La signora Iole parte terza
di
Carcassone
genere
confessioni
Ho passato la notte a rimuginare, ho fatto un casino, magari mi chiamerà il principale e saranno cazzi. Ma sono tornato a casa con il cazzo duro e ho svuotato i coglioni nel ventre di mia moglie pensando a Iole.
Il mattino dopo mi sono presentato al lavoro, ho citofonato e, come al solito il portone si è aperto subito. Sono salito e ho trovato Iole sulla porta che, come al solito, mi aspettava per il caffe.
Entro un attimo nel bagno in lavorazione e attacco il giacchetto ad un chiodo, poi vado in cucina.
Iole è seduta, mi guarda mentre versa il caffè, non sembra arrabbiata, piu triste, semmai.
Mi siedo, lei mi guarda poi dice: - devo farti una domanda, quello che è successo ieri... Ti avevo fatto pena, vero? - la guardo senza capire e rispondo- in che senso? - si, insomma, - continua - dopo quello che avevi saputo della mia esperienza e del resto, ti ho fatto pena e mi hai "aiutata", giusto? - la guardo negli occhi e penso: a sta vacca gli apro tutto. Allora gioco il jolly, mi alzo in piedi e faccio scendere i pantaloni, il cazzo è gonfio, vibra, le dico : - questo non prova pena, se lo fai eccitare lui risponde cosi- mi avvicino e aspetto. Sono le otto meno dieci e gia mi trovo seduto su un tavolo con una signora in carne che succhia come se lo avesse sempre fatto.
Sborro nella sua gola e non cade niente, è una idrovora.
Mi riprendo e ridendo la ringrazio. :- adesso vado a lavorare, tu tieniti pronta perche oggi ti tocca- dico ridendo. Lei sembra arrossire, sparecchia e mi da le spalle.
Nonostante avessi le palle sgonfie questa storia mi tiene in fibrillazione e non lavoro sereno.
Sono nervoso, mi sciacquo le mani, prendo una sigaretta e vado in balcone. Non sento rumori ma la casa è grande, forse è in camera da letto.
Sono curioso, la cerco. La porta della camera è aperta lei è di spalle piegata a novanta a cambiare le lenzuola. Quel culo immenso vibra come un enorme budino, il cazzo si gonfia, lo sapevo.
Mi avvicino e senza parlare scopro il culo, mi sembra di sentire odore di fregna, passo all'attacco, abbasso i mutandoni e ficco il cazzo dentro. È morbida e stretta, la cappella esplora tutto il canale, è caldo, la scopo con cadenza regolare. Iole ansima ma non parla, con le mani le apro i chiapponi, nascosto, ben nascosto, un buco di culo che sembra aver visto solo merda. Lo tocco, lei si ribella, cosi mi piace. Do una tregua al buchetto e scopo con violenza la fregna che, di nuovo piscia sporcando tutto. Lei vibra e ha la faccia viola, le sborro tutto quello che ho, nella fica poi lo tiro fuori e aspetto che esca. Mi piace vedere la fregna slabbrata che gronda. Con un dito prendo un po di sborra e gliela caccio nel buco del culo. Grida, è arrabbiata :-non provarci, li proprio no - mi dice con voce ansimante ma rabbiosa. Faccio l'offeso : - si, hai ragione, mi dispiace, forse ho sbagliato a coinvolgerti nelle mie follie. Mi piaci tutta, proprio tutta ma se la pensi diversamente... Va bene anche cosi, è stato bello per me e spero anche per te. Mi rivesto, scicquo il cazzo e torno al lavoro. Per tutto il giorno non l'ho sentita, ho continuato a lavorare per non rimanere troppo indietro. Finita la giornata l'ho salutata, lei mi ha risposto come al solito senza accompagnarmi alla porta....
Continua
Il mattino dopo mi sono presentato al lavoro, ho citofonato e, come al solito il portone si è aperto subito. Sono salito e ho trovato Iole sulla porta che, come al solito, mi aspettava per il caffe.
Entro un attimo nel bagno in lavorazione e attacco il giacchetto ad un chiodo, poi vado in cucina.
Iole è seduta, mi guarda mentre versa il caffè, non sembra arrabbiata, piu triste, semmai.
Mi siedo, lei mi guarda poi dice: - devo farti una domanda, quello che è successo ieri... Ti avevo fatto pena, vero? - la guardo senza capire e rispondo- in che senso? - si, insomma, - continua - dopo quello che avevi saputo della mia esperienza e del resto, ti ho fatto pena e mi hai "aiutata", giusto? - la guardo negli occhi e penso: a sta vacca gli apro tutto. Allora gioco il jolly, mi alzo in piedi e faccio scendere i pantaloni, il cazzo è gonfio, vibra, le dico : - questo non prova pena, se lo fai eccitare lui risponde cosi- mi avvicino e aspetto. Sono le otto meno dieci e gia mi trovo seduto su un tavolo con una signora in carne che succhia come se lo avesse sempre fatto.
Sborro nella sua gola e non cade niente, è una idrovora.
Mi riprendo e ridendo la ringrazio. :- adesso vado a lavorare, tu tieniti pronta perche oggi ti tocca- dico ridendo. Lei sembra arrossire, sparecchia e mi da le spalle.
Nonostante avessi le palle sgonfie questa storia mi tiene in fibrillazione e non lavoro sereno.
Sono nervoso, mi sciacquo le mani, prendo una sigaretta e vado in balcone. Non sento rumori ma la casa è grande, forse è in camera da letto.
Sono curioso, la cerco. La porta della camera è aperta lei è di spalle piegata a novanta a cambiare le lenzuola. Quel culo immenso vibra come un enorme budino, il cazzo si gonfia, lo sapevo.
Mi avvicino e senza parlare scopro il culo, mi sembra di sentire odore di fregna, passo all'attacco, abbasso i mutandoni e ficco il cazzo dentro. È morbida e stretta, la cappella esplora tutto il canale, è caldo, la scopo con cadenza regolare. Iole ansima ma non parla, con le mani le apro i chiapponi, nascosto, ben nascosto, un buco di culo che sembra aver visto solo merda. Lo tocco, lei si ribella, cosi mi piace. Do una tregua al buchetto e scopo con violenza la fregna che, di nuovo piscia sporcando tutto. Lei vibra e ha la faccia viola, le sborro tutto quello che ho, nella fica poi lo tiro fuori e aspetto che esca. Mi piace vedere la fregna slabbrata che gronda. Con un dito prendo un po di sborra e gliela caccio nel buco del culo. Grida, è arrabbiata :-non provarci, li proprio no - mi dice con voce ansimante ma rabbiosa. Faccio l'offeso : - si, hai ragione, mi dispiace, forse ho sbagliato a coinvolgerti nelle mie follie. Mi piaci tutta, proprio tutta ma se la pensi diversamente... Va bene anche cosi, è stato bello per me e spero anche per te. Mi rivesto, scicquo il cazzo e torno al lavoro. Per tutto il giorno non l'ho sentita, ho continuato a lavorare per non rimanere troppo indietro. Finita la giornata l'ho salutata, lei mi ha risposto come al solito senza accompagnarmi alla porta....
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