Vapore
di
EmmePi
genere
poesie
Soffocavano i pensieri tra i risvolti di un letto mai disfatto completamente, come può essere ciò che non è stato mai, rincorrendo un onda si sbatte contro gli scogli.
La fantasia allegra amante dagli occhi spalancati, come una porta di un abisso lucente.
Mani che scivolano su candida pelle, fessura da riempire quasi ad ogni costo.
Dita che affondano in emozioni profonde e diventano liquide, caldo piacere guardando piastrelle colorate, intrise di un vapore opaco e senza riflesso, immagini riflesse senza anima perse nel vento.
Ancora grida la mente quasi supplicando, ennesime parole incomprensibili che escono con un filo di voce ormai sconosciuta, distante, piatta.
Spingi, prendimi, sbattimi forte, fammi male, fammi tua, ma erano solo pensieri urlati nella mente, o nel buio di una ennesima stanza senza cuore né nome, solo corpi guardati distrattamente al buio.
Intanto le dita continuavano a giocare, tra un rosa innocente e un rosso fuoco, sporcandosi di piacere spalmato tra i ruvidi polpastrelli di dita dalle unghie affilate.
Quanta forza nello sfiorare, mentre dentro alla testa montava l'ennesimo desiderio pronto a dissolversi alle prime luci dell’alba, ennesimo tramonto di un giorno mai nato.
Bocca da riempire avidamente, grida rabbiose strozzate in gola, gola usata e abusata a volte per la noia di un piacere rincorso e subito dopo perso.
Echi di ricordi dimenticati tra lenzuola di letti sconosciuti e stanze anonime, solo buchi e momenti da riempire, con forza, quasi per rabbia.
Una lacrima rigava un viso nascosto nella penombra di una maschera trovata nel baule del piacere e subito gettata chiudendo l'ennesima porta.
La fantasia allegra amante dagli occhi spalancati, come una porta di un abisso lucente.
Mani che scivolano su candida pelle, fessura da riempire quasi ad ogni costo.
Dita che affondano in emozioni profonde e diventano liquide, caldo piacere guardando piastrelle colorate, intrise di un vapore opaco e senza riflesso, immagini riflesse senza anima perse nel vento.
Ancora grida la mente quasi supplicando, ennesime parole incomprensibili che escono con un filo di voce ormai sconosciuta, distante, piatta.
Spingi, prendimi, sbattimi forte, fammi male, fammi tua, ma erano solo pensieri urlati nella mente, o nel buio di una ennesima stanza senza cuore né nome, solo corpi guardati distrattamente al buio.
Intanto le dita continuavano a giocare, tra un rosa innocente e un rosso fuoco, sporcandosi di piacere spalmato tra i ruvidi polpastrelli di dita dalle unghie affilate.
Quanta forza nello sfiorare, mentre dentro alla testa montava l'ennesimo desiderio pronto a dissolversi alle prime luci dell’alba, ennesimo tramonto di un giorno mai nato.
Bocca da riempire avidamente, grida rabbiose strozzate in gola, gola usata e abusata a volte per la noia di un piacere rincorso e subito dopo perso.
Echi di ricordi dimenticati tra lenzuola di letti sconosciuti e stanze anonime, solo buchi e momenti da riempire, con forza, quasi per rabbia.
Una lacrima rigava un viso nascosto nella penombra di una maschera trovata nel baule del piacere e subito gettata chiudendo l'ennesima porta.
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