fanno strada. Quello prepotente di Colui che mi sovrasta e mi gratifica di tanta virilità, quello partecipe del mio ano apri e chiudi, servo di Cazzo grosso, tutte le volte che a capriccio e a sforzo mi venga destinato per assecondarne il piacere, fino al supremo godimento di ripetuti schizzi a fontana. Si ritrae che ancora gocciola. Lo intercetto e lo lustro, avido lo riporto a nuovo, prima di vederlo rientrare nel buio pesto degli slip padronali, che quieto lo custodiscono e lo nascondono alla mia vista, a riposo, lontano dagli orifizi che Egli con tanta passione e impeto mi onora di frequentare, ora deserti e disoccupati, in fervida attesa della prossima, inaspettata, scoppiettante, travolgente battitura, che coito dopo coito mi vivifica e mi fa sentire utile a soddisfarlo, da misero soldato sempre sul chi va là, comunque e dovunque ordini del Mio Capitano, se gli faccio voglia, quando e come gli faccio voglia.
scritto il
2026-07-13
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