La scacchiera - 2 l'ira
di
Darkwill
genere
dominazione
Con questo racconto voglio fare un esperimento. Vorrei scrivere un incipit e, se risulterà interessante e gradito, proseguirlo magari a 4 mani.
Grazie a chi mi ha dato consigli in privato e pubblico. Sono estremamente interessanti e mentre li leggo oriento e apro nuove possibilità al racconto
darkwill@atomicmail.io
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Il cappuccino della mattina spande il suo aroma tutto intorno quando all'improvviso un urletto cristallino rompe il silenzio: "evviva zia siamo iscritte!!!!!!!!! ". Viene dalla reception.
Una voce profonda e stizzita subito risponde "come? e chi ti ha detto di iscrivermi? Ti ho già detto ieri sera che ho da leggere e io con quell'arrogante che chiamate Alex non voglio aver nulla a che fare. chi si crede di essere quello ? vuoi che dopo 20 anni debba imparare dal primo venuto come gestire una classe? Un pazzo esaltato che definisce tronfio 4 pezzettini di legno lo port più violento". E' evidentemente un commento su di me da parte della zia Claudia. Deve essere leggermente permalosa e suscettibile. Non si direbbe tanto carattere in una figura un po' "evanescente".
La risposta di Veronica è un semplice invito alla moderazione "zia, per favore .. ci sentono tutti. Se hai qualcosa parliamone con calma, in camera. ". E invece Claudia ancora più arrabbiata, quasi urlando, "smettila anche tu, io non so qui per farmi riprendere da una bambina". E platealmente si volta e se ne va verso la spiaggia.
Mi dispiace essere causa di fastidi, voglio bene a Veronica come ad una nipote un po' petulante, per quanto adesso cominci ad essere una donna con le sue forme ( e accidenti a me è minorenne e non posso guardarla ;-) )
Veronica, resasi conto che avevo ascoltato tutto, venne da me chiedendomi scusa tra le lacrime.
Io la consolai e le spiegai che sicuramente sua zia aveva una sua storia, un suo vissuto che la spingeva a fare delle critiche, per quanto sbagliate o offensive.
La sera feci tardi nella mia nuotata prima di cena e mentre stavo risalendo in camera in ascensore, quest'ultimo si fermò esattamente davanti a Claudia.
Indossava un abito lungo e floreale e uno chignon a forma di foglia di alloro le raccoglieva i capelli. Una collana con orecchini in pietre verdi al collo, le addolcivano un look troppo sobrio. Il vestito tradiva una abbronzatura appena abbozzata e la presenza di un reggiseno bianco, senza fronzoli, ma un fisico longilineo, non valorizzato dalle ciabatte scure.
Io la guardai dritto negli occhi e lei, dopo un tempo che parve interminabile riecheggiando nel corridoio vuoto,... abbassò lo sguardo.
Le porte si chiusero... silenzio. occhi bassi.
Io premetti la fermata per impedire la ripartenza automatica. Silenzio. Occhi bassi.
Attesi e contai nella mia mente
cinque
quattro
tre
due
uno.
Poi le dissi: "lei puo' pensare quello che vuole di me, non mi importa. Ma se ferisce senza motivo sua nipote si comporta in modo ignobile.
Io non so e non mi interessa chi o perchè la abbia ferita. Non mi interessa se capisce le mie parole. Ma prima di dirmi che non so quello che dico, si informi. Il rispetto, io lo so, me lo sono guadagnato. Da chiunque. Sempre. Spero di essere stato chiaro. ".
Presi da una tasca dello zaino un libro che porto sempre con me. Un libro che amo di Adelphi, tutto sgualcito e e segnato dal tempo. Lo aprii , lo girai e le feci leggere due righe "il grande maestro degli scacchi, Kasparov, una volta disse : gli scacchi sono lo sport più violento che esista".
Alzo' lo sguardo ai miei occhi, rigida, fremente e bianca come un cencio.
A quel punto mi dicesi e ripetei "Un libro non reagisce, non improvvisa. E' immutabile e tranquillizzante. Quando si gioca a scacchi davvero, si accetta di perdere. Perdere tutto. Puo' essere d'accordo o no. Ma questa è la realtà. "
Aprii le porte automatiche e uscii.
Grazie a chi mi ha dato consigli in privato e pubblico. Sono estremamente interessanti e mentre li leggo oriento e apro nuove possibilità al racconto
darkwill@atomicmail.io
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Il cappuccino della mattina spande il suo aroma tutto intorno quando all'improvviso un urletto cristallino rompe il silenzio: "evviva zia siamo iscritte!!!!!!!!! ". Viene dalla reception.
Una voce profonda e stizzita subito risponde "come? e chi ti ha detto di iscrivermi? Ti ho già detto ieri sera che ho da leggere e io con quell'arrogante che chiamate Alex non voglio aver nulla a che fare. chi si crede di essere quello ? vuoi che dopo 20 anni debba imparare dal primo venuto come gestire una classe? Un pazzo esaltato che definisce tronfio 4 pezzettini di legno lo port più violento". E' evidentemente un commento su di me da parte della zia Claudia. Deve essere leggermente permalosa e suscettibile. Non si direbbe tanto carattere in una figura un po' "evanescente".
La risposta di Veronica è un semplice invito alla moderazione "zia, per favore .. ci sentono tutti. Se hai qualcosa parliamone con calma, in camera. ". E invece Claudia ancora più arrabbiata, quasi urlando, "smettila anche tu, io non so qui per farmi riprendere da una bambina". E platealmente si volta e se ne va verso la spiaggia.
Mi dispiace essere causa di fastidi, voglio bene a Veronica come ad una nipote un po' petulante, per quanto adesso cominci ad essere una donna con le sue forme ( e accidenti a me è minorenne e non posso guardarla ;-) )
Veronica, resasi conto che avevo ascoltato tutto, venne da me chiedendomi scusa tra le lacrime.
Io la consolai e le spiegai che sicuramente sua zia aveva una sua storia, un suo vissuto che la spingeva a fare delle critiche, per quanto sbagliate o offensive.
La sera feci tardi nella mia nuotata prima di cena e mentre stavo risalendo in camera in ascensore, quest'ultimo si fermò esattamente davanti a Claudia.
Indossava un abito lungo e floreale e uno chignon a forma di foglia di alloro le raccoglieva i capelli. Una collana con orecchini in pietre verdi al collo, le addolcivano un look troppo sobrio. Il vestito tradiva una abbronzatura appena abbozzata e la presenza di un reggiseno bianco, senza fronzoli, ma un fisico longilineo, non valorizzato dalle ciabatte scure.
Io la guardai dritto negli occhi e lei, dopo un tempo che parve interminabile riecheggiando nel corridoio vuoto,... abbassò lo sguardo.
Le porte si chiusero... silenzio. occhi bassi.
Io premetti la fermata per impedire la ripartenza automatica. Silenzio. Occhi bassi.
Attesi e contai nella mia mente
cinque
quattro
tre
due
uno.
Poi le dissi: "lei puo' pensare quello che vuole di me, non mi importa. Ma se ferisce senza motivo sua nipote si comporta in modo ignobile.
Io non so e non mi interessa chi o perchè la abbia ferita. Non mi interessa se capisce le mie parole. Ma prima di dirmi che non so quello che dico, si informi. Il rispetto, io lo so, me lo sono guadagnato. Da chiunque. Sempre. Spero di essere stato chiaro. ".
Presi da una tasca dello zaino un libro che porto sempre con me. Un libro che amo di Adelphi, tutto sgualcito e e segnato dal tempo. Lo aprii , lo girai e le feci leggere due righe "il grande maestro degli scacchi, Kasparov, una volta disse : gli scacchi sono lo sport più violento che esista".
Alzo' lo sguardo ai miei occhi, rigida, fremente e bianca come un cencio.
A quel punto mi dicesi e ripetei "Un libro non reagisce, non improvvisa. E' immutabile e tranquillizzante. Quando si gioca a scacchi davvero, si accetta di perdere. Perdere tutto. Puo' essere d'accordo o no. Ma questa è la realtà. "
Aprii le porte automatiche e uscii.
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