Un gavettone

di
genere
gay

'Corri! Non piscio da stamattina!
Carlo è l'operaio della telecom che ho beccato a pisciare nel boschetto, quello di 'Uccelli e cazzi' Siamo scopamici da una settimana, è il mio primo scopamico. Scopiamo la sera e torno a casa a dormire.
È un pazzo furioso, mi fa impazzire anche il suo uccellone moscio, glielo tengo pesante in mano mentre piscia. E piscio anch'io nella sua mano. In doccia gli piscio sulle gambe, di più non vuole, io pioggia dorata sul viso, a bocca aperta, e troppo bello dopo aver scopato. Gli ciuccio con passione l'uccello ammosciato che mi ha scavato in culo, ciuccio e tiro forte aspettatando pisciata. E quando piscia, con la lingua sotto gliela sento scorrere nell'uccello, che mi esce sul mento, torace fino sulle palle tra le cosce inginocchiate.

Mi aspetta alle otto.
Mi preparo bene, non voglio sorprese, Carlo mi scava in culo per ore. A casa mi faccio un doccino interno, svito il telefono della vasca e mi lavo e rilavo con cacqua tiepida, Cazzo se godo già sentirmela dentro che mi sale. Forse non serve, mai capitate sorprese, sono regolare, non bevo alcolici e nemmeno birra, ma prepararmi bello pulito per una trombata è eccitante
Arrivo in orario, mi spalanca la porta. È seminudo col cazzo che gli rizza i boxer. Mi salta addosso, lingua in bocca e mani ovunque.
'Non resisto più, fa' in fretta.'
Scalcio via le sneakers, mi piego per levarmi i pantaloni, infila due dita nel culo già unto, mi strappa via la maglietta, salta fuori dai boxer e corriamo in bagno. Mi spinge nella doccia, io stringo in mano un cazzone carico e m'abbasso per leccarlo.
Mi raddrizza, mi gira contro le piastrelle e me lo picchia in culo come in uno stupro ai cessi della stazione. Godo da paura ma non sono scemo.
'No, cazzo vuoi fare?'
'Ti piscio in culo'.
'Non fare lo stronzo.'
Mi blocca con una mossa di lotta libera, le braccia sotto le ascelle e le mani chiuse dietro la nuca. Spinge col cazzo e mi tira indietro, mi inarco, i piedi scivolano di punta sulla doccia. E cazzo, sento lo spruzzo caldo che m'invade e riempie. Protesto, basta! Il cazzo in culo mi riempie come un idrante, non smette più di pisciare e cominciano i crampi alla pancia. E cazzo, non smette più. Mi dice che oggi s'è bevuto tre sparite.
Carlo si calma, s'è svuotato tutto, mi carezza con la mano la pancia gonfia. 'Sembri incinta', mi dice, ma non è vero, sono gonfio come un pallone ma non si vede troppo, forse quarto mese. Sono pieno come un gavettone con un tappo in culo.
Mi fa saltarellare l'uccello. 'Tu non devi pisciare?'
Cazzo, se spingo ho crampi pazzeschi. Mi sega da dietro, mi tappa il culo e mi sega il cazzo, ma non mi diventa duro. Ho le tempie sudate, finalmente piscio contro le piastrelle ed è una mezza liberazione, mi svuoto un pochino.
Mi bacia al collo mentre mi tiene in mano l'uccello che piscia.
'Ho finito, basta, levati.'
'Devi godere di più frocetto'.
Mi tira il cazzo, mi viene di marmo, mi brucia tutto dentro. Mi picchia di pugno sul ventre teso, piano ma pesante, mi sento rimbombare, ho una cagata pazzesca da fare. Soffro come un cane. 'Strizzami le palle', gli dico.
Sudo freddo, dentro vado a fuoco, godo la strizzata di coglioni, peggio frocio non posso essere
Finalmente si toglie. Lo sento uscire, stringo l'ano sul suo cazzo che esce, e lo chiudo forte. Ma non resisto.
Vattene gli dico, non voglio.
'Fatti guardare.'
Lo spingo fuori dal bagno.
Rientra, litighiamo, lo spingo, lo imploro, lo maledico.
Ma poi devo sedermi sul cesso. Cago a gavettone due litri di piscio. Figa, stavo per morire. Alzo gli occhi e glielo ciuccio come un frocio felicissimo.
di
scritto il
2026-06-08
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