Puttantour
di
Spidey
genere
gay
Mi sono fatto quasi due anni di puttantour in mezza Italia fino ai ventiquattro. Settanta per un'ora fatta bene, baci in bocca, attivo passivo. Ho imparato a farmelo venire duro anche con i sessantenni. È stata una cosa casuale, in città era arrivato un bel ragazzo colombiano, ero curiosissimo, mi ha spiegato tutto, se volevo mi diceva lui come fare.
In pratica mi ha fatto avere dei 'contatti' che mi avvisavano dove si liberava un posto, prendevo il treno e ci andavo. La prima città è stata Pescara. Raramente ero solo, dividevo l'appartamento con una o anche due trans o comunque ce ne erano altre nel palazzo. Argentine, colombiane, brasiliane ma anche italiane, russe, moldave e ungheresi. Le trans erano meravigliose con me, mi proteggevano come un fratellino. Mi facevo fotografare da loro, negli annunci allora ci potevi mettere il cazzo in vista ed anche il culetto con cazzone ficcato, ma per fortuna non ho mai messo il viso, in una che facevo un pompino ho nascosto solo gli occhi, credevo di essere furbo, si vedeva benissimo che ero io.
Ci sono finito dentro quasi senza accorgermene, mi andava bene, piacevo e a me veniva naturale. Da cretino pensavo di fare uno due mesi, massimo tutta l'estate, e intanto mi guardavo attorno, avevo il sogno di trasferirmi negli Usa. Ma chiudere era tutta un'altra cosa, non dico che mi piaceva, in molte città si faceva parecchio in strada e se andava bene portavi il cliente in casa. Un periodo strano, era come se non mi interessasse il domani, ero caduto in un altro vizio, l'ultimo anno pensavo solo ai soldi per comprarla, mi esaltava. Ma questi sono davvero cazzi miei.
Uscire dal giro significava mettersi d'accordo con i miei 'contatti', che erano furbi. Una bella festa d'addio di due o tre giorni a base di tutto con colleghe, colleghi, trans ed ovviamente il pollo che pagava tutti e mi 'risvegliavo' in un'altra città.
A Verona ho abitato con Micaela, una trans domina strepitosa, nera come la pece, alta e snella con un ventre piattissimo, i capelli lunghi e un bel viso tirato, si metteva un corpetto rosso fuoco, strettissimo sulle tette di marmo, l'uccello nero le pendeva tra le cosce. Si faceva chiamare Anaconda Nera o qualcosa del genere, metteva che aveva venticinque anni, ma erano sicuramente quindici di più. Non so se i clienti ci cascavano, comunque il cazzo che trovavano era veramente un ventiquattro. Micaela era dolcissima con me, piena di premure, diceva che era mia sorella. Non faceva in strada e non lo prendeva in culo, ai clienti regalava un'ora di brividi. I più s'accontentavano di toccare e ciucciare un cazzo da oscar, molti lo prendevano e non pochi correvano da lei per essere umiliati e usati come zerbini.
Mi tengo libero, ad uno ha spillato una cifra pazzesca per una notte col frocetto biondo. Trecento sono per me. Lo fa entrare in camera, un tizio sportivo di cinquant'anni, cerca di toccarglielo, le pendi fino alle ginocchia, lo spinge lontano col frustino. Il tipo capisce e molla la grana. Micaela va a ritirarla, io sono nudo in calzoncini neri, palpa il mio pacco e io ci limono.
Micaela torna ed ha una cazzo di voglia di lavorare. Gli insegna come fare, mi mette a gattoni sul letto, senza svestirmi il tipo mi bacia il culo e strizza sotto, uccello e coglioni. Micaela sale sul letto e si siede a cavallo sulla mia schiena, l'uccello rivolto al cliente. Non vedo che succedo ma sento: 'Se vuoi ci facciamo insieme questo bel frocetto, vuoi vedere come gli pesto le palle sotto i piedi?'
Mi allungo pancia in giù gambe larghe, Micaela mi tira fuori uccello e palle. Non ho paura, Mikaela ci va piano e poi il materasso e morbido, mette la punta della scarpa sui coglioni e ci sale di peso. Il tizio è davanti a me che se lo fa bagnare. Micaela fa le cose con calma, gli mette il preservativo e torna in piedi sul letto. Il tizio me lo cala in culo mentre ho le palle inchiodate sotto la punta della sua scarpa.
Sono diventato come lei. Aspetto che passi questa notte. Giocheranno con palle e uccello, mi asciugheranno di seghe, s'inventeranno come farmi il culo ma durerà solo due o tre ore, il tipo se ne andrà soddisfatto dopo avermi visto impalato.
Per critiche suggerimenti, collaborazioni e cazzate
milano3687@proton.me
In pratica mi ha fatto avere dei 'contatti' che mi avvisavano dove si liberava un posto, prendevo il treno e ci andavo. La prima città è stata Pescara. Raramente ero solo, dividevo l'appartamento con una o anche due trans o comunque ce ne erano altre nel palazzo. Argentine, colombiane, brasiliane ma anche italiane, russe, moldave e ungheresi. Le trans erano meravigliose con me, mi proteggevano come un fratellino. Mi facevo fotografare da loro, negli annunci allora ci potevi mettere il cazzo in vista ed anche il culetto con cazzone ficcato, ma per fortuna non ho mai messo il viso, in una che facevo un pompino ho nascosto solo gli occhi, credevo di essere furbo, si vedeva benissimo che ero io.
Ci sono finito dentro quasi senza accorgermene, mi andava bene, piacevo e a me veniva naturale. Da cretino pensavo di fare uno due mesi, massimo tutta l'estate, e intanto mi guardavo attorno, avevo il sogno di trasferirmi negli Usa. Ma chiudere era tutta un'altra cosa, non dico che mi piaceva, in molte città si faceva parecchio in strada e se andava bene portavi il cliente in casa. Un periodo strano, era come se non mi interessasse il domani, ero caduto in un altro vizio, l'ultimo anno pensavo solo ai soldi per comprarla, mi esaltava. Ma questi sono davvero cazzi miei.
Uscire dal giro significava mettersi d'accordo con i miei 'contatti', che erano furbi. Una bella festa d'addio di due o tre giorni a base di tutto con colleghe, colleghi, trans ed ovviamente il pollo che pagava tutti e mi 'risvegliavo' in un'altra città.
A Verona ho abitato con Micaela, una trans domina strepitosa, nera come la pece, alta e snella con un ventre piattissimo, i capelli lunghi e un bel viso tirato, si metteva un corpetto rosso fuoco, strettissimo sulle tette di marmo, l'uccello nero le pendeva tra le cosce. Si faceva chiamare Anaconda Nera o qualcosa del genere, metteva che aveva venticinque anni, ma erano sicuramente quindici di più. Non so se i clienti ci cascavano, comunque il cazzo che trovavano era veramente un ventiquattro. Micaela era dolcissima con me, piena di premure, diceva che era mia sorella. Non faceva in strada e non lo prendeva in culo, ai clienti regalava un'ora di brividi. I più s'accontentavano di toccare e ciucciare un cazzo da oscar, molti lo prendevano e non pochi correvano da lei per essere umiliati e usati come zerbini.
Mi tengo libero, ad uno ha spillato una cifra pazzesca per una notte col frocetto biondo. Trecento sono per me. Lo fa entrare in camera, un tizio sportivo di cinquant'anni, cerca di toccarglielo, le pendi fino alle ginocchia, lo spinge lontano col frustino. Il tipo capisce e molla la grana. Micaela va a ritirarla, io sono nudo in calzoncini neri, palpa il mio pacco e io ci limono.
Micaela torna ed ha una cazzo di voglia di lavorare. Gli insegna come fare, mi mette a gattoni sul letto, senza svestirmi il tipo mi bacia il culo e strizza sotto, uccello e coglioni. Micaela sale sul letto e si siede a cavallo sulla mia schiena, l'uccello rivolto al cliente. Non vedo che succedo ma sento: 'Se vuoi ci facciamo insieme questo bel frocetto, vuoi vedere come gli pesto le palle sotto i piedi?'
Mi allungo pancia in giù gambe larghe, Micaela mi tira fuori uccello e palle. Non ho paura, Mikaela ci va piano e poi il materasso e morbido, mette la punta della scarpa sui coglioni e ci sale di peso. Il tizio è davanti a me che se lo fa bagnare. Micaela fa le cose con calma, gli mette il preservativo e torna in piedi sul letto. Il tizio me lo cala in culo mentre ho le palle inchiodate sotto la punta della sua scarpa.
Sono diventato come lei. Aspetto che passi questa notte. Giocheranno con palle e uccello, mi asciugheranno di seghe, s'inventeranno come farmi il culo ma durerà solo due o tre ore, il tipo se ne andrà soddisfatto dopo avermi visto impalato.
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