Nella sagrestia

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confessioni

Nella Sagrestia
Quando mi rispose dall'alto della scala non riuscii a trattenere una risata. "Ma, don Franco, che diavolo fa su quella scala?", chiesi divertita. "Eh, Annamaria, anche la casa di Dio necessita di manutenzione, cosa credi. Per fortuna che il buon amico Davide mi sta dando una grossa mano a riparare questa crepa...", e mentre parlava vidi materializzarsi dalla porta della sagrestia un giovane dalla pelle d'ebano, alto, muscoloso, capelli corti, barbetta incolta e terribilmente attraente.
Don Franco era sceso dalla scala. Indossava una maglietta e un paio di pantaloncini corti. Sporco di calce, sembrava un vero muratore. Accidenti se era bello. Corpo ben fatto, alto, attraente con quella sua barba tendente al bianco. Andammo in sagrestia. Gli avevo portato le richieste di acquisto che ero riuscita a ricevere. "Poggia pure sul tavolo, Annamaria, io mi do una lavata per rendermi un attimo presentabile".
Tutto ebbe inizio un mesetto prima. Ero stata contattata dalla Curia Arcivescovile per cercare di trovare acquirenti per parte del considerevole patrimonio immobiliare posseduto dalla Curia. Magazzini, campi sportivi, ex conventi, palazzi, chiese dismesse e sconsacrate.
Non era affatto facile. Sapete, uno di quegli incarichi dove si lavora molto e si guadagna poco perché i margini di utile sono minimi. Se tutto fosse andato bene, ovviamente, perché c’era il rischio tutt’altro che remoto che non mi ripagassi nemmeno del tempo speso. Ma, come avrei potuto dire di no al Vescovo in persona? Del resto si era presentato col suo braccio destro, Don Franco, un avvenente parroco che sembrava uscito da un romanzo: avete presente Uccelli di rovo? Ecco, ora aggiungete un tipo come George Clooney e avrete la descrizione di Don Franco. E lui ogni tanto si presentava in agenzia per chiedere informazioni, per portare documenti che servivano o semplicemente, come avevo cominciato a intuire, perché gli piacevo.
Avevo concluso la parte valutativa e chiamai don Franco.
Annamaria, perché non passa qui da me? In questi giorni sono occupato nel restauro della canonica, così ne parliamo con calma, al fresco, perché qui si sta bene.
E così nei giorni scorsi presi tutte le carte che mi servivano e andai da lui.
Ed eccomi qui, a sbirciarlo mentre in bagno si pulisce.
Aveva lasciato la porta socchiusa: certi particolari non mi sfuggono.
So che gli piaccio, è attratto da me. Lo capisco dall’atteggiamento che assume, dalla sicurezza che perde, dall’esitazione dello sguardo. E la cosa mi eccita terribilmente.
Sbircio nel bagno e lo vedo mentre si spoglia.
Che volete che vi dica: venni attratta.
Quando uscì, pulito alla meno peggio, con gli abiti un po' sbottonati, con quell’aria un po' selvatica, spettinato e incerto, lo guardai in silenzio. Ero in piedi, presi a sbottonarmi lentamente la camicetta.
Mi guardava incerto, non sapeva cosa fare.
Annamaria…
Dimmi don Franco, qualcosa non va? Devo riabbottonarmi la camicetta?
Ma qui, nella casa di Dio, Annamaria, ti prego…
Continuo a spogliarmi guardandolo negli occhi.
Dimmi quando devo smettere, e smetto subito, gli dico decisa.
Mi guarda incerto.
Tolgo la camicetta. Metto le mani sulla gonna: La tolgo? Gli chiedo guardandolo. Si o no? Rispondimi.
Non mi risponde. Tolgo la gonna e resto in intimo.
Slacciami il reggiseno, gli dico dandogli le spalle.
Esita.
Allora mi rivesto? Gli chiedo girandomi e guardandolo fisso negli occhi.
Mi abbassa lentamente le spalline, chiudo la porta, e con la mano vado verso il suo cazzo.
Don Franco mi guarda come perduto.
Vorrebbe dire qualcosa, con la mano sollevata come a invocare lo spirito divino quando prendo lentamente a togliermi anche gli slip. Ora sono nuda davanti a lui.
Mi avvicino, inizio a pogliarlo.
Faccio io o fai tu? Gli chiedo mentre gli slaccio i pantaloni.
Esita ancora, gli abbasso pantaloni e slip e vedo che il suo cazzo, di insospettate dimensioni, prende a crescere rapidamente.
Mi inginocchio davanti a lui e lo metto in bocca con voracità. Comincio a leccarlo, a baciarlo, a succhiarlo con trasporto.
In un attimo diventa duro come una mazza da baseball.
Lui resta fermo in piedi. Mi alzo, gli prendo una mano e la porto sulla fica spingendola. Lui comincia a muoverla, e con le dita inizia a frugare tra i peli e a entrare dentro.
Che eccitazione ragazzi!
Ero già tutta bagnata. "Dai scopami...", - gli dico in tono deciso - Dio lo vuole"
Sta per dire qualcosa quando gli afferro la testa e lo spingo giù. "Leccami, leccamela tutta, dai...", gli dico inarcandomi. E nel mentre Don Franco con la lingua assaporava tutti i miei umori ecco che entra Davide. Rimane sbalordito. Non gli do il tempo di reagire. Lo afferro per un braccio, lo attiro a me e con la mano gli afferro l'uccello. "Dammelo, svelto...", gli ordino in preda al desiderio. Il ragazzo è sveglio. In un attimo si spoglia, mi mette la sua verga gigantesca in bocca e inizia a massaggiarmi i seni e a strizzare i capezzoli. Diventa duro in un battibaleno. Il giovane nero ci sa fare.
Con un colpo deciso mi penetra nella fica mentre io mi accanisco con la bocca sull'uccello di Don Franco che, evidentemente poco abituato, nel breve volgere di qualche secondo mi esplode in bocca facendomi assaporare il suo sperma caldo e vellutato.
Mentre continuo a succhiare il membro oramai floscio di Don Franco sento il fiotto di sperma che inonda la mia fica. È come un torrente impetuoso dal quale mi sento travolta.
Vengo urlando di piacere, mentre il ragazzo continua a spingere con forza, senza smettere. Il suo gigantesco uccello incredibilmente è ancora duro come il marmo, ora lo sento entrarmi nel culo con una decisione e un impeto che non mi sarei mai aspettata. Pompa con forza, e mentre io con la bocca lecco disperatamente l'uccello di Don Franco, oramai distrutto, sento una nuova ondata di sperma caldo invadermi il culo.
Mi giro di scatto e furiosa mi avvento su quell'arnese nero e duro che continua a emettere sperma per leccarlo e succhiarlo come se non ci fosse un domani.
Cominciavo a sentire lo sperma fuoriuscire dalla fica.
Mi sento soddisfatta, mi alzo in piedi e li osservo: i due guardavano per terra smarriti. Il ragazzo si rivestì in fretta e furia e sparì. Don Franco era accasciato per terra e guardandomi disse: "Annamaria, perdonami, ho peccato" Io lo baciai sulla testa e sorridendo gli dissi: "Don Franco, ego te absolvo" e andai in bagno a darmi una pulita, Quando uscii Don Franco mi sembrava rientrato in sé.
Allora Annamaria, dimmi tutto, sei a buon punto?
Rimasi sorpresa, piacevolmente sorpresa. Don Franco si comportava come se non fosse successo nulla, con disinvoltura. Mi guardava negli occhi e sorrideva anche. Parlammo per una ventina di minuti, e quando feci per andare via mi disse: Annamaria, grazie, grazie davvero, di tutto.
Si figuri don Franco, piacere mio, e andai via pienamente soddisfatta. Mi piacciono questi incontri senza fastidiose implicazioni.
Sono su Telegram @seduzioneamaranto e su Instagram @ladyam.annamaria
Molte mie immagini artistiche le trovate sulla pagina Instagram @la.regola.del.kaos
scritto il
2026-08-14
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