La marchetta
di
Lucrezia
genere
esibizionismo
Cammino veloce è già passata mezzanotte e la zona dove sto passando anche se non proprio malfamata è pur sempre poco frequentabile.
Soprattutto per una signora che sia per il caldo che per la serata divertente che ha passata, non è proprio vestita da educanda.
Ma no diciamolo chiaramente sembro proprio una zoccola, una di quelle che non si vedono più vestite così almeno dalle mie parti infagottate come sono in leggings da quattro soldi e t-shirt troppo grandi.
Io no, per la serata a tema con gli amici avevo scelto un vestito da vera zoccola, volevo esagerare e sono andata oltre; top bianco troppo corto da cui facilmente da sotto sfuggivano i capezzoli del mio seno difficile da coprire, mini perizoma rosso cupo e sopra una micro gonna che non copriva nulla, finivano il tutto calze autoreggenti a rete che sfuggivano anche loro e giustamente da due lunghi stivali neri di quelli con tacco da 7 centimetri.
Manco a dirlo la pochette a tracolla non poteva mancare.
Sapevo di aver esagerato ma per fortuna alla festa ero andata con Mario o dovrei dire Maria, un'amica trans vestita in modo non molto diverso da me; in macchina scherzavamo sia ciò che avremmo provocato, sulle chiacchiere dei prossimi giorni e sia sul fatto che lei non essendo "operata" aveva un "grosso problema" da nascondere.
Alla festa però tutto bene c'era altra gente a tema slut e nessuno si è scandalizzato anzi, sia io che Maria abbiamo trovato chi ci apprezzava solo che lei era andata via presto col suo nuovo "acquisto" lasciandomi sola; non che fosse un grande problema di gente che voleva darmi un passaggio a casa o di là nel bagno ce n'era anche troppa e in effetti un paio di pompini dopo un'oretta li avevo già sistemati.
È che non so che mi prese ma ad un certo punto avevo deciso di averne abbastanza e volevo starmene un po' sola, così presa la borsetta me n'ero andata via a fare due passi in strada e alla fine vuoi come vuoi mi sono avviata verso casa.
Ero un po' anzi no, un bel po' eccitata all'idea di camminare per Udine con quella mise da puttana e anche se non avrei mai accettato l'idea di essere fermata da una macchina per strada, l'idea di sentirmi dire "hei bella, quanto?" mi sballava davvero ma alle tre di notte non c'era nessuno e al massimo se passava la pattuglia dei carabinieri avrei finito la nottata molto male.
Invece all'altezza del vicolo dietro il benzinaio mi sentii chiamare per nome, ma cazzo come, mi chiesi e il cuore fece una piroetta anche se d'istinto mi girai, e la vidi.
Mario o Maria fate voi, con i micro shorts slacciati da cui prendeva un arnese che non avresti detto, top tirato su sopra le tette di silicone sicuramente più belle delle mie e questo dovevo dirlo purtroppo e mi stava chiamando.
Risposi e andai verso di lei, chiedere cosa stasse facendo era palese quello che mi propose alla luce dei fatti conoscendola non mi sembrò troppo strano e ardito, sorrisi e accettai anche perché Maria la conoscevo e con lei al mio fianco ero tranquilla.
Mi mise un braccio intorno al collo lasciando penzolare la mano quel tanto che bastava a stuzzicarmi con la punta delle dita un seno e ci incamminammo nel vicolo, girato un angolo lo vidi, un uomo semi nudo appoggiato al muro io girai la testa verso Maria e quella non capendo mi diede un bacio, "ok ma volevo chiederti che ci facciamo con questo coso qui?"
"Il brodo" mi rispose lei ridendo, poi andò da lui e gli disse che aveva trovata la donna che voleva, prima quando aveva scoperto che Maria era Mario in realtà e anche se si era divertito e molto a sentire Maria ora non ne voleva più sapere di lei ed io ero giunta al momento giusto una vera fortuna.
Gli andai vicina e gli chiesi se era la verità e se era me che voleva, diedi per scontato che fossi io la donna dei suoi sogni lui annuì pesantemente, io mi tirai su il top scoprendo i miei seni e gli dissi semplicemente "tocca" e lui ci mise su una mano stanca io guardai Maria e quasi ridendo gli chiesi "ma che gli hai fatto?" rise e poi andò ad appoggiarsi anche lei al muro dall'altra parte dell'uomo.
"Oh vedi il mio seno, vedi quello della mia amica, capisci la differenza tra noi due sì? E quale ti piace?"
"Tutti e quattro"
"Ah sì?" dissi io ridendo "ci vedi doppio?"
"Sì ridi pure te che ora ti aggiusto io!"
Guardai il suo cazzo, era in tiro ed era pure un bel signor cazzo ma che fingeva prima? Me lo chiesi perché sembrava più morto che vivo poco fa ed in effetti si scosta dal muro su cui si poggiava, mi viene di fronte, mi mette una mano tra le gambe che prontamente allargo e mi scosta il perizoma.
"Così come si fa con una puttana, non te lo sfilo così puoi rivestirti velocemente" e ride "rivestirti sì che troia, senti qua ti sei bagnata come una ragazzina, te sembri una troia ma non lo sei".
"Sì va bè intanto parli e basta e visto che sei così esperto fammi vedere cosa sai fare" e nel dirlo spinsi il bacino in avanti, lui prese l'invito alla lettera e mi sollevò un poco per aggiustarsi bene "è forte" pensai "meglio non provocarlo troppo".
Entrò in me facilmente tanto ero fradicia la sotto e si mosse per bene, si vede che era esperto nell'arte; mi dava spinte forti e ritmate e mi guardava dritto negli occhi.
Io mi guardavo in giro, guardavo Maria che se lo menava io gli feci un cenno e lei capì, mise una mano sulla spalla dell'uomo e gli disse qualcosa all'orecchio, quello annuì e passandomi le mani sul culo mi sollevò poi si girò con me ancora ben impalata e con le mani mi aprì per bene le natiche.
Sentii la cappella di Maria puntare al mio ano, pensai solo ora mi distrugge invece no, aveva usato del lubrificante che teneva sempre con sé e quindi iniziò piano a spingere.
Spingeva un po' e si fermava ad attendermi intanto l'altro mi teneva impalata sul suo cazzo, stava fermo, appoggiato al muro e mi ritrovai a chiedermi se avesse preso qualcosa per avere tutta quell'energia.
Quando Maria arrivò in fondo ricominciarono tutti e due a pompare, non erano proprio sincronizzati era ovvio che lo facevano per la prima volta ma ci mettevano impegno e li sentivo dentro di me.
Iniziammo ad ansimare all'unisono tutti e tre e quando furono lì per venire con mio enorme disappunto si sfilarono, io caddi letteralmente a terra e quando fui giù vidi i loro cazzi turgidi e madidi dei miei liquidi davanti la faccia, presi a succhiarli e menarli al punto che vennero subito sul mio volto.
Gli epiteti si sprecarono, soprattutto da lui, non faceva altro che darci delle troie e delle puttane tanto che mi venne da pensare che nel suo linguaggio quelle fossero le uniche parole di tutto il suo dizionario, fortuna che durò poco.
Dopo che ebbi pulito il suo cazzo con la bocca si ricompose, prese il portafogli e tirò fuori due banconote da 100 e le diede a Maria, poi guardò me e tirata fuori un'altra da 100 me la buttò addosso e se ne andò senza dire altro, incredibile, nel suo vocabolario non esisteva la parola arrivederci o grazie evidentemente.
Io intanto mi ero alzata da terra e agitando la banconota davanti la faccia di Maria risi.
"Ma pensa te, la mia prima marchetta"
"Te l'ho detto, tu devi uscire più spesso con me"
"Oh bella, io un lavoro ce l'ho anche se..." e guardai la banconota da 100 "...anche se... ma senti perché non mi sbatti al muro pure te e finisci l'opera, mi avete lasciata con l'orgasmo a metà"
"Va bene basta che dopo non mi chiedi soldi"
"Vedremo, tu intanto scopati per bene questa troia va".
Soprattutto per una signora che sia per il caldo che per la serata divertente che ha passata, non è proprio vestita da educanda.
Ma no diciamolo chiaramente sembro proprio una zoccola, una di quelle che non si vedono più vestite così almeno dalle mie parti infagottate come sono in leggings da quattro soldi e t-shirt troppo grandi.
Io no, per la serata a tema con gli amici avevo scelto un vestito da vera zoccola, volevo esagerare e sono andata oltre; top bianco troppo corto da cui facilmente da sotto sfuggivano i capezzoli del mio seno difficile da coprire, mini perizoma rosso cupo e sopra una micro gonna che non copriva nulla, finivano il tutto calze autoreggenti a rete che sfuggivano anche loro e giustamente da due lunghi stivali neri di quelli con tacco da 7 centimetri.
Manco a dirlo la pochette a tracolla non poteva mancare.
Sapevo di aver esagerato ma per fortuna alla festa ero andata con Mario o dovrei dire Maria, un'amica trans vestita in modo non molto diverso da me; in macchina scherzavamo sia ciò che avremmo provocato, sulle chiacchiere dei prossimi giorni e sia sul fatto che lei non essendo "operata" aveva un "grosso problema" da nascondere.
Alla festa però tutto bene c'era altra gente a tema slut e nessuno si è scandalizzato anzi, sia io che Maria abbiamo trovato chi ci apprezzava solo che lei era andata via presto col suo nuovo "acquisto" lasciandomi sola; non che fosse un grande problema di gente che voleva darmi un passaggio a casa o di là nel bagno ce n'era anche troppa e in effetti un paio di pompini dopo un'oretta li avevo già sistemati.
È che non so che mi prese ma ad un certo punto avevo deciso di averne abbastanza e volevo starmene un po' sola, così presa la borsetta me n'ero andata via a fare due passi in strada e alla fine vuoi come vuoi mi sono avviata verso casa.
Ero un po' anzi no, un bel po' eccitata all'idea di camminare per Udine con quella mise da puttana e anche se non avrei mai accettato l'idea di essere fermata da una macchina per strada, l'idea di sentirmi dire "hei bella, quanto?" mi sballava davvero ma alle tre di notte non c'era nessuno e al massimo se passava la pattuglia dei carabinieri avrei finito la nottata molto male.
Invece all'altezza del vicolo dietro il benzinaio mi sentii chiamare per nome, ma cazzo come, mi chiesi e il cuore fece una piroetta anche se d'istinto mi girai, e la vidi.
Mario o Maria fate voi, con i micro shorts slacciati da cui prendeva un arnese che non avresti detto, top tirato su sopra le tette di silicone sicuramente più belle delle mie e questo dovevo dirlo purtroppo e mi stava chiamando.
Risposi e andai verso di lei, chiedere cosa stasse facendo era palese quello che mi propose alla luce dei fatti conoscendola non mi sembrò troppo strano e ardito, sorrisi e accettai anche perché Maria la conoscevo e con lei al mio fianco ero tranquilla.
Mi mise un braccio intorno al collo lasciando penzolare la mano quel tanto che bastava a stuzzicarmi con la punta delle dita un seno e ci incamminammo nel vicolo, girato un angolo lo vidi, un uomo semi nudo appoggiato al muro io girai la testa verso Maria e quella non capendo mi diede un bacio, "ok ma volevo chiederti che ci facciamo con questo coso qui?"
"Il brodo" mi rispose lei ridendo, poi andò da lui e gli disse che aveva trovata la donna che voleva, prima quando aveva scoperto che Maria era Mario in realtà e anche se si era divertito e molto a sentire Maria ora non ne voleva più sapere di lei ed io ero giunta al momento giusto una vera fortuna.
Gli andai vicina e gli chiesi se era la verità e se era me che voleva, diedi per scontato che fossi io la donna dei suoi sogni lui annuì pesantemente, io mi tirai su il top scoprendo i miei seni e gli dissi semplicemente "tocca" e lui ci mise su una mano stanca io guardai Maria e quasi ridendo gli chiesi "ma che gli hai fatto?" rise e poi andò ad appoggiarsi anche lei al muro dall'altra parte dell'uomo.
"Oh vedi il mio seno, vedi quello della mia amica, capisci la differenza tra noi due sì? E quale ti piace?"
"Tutti e quattro"
"Ah sì?" dissi io ridendo "ci vedi doppio?"
"Sì ridi pure te che ora ti aggiusto io!"
Guardai il suo cazzo, era in tiro ed era pure un bel signor cazzo ma che fingeva prima? Me lo chiesi perché sembrava più morto che vivo poco fa ed in effetti si scosta dal muro su cui si poggiava, mi viene di fronte, mi mette una mano tra le gambe che prontamente allargo e mi scosta il perizoma.
"Così come si fa con una puttana, non te lo sfilo così puoi rivestirti velocemente" e ride "rivestirti sì che troia, senti qua ti sei bagnata come una ragazzina, te sembri una troia ma non lo sei".
"Sì va bè intanto parli e basta e visto che sei così esperto fammi vedere cosa sai fare" e nel dirlo spinsi il bacino in avanti, lui prese l'invito alla lettera e mi sollevò un poco per aggiustarsi bene "è forte" pensai "meglio non provocarlo troppo".
Entrò in me facilmente tanto ero fradicia la sotto e si mosse per bene, si vede che era esperto nell'arte; mi dava spinte forti e ritmate e mi guardava dritto negli occhi.
Io mi guardavo in giro, guardavo Maria che se lo menava io gli feci un cenno e lei capì, mise una mano sulla spalla dell'uomo e gli disse qualcosa all'orecchio, quello annuì e passandomi le mani sul culo mi sollevò poi si girò con me ancora ben impalata e con le mani mi aprì per bene le natiche.
Sentii la cappella di Maria puntare al mio ano, pensai solo ora mi distrugge invece no, aveva usato del lubrificante che teneva sempre con sé e quindi iniziò piano a spingere.
Spingeva un po' e si fermava ad attendermi intanto l'altro mi teneva impalata sul suo cazzo, stava fermo, appoggiato al muro e mi ritrovai a chiedermi se avesse preso qualcosa per avere tutta quell'energia.
Quando Maria arrivò in fondo ricominciarono tutti e due a pompare, non erano proprio sincronizzati era ovvio che lo facevano per la prima volta ma ci mettevano impegno e li sentivo dentro di me.
Iniziammo ad ansimare all'unisono tutti e tre e quando furono lì per venire con mio enorme disappunto si sfilarono, io caddi letteralmente a terra e quando fui giù vidi i loro cazzi turgidi e madidi dei miei liquidi davanti la faccia, presi a succhiarli e menarli al punto che vennero subito sul mio volto.
Gli epiteti si sprecarono, soprattutto da lui, non faceva altro che darci delle troie e delle puttane tanto che mi venne da pensare che nel suo linguaggio quelle fossero le uniche parole di tutto il suo dizionario, fortuna che durò poco.
Dopo che ebbi pulito il suo cazzo con la bocca si ricompose, prese il portafogli e tirò fuori due banconote da 100 e le diede a Maria, poi guardò me e tirata fuori un'altra da 100 me la buttò addosso e se ne andò senza dire altro, incredibile, nel suo vocabolario non esisteva la parola arrivederci o grazie evidentemente.
Io intanto mi ero alzata da terra e agitando la banconota davanti la faccia di Maria risi.
"Ma pensa te, la mia prima marchetta"
"Te l'ho detto, tu devi uscire più spesso con me"
"Oh bella, io un lavoro ce l'ho anche se..." e guardai la banconota da 100 "...anche se... ma senti perché non mi sbatti al muro pure te e finisci l'opera, mi avete lasciata con l'orgasmo a metà"
"Va bene basta che dopo non mi chiedi soldi"
"Vedremo, tu intanto scopati per bene questa troia va".
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