Lesbiche stronzette e pelose
di
Silly
genere
saffico
Mi chiamo Silly, e quella sera ero una zoccola. Lo ammetto, lo sentivo nelle ossa, nel modo in cui mi muovevo, nell'aria di sfida che respiravo. Era un periodo strano, in cui Martina ed io, pur essendo lesbiche convinte (anche se lei si concedeva, sporadicamente, qualche cazzo), ci sentivamo particolarmente troie, nel senso buono della parola. Volevamo provocare, eccitare, giocare con il desiderio altrui.
Martina è la mia amica, complice di mille avventure. Quella sera ci eravamo concordate per uscire senza mutande, una scelta che ci faceva sentire entrambe scandalosamente libere. Esperienza che avevamo già sperimentato l'estate precdente in spiaggia, ma di questo parlerò nel racconto successivo.
Io indossavo una minigonna di jeans cortissima, così corta che ogni movimento era un rischio, dei collant neri velati che lasciavano intravedere la pelle sotto, una camicia avvitata nera sbottonata fino al decolleté che lasciava spuntare la curva dei seni, e scarpe nere con il tacco alto che mi facevano camminare con quel passo da puttana che adoro.
Ma il pezzo forte, quello che nessuno poteva vedere ma che io sentivo con ogni passo, era la mia fica pelosissima. Peli neri, lunghi, folti, che disegnavano un ampio triangolo scuro tra le gambe. Non avevo mai rasato quella zona, e ora i peli spuntavano ai bordi delle mutandine che non indossavo, sfidando l'aria.
Martina era altrettanto provocante: una gonnellina grigia con le pieghe che le svolazzava attorno alle cosce, delle parigine di cotone bianco che le arrivavano a metà coscia, anfibi neri pesanti che contrastavano con la delicatezza del resto, e un maglioncino bianco di cotone con lo scollo a V che lasciava intravedere il profilo dei seni. Anche lei era senza mutande, la fica pelosa nera, con i peli corti e folti e le labbra sempre leggermente esposte ed umide.
Eravamo in un locale affollato, un posto alla moda con luci soffuse e musica alta. Ci eravamo sistemate su due poltroncine di velluto, le gambe incrociate in modo studiato, i drink che si susseguivano. Vodka tonic per me, gin lemon per lei.
Il gioco era iniziato quasi subito. Accanto a noi c'era un gruppo di ragazze, apparentemente etero, che chiacchieravano tra loro. Martina mi ha fatto l'occhiolino, poi ha allargato le gambe. Lentamente, quasi casualmente. Le parigine bianche erano perfette per lasciare intravedere l'oscurità sotto, la forma della sua fica pelosa. Ho visto una delle ragazze accanto a noi sbarrare gli occhi, poi distogliere lo sguardo arrossendo, sussurrando qualcosa alle amiche.
Ho riso, un riso gutturale, e ho fatto lo stesso. Ho incrociato e disincrociato le gambe, lasciando che la minigonna si alzasse, mostrando l'attaccatura dei collant neri e, appena sotto, l'ombra dei miei peli neri che spuntavano. Una donna di fronte a noi ha quasi sputato il drink, poi ha cercato di fingere di non aver visto niente, ma il rossore le era salito fino alle orecchie.
"Guarda quello," ha sussurrato Martina, indicando con lo sguardo un tavolo in fondo. Un ragazzo con una ragazza al seguito, evidentemente fidanzati. Lui stava sbirciando sotto le nostre gonnelline, cercando di non farsi notare dalla compagna che era impegnata a guardare il telefono.
Ho allargato le gambe di proposito, proprio quando lui guardava. L'ho visto inarcare le sopracciglia, il viso che diventava paonazzo, la mano che tremava sul bicchiere. La sua ragazza si è girata proprio in quel momento, e lui ha dovuto distogliere lo sguardo in fretta, facendo finta di niente. Martina e io abbiamo riso come due pazze, eccitate dal potere che avevamo su di loro.
"Sei una cagna," mi ha detto Martina, accarezzandomi la coscia sopra i collant.
"Tu pure," ho risposto, e le ho strizzato il ginocchio.
Dopo diversi drink, forse troppi, abbiamo deciso di andarcene. Ero eccitata, il sangue che mi pulsava nelle vene, la fica bagnata che lasciava una traccia umida sui collant. Martina aveva bevuto meno di me, quindi ha preso lei la macchina.
Appena salite, ho sentito l'eccitazione prendere il sopravvento. Il motore che si accendeva, il movimento dell'auto, tutto mi eccitava. Mi sono sdraiata sul sedile, ho alzato la minigonna fino alla vita, e ho infilato le dita sotto l'elastico dei collant, trovando subito la fica umida e pelosa.
"Sto per toccarmi," ho annunciato a Martina, che guidava con un sorriso da complice.
"Fammi guardare," ha risposto, gli occhi che andavano dallo specchietto retrovisore alla strada.
Mi sono masturbata lentamente, accarezzando i peli folti, poi penetrandomi con due dita. I collant neri erano abbassati solo quel tanto che bastava, la minigonna raccolta in vita. Guardavo Martina che mi osservava, il suo viso illuminato dai lampioni che passavano, e sentivo il piacere salire, ma non volevo venire. Volevo rimanere su quella soglia, eccitata, pronta, desiderosa.
"Non venire," mi ha ordinato Martina, come se leggesse nei miei pensieri. "Tieniti pronta."
Ho annuito, il respiro affannoso, le dita bagnate che continuavano a muoversi senza mai spingermi oltre il limite.
Dopo un po', Martina ha sterzato su una stradina secondaria, un posto appartato tra gli alberi, lontano da occhi indiscreti. Ha spento il motore e siamo rimaste in silenzio, il suono delle nostre respirazioni che riempiva l'abitacolo.
"Ho bisogno di pisciare," ha detto Martina, aprendo la portiera.
Sono scesa anch'io, le gambe un po' molle per l'eccitazione e l'alcol. Il posto era buio, isolato, perfetto.
Martina si è piazzata davanti a me, le gambe divaricate, la gonnellina grigia sollevata.
Mi sono inginocchiata davanti a lei, sul terreno umido della stradina isolata. Martina mi guardava dall'alto, gli occhi lucidi per l'alcol e l'eccitazione, le gambe divaricate in posizione da soldato, la gonnellina grigia sollevata appena quel tanto che bastava a mostrare le parigine bianche e, sotto, l'ombra scura della sua fica pelosa.
"Apri la bocca," ha ordnato, la voce roca.
Ho obbedito, alzando il viso verso di lei, la lingua leggermente fuori, pronta. Martina scopre la sua fica nera e con le dita indugia tra le grandi labbra già umide che si aprivano leggermente.
Poi ha cominciato a pisciare.
Il getto è uscito forte, caldo, un'arancia dorata che mi ha colpito la lingua e poi è scesa in gola. Ho ingoiato, sentendo il sapore salmastro, leggermente amarognolo, intenso. L'urina di Martina mi riempiva la bocca e io bevevo, ingoiavo, mentre lei continuava a pisciare con un sospiro di sollievo, le gambe larghe, la fica esposta alla luce fioca dei fari spenti dell'auto.
"Bevi tutto, Silly" ha ansimato, e con una mano che mi premeva la nuca per tenermi ferma.
Ho bevuto fino all'ultima goccia, leccando poi le labbra, guardandola con gli occhi lucidi. Martina ha sorriso, una sirena soddisfatta, poi ha fatto cenno con la testa.
"Tocca a te."
Mi sono alzata, le gambe che tremavano per l'eccitazione, i collant neri ancora abbassati sotto il culo. Mi sono accovacciata a pochi passi da lei, la minigonna di jeans raccolta in vita, la fica pelosissima completamente esposta all'aria fresca della notte. I peli neri, lunghi e folti, brillavano leggermente nell'oscurità, un triangolo scuro che incorniciava le mie labbra gonfie e umide.
Martina si è inginocchiata di fronte a me, le parigine bianche sporche di terra, il maglioncino che le scopriva la gola. Ha affondato le mani sotto il mio culo, ha raccolto le palme a coppa proprio sotto la fica, e ha annuito.
"Piscia," ha sussurrato.
Ho rilassato i muscoli, sentendo la pressione che si scaricava. Il piscio è uscito a getto, caldo e abbondante, colmando le mani di Martina che le teneva sollevate come una coppa. L'ho sentita bere, i gorgoglii, i sorrisi, mentre l'urina traboccava dalle sue dita, leccandole i polsi, bagnandole i polsini del maglioncino bianco.
Ho pisciato a lungo, dopo tutti quei drink, e Martina ha bevuto avidamente, il viso illuminato da una luce quasi sacra, gli occhi chiusi in estasi. Quando ho finito, ha portato le mani alla bocca e ha leccato i resti, poi si è pulita sulle parigine, ridendo sommessamente.
"Siamo due porche," ha detto, alzandosi e aiutandomi a rialzarmi.
"Le peggiori," ho risposto, appoggiandomi a lei per riequilibrarmi sulle scarpe col tacco.
Siamo risalite in macchina, i vestiti leggermente sporchi, l'odore del piscio che si mescolava al profumo dei nostri corpi eccitati. Martina ha acceso il motore, io mi sono sistemata i collant, sentendo ancora la fica pulsante, bagnata, pronta per altro.
Ma quella notte, per ora, eravamo sazie.
Martina è la mia amica, complice di mille avventure. Quella sera ci eravamo concordate per uscire senza mutande, una scelta che ci faceva sentire entrambe scandalosamente libere. Esperienza che avevamo già sperimentato l'estate precdente in spiaggia, ma di questo parlerò nel racconto successivo.
Io indossavo una minigonna di jeans cortissima, così corta che ogni movimento era un rischio, dei collant neri velati che lasciavano intravedere la pelle sotto, una camicia avvitata nera sbottonata fino al decolleté che lasciava spuntare la curva dei seni, e scarpe nere con il tacco alto che mi facevano camminare con quel passo da puttana che adoro.
Ma il pezzo forte, quello che nessuno poteva vedere ma che io sentivo con ogni passo, era la mia fica pelosissima. Peli neri, lunghi, folti, che disegnavano un ampio triangolo scuro tra le gambe. Non avevo mai rasato quella zona, e ora i peli spuntavano ai bordi delle mutandine che non indossavo, sfidando l'aria.
Martina era altrettanto provocante: una gonnellina grigia con le pieghe che le svolazzava attorno alle cosce, delle parigine di cotone bianco che le arrivavano a metà coscia, anfibi neri pesanti che contrastavano con la delicatezza del resto, e un maglioncino bianco di cotone con lo scollo a V che lasciava intravedere il profilo dei seni. Anche lei era senza mutande, la fica pelosa nera, con i peli corti e folti e le labbra sempre leggermente esposte ed umide.
Eravamo in un locale affollato, un posto alla moda con luci soffuse e musica alta. Ci eravamo sistemate su due poltroncine di velluto, le gambe incrociate in modo studiato, i drink che si susseguivano. Vodka tonic per me, gin lemon per lei.
Il gioco era iniziato quasi subito. Accanto a noi c'era un gruppo di ragazze, apparentemente etero, che chiacchieravano tra loro. Martina mi ha fatto l'occhiolino, poi ha allargato le gambe. Lentamente, quasi casualmente. Le parigine bianche erano perfette per lasciare intravedere l'oscurità sotto, la forma della sua fica pelosa. Ho visto una delle ragazze accanto a noi sbarrare gli occhi, poi distogliere lo sguardo arrossendo, sussurrando qualcosa alle amiche.
Ho riso, un riso gutturale, e ho fatto lo stesso. Ho incrociato e disincrociato le gambe, lasciando che la minigonna si alzasse, mostrando l'attaccatura dei collant neri e, appena sotto, l'ombra dei miei peli neri che spuntavano. Una donna di fronte a noi ha quasi sputato il drink, poi ha cercato di fingere di non aver visto niente, ma il rossore le era salito fino alle orecchie.
"Guarda quello," ha sussurrato Martina, indicando con lo sguardo un tavolo in fondo. Un ragazzo con una ragazza al seguito, evidentemente fidanzati. Lui stava sbirciando sotto le nostre gonnelline, cercando di non farsi notare dalla compagna che era impegnata a guardare il telefono.
Ho allargato le gambe di proposito, proprio quando lui guardava. L'ho visto inarcare le sopracciglia, il viso che diventava paonazzo, la mano che tremava sul bicchiere. La sua ragazza si è girata proprio in quel momento, e lui ha dovuto distogliere lo sguardo in fretta, facendo finta di niente. Martina e io abbiamo riso come due pazze, eccitate dal potere che avevamo su di loro.
"Sei una cagna," mi ha detto Martina, accarezzandomi la coscia sopra i collant.
"Tu pure," ho risposto, e le ho strizzato il ginocchio.
Dopo diversi drink, forse troppi, abbiamo deciso di andarcene. Ero eccitata, il sangue che mi pulsava nelle vene, la fica bagnata che lasciava una traccia umida sui collant. Martina aveva bevuto meno di me, quindi ha preso lei la macchina.
Appena salite, ho sentito l'eccitazione prendere il sopravvento. Il motore che si accendeva, il movimento dell'auto, tutto mi eccitava. Mi sono sdraiata sul sedile, ho alzato la minigonna fino alla vita, e ho infilato le dita sotto l'elastico dei collant, trovando subito la fica umida e pelosa.
"Sto per toccarmi," ho annunciato a Martina, che guidava con un sorriso da complice.
"Fammi guardare," ha risposto, gli occhi che andavano dallo specchietto retrovisore alla strada.
Mi sono masturbata lentamente, accarezzando i peli folti, poi penetrandomi con due dita. I collant neri erano abbassati solo quel tanto che bastava, la minigonna raccolta in vita. Guardavo Martina che mi osservava, il suo viso illuminato dai lampioni che passavano, e sentivo il piacere salire, ma non volevo venire. Volevo rimanere su quella soglia, eccitata, pronta, desiderosa.
"Non venire," mi ha ordinato Martina, come se leggesse nei miei pensieri. "Tieniti pronta."
Ho annuito, il respiro affannoso, le dita bagnate che continuavano a muoversi senza mai spingermi oltre il limite.
Dopo un po', Martina ha sterzato su una stradina secondaria, un posto appartato tra gli alberi, lontano da occhi indiscreti. Ha spento il motore e siamo rimaste in silenzio, il suono delle nostre respirazioni che riempiva l'abitacolo.
"Ho bisogno di pisciare," ha detto Martina, aprendo la portiera.
Sono scesa anch'io, le gambe un po' molle per l'eccitazione e l'alcol. Il posto era buio, isolato, perfetto.
Martina si è piazzata davanti a me, le gambe divaricate, la gonnellina grigia sollevata.
Mi sono inginocchiata davanti a lei, sul terreno umido della stradina isolata. Martina mi guardava dall'alto, gli occhi lucidi per l'alcol e l'eccitazione, le gambe divaricate in posizione da soldato, la gonnellina grigia sollevata appena quel tanto che bastava a mostrare le parigine bianche e, sotto, l'ombra scura della sua fica pelosa.
"Apri la bocca," ha ordnato, la voce roca.
Ho obbedito, alzando il viso verso di lei, la lingua leggermente fuori, pronta. Martina scopre la sua fica nera e con le dita indugia tra le grandi labbra già umide che si aprivano leggermente.
Poi ha cominciato a pisciare.
Il getto è uscito forte, caldo, un'arancia dorata che mi ha colpito la lingua e poi è scesa in gola. Ho ingoiato, sentendo il sapore salmastro, leggermente amarognolo, intenso. L'urina di Martina mi riempiva la bocca e io bevevo, ingoiavo, mentre lei continuava a pisciare con un sospiro di sollievo, le gambe larghe, la fica esposta alla luce fioca dei fari spenti dell'auto.
"Bevi tutto, Silly" ha ansimato, e con una mano che mi premeva la nuca per tenermi ferma.
Ho bevuto fino all'ultima goccia, leccando poi le labbra, guardandola con gli occhi lucidi. Martina ha sorriso, una sirena soddisfatta, poi ha fatto cenno con la testa.
"Tocca a te."
Mi sono alzata, le gambe che tremavano per l'eccitazione, i collant neri ancora abbassati sotto il culo. Mi sono accovacciata a pochi passi da lei, la minigonna di jeans raccolta in vita, la fica pelosissima completamente esposta all'aria fresca della notte. I peli neri, lunghi e folti, brillavano leggermente nell'oscurità, un triangolo scuro che incorniciava le mie labbra gonfie e umide.
Martina si è inginocchiata di fronte a me, le parigine bianche sporche di terra, il maglioncino che le scopriva la gola. Ha affondato le mani sotto il mio culo, ha raccolto le palme a coppa proprio sotto la fica, e ha annuito.
"Piscia," ha sussurrato.
Ho rilassato i muscoli, sentendo la pressione che si scaricava. Il piscio è uscito a getto, caldo e abbondante, colmando le mani di Martina che le teneva sollevate come una coppa. L'ho sentita bere, i gorgoglii, i sorrisi, mentre l'urina traboccava dalle sue dita, leccandole i polsi, bagnandole i polsini del maglioncino bianco.
Ho pisciato a lungo, dopo tutti quei drink, e Martina ha bevuto avidamente, il viso illuminato da una luce quasi sacra, gli occhi chiusi in estasi. Quando ho finito, ha portato le mani alla bocca e ha leccato i resti, poi si è pulita sulle parigine, ridendo sommessamente.
"Siamo due porche," ha detto, alzandosi e aiutandomi a rialzarmi.
"Le peggiori," ho risposto, appoggiandomi a lei per riequilibrarmi sulle scarpe col tacco.
Siamo risalite in macchina, i vestiti leggermente sporchi, l'odore del piscio che si mescolava al profumo dei nostri corpi eccitati. Martina ha acceso il motore, io mi sono sistemata i collant, sentendo ancora la fica pulsante, bagnata, pronta per altro.
Ma quella notte, per ora, eravamo sazie.
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