Le trombate di Ines

di
genere
incesti

Mi tiro su i pantaloni, ho ancora un suo collant fasciato sul cazzo che ha assorbito ben bene la mia sborra “vado”.
Ines arriva di corsa nuda dal cesso. Ha ancora un pezzo di carta igienica infilato nel culo. Come sempre dopo un buon sesso anale deve andare a colare in bagno. Del resto si sa che la stimolazione del retto provoca queste cose. Lei, del resto, ama così tanto farlo nel culo che avere una diarrea quasi perenne non pare disturbarla troppo.
“Amore ma te ne vai già? Abbiamo già finito?”.
“Per oggi basta” ribadisco deciso chiudendo la zip dei pantaloni e facendo definitivamente sparire il mio grosso cazzo.
“Qualcosa che non va?” mugola la baldracca ancheggiando il corpo nudo.
“No”.
“Che delusione” dice cercando di denigrarmi e provocare la mia reazione.
“O Ines cazzo, sono arrivato alle due, sono le quattro, tolti i pochi minuti per spogliarmi vuol dire che ti ho trombata per minimo un ora e mezza, non mi pare poco. Ti ho riempita davanti e dietro cosa vuoi di più…?”
“Ma di solito dopo facciamo il secondo round”.
“Oggi no, non mi va, ti spiace?”.
“Non ti piaccio più, non ti piace più la tua vacca?”.
Non voglio offenderla ma in effetti dopo tre mesi di monta settimanale la milfona mi ha un po’ stufato. È come mangiare una carbonara. A me piace la carbonara, ne vado ghiotto ma se oggi mi dai carbonara, domani anche, dopodomani ancora…dopo un po’ è chiaro che dici “ancora sta cazzo di carbonara”.
Parliamoci chiaro. Ines non è bella, faccia da cozza, magra, tette piccole gambe un po’ troppo da gallina. Uno non va con Ines perché dice “wow che figa” assolutamente no, uno si fa Ines perché è di quei vacconi che non dicono mai di no, tutto li. Non c’è amore, non c’è attrazione, c’è solo la consapevolezza che quando hai le palle gonfie di sborra Ines è pronta ad aprire le gambe.
“Non ti bastano le trombate con tuo figlio” le dico.
Mi ride in faccia “lascia stare, lo sai che Marco fa quello che può, del resto la voglia non basta se la natura non ti ha dato la giusta dotazione” sorride.
“Beh l’hai cagato tu, dovevi farlo col cazzo più grosso, io che ci posso fare. Potevi farti ingravidare da un watussi con mezzo metro di cazzo”.
Sorride. Probabilmente sta immaginando l’africano con una pertica marrone da paura.
“Ti assicuro che c’è la mette tutta. La sera arriva in camera da letto, tutto carico. Comincia a sparare qualche stupidaggine tipo -adesso ti apro in due porcona o ti apro come una cozza-. Poi nulla, mi metto a pecorina, lui lo infila nel culo si fa la sua pompata da due minuti, viene e se ne va a dormire”.
“Sempre nel culo?”.
“Si. La sua idea è di sfondarmi il culo per sfogarsi e sottomettermi” ride.
“Una bella pretesa con una madre larga come un tunnel”.
Si china in avanti, si mette le mani sulle piccole chiappe, le apre e mi mostra il cerchio rosso di carne con l’enorme buco nero spanato. “Ormai dopo che mi hai sverginata dietro con la tua mazza il suo quasi non lo sento”.
“Per forza ci passano due dita senza spingere” rido.
“Me le vuoi mettere tu? Le dita?”.
“No devo andare, te l’ho detto…” non voglio toccarla, so che basterebbe poco per eccitarmi e lo tirerei di nuovo fuori. Ma non voglio, voglio andare.
Si toglie le mani dal culo, mi fissa, la sua espressione cambia. “Mi stai lasciando vero?”.
“Temo di si” annuisco.
“Che bastardo!” urla. Fa per darmi uno schiaffo, mi scanso, la mano va a vuoto, lei si sbilancia e cade a terra lunga vicino al letto, gambe larghe, fica spalancata in bella vista.
“Se resti così fin che non torna tuo figlio vedrai come ti tromba”.
“Ma vaffanculo bastardo!” ribatte rialzandosi.
Inizia a piangere “perché, perché mi lasci?”.
“Ho altre donne da scopare ti basta?”.
“No, no perché lo so che continui ad andare a letto con tua zia Luisella. Lei me lo racconta sai. Appena siete soli la monti. Anche se arrivi da un pomeriggio passato con qualche porca la forza di farti tua zia la trovi sempre, la cerchi sempre…perché io no?”.
“Ines parliamoci chiaro, mia zia Luisella ha due tette da paura, ha un istinto naturale nel porsi a un maschio, le calze giuste, le mosse giuste… a te ho chiesto una volta di mettere le autoreggenti per stuzzicarmi un po’ e ti sei messa delle calze ridicole che erano tutto meno che sexy”.
“Avevo solo quelle. Non uso le calze e raramente i collant, che ci posso fare?”.
“Ecco vedi. Invece Luisella le mette con una tale naturalezza che non puoi non sentirlo venire duro quando la guardi. Vedi, forse è quello, mia zia nasce naturalmente troia, tu FAI la troia, è diverso.
Tutto meccanico, falso… Alla fine te ne stai lì a pecora, io ti monto, tu vieni, io pure… Alla lunga mi annoio”.
“Non è colpa mia se sono cresciuta in una famiglia molto pudica e poi ho sposato un uomo per bene che faceva poco e nulla a letto…Ho dovuto passare i 50 per sentire quanto sia bello scopare, il sesso anale, venire col sedere…”.
“Si ma non sono io il tipo giusto per educarti. Sono giovane, sano, dotato e mi scopo più donne possibile, tu mi limiti…”.
“Quindi ho capito bene, adesso non stai andando a casa, vai a farti un’altra donna?”.
Annuisco.
“Che bastardo schifoso”.
“Mi spiace, fattene una ragione” esco dalla camera da letto.
“Ma si, vai vai, vattene…” borbotta buttandosi sul letto in lacrime.

Scendo di sotto, esco in giardino. Passi pesanti dietro di me…arriva di corsa, tutta nuda e trafelata. La corsetta con le tette al vento sembra la cosa più peccaminosa che abbia mai fatto in vita sua. Mi raggiunge, fiato corto, mi fissa un attimo e riprende fiato. “A te piacciono le vecchie vero?”.
La fisso un po’ perplesso. Uno perché non è vero. A me piacciono di ogni età, vecchie compresse. È un po’ diverso. Due perché nemmeno due settimane fa mi sono scopato sua zia Franca, settantenne vacca e tettona, quindi la risposta mi pare scontata.
“E se fosse?”.
“E se io…insomma ti trovassi una vecchia?”.
“No fammi capire se ho capito Ines?”.
“Una vecchia. Una come piace a te, vecchia, grassa, con le poppe gonfie a cui puoi fare quello che vuoi. Ti piacerebbe?”.
“Quindi se adesso dico si tu mi trovi una vecchia baldracca che me la da? Che fai la paghi? La affitti?”.
Lei resta seria “mia madre” dice secca.
Mi viene da massaggiarmi il cazzo “cioè tu puoi farmi fottere tua madre? La nonna di Marco? E che fai glielo ordini?”.
“No ma la conosco bene. So come mettere giù la cosa. Fai come ti dico e finirai a letto con lei. Ti va?”.
“Merita la vecchia?” domando.
“Vieni dentro che te lo mostro”.

Rientriamo. Cerca con affanno un album di foto, lo trova, lo sfoglia. “Questa è lei due anni fa che ne dici?”.
Mi studio la foto. Capelli rossastri, grassoccia, tette abbondanti che spingono sotto al golfino, gambe coperte fino a metà coscia, calze nere di nylon, tacchi bassi”.
“L’aria del troione un po’ c’è l’ha -sorrido- peccato che non hai foto nude”.
Adesso sorride lei. “E invece una c’è l’ho”.
Si mette a ravanare in quella che sembra una tasca nascosta in fondo all’album, ne appare una polaroid. Me la porge.
C’è la donna, la stessa di prima, con parecchi anni di meno ma è certamente lei. Tettone in bella vista, gran bosco scuro. “E questa dov’è gliel’hai fatta?”.
“Gliel’ha fatta mia zia”.
“Intendi zia Franca, sua sorella, quella che mi sono trombato?”.
“Si”.
“È il motivo scusa?”.
“Non lo capisci da solo?”.
“Ho qualche idea ma dimmelo tu” sorrido massaggiandomi il cazzo.
“Sono lesbiche. Lo fanno da quando sono diventate vedove. Prima ha iniziato zia Franca avendo rapporti con la figlia Miriam…”
“Altra gran troia” commento con cognizione di causa, avendo chiavato anche lei.
“Si due troie. Poi le due vecchie mia madre Gloria e zia Franca hanno iniziato a parlare di questa cosa. Franca ha iniziato a portarle a casa dei vibratori, falli di gomma, ovetti, roba così. A toccarsi, leccarsi….capito?”.
“Ummm mi piace già più di te la mamma”.
“Stronzo” sbuffa lei.
“Scherzavo. Dai mi piace la nonna, mi sta già vendendo gonfio, un giro lo farei volentieri”.
“Ne sono felice” annuisce Ines mettendomi una mano sul pacco duro.
“E quale sarebbe il prezzo del, diciamo, biglietto per la nonna?”.
“Che sarai il mio amante per sempre. Non mi molli, verrai da me una volta a settimana, mi farai godere, mi farai tutto quello che vuoi, mi farai il tuo cazzone sempre…”.
“Un impegno un po’ a lungo termine mi pare”.
“Ti sto dando mia madre ti pare poco?”.
Ci pensò un attimo “due appuntamenti al mese, senza Marco. Vengo a cena e andiamo a letto dopo cena fino al mattino solo io e te. Che te ne pare?”.
“Due volte al mese? Hai davvero così tanti impegni?”.
“Si -sorrido orgoglioso- e in più posso dire al mio amico Paul di passare ogni tanto anche lui. Che ne dici?”.
“Mi sento quasi come una che va a puttane. Praticamente ti sto pagando per scoparmi”
“L’idea è quella credo. Però ho anche una condizione. Voglio scoparvi assieme”.
“Cosa?”.
“Tu e tua madre, la vecchia. Vi voglio fare assieme, farvi lesbicare fra di voi, montarvi a turno mentre vi leccate le fiche, farvi leccare assieme il mio uccello con le vostre lingue che si toccano, che si scambiano il mio sperma…”.
“Che pervertito che sei”.
“Lo so, è questo che me lo fa venire duro” e apro la patta facendolo uscire bello gonfio a prendere una boccata d’aria.
Lei lo fissa golosa.
“Questo è l’altro benefit se ti interessa. Me l’hai fatto tornare duro…se ti interessa”.
Sorride “amore mio sono già nuda e pronta, che vuoi di più”.
Si china in avanti, lo prende in bocca, inizia un pompino, il meglio del suo meglio (che non è molto diciamolo pure, per le pompe ci vuole passione e qui non c’è).
“Andiamo di sopra caro?” domanda quando è convinta sia gonfio a sufficienza.
“Si ma porta la foto della vecchia. La voglio guardare mentre ti monto”.
“Tutto ciò che vuoi amore, basta avere il tuo gran pisello” ride la milfona tutta felice, prende la foto, sale le scale e si mette a pecora sul letto agitando il culo.
Fantasia zero come al solito ma ormai ci sono abituato. Prendiamo quel che passa il convento. Il buco del culo è già spalancato, quella della fica bello umido e spanato. Ci entro dentro con decisione e la monto mentre urla come una vacca a cui tirano il latte…

Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-30
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