Solite vacanze 4
di
Carcassone
genere
corna
Non avrei mai potuto immaginare di trovarmi in quella situazione. La notte dormii profondamente, ma il mattino seguente sentii il buco del culo solleticare. Sotto le lenzuola cominciai ad accarezzarlo, sembrava una piccola montagnola, era un po' gonfio e un poco dolorante.
Mi feci forza, mi alzai e andai in cucina dove, seduta vicino alla finestra, c'era mia madre che fumava. La salutai e parlammo del più e del meno. Mi confessò che non riusciva più a star bene in quel posto e che forse ce ne saremmo andati via prima e mio fratello era d'accordo. Feci colazione e mi preparai per il consueto giro in paese, questa volta comprensivo di visita all'unico negozio di souvenir per comprare qualche pensierino da riportare in città.
Comprammo affettati, latticini e pane fragrante e decidemmo di usarli come pranzo frugale e comunque godurioso.
Alle 14 mamma e fratello già ronfavano. Io rimasi in cucina a guardare la TV.
Sentii in lontananza il trattore del sadico, era l'ora del riposo e si dirigeva verso la cascina.Su di me, quel rumore ebbe l'effetto di un richiamo irresistibile.
Cinque minuti dopo ero vicina alla cascina e cercavo di individuare i due indiani.
Come al solito mi basto' seguire il loro ansimare.
Il satiro era seduto sulla ruota posteriore del trattore ,senza pantaloni e con i piedi poggiati su, vicino al suo culo.
In piedi ,il giovane indiano sembrava invasato, leccava i piedi dell'uomo, li succhiava, poi leccava il suo buco del culo e le palle gonfie. Doveva essere molto bravo perché il cazzo del satiro puntava al cielo e sembrava sull'orlo del piacere.
Volevo vedere meglio ed uscii allo scoperto , mi misi seduta a quasi dieci metri da loro e osservai. Il satiro si accorse subito di me e mi salutò con la mano. Ero un po' lontana ma vedevo tutta la passione del giovane che mentre si lavorava il satiro , con una mano sembrava preparare il suo buco ad un feroce assalto.
Improvvisamente il capo scostò il ragazzo e salto' giù, in piedi. Il cazzone fece su e giù come una leva impazzita.
Si avvicino' a me e si fermo' proprio con il cazzo a pochi centimetri dal mio viso.
Non disse nulla ,non ce ne fu bisogno perché aprii la bocca ed iniziai a succhiare meglio che potevo.
Lui mi teneva la nuca, poi disse al giovane, anzi sembrò ordinare qualcosa.
Ci raggiunse e si mise dietro a me. Sentii le sue mani agguantare i miei pantaloni da ginnastica e tirarli giù, affondò la sua faccia fra le mie chiappe che provai a serrare. Con le mani aprì le mie chiappe ed iniziò a leccarmi il buco del culo mentre il cazzone nella mia bocca cominciava a fare visita alle mie tonsille.
Mi tremavano le gambe, il cagnolino che avevo dietro aveva una lingua d'oro e passava dal culo alla fica senza stancarsi mai.
Pensai per un attimo a Fabio ma fu un pensiero fugace cancellato da quello che stava succedendo. Il satiro aveva sottratto il cazzo dalla mia bocca e aveva fatto spostare il giovane.
Adesso il ragazzo stava davanti a me e mi leccava il collo e le spalle.
L'altro strusciava il cazzo sulla mia fichetta davvero troppo stretta.
Capii dopo che lo faceva per inumidire la cappella con i miei copiosi umori.
Mi ritrovai il cazzo piantato nel culo, bruciava da morire e non mi dava tregua. Mentre il giovane mi riempiva di baci e saliva. , il satiro mi sconquassava il culo, pompava veloce e faceva arrivare il bastone a fine corsa. Mi faceva male la pancia ma la fica, ad ogni carezza dei coglioni, sembrava squagliarsi.
Poi cominciò a fare un dentro fuori che mi faceva scorreggiare in maniera potente e indecente, improvvisamente lo pianto' fino alla radice e sborrò. Sentii tutto il suo calore espandersi nelle mie budella provate. Lo sfilò e prese per il braccio il giovane e ,portandoselo a se gli ordinò qualcosa.
Il giovane si piegò immediatamente e mi leccò il buco sfondato da cui usciva sborra in quantità. Allungai la mano e mi toccai la fica che venne in un attimo lasciandomi distrutta.
I due, come risvegliatisi da un bel sogno, corsero a rivestirsi, probabilmente il lavoro li aspettava.
Rimasi sola nel silenzio del pomeriggio, raccolsi le mie cose e cominciai a rivestirmi. Volevo sentire in che condizione fosse il buco del culo ma non trovavo il coraggio, poi lo feci, poggiai l'indice e mi accorsi che era gonfio e sensibile.
Tornai a casa e mi buttai sotto la doccia , e , in qualche modo mi ripresi. Quando uscii mi posizionai di schiena allo specchio e a novanta gradi aprii le chiappe con le mani ed osservai.
Mi aveva cambiato la forma, non era più un forellino ma somigliava ad una piccola gettoniera scardinata. Ero fiera di me, infilai un dito e capii che erano meglio due o più. Lo sfondai di nuovo e toccandomi venni due volte.
Il mattino dopo, alle nove , eravamo già di ritorno verso la città.
Il culo solleticava famelico, Fabio, forse , non sarebbe bastato a togliere quella fame assurda.
Mi feci forza, mi alzai e andai in cucina dove, seduta vicino alla finestra, c'era mia madre che fumava. La salutai e parlammo del più e del meno. Mi confessò che non riusciva più a star bene in quel posto e che forse ce ne saremmo andati via prima e mio fratello era d'accordo. Feci colazione e mi preparai per il consueto giro in paese, questa volta comprensivo di visita all'unico negozio di souvenir per comprare qualche pensierino da riportare in città.
Comprammo affettati, latticini e pane fragrante e decidemmo di usarli come pranzo frugale e comunque godurioso.
Alle 14 mamma e fratello già ronfavano. Io rimasi in cucina a guardare la TV.
Sentii in lontananza il trattore del sadico, era l'ora del riposo e si dirigeva verso la cascina.Su di me, quel rumore ebbe l'effetto di un richiamo irresistibile.
Cinque minuti dopo ero vicina alla cascina e cercavo di individuare i due indiani.
Come al solito mi basto' seguire il loro ansimare.
Il satiro era seduto sulla ruota posteriore del trattore ,senza pantaloni e con i piedi poggiati su, vicino al suo culo.
In piedi ,il giovane indiano sembrava invasato, leccava i piedi dell'uomo, li succhiava, poi leccava il suo buco del culo e le palle gonfie. Doveva essere molto bravo perché il cazzo del satiro puntava al cielo e sembrava sull'orlo del piacere.
Volevo vedere meglio ed uscii allo scoperto , mi misi seduta a quasi dieci metri da loro e osservai. Il satiro si accorse subito di me e mi salutò con la mano. Ero un po' lontana ma vedevo tutta la passione del giovane che mentre si lavorava il satiro , con una mano sembrava preparare il suo buco ad un feroce assalto.
Improvvisamente il capo scostò il ragazzo e salto' giù, in piedi. Il cazzone fece su e giù come una leva impazzita.
Si avvicino' a me e si fermo' proprio con il cazzo a pochi centimetri dal mio viso.
Non disse nulla ,non ce ne fu bisogno perché aprii la bocca ed iniziai a succhiare meglio che potevo.
Lui mi teneva la nuca, poi disse al giovane, anzi sembrò ordinare qualcosa.
Ci raggiunse e si mise dietro a me. Sentii le sue mani agguantare i miei pantaloni da ginnastica e tirarli giù, affondò la sua faccia fra le mie chiappe che provai a serrare. Con le mani aprì le mie chiappe ed iniziò a leccarmi il buco del culo mentre il cazzone nella mia bocca cominciava a fare visita alle mie tonsille.
Mi tremavano le gambe, il cagnolino che avevo dietro aveva una lingua d'oro e passava dal culo alla fica senza stancarsi mai.
Pensai per un attimo a Fabio ma fu un pensiero fugace cancellato da quello che stava succedendo. Il satiro aveva sottratto il cazzo dalla mia bocca e aveva fatto spostare il giovane.
Adesso il ragazzo stava davanti a me e mi leccava il collo e le spalle.
L'altro strusciava il cazzo sulla mia fichetta davvero troppo stretta.
Capii dopo che lo faceva per inumidire la cappella con i miei copiosi umori.
Mi ritrovai il cazzo piantato nel culo, bruciava da morire e non mi dava tregua. Mentre il giovane mi riempiva di baci e saliva. , il satiro mi sconquassava il culo, pompava veloce e faceva arrivare il bastone a fine corsa. Mi faceva male la pancia ma la fica, ad ogni carezza dei coglioni, sembrava squagliarsi.
Poi cominciò a fare un dentro fuori che mi faceva scorreggiare in maniera potente e indecente, improvvisamente lo pianto' fino alla radice e sborrò. Sentii tutto il suo calore espandersi nelle mie budella provate. Lo sfilò e prese per il braccio il giovane e ,portandoselo a se gli ordinò qualcosa.
Il giovane si piegò immediatamente e mi leccò il buco sfondato da cui usciva sborra in quantità. Allungai la mano e mi toccai la fica che venne in un attimo lasciandomi distrutta.
I due, come risvegliatisi da un bel sogno, corsero a rivestirsi, probabilmente il lavoro li aspettava.
Rimasi sola nel silenzio del pomeriggio, raccolsi le mie cose e cominciai a rivestirmi. Volevo sentire in che condizione fosse il buco del culo ma non trovavo il coraggio, poi lo feci, poggiai l'indice e mi accorsi che era gonfio e sensibile.
Tornai a casa e mi buttai sotto la doccia , e , in qualche modo mi ripresi. Quando uscii mi posizionai di schiena allo specchio e a novanta gradi aprii le chiappe con le mani ed osservai.
Mi aveva cambiato la forma, non era più un forellino ma somigliava ad una piccola gettoniera scardinata. Ero fiera di me, infilai un dito e capii che erano meglio due o più. Lo sfondai di nuovo e toccandomi venni due volte.
Il mattino dopo, alle nove , eravamo già di ritorno verso la città.
Il culo solleticava famelico, Fabio, forse , non sarebbe bastato a togliere quella fame assurda.
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