Livia e me ... 4

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La conoscenza – Parte quarta: La confessione

Livia trema tra le mie braccia, i singhiozzi le scuotono il corpo nudo come se fosse attraversata da scariche elettriche. Le lacrime le rigano il viso, mescolandosi al rossore post-orgasmo, al sudore, al mio sperma che ancora le cola piano dalle cosce. È un’immagine che mi spacca il cuore: bellissima, vulnerabile, distrutta.
“Gianni… aiutami… ti prego…” balbetta tra i singhiozzi. “Non ce la faccio più. Voglio uscire da questo incubo. Ma non posso. Lui… mi tiene in pugno.”
La stringo più forte, le accarezzo la schiena nuda, cercando di trasmetterle un po’ di calore, di forza. “Dimmi tutto, Livia. Dall’inizio. Non ti giudico. Voglio solo capire.”
Lei respira a fondo, si asciuga gli occhi con il dorso della mano, poi inizia a parlare con voce rotta, bassa, come se ogni parola le costasse un pezzo di anima.
“È iniziato piano. Marco… all’inizio era solo sesso clandestino. Ci vedevamo in macchina, scopavamo, lui mi faceva sentire desiderata. Poi ha iniziato a spingere. Mi diceva che ero una troia nata, che avevo bisogno di essere usata da più uomini per sentirmi viva. Mi ha convinta a farmi guardare dai camionisti… poi a toccarli… poi a succhiarli mentre lui si segava. Diceva che era eccitante, che mi rendeva più puttana, più sua.”
Fa una pausa, deglutisce. Le tremano le labbra.
“Ma non si è fermato lì. Ha iniziato a dirmi che se volevo continuare a lavorare al supermercato, se volevo tenere il posto, dovevo obbedirgli in tutto. Ha scoperto degli scontrini falsi che avevo fatto per i ragazzi – niente di grave, ma abbastanza per farmi licenziare. Mi ha detto: ‘O fai quello che dico io, o mando tutto al direttore e a tuo marito.’ E io… ho ceduto.”
Le accarezzo i capelli, le bacio la fronte sudata. “Vai avanti.”
“Poi… ha coinvolto Matteo.” La voce le si incrina di nuovo. “Mio marito. Non so come sia successo esattamente. Marco gli ha mandato delle foto… di me con altri. Non so se le ha scattate di nascosto o se le ho mandate io in un momento di stupidità. Matteo… all’inizio ha urlato, ha minacciato di lasciarmi. Ma Marco lo ha chiamato. Hanno parlato a lungo. E alla fine… Matteo ha ceduto anche lui.”
La guardo incredulo. “In che senso… ceduto?”
Livia abbassa lo sguardo, le guance in fiamme per la vergogna. “Marco lo ha ricattato. Gli ha detto che se non accettava di essere… complice, avrebbe mandato le foto a tutti: ai miei genitori, ai colleghi di Matteo, ai nostri figli quando sarebbero cresciuti. Matteo ha paura dello scandalo più di ogni cosa. Ha sempre avuto problemi di erezione, di autostima… e Marco gli ha offerto una via d’uscita perversa: ‘Tu mi lasci usare tua moglie quando voglio, e io non dico niente a nessuno. Anzi… puoi guardare, se ti eccita.’”
Un silenzio pesante cala tra noi.
“E Matteo… ha accettato?” chiedo, la voce rauca.
Lei annuisce piano, lacrime fresche che le rigano il viso. “Sì. Non solo ho scoperto che Matteo è sempre stato bisex e gli piace essere sottomesso, non solo ha accettato ma lo ha assecondato, penso che si sia innamorato di lui e accettava di fare ogni cosa, di tutto, di farsi inculare di succhiare il suo cazzo e farsi inculare anche da dei suoi amici, spesso portava Marco da alcuni suoi amici e lo usavano, veniva a casa distrutto. Ora è suo… il suo schiavo anche lui. In coppia. Marco viene a casa nostra quando vuole. A volte mi scopa sul nostro letto mentre Matteo guarda dalla poltrona, masturbandosi in silenzio. A volte mi ordina di succhiarglielo davanti a Matteo, o di farmi inculare mentre lui filma. Altre volte… obbliga Matteo a leccarmi dopo che Marco è venuto dentro di me. Dice che è il modo per ‘ripulire’ la sua puttana. E Matteo lo fa. Non solo perché ha paura, ma anche gli piace, gode nel sentirsi in suo potere e servirlo. Matteo è debole. Perché ormai siamo tutti e due incatenati a lui.”
Mi sento gelare il sangue. La rabbia mi sale in gola come acido.
“E tu… lo lasci fare?”
“Non ho scelta, Gianni!” esplode in un singhiozzo disperato. “Se dico di no, perde il lavoro e perdo i ragazzi, la casa, la scuola, tutto. Marco ha le prove: video, foto, messaggi. Ha registrato le nostre conversazioni, ha le chat dove io stessa gli dicevo ‘sì padrone, fottimi come vuoi’. Se va dal datore di lavoro di Matteo… siamo finiti. Tutti e due, non solo Marco ha coinvolto l'ispettore della catena dei supermercati e ogni mese mi fare la Puttana con lui. Sai perché eravamo in quel parcheggio di camionisti, perché mi ha venduta come una Puttana a quei maiali che sono i camionisti che riforniscono il supermercato, lo pagano per usarmi, lui gli lascia fare di tutto con me.”
Si aggrappa a me, le unghie nella mia schiena nuda. “Ma con te… è diverso. Tu non mi vuoi come troia da controllare. Mi vuoi come donna. Mi fai sentire protetta, desiderata. Per la prima volta dopo anni non ho paura mentre vengo. Non ho paura di essere usata. Ti prego… aiutami a uscire da questo. Non so come, ma aiutami. Non ce la faccio più a essere la loro schiava.”
La stringo forte, il cuore che mi martella nel petto. Le bacio le lacrime sulle guance, sulle labbra, sul collo.
“Non sei più sola, Livia. Non so come ma cercherò di farti uscire da questo incubo.”
Fuori, il rumore di un’auto che inchioda nel parcheggio sotto casa. Portiera che sbatte. Passi pesanti sulle scale.
Marco sta salendo.
La guardo negli occhi. “Non aprire. Non rispondo. Restiamo qui. Insieme.”
Lei trema, ma annuisce piano. “Insieme…”
Segue

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scritto il
2026-03-23
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