Alberto e Angela - la marchetta
di
Lucrezia
genere
etero
Angela guardava Alberto mangiare il suo hamburger di gusto mentre lei non aveva ancora toccato il suo, bevve un po' d'acqua mentre si chiedeva che ci facesse lì con quell'uomo appena conosciuto; bene all'inizio gli era sembrata una buona idea, gli aveva detto "ti offro il pranzo se ti va, una cosa veloce e poi andiamo su" e lei aveva accettato con entusiasmo all'idea di un pasto gratis ma ora ci stava ripensando, a quelle che fanno il suo mestiere così come lo faceva lei non è consigliabile trattenersi troppo a lungo con un cliente.
Angela sbuffò quindi addentò il suo panino mentre l'uomo la guardava, poi tracannò quel che restava della sua pinta di birra e quindi annunciò che andava a pagare il conto e meno male, pensò Angela mangiando una patatina, quindi alzandosi lo raggiunse.
"Non finisci il tuo panino?" chiede Alberto ma lei per tutta risposta gli sorride e basta.
"Un caffè?" e qui Angela sbuffò "no dai andiamo che il tassametro corre sai".
Angela aveva una regola, un'altra regola, stabilire un tempo da passare con i clienti, tempo regolato di mezz'ore in mezz'ore a cinquanta euro ogni trenta minuti e Alberto aveva pagato per due ore e se la prima mezz'ora se n'era andata per due panini ed una birra erano fatti suoi dopotutto ma ora Angela voleva sbrigare la faccenda al più presto, non capiva perché ma quell'uomo un po' sciatto iniziava a stargli sulle palle, poco professionale forse ma non è che sia vietato avere un'opinione no?
Chissà perché mi venne in mente una strofa di una canzone di Lucio Dalla: "... a parte i capelli, il vestito la pelliccia e lo stivale aveva dei problemi anche seri e non ragionava male..." oddio non so chi frequentasse Lucio ma io ho capelli normali e non vesto in modo appariscente e volgare ma per il resto ci hai preso e così mentre attraverso la piazza la canticchio un pochino mentre Alberto mi parla ed io non ascolto.
Alberto ha casa proprio su quella piazza, centralissima e costosissima, palazzi antichi con le facciate che ancora conservano i segni di un glorioso passato fatto di intonaco colorato e istoriati con disegni raffiguranti tralci di vite e altro non meglio identificato.
Arrivati ad un portone sotto i portici incastonato tra gli ingressi di due bar entriamo in un atrio angusto e semi buio, Alberto dice solo "ultimo piano" ed io inizio a salire le scale.
La scusa di essere gentile non regge, prima di tutto perché è l'uomo che entra per primo per controllare che non ci siano pericoli, poi entra o sale la donna; poi perché se vuoi vedermi il culo basta chiedere, hai pagato.
Una volta su e prima di entrare in casa mi è addosso io non so se ridere o lasciarlo fare, lo lascio fare tanto ha pagato ma mi sembra di essere assalita da un polpo, ma quante mani ha questo qua.
E soprattutto ma entriamo o è una finta la storia della casa in centro città, fammi un po' cercare le chiavi e gli infilo le mani nelle tasche dei pantaloni, lui crede che voglio palparlo e un po' lo faccio ma trovare le chiavi gliele mostro.
"Allora entriamo o lo facciamo qui, io non ho problemi eh".
"No, no ci mancherebbe entriamo dai".
Ha la voce rotta, sta proprio in fissa bene magari così si sbriga, odio i morti di figa ma hanno pure un gran vantaggio si sbrigano.
Mentre è girato ad armeggiare con chiavi e serratura gli palpo il sedere, lui ride, ridiamo e poi entriamo; la casa è antica ma i mobili moderni creano un bel contrasto e penso che ci vivrei volentieri, lo faccio sempre quello di guardare le case dove entro credo sia perché dei proprietari non mi frega nulla ma loro invece mi parlano: opulenza, sobrietà, povertà le case ti dicono veramente con chi hai a che fare e questa è la casa di un uomo socialmente attivo, benestante, ma che non ha mai visto la mano di una donna la casa dico.
Chiedo del bagno, me lo indica, vado e qui la modernità ha anche quelle brutte docce di plastica multigetto brutta ma utile mi servirà dopo intanto faccio pipì e poi mi lavo per bene, l'igiene prima di tutto e penso che se lui non è pulito lo trascino qui ma non mi pare il tipo, tutt'altro.
Esco e non lo trovo lo chiamo e mi risponde da dietro un muro, percorro il corridoio con un po' di apprensione e penso ad un dungeon ma non so se questo ne sarebbe capace eppure non è in camera da letto e qui il contrasto è incredibile e mi viene da ridere, la stanza è tutta barocca e pure lui in vestaglia mi fa ridere mi siedo sul letto e lo saggio: morbido chissà se fa rumore ridacchio e poi lo attiro a me dicendo "dai vieni" e anche qui mi ritrovo a pensare ad una canzone che mi è sempre piaciuta molto "Oh che sarà!" cantata da Fiorella Mannoia ed io sarò pure paranoica ma quello del paragonarmi alle canzoni mi viene naturale "... al dai e dai delle meretrici... ".
Non mi sento una puttana però ora, mi immagino di stare col mio uomo o faccio così o questo mestiere non riuscirei a farlo ma non solo, do il massimo di me quando sto con un uomo che immagino sia il mio uomo.
Mi spoglio seduta sul letto, gli dò le spalle immagino di essere in un vecchio film e mi tolgo un pezzo del vestito alla volta, rimango in reggiseno e mutandine e no non ho le calze ma un comodo collant che ho già sfilato, ora mi porto le mani alla schiena per slacciare il reggiseno che faccio volare verso Alberto che seduto in poltrona mi batte le mani, ho un sussulto però vado avanti.
Mi alzo in piedi e vado verso di lui poi mentre lo guardo mi sfilo le mutandine e rimango nuda, lui sembra apprezzare, mi sorride e poi si apre la vestaglia e sorpresa, è nudo sotto.
Quest'uomo ha il senso dell'orrido diciamolo pure, va bè andiamo oltre o qui ci facciamo notte.
Mi inginocchio perfettamente davanti al suo scettro per imboccarlo come si deve; andiamo avanti a lungo ma quanto cavolo ci mette questo?
Mi alzo e gli salgo sopra e mi infilo lo scettro proprio lì dove deve stare e comincio a muovermi col bacino, lui mi stringe i seni poi mi cinge la schiena con le braccia e si solleva con me aggrappata a lui e mi sbatte sul letto, mi prende alla missionaria e mi sta bene se sta bene a lui, speriamo solo si sbrighi.
E si sbriga, esce da me e va a rimettersi in poltrona, io mi alzo e vado in bagno senza chiedere il permesso dove uso quella doccia.
Fantastica doccia, torno in camera e trovo i miei vestiti sul letto e vicino a loro 200 euro.
Mi vesto al volo poi cerco Alberto che però non trovo, al suo posto trovo un biglietto: "chiudi quando esci e metti le chiavi nella cassetta della posta. Ciao Alberto." fanculo Alberto e che sono la sguattera?
Esco e faccio come ha scritto, lascio le chiavi nella cassetta della posta con il cognome uguale a quello del campanello poi esco in strada, mi guardo intorno e poi mi avvio verso casa, la mia.
Angela sbuffò quindi addentò il suo panino mentre l'uomo la guardava, poi tracannò quel che restava della sua pinta di birra e quindi annunciò che andava a pagare il conto e meno male, pensò Angela mangiando una patatina, quindi alzandosi lo raggiunse.
"Non finisci il tuo panino?" chiede Alberto ma lei per tutta risposta gli sorride e basta.
"Un caffè?" e qui Angela sbuffò "no dai andiamo che il tassametro corre sai".
Angela aveva una regola, un'altra regola, stabilire un tempo da passare con i clienti, tempo regolato di mezz'ore in mezz'ore a cinquanta euro ogni trenta minuti e Alberto aveva pagato per due ore e se la prima mezz'ora se n'era andata per due panini ed una birra erano fatti suoi dopotutto ma ora Angela voleva sbrigare la faccenda al più presto, non capiva perché ma quell'uomo un po' sciatto iniziava a stargli sulle palle, poco professionale forse ma non è che sia vietato avere un'opinione no?
Chissà perché mi venne in mente una strofa di una canzone di Lucio Dalla: "... a parte i capelli, il vestito la pelliccia e lo stivale aveva dei problemi anche seri e non ragionava male..." oddio non so chi frequentasse Lucio ma io ho capelli normali e non vesto in modo appariscente e volgare ma per il resto ci hai preso e così mentre attraverso la piazza la canticchio un pochino mentre Alberto mi parla ed io non ascolto.
Alberto ha casa proprio su quella piazza, centralissima e costosissima, palazzi antichi con le facciate che ancora conservano i segni di un glorioso passato fatto di intonaco colorato e istoriati con disegni raffiguranti tralci di vite e altro non meglio identificato.
Arrivati ad un portone sotto i portici incastonato tra gli ingressi di due bar entriamo in un atrio angusto e semi buio, Alberto dice solo "ultimo piano" ed io inizio a salire le scale.
La scusa di essere gentile non regge, prima di tutto perché è l'uomo che entra per primo per controllare che non ci siano pericoli, poi entra o sale la donna; poi perché se vuoi vedermi il culo basta chiedere, hai pagato.
Una volta su e prima di entrare in casa mi è addosso io non so se ridere o lasciarlo fare, lo lascio fare tanto ha pagato ma mi sembra di essere assalita da un polpo, ma quante mani ha questo qua.
E soprattutto ma entriamo o è una finta la storia della casa in centro città, fammi un po' cercare le chiavi e gli infilo le mani nelle tasche dei pantaloni, lui crede che voglio palparlo e un po' lo faccio ma trovare le chiavi gliele mostro.
"Allora entriamo o lo facciamo qui, io non ho problemi eh".
"No, no ci mancherebbe entriamo dai".
Ha la voce rotta, sta proprio in fissa bene magari così si sbriga, odio i morti di figa ma hanno pure un gran vantaggio si sbrigano.
Mentre è girato ad armeggiare con chiavi e serratura gli palpo il sedere, lui ride, ridiamo e poi entriamo; la casa è antica ma i mobili moderni creano un bel contrasto e penso che ci vivrei volentieri, lo faccio sempre quello di guardare le case dove entro credo sia perché dei proprietari non mi frega nulla ma loro invece mi parlano: opulenza, sobrietà, povertà le case ti dicono veramente con chi hai a che fare e questa è la casa di un uomo socialmente attivo, benestante, ma che non ha mai visto la mano di una donna la casa dico.
Chiedo del bagno, me lo indica, vado e qui la modernità ha anche quelle brutte docce di plastica multigetto brutta ma utile mi servirà dopo intanto faccio pipì e poi mi lavo per bene, l'igiene prima di tutto e penso che se lui non è pulito lo trascino qui ma non mi pare il tipo, tutt'altro.
Esco e non lo trovo lo chiamo e mi risponde da dietro un muro, percorro il corridoio con un po' di apprensione e penso ad un dungeon ma non so se questo ne sarebbe capace eppure non è in camera da letto e qui il contrasto è incredibile e mi viene da ridere, la stanza è tutta barocca e pure lui in vestaglia mi fa ridere mi siedo sul letto e lo saggio: morbido chissà se fa rumore ridacchio e poi lo attiro a me dicendo "dai vieni" e anche qui mi ritrovo a pensare ad una canzone che mi è sempre piaciuta molto "Oh che sarà!" cantata da Fiorella Mannoia ed io sarò pure paranoica ma quello del paragonarmi alle canzoni mi viene naturale "... al dai e dai delle meretrici... ".
Non mi sento una puttana però ora, mi immagino di stare col mio uomo o faccio così o questo mestiere non riuscirei a farlo ma non solo, do il massimo di me quando sto con un uomo che immagino sia il mio uomo.
Mi spoglio seduta sul letto, gli dò le spalle immagino di essere in un vecchio film e mi tolgo un pezzo del vestito alla volta, rimango in reggiseno e mutandine e no non ho le calze ma un comodo collant che ho già sfilato, ora mi porto le mani alla schiena per slacciare il reggiseno che faccio volare verso Alberto che seduto in poltrona mi batte le mani, ho un sussulto però vado avanti.
Mi alzo in piedi e vado verso di lui poi mentre lo guardo mi sfilo le mutandine e rimango nuda, lui sembra apprezzare, mi sorride e poi si apre la vestaglia e sorpresa, è nudo sotto.
Quest'uomo ha il senso dell'orrido diciamolo pure, va bè andiamo oltre o qui ci facciamo notte.
Mi inginocchio perfettamente davanti al suo scettro per imboccarlo come si deve; andiamo avanti a lungo ma quanto cavolo ci mette questo?
Mi alzo e gli salgo sopra e mi infilo lo scettro proprio lì dove deve stare e comincio a muovermi col bacino, lui mi stringe i seni poi mi cinge la schiena con le braccia e si solleva con me aggrappata a lui e mi sbatte sul letto, mi prende alla missionaria e mi sta bene se sta bene a lui, speriamo solo si sbrighi.
E si sbriga, esce da me e va a rimettersi in poltrona, io mi alzo e vado in bagno senza chiedere il permesso dove uso quella doccia.
Fantastica doccia, torno in camera e trovo i miei vestiti sul letto e vicino a loro 200 euro.
Mi vesto al volo poi cerco Alberto che però non trovo, al suo posto trovo un biglietto: "chiudi quando esci e metti le chiavi nella cassetta della posta. Ciao Alberto." fanculo Alberto e che sono la sguattera?
Esco e faccio come ha scritto, lascio le chiavi nella cassetta della posta con il cognome uguale a quello del campanello poi esco in strada, mi guardo intorno e poi mi avvio verso casa, la mia.
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