A casa di Vera

di
genere
incesti

Ormai era diventata abitudine predere la bici e andare a trovare Vera G., mia professoressa a scuola non che gran ficona scoapiola.
La classica milf, bionda, tette sode e insoddisfatta del marito mini dotato.
Così mi facevo la mia pedalata pomeridiana, controllavo che sotto alla sua palazzina non ci fosse la macchina del marito e salivo.
Bussavo, lei mi apriva, di solito già quasi nuda e facevamo sesso.
La cosa che mi attizzava di più era che Vera per i nostri incontri indossava le autoreggenti ma non cose sexy da matura, no, a lei piaceva mettersi le calze colorate come le ragazzine. Rosa, viola, azzurre, verde acqua, gialle. Dio come avamavo quelle gambe fasciate nei nylon colorati. In un indumento così serio e infantile che su di lei la faceva apparire così tanto porca.
A Vera piaceva farsi venire dentro. Mi aveva detto che era sterile e di non preoccuparmi.
Un giorno, dopo aver abbondantemente chiavato sul suo letto matrimoniale e averle sborrato sia in fica che sulle belle calze viola, cosa per cui si incazzava sempre perché poi le doveva lavare ma non potevo farne a meno, mi aveva chiesto “di la verità l’hai ingravidata tu la Coda?”.
Io, comodo a succhiarle una bella tetta avevo fatto lo gnorri “perché dici questo?”.
“Perchè so che la chiavi, anzi, la chiavavi”.
“Ma dai…”.
“Ho avuto la brutta idea di andare a far pipì al bagno dell’ultimo piano. Prima sei uscito tu, poi lei tutta spettinata…”.
Ho sorriso. E che le dovevo dire? Ero orgoglioso delle chiavate che mi facevo, speravo solo che non fosse gelosa.
“Potrebbe essere stato il marito che ne sai”.
“L’ho visto. Fidati, non è suo. E poi sono sposati da dieci anni e non hanno mai quagliato nulla. Arrivi tu e Zack”.
Rido.
Lei invece si fa seria “è no, non va bene. Ok con me che sono sterile e al limite anche con la Rossella che alla fine un bimbo lo voleva tanto e magari è pure contenta ma non puoi mica inflorare tutte quelle che ti capita a tuo piacere. Devi mettere il preservativo”.
“A!”.
“Sai cos’è vero?”.
“Si più o meno. Mai provato” non sto lì a farle pesare che fin da quando ho iniziato a fottere la donna che mi ha sverginato, mia nonna, mi ha insegnato a venire fuori e che ormai ho il pieno controllo del getto o che se vengo dentro è perché me l’ha chiesto lei così come me lo chiedeva Rossella la vacca. Lasciamo perdere…

Comunque chiedo a zia Luisella di comprane una scatola. Le dico per provare.
Lei fa finta di crederci, li compra, appena soli me ne metto uno e mi fa una sega.
In verità sento molto stretto e dimezza il piacere perché sento molto ma molto meno. Comunque allegramente ci sborro dentro e poi zia si svuota il serbatoio sul seno tanto per ridere. Ne mettiamo un altro per farlo. Godo meno, lei anche sente meno calore. Dopo qualche minuto lo buttiamo nel cestino e andiamo avanti come al solito…
Voglio però fare uno scherzo a Vera e così me ne portò dietro uno all’incontro successivo.
Mentre salgo in ascensore mi tiro fuori il cazzo e me lo infilo a forza.
Apro la porta “e voila il preservativo ti piace?”
Davanti a me c’è Paul, il mio amico, suo nipote. Mi guarda e sgrana gli occhi “Paul che cazzo fai?”.
Io non so che dire anche perché sono in erezione imbambolato davanti al mio amico.
Appare la zietta. Sgrana gli occhi, arrossisce quando vede la scena. Io intanto mi levo questo coso perché fa un male cane.
“Paul ma sei impazzito?” sbotta la donna.
“A, no, io, volevo fare uno scherzo scusate”.
Ma Paul non è così scemo. Guarda la zia, guarda me “zia tu te lo fai?”.
Lei abbassa lo sguardo.
“Ti fai mia zia?”.
Allargo le braccia tipo “e che ci posso fare amico”.
“Minchia che troia!” scatta Paul.
“Ei…linguaggio!” urla la donna.
“Ma vai a cagare” ribatte lui.
La donna scappa in cucina. Lui continua a guardarmi “minchia che uccello che hai”.
“È grazie…”.
“Sarà due anni che me la sego e tu Zack! Cazzo sei un mito” ride.
“È be grazie…”.
“Magari l’avesse data a me. Ma io, insomma…” apre la patta. Un nomale uccello in piena pubertà, nulla di cui vergognarsi. Sono io che sono XXL spero lo capisca.
“Cavolo mi viene duro solo a pensarci…”.
“Immagino”.
“Le ha belle le tette?”.
“Molto”.
“E la fica è bella pelosa?”.
“Non tanto…”.
“Gliela lecchi?”.
“Si”.
“Wow” si sega con la mano.
La zia deve averci sentito perché riappare “Paul ma che fai anche tu? Mettetevi i pantaloni subito”.
“Perché oggi non ti fai scopare da lui porcona?”.
“Ma come osi”.
“Ma smettila pompinara” e si sega più forte.
La donna pare isterica. Intervengo “Ei perché non ci calmiamo tutti. Paul sa un segreto ma se lo tiene per lui vero?” e gli faccio cenno con la testa di dire si.
“Io…si ok” balbetta.
“Il nostro segreto dicevo… no zietta? Cioè un premio ci sta” e mi accarezzo il cazzo.
Lei decifra le mie parole, poi esclama “cioè vorresti…vorreste…”.
“Scopare ovvio”.
Paul a quel punto impallidisce. Un conto è sognarlo con la mano un conto è avere la forza di possedere davvero tua zia. “E dai, non vi va… non ti va di usarne due” dico avvicinandomi a Vera.
Le poggio il cazzo su un fianco, le accarezzo una calza, oggi ha il collant verde acqua. Stupendo.
Capisco di dover fare tutto io.
La mia mano sale, si infila sotto alla gonna, sale ancora. Oggi ha le mutandine ma non sono un problema. Infilo le dita sotto all’elastico mentre con l’altra mano le cingo il fianco.
“Dai basta…”.
“So che lo vuoi” ribatto infilandoglielo dentro. Appena inizio a masturbarla perde il controllo si lascia fare. La gonna slacciata cade a terra, mostra le belle gambe con le autoreggenti.
Paul prende vigore, si tocca a tutto spiano. Infilo la lingua in bocca a Vera , limoniamo di brutto mentre lei si slaccia la camicetta. Paul spia le bocce sotto al miniscolo reggiseno.
La spingo sul divano, slaccia il reggipetto e le mostra integrali al mio giovane amico che adesso è dritto come non mai.
Le afferro le mutandine, gliele calo delicatamente lungo le gambe lasciandola solo in autoreggenti. Paul sbava, deve essere la prima gnocca che vede dal vivo.
Determinato monto sopra a Vera, le spalanco a V le gambe e inizio a farmela mezzo sul divano e mezzo per terra. Sento lui che guarda, si eccita e si sega anche se ora forse vede per lo più il mio culo.
Vera gode, la sento che cola, continuo a sbatterla più forte, voglio farla impazzire… vado avanti per una buona decina di minuti a ritmo caterpillar.
Poi mi volto, guardo il mio amico sperando che non si sia già venuto in mano.
Lui invece è lì a darsi dei colpetti leggeri forse proprio perché non vuole schizzare al volo.
Mi sollevo, gli lascio vedere il buco spalancato di sua zia caldo è bello colato.
“Dai forza che aspetti…?”.
Tentenna.
“Fai forza non vedi che ti vuole”.
Vera è confusa, non sa che dire, forse la imbarazza ma allo stesso tempo so che è carica di voglia. Il ragazzo prende coraggio, si avvicina, sembra quasi che tenga il fiato per fare una operazione chirurgica. Si china.. SFLOP!
È dentro.
Naturalmente è così su di giri che riesce a pompare si e no per due minuti prima di urlare “sborrroooooo” con tutto il fiato che ha e farle un bel pieno di spermatozoi giovani e freschi.
La zia gradisce. Le piace la sborra in fica e, infatti, viene.
Si alza stravolto e confuso tra il “mio dio che ho fatto e il mio dio che bravo che sono stato” il cazzo molle gli cola.
Il mio invece è durissimo. Aiuto Vera a girarsi la prendo a pecorina bello deciso. Me la faccio mentre lui ci guarda e si eccita. Gli torna duro, si avvicina. “Mettiglielo in bocca” dico.
Lo fa e lei, ormai schiava dei nostri uccelli, ingoia. Stavolta dura un po’ di più ma la libidine è tanta e le viene in faccia prima di poterla scopare ancora. Io, intanto svuoto la prima secchiata. Ormai ha la fica piena.
Vera crolla sul divano stravolta. Lo chiama.
Lui è un po’ imbarazzato forse per tutta la sua sborra che la donna ha in volto.
Gli accarezza la testa. “Questo deve restare un nostro segreto lo capisci vero? Se lo capisci potresti averne ancora”
“O sii” fa lui.
La donna lo fa sedere al suo fianco, lo culla in modo materno mentre lui le agguanta le pere come un affamato. Gli prende in mano il cazzo, gli fa una sega…
Quando gli torna duro andiamo in camera da letto. Io non vedo l’ora di fare “la doppia”.
Faccio sedere Vera su di me, la penetro piano piano e con le mani le arrivo alle chiappe, le tiro e le spalanco. Guardo Paul che se ne sta ancora in piedi accanto al letto. “Dai forza inculala”.
“Oddio due assieme”.
“Siii vedrai che bello”.
“Non l’ho mai fatto”.
“C’è sempre una prima volta”.
Lui eccitato sia dall’idea della zia che del sesso anale si fa coraggio, arriva come un bolide. Per fortuna il culetto della zia l’ho già allargato io nelle settimane passate…
Entra secco SPROK!
“Aia cazzo. Piano” urla lei.
“Scusa” dice lui è si blocca per un attimo fin che la sua libido non prende il sopravvento e inizia a dare dei colpo sempre più forti e decisi fin che la donna non inizia a chiedere altro che averne di più.
Sborriamo, riempiamo i buchi…
Lui non c’è la fa più. Io ne sento ancora una in canna e la faccio voltare ancora una volta.
Sotto agli occhi eccitati del nipote sodomizzo Vera con tutte le mie forze…
Ora è davvero finita.
Tutti e tre nudi sul letto ci abbracciamo e ci promettiamo che questo sarà il nostro piccolo gioco segreto. Paul non finirà mai di ringraziarmi per quella giornata in cui è diventato uomo…con la zia Vera.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-06-04
5 1 5
visite
3
voti
valutazione
8.7
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Marta, al momento giusto

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.