Vendemmia

di
genere
incesti

Metto la freccia e premo l'acceleratore. Il motore della Giulia Quadrifoglio ruggisce e il bilico scorre all'indietro accanto a noi. Do un colpo di volante che ci sbatte a sinistra, schivando l’auto che arriva dall’altra parte e gettandoci di fronte al camion.
I fari della motrice lampeggiano sullo specchietto retrovisore e due strombazzate – una lunga e pesante, l'altra che sfuma nella distanza - vengono da dietro.
Abbasso il finestrino, l’aria che frusta la mia polo, sollevo un pugno sopra il tettuccio e mostro il medio al camionista. «Fottiti, fallito.»
Peccato non possa farlo vedere anche all'autista dell'auto.
Sul sedile del passeggero, Sonia esplode in una risata. «Gliel’hai fatta vedere, a quello stronzo, Carmine.»
Ritiro la mano nell’auto e sollevo il finestrino. Il braccio nudo mi gela.
«Nessuno deve mettermisi davanti , soprattutto un bilico puzzolente.»
La ragazza si sporge verso di me e mi bacia sulla guancia. «Sei il migliore, amore mio.»
Sorrido. «Vuoi dimostrarlo?» Allungo una mano e accendo la GoPro montata sul bocchettone dell’aria sopra l’autoradio. «Mettiti la mascherina che ci facciamo un video per i nostri fan.»
Sonia si ritrae. Le sopracciglia sono sollevate sopra i suoi occhi neri. «Ma… proprio adesso?»
Lascio il volante con una mano e mi sbottono i jeans. «Hai in mente un momento migliore? Cosa c’è di meglio dell’interno in pelle della mia Giulia come sfondo per un video?» Mi punto allo schienale, sollevo il sedere e mi sfilo i pantaloni quanto basta per abbassarli di una spanna. Le mutande sono già tese per il mio cazzo in tiro.
Sempre in tiro.
«Va bene…» Sonia sgancia la cintura, si volta tra i due sedili e torna a girarsi in avanti con la sua mascherina nera con gli strass da Carnevale di Venezia in viso. «Ma non correre.»
Afferro la leva sotto il sedile e spingo indietro. «Ma con la macchina o a venirti in gola?» Dalle mutande tiro fuori il mio cazzo.
Il mio grosso, lungo cazzo.
Se ne sta eretto come un obelisco in onore della mia virilità e della mia potenza.
E adesso la mia puttanella lo venererà com'è giusto che sia.
Metto la mano dietro la testa di Sonia, afferro i suoi lunghi capelli neri e spingo la sua testa tra il mio busto e il volante. Lei non oppone resistenza. “Hai mai visto un cazzo così grosso?»
La ragazza afferra l’asta con una mano. «No, è il più grosso che abbia mai visto, amore.»
Un sorriso tende le mie labbra. Mi adagio contro il sedile. «Adesso succhialo, puttanella.»
Sonia si sposta i capelli che impallano la GoPro e lecca la cappella con un movimento lento, prima la corona della pelle e, a spirale, risale fino al meato.
Socchiudo gli occhi e inspiro, il fiato scosso dalle scariche di piacere che scoppiettano all’altezza dell’inguine. Le accarezzo la testa. «Brava, puttanella…»
Lei apre le labbra, la sua saliva cola lungo il mio grosso cazzo. Lo mette in bocca e inizia a muovere la testa su e giù, con la maestria che ha acquisito da quando sta con me.
Allungo una mano lungo la sua schiena, infilo le dita sotto i pantaloncini e il perizoma e percorro la valle tra i suoi glutei. Peccato non si veda nella telecamera la falange del medio infilarsi nel suo buco del culo: i nostri fan apprezzano molto quando le ditalino le chiappe… ma impazziscono nel vedere Sonia abbuffarsi con la mia gigantesca minchia.
I prati della Pianura Padana scivolano attorno a noi in una scia confusa, un’auto grigia suona il clacson perché la Giulia la sfiora. Che vada a farsi fottere, sono io che rischio di rovinare una macchina che è un capolavoro, non quella scatola di sardine che guida lui.
Il lavoro di lingua di Sonia diventa sempre più efficace, lo stimolo inizia a farsi insostenibile. Le appoggio una mano sul capo, le faccio scivolare l’asta fino in gola e mi lascio andare con un sospiro. Ondate di piacere esplodono nella mia cappella, percorrono il mio corpo e inondano la mia mente.
Chiudo gli occhi e inspiro l'afrore acido di sesso ed eccitazione che riempie l'abitacolo dell'auto. Sonia trattiene i colpi di tosse tra le mie gambe, il suo corpo scosso dagli spasmi. La blocco con ancora più forza.
Vederla soffocare con la mia sborra che esce dalle sue labbra e dal naso aumenterà l’eccitazione dei nostri seguaci su Onlyfans. Adorano pagare per ammirare me e segarsi su Sonia che si gode il mio cazzo.
Non può nemmeno dirmi niente se la tratto un po' male: con i soldi che guadagna grazie alla mia page, le magliette di D&G può comprarsele, e non farsele regalare dal commesso che ha spompinato nel gabinetto del centro commerciale. Quel briciolo di sofferenza nei video le fa prendere quelle belle, di magliette.
Il cartello con il nome del paese, “Paderno Franciacorta”, sfreccia accanto a noi.
Rallento e metto la freccia. «Ricomponiti, Sonia. Stiamo per arrivare.»
Lei si passa una salvietta umida sul viso. «Sì, Car-» un colpo di tosse le scuote i seni. Risponde con la voce roca. «Sì, Carmine.»



Lo schermo dell’iPhone attaccato al bocchettone dell’aria mostra una linea azzurra in mezzo al nulla. Fuori dai finestrini si susseguono frutteti e prati da quando abbiamo lasciato il paese sulla riva del Lago di Iseo.
«I tuoi non potevano fare una vigna un po’ meno in culo ai lupi?» Sembra di essere finiti in uno di quei film dove una coppia si perde e scopre di essere piombata nel passato. Non fosse per i trattori che incontriamo, potrei quasi credere che siamo finiti in pieno Promessi Sposi.
Sonia interrompe il suo aggiornare Instagram. «Villa Zanetti era una residenza signorile nei primi anni dell’Unità d’Italia. Producevano vino che vendevano in mezza Europa.»
E il mio trisavolo poteva essere un principe nel Regno delle due Sicilie, ma mio padre lavora in Regione e io devo studiare dall'altra parte dello Stivale… «Tu cosa c'entri? Sei Raggi di cognome, non Zanetti.»
«E difatti io non ho un cazzo a che vedere con la villa. Mia madre è Zanetti, ma il mio vecchio no. La villa se la becca quella merda di Lucio quando schiatta lo zio.»
Il navigatore mostra la linea azzurra svoltare a sinistra in un bivio. La strada che indica è piena di buche e crepe sui lati. Scuoto la testa. «’sto posto mi farà a pezzi le gomme, altroché vendemmiare…»
«La conosco io una strada migliore, Carmine. La prende anche mio zio con la sua Jeep: è più lunga ma—»
«Così andiamo persi del tutto e ci ritroviamo direttamente in Botswana…» Svolto la macchina e la faccio avanzare. La Giulia sobbalza per una buca grande quanto un cratere. «Cosa mi dicevi di Luigi?»
Lei arriccia le labbra superiori. «Lucio. È uno schifoso cicciobombo. Lo detesto da quando ho memoria.» Sorride. «È sempre stato grasso e penso sia un po’ …» Si tocca un paio di volte la tempia con il dito.
«Immagino fossi la cuginetta brava e buona che lo aiutava sempre.» Da come sei puttana e stronza, lo escludo a priori.
Lei ride. «Lo prendevo sempre per il culo e gli facevo fare continuamente figure da scemo davanti a tutti. Ma era, appunto, troppo tardo per dire ai suoi o ai miei che era colpa mia se era lo zimbello del paese.»
Oppure è un masochista a cui piace farsi prendere per il culo.
Un trattore che ha fatto la guerra, senza cabina e con un tubo di scappamento che si lascia dietro una nuvola nera, arriva dall’altra direzione. Si ferma sul bordo della strada ma continua a vibrare ed emettere scoppiettii. Sollevo i finestrini prima che ammorbi l’interno della Giulia e gli passo accanto. Scuoto la testa.
«E questo Lucio, ci sarà anche lui?»
Sonia sospira. «Ovvio. Ora è lui a gestire la vigna, visto che mica va a cercarsi un vero lavoro, il bastardo.» Solleva le spalle. «E chi glielo darebbe, un altro lavoro…»
L’asfalto si interrompe, sostituito da dei sassolini bianchi.
«Siamo quasi arrivati.» Sonia prende il fondo della maglietta e la spinge avanti, controllandola. «Fermati, Carmine, che voglio cambiarla: è piena di macchie della sborra che ho tossito prima.»
Trattengo un sorriso al ricordo di lei che si strozzava con la mia minchia, di come cercava di sollevarsi dal mio inguine e io la trattenevo con una mano, dei suoi colpi di tosse che sparavano saliva e seme sulle mie palle. Quando si è alzata, aveva il viso sporco di sperma e sputo.
Il migliore video del fine settimana, impossibile batterlo. I nostri fan si scorticheranno i loro cazzetti quando lo posterò.
L’erezione si ingrossa al pensiero di lei che mi ripuliva le palle e la minchia mentre uscivo dalla statale e passavo in mezzo al paese di Paderno, la gente che si voltava a guardare la Giulia e ci vedeva dentro una puttana che faceva un soffocotto. Avrei dovuto mettere una GoPro puntata anche verso l’esterno, per riprendere l’espressione dei passanti alla mia vista che vengo spompinato da—
«Mi ascolti, Carmine?»
Lo sbuffo sibila nel mio naso. È insopportabile quando ha la bocca vuota. «Non importa, va bene così.» Non voglio parcheggiare accanto alla strada, in mezzo alla terra compressa e piena di trincee lasciate dai copertoni dei trattori: non tratto male la mia Giulia.
Sonia stringe le braccia sul seno e volta la testa verso il finestrino alla sua destra. «Sei uno stronzo.»
«Mhm, se…» Poi, appena vedi il mio grosso cazzo, ti ci lanci sopra e torni ad implorarmi di essere il tuo padrone e di farti godere, puttanella…
Nel parabrezza si profila un largo varco in un muro di sassi con due colonne squadrate su cui restano aggrappate delle macchie di cemento giallognolo. Alla fine, ce l’abbiamo fatta davvero ad arrivare?



Villa Vanetti compare arancione nella luce bassa della sera, i raggi che provano ad illuminare una serie di stanze buie oltre colonne ed archi che si ripetono per tutti i tre piani della facciata dell'edificio. I muri sono scrostati e parte della pittura manca, lasciando grosse aree biancastre, in parte occupate da tristi piante di edere nerastre dall'aria malata.
Più che una villa, sembra che un architetto pazzo abbia usato come progetto quel disegno con le scale che vanno in ogni direzione e posizione e la gente che le percorre a testa in giù. E all'interno deve essere una discarica, con ragnatele e il pavimento pieno di calcinacci sul pavimento lordo e appiccicoso, lo so già.
Attorno ci sono solo vigne, vitigni messi in fila, uno accanto all'altro, a formare quadrati grandi come campi da calcio divisi da strade bianche polverose che si ripetono fino a raggiungere le colline. Qualche edificio abbandonato e crollato per metà spunta a caso come denti gialli scheggiati sulla bocca di un vecchio abbandonato in un ospizio.
Perché non sono rimasto a Pavia? Cosa cazzo mi è venuto in mente di voler aiutare la famiglia di Sonia a fare vendemmia una domenica solo per avere un'ambientazione diversa dove girare i nostri video…
Svolto verso un lato del piazzale e i sassolini strepitano sotto le gomme della Giulia. Mi fermo accanto a un Apecar verde con un pezzo di cellofan al posto del finestrino destro; una sponda del cassone è piegata verso l'interno come se avesse preso una gran botta e la vernice è rigata. Dall'altra parte, c'è una Jeep Renegade antracite tirata a lucido come uscita dalla concessionaria questa mattina.
Sonia fissa l'ape. «Lucio non ha ancora fatto mettere a posto il finestrino?» Scuote la testa.
Ho una smorfia all'idea di salire su un rottame simile per raggiungere le vigne ancora da vendemmiare. «Quel catorcio è il mezzo di tuo cugino?»
Lei annuisce. «Sì. Non vuole prendere la patente e se ne va in giro con quella.» Fa una smorfia. «Non sono neanche sicura che gliela darebbero, una patente per la macchina.»
«E la Jeep?» La targa la indica vecchia di un paio di anni.
«È dello zio Erminio. Guai a fissarla troppo o gliela rovini.» La ragazza mi lancia un'occhiata. «Zio Erminio è il vecchio di Lucio.»
«Mi sembrano piuttosto diversi.»
Sonia solleva lo zainetto che ha in mezzo alle gambe. «Non ne hai idea.»
«Tua zia si sarà fatta fottere da qualcun altro e ha scodellato un bastardo.» Non trattengo un sogghigno alla mia battuta.
Lei mi scaglia un'occhiata di fuoco e scuote la testa. «Mi piacerebbe, ma è davvero mio parente.»
Non le chiedo se hanno fatto l'esame del DNA.
Scendiamo dall'auto, l'aria raffredda la pelle ma la scalda ancora il sole, una sfera giallastra un palmo sopra una catena di montagne all'orizzonte e in un cielo che sta diventando di un rosso polveroso. Mi stiro, i muscoli della schiena si tendono sotto la polo bianca, muovo avanti e indietro le grosse spalle.
Sonia passa davanti alla Giulia con lo zainetto in spalla. Indica con un cenno delle persone che stanno uscendo dalla porta d'ingresso della villa. «Vengono pure ad accoglierci: che onore!»
Una donna ed un uomo, sulla cinquantina entrambi, attraversano il piazzale, sorridendo. Devono essere i genitori di Sonia. Gonfio il petto e mi metto in faccia il mio sorriso migliore.
«Siete arrivati, finalmente!» La donna mi fa un cenno. Ha gli stessi capelli e occhi della mia amante, solo più bassa e con meno bocce. Il trucco non basta a nascondere i segni dell'età avanzata. Chissà se anche Sonia si ridurrà in questo stato. «Devi essere Carmine.»
«Salve.» La delizio con un cenno del capo. Faccio lo stesso anche con l'uomo, tozzo, pancia che straborda dai pantaloni sotto una maglia sfatta e pelle del viso devastata dalla continua esposizione al sole nei cantieri. «Buonasera.»
La madre ci fa segno di seguirli. «La nonna ha preparato il manzo all'olio in tuo onore, Sonia.»
Il sorriso falso della ragazza scompare quando i due vecchi si voltano. Non deve averli avvisati che è diventata vegana, e l'unica carne che mangia è il salame che ho in mezzo alle gambe. Probabilmente, abbiamo sbagliato solo il giorno: conoscendo Sonia, tra due settimane sarà carnivoriana quando sentirà che mantiene la pelle giovane, o piscivora per avere più fosforo in occasione degli esami.
Li seguiamo fino alla casa. Un altro uomo esce dalla porta, dell'età del padre di Sonia. Ha i capelli rossi e una figura longilinea. Porta al polso un Rolex Datejust sotto una camicia bianca perfettamente pulita. Ci saluta sollevando una mano. «Benvenuti.»
«Ciao, zio.» Sonia prova a metterci un po' di entusiasmo, più di quanto ne abbia concesso ai genitori.
Sembra uno di quei finali di spettacolo teatrale brutto, con gli attori che escono uno dopo l'altro per inchinarsi agli spettatori che li hanno sopportati per un'ora: adesso salta fuori una vecchia con la gonna blu macchiata di sugo e la crocchia bianca, piegata in avanti e cammina sobbalzando come se avesse una gamba più lunga dell'altra. La nonna cuoca, poco ma sicuro.
E poi il nonno, un tizio più largo che alto, con indosso una pettorina stile Super Mario ma giallognola, che a stento passa per la porta. Ha la faccia coperta da una barba rossa sbiadita, e dei capelli folti che dovrebbero essere tagliati con un decespugliatore. Le guance sono così gonfie che sembrano quelle del mio criceto quando si riempiva di semi di girasole.
Anzi, può passare per la versione tarocca e obesa del leone del film del "Mago di Oz" del millenovecentotrentano…
Sgrano gli occhi. Sonia non ha più nessun nonno… Quello è…
La maschera della ragazza non riesce a nascondere una smorfia e solleva il capo in un cenno verso l'ultimo arrivato. «Lucio…»
Lucio muove appena la testa, ma ogni pelo della sua criniera si scuote come in una bufera. Dalla bocca esce solo un verso da cavernicolo. Da cavernicolo a cui stanno invadendo la grotta.



L'aria all'interno della villa mi passa sotto la polo e mi gela la pelle. I muri del corridoio sono stati pitturati da poco e ci sono gocce di bianco sul pavimento. Sembra quasi una casa vivibile.
Una casa infestata vivibile.
Lo zio – Erminio, ha detto Sonia? – non smette di parlare da quando siamo entrati. «…era una vite ormai abbandonata, e tutti in zona continuavano a ripetere che coltivare l'erbamat era una pazzia. Nostro padre, però, è stato caparbio e, ora che ci sono i cambiamenti climatici, con la sua resistenza, tutti hanno cominciato a riconoscerne il valore. Molte cantine ne fanno richiesta, e Villa Vanetti è quella con la maggior produzione in…»
Sospiro. Come se possa fregarmene qualcosa di cosa coltivate…
La nonna cammina affianco a Sonia, tenendole una mano tra le sue. Continua a confabulare sottovoce nella loro lingua da zotici polentoni.
Sentirla usare dalla mia amante mi fa imbestialire.
Ma la vecchia parla così a bassa voce che le uniche parole che sento sono brài bagài n' de sti sit e tananài cumpàgn.
Scuoto la testa. Che lingua da streghe…
La ragazza sbuffa ma non lascia le mani della vecchia. «Nonna, non puoi capire…»
Lancio un'occhiata alle mie spalle. Lucio ci segue dondolando da una parte all'altra, come un birillo che non sa da che lato cadere. Ha le mani in tasca e… non smette di fissare il culo di sua cugina. Sotto la peluria da Wookie, la bocca è tirata in un sorriso. Le pupille sono grandi come monete da mezzo euro, come il diaframma di una videocamera che vuole catturare ogni minimo particolare con una luce fievole.
Stanotte se lo menerà pensando alla cugina troia e carogna? Di certo, se quello che racconta Sonia sul loro rapporto è vero, non se la immaginerà sopra di lui, a montarlo come una dea scesa in terra, quanto piuttosto sottomessa e..
Il Wookie mi nota e mi scocca un'occhiataccia piena di un odio primordiale accompagnata da un brontolio gutturale. Sembra quello di un cane quando avvicini una mano all'osso che sta sgranocchiando.
Annuisco con un cenno e mi volto. Già, a tutti piace il culo di Sonia, ma me lo fotto solo io.



Il sapore di menta prude sulla lingua. Sputo il dentifricio e mi riempio la bocca con l'acqua del rubinetto; la faccio passare tra i denti, avanti e indietro, con un suono liquido: non voglio che restino pezzi di quella carne di manzo tra gli incisivi.
Il mio busto si riflette nello specchio. Un corpo perfetto, muscoloso. Faccio un passo indietro, la luce gettata dalle lampadine sopra il lavandino disegna ombre che mettono in risalto i pettorali e gli addominali. Sollevo le braccia, le spalle a palla di cannone si gonfiano.
Avrei potuto essere usato come modello per Goku, o di qualche altro eroe dei fumetti.
Sonia si affaccia alla porta del bagno. Indossa solo il suo completino nero di pizzo che fa innamorare i nostri fan. «Ho finito con le videocamere.»
Mi appoggio con le mani al lavandino e sputo l'acqua. «Va bene, arrivo.» Un ultimo controllo allo specchio – sì, sono perfetto, come sempre – e spengo la luce del bagno.
Sonia è sdraiata sul letto, in mia attesa. Si passa una mano su una coscia, sollevando il fondo del babydoll nero. Sotto la mascherina, sorride alla vista del mio cazzo in tiro. Dallo zaino della mia amante prendo la mia, di mascherina, e la metto. Indossare qualcosa sul volto è meglio di doverli pixellare in post-produzione: più veloce e abbellisce l'immagine, invece di farla sembrare un porno giapponese da quattro soldi.
Le tre videocamere sono messe nelle posizioni corrette, per le luci bisogna arrangiarsi a quello che fornisce la stanza che hanno ristrutturato come prova per un futuro bed & breakfast che vogliono fare qui. Chi ci verrebbe a passare il weekend in un posto simile? Più che girare la versione porno di Renzo e Lucia, non vedo altri usi di un edificio simile.
Mi sdraio accanto alla ragazza, il mio uccello che punta al cielo. «Ne hai mai visto uno così grosso?»
Sonia afferra l’asta appena sotto il bulbo e scappella. Il profumo virile della mia eccitazione riempie l’aria.
«No, è il più grande che abbia mai visto.» Si morde le labbra, la puttanella. Tutte le volte lo dice come se non l'avesse mai visto prima.
«Cavalcami.»
Sonia annuisce e mi scavalca con le gambe, si mette sopra il mio inguine, tiene in posizione il cazzo e si impala scendendo piano, come a godersi ogni centimetro della mia minchia. La cappella penetra nell’imbocco della figa, calda e bagnata, scivola dentro scostando le pareti. Lei emette un gemito con la testa all’indietro.
Le faccio godere tutte come delle cagne in calore. Tutte quelle che hanno la fortuna di farsi scopare da me impazziscono per il piacere. Tutte.
Sonia è l’ennesima fortunata.
La ragazza appoggia le mani sui miei grossi pettorali e inizia a muoversi su e giù con il bacino e ad ansimare.
«Brava, puttanella, continua così.» Le metto le mani sul culo muscoloso e la sospingo verso l’alto.
La ragazza è un lago, il mio uccello ci si muove quasi senza attrito e con un soddisfacente suono liquido.
«Sai cosa stavo pensando, puttanella?»
Lei non si ferma dal cavalcarmi e scuote la testa. «Cosa?»
«Ho avuto un’idea geniale, prima, mentre eravamo a cena.» Le stringo le chiappe. «Ho trovato il modo per aumentare i numeri di iscritti al nostro Onlyfans…»
«E cosa dobbiamo fare, amore mio?» Aumenta il ritmo, la puttana. Starà pensando ai soldi che raccatterà per buttarli in vestiti e cagate del genere. Non importa: come tutte le puttane, sa godersi il sesso solo se ci sono di mezzo anche i quattrini.
Sorrido, è semplicemente geniale. «Per creare un po’ di varietà, e non stare sempre in una stanza a scopare, domattina, quando andiamo nella vigna a vendemmiare, ci allontaniamo, ci imboschiamo in qualche filare, prendo la videocamera e…»
Lei annuisce. «Mi piace.»
Non hai ancora sentito la parte migliore: questa ti farà impazzire! «…e ti fai scopare da tuo cugino Lucio.»
Sonia si blocca a metà di una spinta e sbarra gli occhi. Mi fissa come se fossi un alieno. «Cosa… cos’hai detto?»
Muovo una mano davanti a me. «Ma ci pensi? In un video solo attiriamo tutti quei segaioli che amano il naturismo, gli incesti e…» non trattengo una risata, «e anche gli amanti del freak: ma ti rendi conto che mostruosità è tuo cugino? Cent’anni fa lo vendevano ad un circo e lo tenevano in una gabbia per far ridere gli zoticoni di posti come questo.»
La ragazza è sbiancata in volto. La sua figa sembra aver perso ogni tensione. Un brivido le attraversa il busto, la sua voce è bassa, come se fosse sul punto di svenire. «Vuoi… vuoi che faccia sesso con…»
«E qual è il problema? Ti guarda come se volesse spalmarti contro un muro e fotterti il culo davanti a tutti: non ci vuole uno sforzo a convincerlo.» Stringo le labbra per non rimettermi a ridere. «A parte l'abominevole donna delle nevi, chi minchia si porterebbe a letto un Wookie simile?»
Una smorfia di disgusto deforma il volto di Sonia: è sempre così distratta da quel cazzo di telefono da non seguire i film che le faccio vedere e si sarà convinta che i Wookie sono la razza di Jar Jar Binks. «Io non…»
«Non fermarti, cazzo!» Le assesto uno schiaffo su una chiappa. «Sei qui per girare un video, non per perderti in chiacchiere, puttana. Dobbiamo caricare video su OF, o nessuno continuerà a pagare l'abbonamento.»
Lei resta a bocca aperta. Il seno si scuote come se fosse prossima a mettersi a piangere. Cazzo, quanto odia quando piagnucola, questa stronza.
«Non mi ci vuole molto a trovarne un'altra che mi scopi, se vuoi tornare a passare il pomeriggio a lavorare come cassiera e fare i salti mortali per trovare il tempo per studiare. O ricominciare a spompinare i commessi di D&G nei gabinetti per un fondo di magazzino della stagione precedente.»
Sonia respira a pieni polmoni un paio di volte, quindi riprende a cavalcarmi. Gli occhi le luccicano.
«Mettici più impegno, mi sto annoiando io che ho il cazzo nella tua figa, quelli che guarderanno il video si addormenteranno direttamente.»
«Scu… scusa…» La sua voce è un sibilo, ma la scopata migliora.



Un brivido corre lungo la pelle d'oca sulle braccia scoperte dalla polo. Ci sfrego sopra le mani: è come passarle su una grattugia. Il sole non ha ancora fatto la sua comparsa sopra le montagne a oriente e le poche nuvole sparse in cielo hanno la pancia arrossata.
Sonia è accanto a me, lo sguardo basso sul pavimento. Indossa una maglia di pile verde che deve avere la metà dei suoi anni. Ha in mano un paio di secchi rossi con dentro una bottiglia di plastica piena di acqua.
Smetto di sfregarmi. Nessuno qui indossa una maglietta ma tutti hanno delle giacche. La vecchia continua a guardarmi di sottecchi e le sue labbra si tendono in un sorriso.
Oltre al nucleo della famiglia si sono unite altre persone per aiutare nel giorno finale della vendemmia, un altro paio di anziani e i due neri che aiutano Lucio lungo l'anno. Una – come l'hanno chiamata? – motoagricola arancione trasporta un mastello di plastica con una – questa come… - pigiatrice nel cassone. Accanto sono ammassate altri secchi e delle brente.
Lo zio Erminio sale a bordo e avvia il motore, che inizia a scoppiettare e a emettere un gas di scarico fetido. La vecchia, con una certa fatica, sale sul sedile accanto.
L'uomo deve urlare per farsi sentire sopra il frastuono del trattorino. «Ci vediamo alla vigna.»
«Arriviamo.» Il padre di Sonia lo saluta con una mano e, accompagnato dagli altri, si avvia seguendo il mezzo.
Lucio sale a bordo della sua Apecar, spingendosi dentro con la goffaggine degna di un cartone animato degli anni '50, e riempie la cabina come un uovo. Il fracasso del motore è peggiore di quello della motoagricola e il tubo di scappamento spara un paio di colpi di tosse asfissianti. Il suono che fa quando inizia a muoversi sembra quello di un gatto che stanno torturando.
Assesto un colpo al braccio di Sonia e indico il cugino. «Allora, siamo intesi, vero?»
Lei solleva lo sguardo da terra e lo indirizza verso i miei occhi ma, appena prima di riuscirci, si morde le labbra e lo abbassa di nuovo. «Sì…»
Le metto una mano su una spalla e gliela stringo. «Dai, lo so che ti sei viziata con me, ma lo fai per la nostra page su Onlyfans. E magari ti piace anche.» Non ci credo io per primo.
Sonia annuisce appena.
Che rompicoglioni… Si aspetta che facciano sempre tutto gli altri? «Tu vai da tuo cugino quando è solo, gli chiedi di seguirti con qualche scusa, lo porti dove abbiamo deciso ieri sera, vicino a quell'edificio che ho trovato su Google Earth, e lo seduci.»
Lei non risponde e continua a fissare la sabbietta in mezzo alla strada sterrata.
Sbuffo. «Mi stai ascoltando o no?»
«Sì.» La sua voce è un pigolio. «Ma mi faccio solo inculare.»
Da come quel mostro ti guarda il culo, è più che sufficiente. «Fai quel cazzo che ti pare, basta che abbiamo un video di incesto con quella palla di lardo pelosa.» La sospingo. «Andiamo, non facciamo aspettare gli altri.»
La cima del sole sfavilla nell'avvallamento tra due montagne tondeggianti, doloroso alla vista come un chiodo arroventato in un occhio.



L'icona della batteria nello schermo della videocamera indica il 99%, e la memoria sufficiente a registrare tutta la saga del Signore degli Anelli. La versione estesa del Signore degli Anelli. Ma non servirà: Lucio non deve aver mai visto una figa in vita sua, e verrà nel culo di sua cugina tanto velocemente che potrei non fare nemmeno in tempo ad avviare la registrazione.
Mi stacco con la schiena dal muro del minuscolo edificio cubico e mi sporgo dall'angolo. Sonia sostiene che dietro questi muri con i mattoni bianchi in vista ci siano delle tubature per l'irrigazione a goccia dei vigneti, ma non si sente nulla. Dai rottami in metallo arrugginiti che sono appoggiati e le buste di plastica, sembrerebbe più una discarica.
La strada sterrata, ad una quindicina di metri di distanza, è vuota da quando sono arrivato, dieci minuti fa, e gli unici suoni sono quelli di qualche corvo che gracchia.
Si staranno chiedendo che fine ho fatto, quelli che stanno davvero vendemmiando? Sollevo le spalle: non che me ne freghi qualcosa della loro… Una voce femminile arriva da dietro alcune viti, accompagnata dal suono di sassolini che scricchiolano.
«…visto poco avanti.»
È la voce di Sonia! Sono loro!
Mi abbasso e mi ritraggo dietro il cubo, mettendo i piedi dove non sono sparsi cocci di vetro e frammenti di ferro forato dalla ruggine. Giro attorno ad una tanichetta di plastica abbandonata e mi sporgo dall'altra parte. Abbasso la videocamera rasoterra e giro lo schermo verso di me: la visuale sul filare accanto è perfetta.
I piedi e le gambe di Sonia e Lucio compaiono nell'inquadratura e si fermano quasi al centro.
Resto basso e mi avvicino alle piante prive di grappoli. Mi tengo nascosto dietro una vite le cui fronde sono piene di pampini violacei e rossi e li inquadro meglio: ora li riesco a riprendere per intero.
Lucio è una palla con una criniera, indossa ancora la salopette talmente piena che sembra infilato nel pentolone delle streghe dei cartoni animati. È girato di schiena, e occupa quasi tutto il corridoio tra le due file di viti. Sonia è voltata verso di lui, a bocca aperta come se non riuscisse a respirare.
Dai, seducilo, stronza, cosa aspetti?
«Lucio, cugino mio…» la ragazza parla ad alta voce, con un'intonazione da persona che sta inventando una battuta che non ricorda. Meno male che scopa meglio di come recita… «Io… non c’è nessun capriolo che volevo farti vedere.»
Lucio emette un verso a metà tra un grugnito e un gemito.
La cagna guarda per un istante in camera, quindi torna a parlare con il cugino. Solleva le mani e se le stringe davanti al petto. «De… devo confessarti una cosa, Lucio. Mi spiace averti sempre trattato male quand’eri piccolo…»
Scuoto la testa. Sarà meglio togliere l’audio al video e mettere i sottotitoli quando pixellerò i volti, o la squallida recitazione di Sonia ci farà perdere iscritti, più che guadagnarne. Se riesce a sedurre davvero Lucio, perché sembra stia facendo il provino per una soap opera sudamericana tanto fa schifo…
Lei si volta e si mette a novanta come un’animale in calore, piantando il culo quasi in faccia al cugino. «So che ti piace il mio sedere, sento il tuo sguardo quando sono voltata, e… e pensavo di… di dartelo come scu—»
Le mani di Lucio sono veloci come serpenti che scattano all’attacco. Afferrano il bacino di Sonia e la spingono avanti. Lei lancia un grido e riesce a mettere le mani sull'erba prima di finirci di faccia.
Lucio borbotta un ruggito e le strattona verso il basso i pantaloni afferrati all’altezza dell’elastico. Glieli tira giù con un colpo secco, mettendo alla luce il culo muscoloso della mia amante.
Il cazzo mi si gonfia nelle mutande, preme contro i jeans. La cosa sta diventando più interessante di quanto mi aspettassi!
Sonia, solita rompicoglioni, volta all’indietro la testa e alza un braccio verso il cugino. «No, Lucio, aspe—»
L’altro ruggisce con rabbia e le blocca la testa sul terreno con un piede dentro ad uno stivale in gomma. Un altro ringhio, ancora più forte, zittisce Sonia, che resta a bocca e occhi spalancati. Mi fissa sotto la suola.
Non guardare in camera, stronza! Quante volte te l’ho ripetuto?
Le spalline della salopette di Lucio si smollano, lui le getta dietro la schiena e l’abito da lavoro si accascia a terra. Ha l’estensione di un paracadute. Si abbassa un paio di mutandoni che gli mordono i fianchi rotondi lasciandogli un segno a righe. Non ha le maniglie dell’amore, attorno alla vita ha tutti gli infissi di un appartamento.
Emette un grugnito incazzato e inizia a sbattere contro il culo di Sonia, la colpisce così forte che le tette della ragazza, sotto la maglia in pile, si muovono come gelatine impazzite. Solo il piede che le tiene ferma la testa le impedisce di crollare distesa in avanti.
Lei geme, le parole sono interrotte dai singhiozzi. «Lucio, ti prego… Lucio, ti scongiuro…»
La lingua mi passa tra le labbra. Il video sta venendo davvero meglio delle mie aspettative! Peccato che dovrò nascondere il viso di Sonia, perché la sua espressione…
Mi sbottono i jeans con una mano e tiro fuori il cazzo dalle mutande. L’erezione è tanto intensa da essere dolorosa, è come se stesse per esplodermi. Stringo la pelle appena sotto la cappella e inizio a muoverla. Il meato mi prude.
Abbasso l’inquadratura sulla sega che mi sto sparando, sul mio grosso cazzo. Vi piace vedere la mia amante farsi scopare? Ora sapete che piace anche a me.
Ritorno a riprendere Sonia ricevere in culo la vendetta di suo cugino per come lo trattava quand’era più giovane.
Sorrido. "Sonia riceve in culo la vendetta di suo cugino" sarebbe il titolo perfetto… Devo segnarmelo sull'iPhone, quando abbiamo finito.
Lui colpisce e affonda nel retto di Sonia, ogni spinta accompagnata da scosse tettoniche sul grasso del culo e delle cosce e da un grugnito strozzato.
Sogghigno. Spero non venga stroncato da un infarto mentre si scopa la cugina, o da incesto rischiamo di passare a necrofilia, e per quanto possa essere permissivo Onlyfans… O siamo già a livelli di zoofilia, con quella specie di orso prossimo al letargo?
Nel rischio, meglio filmare per un istante qualcosa di bello: abbasso la videocamera sulla mia sega e la cappella che compare e scompare al movimento della mia mano.
Lucio si ferma. Lo inquadro. Dev’essere arrivato all’orgasmo e sta per venire, finalmente, in culo a sua…
Toglie il piede dalla faccia di Sonia, lasciandole una guancia a strisce rosse sporca di terra. Il ragazzo si piega in avanti, afferra sul davanti della maglia di Sonia e la solleva come se non pesasse nulla.
Lo fisso attraverso il display della videocamera. «Che cazzo sta facendo?»
«Aspetta, Lucio, lasciami andare…» Lei prova a fermare l’altra mano che cerca di finirle in faccia.
Il cugino si solleva dritto con un gemito e uno sbuffo. Riesce a mettere due dita sul naso della ragazza, come se volesse rubarglielo.
Lei serra le labbra per una decina di secondi, sgrana gli occhi e riapre la bocca per riprendere fiato. Lucio le mette una mano dietro la nuca e le spinge la testa contro il suo inguine.
Il rumore della mia sega copre le grida strozzate di Sonia, che batte le mani sul pancione del cugino come fosse un tamburo. Un brivido di piacere corre come una scossa lungo l’asta del cazzo, i muscoli della schiena sono tesi. Abbasso l’inquadratura sul mio uccello e chiudo gli occhi. La sborra esce a fiotti caldi - goduria allo stato liquido - mi stordisce, mi toglie ogni forza.
Riapro gli occhi con un sospiro. Schizzi bianchi colano dalle foglie rosse striate di viola, lo sperma gocciola sui vitigni sottostanti. Menomale che qui hanno già vendemmiato, o avrebbero fatto il vino addizionato con la mia sborra.
Di certo avrebbe fatto impazzire le donne.
Rinfilo la videocamera nel varco tra le viti. Sullo schermetto, Lucio sta ancora pompando nella bocca di Sonia, i versi da troglodita di lui non coprono il suono liquido del suo cazzo che si scopa le fauci della cugina e i gemiti disperati di lei.
Le mani dell’orso bloccano la testa della mia amante contro il proprio inguine, inclina il capo all'indietro e getta un grido rauco. Un paio di corvi si lanciano in volo da un castagno vicino, gracchiando stizziti. Lucio tiene bloccata la faccia di Sonia contro il proprio basso ventre – faccio una smorfia, deve puzzare come una fogna – per diversi secondi, con le mani della ragazza che cadono verso terra e senza più emettere un suono.
La lascia andare e lei crolla sull'erba tra i filari, tossendo ed espettorando saliva e sborra. Sembra stia per dare di stomaco.
Lucio si inclina in avanti, si stira per raccogliere le bretelle della salopette e se la rimette addosso. Chiuse le fibbie a scatto, abbassa lo sguardo sulla cugina a terra che tossisce, emette un grugnito con una smorfia e le gira attorno. Riprende la sua camminata dondolante verso la strada da cui sono arrivati.
Lo seguo con la videocamera fino a quando non svolta e scompare dietro un filare – dovrò accelerare in postproduzione – e termino la registrazione. Chiudo lo sportello dello schermo e accarezzo la macchina: queste sono riprese ottime! Il nostro pubblico impazzirà nel vedere un incesto con la mia amante e il mio cazzo che sborra copioso su una vite.
Su quali altre page di Onlyfans lo trovate uno spettacolo simile?
Passo sotto il filare e raggiungo di corsa Sonia, ancora sdraiata a terra con gli occhi chiusi, il viso coperto di lacrime e un paio di gocce bianche sulle labbra.
Sollevo la videocamera. «Abbiamo un'ottima ripresa. Avevo pensato di intitolarlo "pompino tra i pampini", ma poi ho deciso per "Mio cugino si vendica durante la vendemmia", o qualcosa del genere, perché è meno adito a spiacevoli…» Sgrano gli occhi.
Sonia si sta mettendo due dita in gola.
Mi si stringe lo stomaco. «Sonia, cazzo, non vomitare. Lo sai che mi fa schifo!»
Lei tossisce. «Mi ha messo il cazzo in bocca dopo che l'ha tirato fuori dal mio culo… e poi mi ha sborr—» Il suo busto si scuote nelle convulsioni e strizza gli occhi.
«Merda…» Distolgo lo sguardo, provando a ignorare i versi di rigetto della ragazza. «Che schifo…»
Non c'è nulla di più disgustoso di vedere una ragazza vomitare… e c'è gente che trova erotica questa mer—
Apro lo sportellino dello schermo e accendo la videocamera. Mi volto verso Sonia, ma la stronza ha già finito e si sta pulendo la bocca con un fazzoletto. Per terra c'è una pozzetta non più grande di uno scaracchio che sparava mio nonno sui marciapiedi.
Sonia tira su con il naso, ha gli occhi rossi. Si mette a sedere e stringe le gambe tra le braccia.
Spengo la videocamera.
Potremmo provare a fare qualche video in cui vomita latte, il pubblico potrebbe aumentare.
Ma non quei video dove la tipa vomita dopo che ha fatto un pompino: la mia sborra non si rigetta.
Sonia solleva lo sguardo verso di me, ha il viso sporco di polvere tranne dove sono passate le lacrime, lasciandole una ragnatela di pelle pulita.
Le allungo una mano e l'aiuto ad alzarsi. «Adesso smettila di piangere e andiamo, che si staranno chiedendo dove ci siamo imboscati.» Le fisso il volto lercio. «E lavati la faccia alla fontana qui vicino, che non voglio farmi vedere con una che sembra un pagliaccio.»



Ma possibile che la mattina, in questo posto di merda, faccia sempre freddo, anche se è solo la metà di ottobre? Non sono ancora le sette ma strepito all'idea di andarmene da qui. Non ne posso più.
Sonia è a testa bassa, fissa il terreno davanti ai suoi occhi. Da quando abbiamo girato il video dell'incesto non mi ha più parlato di sua volontà, e ha creato un'atmosfera pesante e insopportabile. È un ottimo video, e la mia sega lo valorizza ancora di più.
I nostri fan impazziranno quando lo posterò.
La madre stringe la ragazza senza dire una parola, il padre è ancora più imbarazzato. «Se hai bisogno, chiamaci.»
Lei annuisce senza dire una parola o sollevare lo sguardo da terra.
Lo zio resta da parte e Lucio… Lucio non c'è, non è ancora tornato. L'ultima volta che l'ho visto era in mezzo alle viti, a cogliere uva come se non avesse fatto altro nella vita. Cosa che non escludo. Al termine della vendemmia, è scomparso. Sembra sia andato in paese a ubriacarsi, cosa che non gli è nuova.
Beh, chi non festeggerebbe dopo essersi scopato Sonia, sia in culo che in gola?
E il mostro peloso deve festeggiare anche la perdita della verginità, e con chi perderla se non con la cugina puttana e carogna?
La vecchia si avvicina alla ragazza e le mette una mano sulla spalla. Quella stronza continua non spiccare una sola parola di italiano. «Damm a mént, neùda, stach endré de quél matot!»
Ogni volta che gracchia sembra stia lanciando una maledizione, la megera…
Sonia inspira sonoramente. «Sì, nonna.»
Metto le mani gelate in tasca. «Beh, andiamo, che alle dieci ho lezione.» E voglio tornare nella modernità, che tra un po’, qui, saltano fuori i bravi e gli appestati.
«Sì.» Sonia abbraccia la vecchia senza trasporto e si volta per seguirmi verso la Giulia. Non aggiunge una parola.
Sulla schiena, gli sguardi dei parenti della mia amante sono macigni che, invece di pesarmi sulle gambe, mi spingono ad allontanarmi da loro il più in fretta possibile.
Salgo in auto e accarezzo il volante della Giulia. È una sensazione che forse solo stringere un paio di tette può eguagliare. O forse no, le bocce di Sonia non me lo fanno diventare duro come la mia Giulia…
La ragazza si accuccia nel sedile accanto a me e appoggio lo zainetto tra le sue gambe. Si lega con la cintura senza pronunciare una parola. Fissa il cruscotto con le mani in grembo.
Quei quattro stronzi sono ancora davanti alla porta d’ingresso senza essersi mossi di un passo, come se fossero nell’inquadratura finale di una sitcom degli anni ’90 ambientata durante la peste.
Scuoto la testa. Devo ricordarmi di inventarmi una scusa per non presentarmi alle future vendemmie. «Meno male che ce ne andiamo. Capisco perché ti stanno tanto sul cazzo, i tuoi.»
Sonia emette qualcosa di simile a un gemito. Sta iniziando a comunicare come suo cugino? È una cosa di famiglia non usare l’italiano?
Giro la chiave e il motore si avvia con un borbottio. La mia adorata Giulia vibra come un amante che fa le fusa. Sospiro al piacere che mi dona l’erezione che sta crescendo nelle mutande.
Come spaventati dal dolce brontolio del motore, ben più armonioso di quello dei trattori che usano qui, il nostro pubblico torna in casa, tranne una persona, che socchiude gli occhi.
«Quella vecchia stronza mi mette i brividi.» Stringo le dita sul volante. Un senso di sconforto mi corre lungo la schiena: dovevano sentirsi così quelli che ricevevano il malocchio da una strega. «Ma la vecchia non sa una parola di italiano? Chissà le cazzate che spara, la rincoglionita… »
Sonia non solleva la testa e non apre bocca. Che mi conceda il viaggio di ritorno senza ammorbarmi le orecchie con le sue chiacchiere?
Faccio manovra e parto verso la modernità. Accendo il riscaldamento della Giulia e metto le mani davanti ai bocchettoni. Le dita si sghiacciano e prudono.
I sassolini scricchiolano sotto le ruote, i filari delle vigne scorrono lungo i finestrini.
«Allora… ti scarico davanti al tuo appartamento, Sonia, così io vado diretto in facoltà.» Lei non annuisce ne nulla. Beh, chi tace acconsente. «Poi, oggi pomeriggio edito il video di te e tuo cugino e questa sera lo carico.»
Continua a non dire nulla.
«E stavo pensando questa notte che, se il video va bene, potremmo farne altri dello stesso tipo, con te che ti fai fottere dai nostri parenti.» E io che accompagno la tua performance con una magnifica sega. «Ho già pensato al prossimo: alla festa del patrono, il sei novembre, scendi con me in paese e seduci e ti fai scopare da mio nonno, che è vedovo da trent’anni.» Sghignazzo. Il miglior regalo per gli ottantanove anni del vecchio… e un’ondata di nuovi fan per la nostra page. «Non sono un genio, Sonia?»
Lei sospira e risponde a bassa voce. «Penso che dobbiamo parlare, Carmine…»
Sbuffo. Sapevo di illudermi quando pensavo che non avrebbe rotto i coglioni durante il viaggio di ritorno…

Fine
scritto il
2026-07-24
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