Mim'
di
Bastino9
genere
etero
Quel giovedì di luglio uscii anticipatamente dal laboratorio dove facevo l’apprendista sarta, alle due del pomeriggio faceva un caldo umido opprimente ed avrei dovuto fare a piedi quasi due chilometri per tornare a casa. All’angolo della piazza c’era un tipo che da diversi giorni sostava seduto su una panchina, non so perché ma avevo la sensazione che lui aspettasse me però non mi importunava.
Non me ne importò più di tanto mi misi in marcia passando vicino alla panchina, il suo sguardo mi fissava intensamente ma tirai diritta senza rispondere al suo semplice “ciao”.
Per tutta la settimana il tipo continuava a sedersi sulla stessa panchina ed aspettava che uscissi dal lavoro salutandomi sempre con il suo “ciao”.
Il sabato finii di lavorare a mezzogiorno e prima di tornare a casa feci un giro per il mercato.
Tornai indietro e con stupore vidi che c’era lui seduto sulla solita panchina e come sempre: “Ciao”. ma questa volta si alzò e si avvicinò:
-mi chiamo Tito, se vuoi ti do un passaggio con il mio motorino, sai fa troppo caldo per camminare a piedi.
Lo guardai ricevendo un sorriso accattivante, risposi alla sua domanda
- mi chiamo Mimì
- Mimì che bello, come quello della Bohème,
lo guardai stupita
-M.: Oh!!! sei molto spiritoso o mi vuoi prendere per il….c..,
-T.: assolutamente no è sono un riferimento cortese, comunque vuoi il passaggio? Oppure mi sono fatto una settimana di inutili appostamenti?
-M.: dai andiamo, oggi ho anche la borsa piena.
Tito andò a prendere il suo mezzo e tornò rapido con una bella moto potente.
-M.: madonna! e come faccio a salire con la borsa e la gonna corta?
-T.: dai su! metti la borsa nel bauletto poi metti il piede sul predellino prendi lo slancio apri le gambe e siediti
-M.: non mi sento convinta e non mi sento sicura
-T.: è difficile salire? Basta che apri le cosce bene e siediti comoda, quando partiamo le tue braccia devono stringermi i fianchi; tutto chiaro? andiamo!!
-M.: Tito ma non ci schiantiamo? Sai portare questa moto?…
-Tito.: ma lo sai che quando sei agitata e curiosa sei molto più carina
-M.: senti bello!!! inutile fare tutto questo fracasso per averla ma non te la do,
-T.: te l’ho chiesta? Se la volevo venivo con il “traino” che abbiamo in campagna, fai presto dammi l’indirizzo.
Si partì di botto, come una disperata le braccia strinsero i suoi fianchi senti la sua voce nel casco che gridava,
-T.: non restare dritta come una mazza, segui il movimento del mio corpo nelle curve, segui il mio corpo.
Mi attaccai a lui come l’edera al muro finalmente arrivammo sotto casa appena la moto si fermò mi catapultai sulla strada mentre lui parcheggiava la moto, venendo verso di me vidi la patta del pantalone gonfia.
-T.: dimmi che ti sei strizzata ma ti è piaciuto, dimmelo sinceramente
-M.:si hai fatto due curve che mi sembrava di cadere e mi sono scappate due gocce di pipì. Che cavolo ridi.
-T.: la prossima volta facciamo questa strada di notte allora non farai solo due gocce.
Io e Tito salimmo a casa lui mi chiese se vivessi da sola, gli risposi no con mia madre ho fratello molto più grande di me, lui se ne andato a Londra avendo sposato una ragazza inglese ma sono tre anni che non viene, l’anno venturo avrò diciotto anni e vado a trovarlo.
Lui era alle mie spalle quando mi girai me lo trovai appiccicato a me viso a viso, mi afferra il viso mi sbatte la lingua in bocca, le mani si infilarono sotto la maglietta strizzandomi i capezzoli.
-M.:Tito non ho mai fatto sesso nemmeno per gioco, sono vergine
-T.: Mimì faremo tutto quello che ti senti di fare ci divertiremo ma ti lascerò intatta, ma ci divertiremo.
Mi sfilò la maglietta mettendo all’aria aperte le tette con le areole ed i capezzoli turgidi, mi abbrancò per la vita e sollevandomi mi piazzò sul top della cucina, poi fu facile tirarmi via la gonna ed il tanga.
Era la prima volta che un ragazzo mi aveva messa nuda, mi sentivo terribilmente a disagio ma ero eccitata alla grande, Tito cominciò a baciarmi sulla bocca lungo il corpo, la sua lingua scivolava lenta sulle mammelle mentre mi facevano male i capezzoli.
Tito fece un passo indietro per guardarmi,
-T.: sei uno spettacolo di figa adesso quando sarai donna uno schianto.
Rapido si accostò mi slargò le gambe affondando la testa sulla vulva leccandola in tutti i modi, mordendo le grandi labbra ed infine il mio clitoride gonfio, non resistetti cominciando a sbattermi come una farfalla impazzita mentre lui continuava a torturami dandomi un piacere nuovo.
Su quel pianale della cucina a diciassette anni ebbi il mio primo orgasmo.
Tito mi prese ancora confusa e sbavante per il piacere provato mi stese sul pavimento prona si distese su di me sentii il suo membro tra le gambe che si muoveva lento, si infilava tra le natiche con un dolce su e giù, mi piaceva sentire il suo pene duro e scivoloso che passava sull’ano.
Una sensazione piacevole fino a quando lui non mi slargò le natiche mostrando la rosa dell’ano violandola con una spinta forte e continua, non potei non gridare; non era più piacere ma un dolore immenso.
Tito mi aveva sverginata.
-M.: sei un bastardo mi avevi fatto una promessa e non l’hai mantenuta. Non mi avrai mai più.
-T.: Sei rimasta intonsa quello ti avevo promesso e quello ho mantenuto.
Cosi dicendo cominciò a muoversi dentro di me il dolore si era attutito e quello scivolare su e giù dentro e fuori mi dava diletto, quando Tito si voleva scatenare ci posizionavamo su di un fianco così la posizione ci permetteva libertà di movimenti, la sua eccitazione dura ma appagata lo spingeva a sollecitare il mio godimento quando Tito mi riempì del suo sperma lo raggiunsi nuovamente.
Furono i mesi più belli appaganti ed esigenti perché volevo da Tito tutto e di più, c’era una magnifica intesa tra noi, facevano tutti i giochi anche quelli un po' ai limiti come ricevere il suo pene oltre la gola.
Lui quando me lo dava nella bocca spingeva sempre più in fondo ma inizialmente non lo sopportavo fino a che non trovai il sistema, quando Tito spinse il glande esclamò “Cazzo Mimì!!”
La prima volta fu complicata come quando Tito mi sverginò l’ano dopo non sentivamo il bisogno della vagina.
La mia gola era diventata la su vulva
Nella vita tutto ha un inizio ed una fine quando Tito partì per Marsiglia la storia divenne un ricordo.
Sono passati dieci anni a volte Tito torna nei miei ricordi con un rammarico non avergli chiesto di fare un figlio, ma poi mi dico sarebbe stata una follia.
Partito lui partii anche io venni in città, all’inizio fu dura ma ci sono riuscita non la diedi a nessuno tra loro non c’era l’uomo dei miei sogni.
Sono passati gli anni mi sono arroccata a non darla se non a chi voglio, adesso temo di restare zitella vergine.
Voglio trovare uno stallone per farci un figlio ma per tanti stalloni bianchi, neri meticci provati nessuno è stato come lo voglio forse aspetterò un alieno.
La giornata oggi è moscia dico alla mia collega che sorride dillo alla fine del turno.
-Ma.: mi chiamo Mateo vorrei chiedere un’informazione
-Mi.: Senza guardarlo con aria annoiata chiesi: dica,
-Ma.: devo parlare con la segreteria del personale
-Mi.: deve andare all’ingresso e chieda là
-Ma.: certo che si è sprecata molto nelle risposte
-MI.: non lo faccio finire di parlare. Questa è l’accettazione per prenotazioni visite, pagamenti ticket, per l’altro vada in portineria e non è la giornata giusta né per lei né per me. Bye.
La collega si gira verso di me e mi dice hai visto che la giornata si presente vivace almeno ti si è presentato un mreticio da sballo.
Un marcantonio di abbondante altezza con un fisico proporzionato, come arriva l’ascensore si infila nella cabina e non mi da tempo di entrare anch’io, dico fa me e me: un altro buzzurro.
Come se fosse tutto preordinato devo uscire ancora per andare al super market, faccio rapidamente gli acquisti e vado alla cassa mi precede un marcantonio di abbondante altezza con un fisico proporzionato.
”Cazzo” mi dico questo è lo “stalker”di stamattina, infatti lo trovo dinanzi all’ascensore di casa ma questa volta si gira
-:Ma.: posso offrirle un passaggio?
-Mi.: mi dispiace per questa mattina, sono stata scorbutica mi vuole scusare
-Ma.: nessun problema, siamo vicini di casa nonché forse colleghi lavoro sono un amministrativo in contabilità
-Mi.: non mi dica che lei è quello che fa la mia busta paga? Perché non ci metti uno zero in più?
-Ma.: due zeri uno per te ed una per me poi il fugone in Martinica dai miei nonni. Vogliamo cenare insieme?
Finiamo a casa sua tenuta in ordine e pulita cosa che non sempre si trova in abitazione di un uomo single,
-Ma.: ti stai chiedendo come mai è ordinata e pulita? Io non c’entro, tre giorni a settimana viene una mia conterranea della Martinica quasi lontana parente che fa la colf ad ore e poi si cura delle famiglie dove ci sono anziani
-Mi.: che culo che hai avuto, vorrei trovare anch’io un colf per una senza famiglia che mi tenga la mia casa a specchio e profumata.
La cena finisce tra una risata ed ammiccamenti vado via ma prima lo invito a casa mia per il fine settimana.
Comincia il feelling con Mateo, ma non mi sono sbilanciata perché non sono sicura, una ex avventura col vicino di casa non è proprio una cosa positiva.
-Ma.: se ti proponessi una serata particolare?
-Mi.: tipo?
-Ma.: full immersion caraibico? È un locale frequentato soprattutto da caraibici ma non mancano altri, si sta diffondendo la voce ne vengono sempre di più. Ti piace la musica di Peter Tosh Bob Marley and Bunny Wailer
-Mi.: certo, mi stuzzica. Portami!.
Venerdì siamo andati e tornati a casa verso l’alba avanzata io ero fumata e portata su da un rhum particolare in quanto originale.
Ci siamo svegliati insieme nel mio letto dopo mezzogiorno avanzato quando abbiamo cominciato a riprenderci naturalmente mi sono abbarbicata a Mateo.
Non è stato solo un bacio ma molto di più: una dichiarazione.
Balci dolci, appassionati, caldi mentre Mateo mi porta verso il godimento giocando con i mei capezzoli succhiandoli, leccandoli, torturandoli mentre io mi torco come una serpe.
Lui sa del mio limite ma intuisce che ora sto per cedere la consumazione sarà completa.
È umida anzi madida e quando Mateo comincia a giocare con la mia vulva il mio non è un grido ma una specie di urlo di liberazione, mi sento libera, mi scivola dentro rapido per restare immobile ma lo sento pulsare, mi arrapo di brutto e lui pronto mi scopa. Sono appagata ad ogni suo colpo, i movimenti ora rapidi ora in modo lento così che io possa provare piacere, il piacere del bastone, abbrancai i suoi fianchi con le mie gambe per fare esplodere l’orgasmo. Continua a resistere poi nel finale torrido lo sento eiaculare godo con lui. Restiamo l’uno su l’altra un sandwich umano. Riparte in entrambi il desiderio. Non è la voglia grezza di sesso ora si cerca il piacere, il suo pene barzotto me lo godo con la lingua nella bocca quando lui lo spinge non lo respingo il glande si fa strada e sbavo.
Così rilassati accetto che Mateo mi sodomizzi: che goduria.
Nella mia libidine un flash illumina il souvenir di Tito, Mateo è lui
Ora i miei ricordi si sciolgono senza rimpianti, nel flebile sussurro c’era solo un nome Mateo e questo lo faceva addolcire e la sua eiaculazione è il legame tra noi due.
Il tempo scivola siamo paghi di aver fatto una famiglia meticcia che non ha attenuato il desiderio di sesso fatto sia nella pienezza dei sensi che in un sognante distacco dopo una fumata quando la Ganja di Montego Bay fa effetto.
Non me ne importò più di tanto mi misi in marcia passando vicino alla panchina, il suo sguardo mi fissava intensamente ma tirai diritta senza rispondere al suo semplice “ciao”.
Per tutta la settimana il tipo continuava a sedersi sulla stessa panchina ed aspettava che uscissi dal lavoro salutandomi sempre con il suo “ciao”.
Il sabato finii di lavorare a mezzogiorno e prima di tornare a casa feci un giro per il mercato.
Tornai indietro e con stupore vidi che c’era lui seduto sulla solita panchina e come sempre: “Ciao”. ma questa volta si alzò e si avvicinò:
-mi chiamo Tito, se vuoi ti do un passaggio con il mio motorino, sai fa troppo caldo per camminare a piedi.
Lo guardai ricevendo un sorriso accattivante, risposi alla sua domanda
- mi chiamo Mimì
- Mimì che bello, come quello della Bohème,
lo guardai stupita
-M.: Oh!!! sei molto spiritoso o mi vuoi prendere per il….c..,
-T.: assolutamente no è sono un riferimento cortese, comunque vuoi il passaggio? Oppure mi sono fatto una settimana di inutili appostamenti?
-M.: dai andiamo, oggi ho anche la borsa piena.
Tito andò a prendere il suo mezzo e tornò rapido con una bella moto potente.
-M.: madonna! e come faccio a salire con la borsa e la gonna corta?
-T.: dai su! metti la borsa nel bauletto poi metti il piede sul predellino prendi lo slancio apri le gambe e siediti
-M.: non mi sento convinta e non mi sento sicura
-T.: è difficile salire? Basta che apri le cosce bene e siediti comoda, quando partiamo le tue braccia devono stringermi i fianchi; tutto chiaro? andiamo!!
-M.: Tito ma non ci schiantiamo? Sai portare questa moto?…
-Tito.: ma lo sai che quando sei agitata e curiosa sei molto più carina
-M.: senti bello!!! inutile fare tutto questo fracasso per averla ma non te la do,
-T.: te l’ho chiesta? Se la volevo venivo con il “traino” che abbiamo in campagna, fai presto dammi l’indirizzo.
Si partì di botto, come una disperata le braccia strinsero i suoi fianchi senti la sua voce nel casco che gridava,
-T.: non restare dritta come una mazza, segui il movimento del mio corpo nelle curve, segui il mio corpo.
Mi attaccai a lui come l’edera al muro finalmente arrivammo sotto casa appena la moto si fermò mi catapultai sulla strada mentre lui parcheggiava la moto, venendo verso di me vidi la patta del pantalone gonfia.
-T.: dimmi che ti sei strizzata ma ti è piaciuto, dimmelo sinceramente
-M.:si hai fatto due curve che mi sembrava di cadere e mi sono scappate due gocce di pipì. Che cavolo ridi.
-T.: la prossima volta facciamo questa strada di notte allora non farai solo due gocce.
Io e Tito salimmo a casa lui mi chiese se vivessi da sola, gli risposi no con mia madre ho fratello molto più grande di me, lui se ne andato a Londra avendo sposato una ragazza inglese ma sono tre anni che non viene, l’anno venturo avrò diciotto anni e vado a trovarlo.
Lui era alle mie spalle quando mi girai me lo trovai appiccicato a me viso a viso, mi afferra il viso mi sbatte la lingua in bocca, le mani si infilarono sotto la maglietta strizzandomi i capezzoli.
-M.:Tito non ho mai fatto sesso nemmeno per gioco, sono vergine
-T.: Mimì faremo tutto quello che ti senti di fare ci divertiremo ma ti lascerò intatta, ma ci divertiremo.
Mi sfilò la maglietta mettendo all’aria aperte le tette con le areole ed i capezzoli turgidi, mi abbrancò per la vita e sollevandomi mi piazzò sul top della cucina, poi fu facile tirarmi via la gonna ed il tanga.
Era la prima volta che un ragazzo mi aveva messa nuda, mi sentivo terribilmente a disagio ma ero eccitata alla grande, Tito cominciò a baciarmi sulla bocca lungo il corpo, la sua lingua scivolava lenta sulle mammelle mentre mi facevano male i capezzoli.
Tito fece un passo indietro per guardarmi,
-T.: sei uno spettacolo di figa adesso quando sarai donna uno schianto.
Rapido si accostò mi slargò le gambe affondando la testa sulla vulva leccandola in tutti i modi, mordendo le grandi labbra ed infine il mio clitoride gonfio, non resistetti cominciando a sbattermi come una farfalla impazzita mentre lui continuava a torturami dandomi un piacere nuovo.
Su quel pianale della cucina a diciassette anni ebbi il mio primo orgasmo.
Tito mi prese ancora confusa e sbavante per il piacere provato mi stese sul pavimento prona si distese su di me sentii il suo membro tra le gambe che si muoveva lento, si infilava tra le natiche con un dolce su e giù, mi piaceva sentire il suo pene duro e scivoloso che passava sull’ano.
Una sensazione piacevole fino a quando lui non mi slargò le natiche mostrando la rosa dell’ano violandola con una spinta forte e continua, non potei non gridare; non era più piacere ma un dolore immenso.
Tito mi aveva sverginata.
-M.: sei un bastardo mi avevi fatto una promessa e non l’hai mantenuta. Non mi avrai mai più.
-T.: Sei rimasta intonsa quello ti avevo promesso e quello ho mantenuto.
Cosi dicendo cominciò a muoversi dentro di me il dolore si era attutito e quello scivolare su e giù dentro e fuori mi dava diletto, quando Tito si voleva scatenare ci posizionavamo su di un fianco così la posizione ci permetteva libertà di movimenti, la sua eccitazione dura ma appagata lo spingeva a sollecitare il mio godimento quando Tito mi riempì del suo sperma lo raggiunsi nuovamente.
Furono i mesi più belli appaganti ed esigenti perché volevo da Tito tutto e di più, c’era una magnifica intesa tra noi, facevano tutti i giochi anche quelli un po' ai limiti come ricevere il suo pene oltre la gola.
Lui quando me lo dava nella bocca spingeva sempre più in fondo ma inizialmente non lo sopportavo fino a che non trovai il sistema, quando Tito spinse il glande esclamò “Cazzo Mimì!!”
La prima volta fu complicata come quando Tito mi sverginò l’ano dopo non sentivamo il bisogno della vagina.
La mia gola era diventata la su vulva
Nella vita tutto ha un inizio ed una fine quando Tito partì per Marsiglia la storia divenne un ricordo.
Sono passati dieci anni a volte Tito torna nei miei ricordi con un rammarico non avergli chiesto di fare un figlio, ma poi mi dico sarebbe stata una follia.
Partito lui partii anche io venni in città, all’inizio fu dura ma ci sono riuscita non la diedi a nessuno tra loro non c’era l’uomo dei miei sogni.
Sono passati gli anni mi sono arroccata a non darla se non a chi voglio, adesso temo di restare zitella vergine.
Voglio trovare uno stallone per farci un figlio ma per tanti stalloni bianchi, neri meticci provati nessuno è stato come lo voglio forse aspetterò un alieno.
La giornata oggi è moscia dico alla mia collega che sorride dillo alla fine del turno.
-Ma.: mi chiamo Mateo vorrei chiedere un’informazione
-Mi.: Senza guardarlo con aria annoiata chiesi: dica,
-Ma.: devo parlare con la segreteria del personale
-Mi.: deve andare all’ingresso e chieda là
-Ma.: certo che si è sprecata molto nelle risposte
-MI.: non lo faccio finire di parlare. Questa è l’accettazione per prenotazioni visite, pagamenti ticket, per l’altro vada in portineria e non è la giornata giusta né per lei né per me. Bye.
La collega si gira verso di me e mi dice hai visto che la giornata si presente vivace almeno ti si è presentato un mreticio da sballo.
Un marcantonio di abbondante altezza con un fisico proporzionato, come arriva l’ascensore si infila nella cabina e non mi da tempo di entrare anch’io, dico fa me e me: un altro buzzurro.
Come se fosse tutto preordinato devo uscire ancora per andare al super market, faccio rapidamente gli acquisti e vado alla cassa mi precede un marcantonio di abbondante altezza con un fisico proporzionato.
”Cazzo” mi dico questo è lo “stalker”di stamattina, infatti lo trovo dinanzi all’ascensore di casa ma questa volta si gira
-:Ma.: posso offrirle un passaggio?
-Mi.: mi dispiace per questa mattina, sono stata scorbutica mi vuole scusare
-Ma.: nessun problema, siamo vicini di casa nonché forse colleghi lavoro sono un amministrativo in contabilità
-Mi.: non mi dica che lei è quello che fa la mia busta paga? Perché non ci metti uno zero in più?
-Ma.: due zeri uno per te ed una per me poi il fugone in Martinica dai miei nonni. Vogliamo cenare insieme?
Finiamo a casa sua tenuta in ordine e pulita cosa che non sempre si trova in abitazione di un uomo single,
-Ma.: ti stai chiedendo come mai è ordinata e pulita? Io non c’entro, tre giorni a settimana viene una mia conterranea della Martinica quasi lontana parente che fa la colf ad ore e poi si cura delle famiglie dove ci sono anziani
-Mi.: che culo che hai avuto, vorrei trovare anch’io un colf per una senza famiglia che mi tenga la mia casa a specchio e profumata.
La cena finisce tra una risata ed ammiccamenti vado via ma prima lo invito a casa mia per il fine settimana.
Comincia il feelling con Mateo, ma non mi sono sbilanciata perché non sono sicura, una ex avventura col vicino di casa non è proprio una cosa positiva.
-Ma.: se ti proponessi una serata particolare?
-Mi.: tipo?
-Ma.: full immersion caraibico? È un locale frequentato soprattutto da caraibici ma non mancano altri, si sta diffondendo la voce ne vengono sempre di più. Ti piace la musica di Peter Tosh Bob Marley and Bunny Wailer
-Mi.: certo, mi stuzzica. Portami!.
Venerdì siamo andati e tornati a casa verso l’alba avanzata io ero fumata e portata su da un rhum particolare in quanto originale.
Ci siamo svegliati insieme nel mio letto dopo mezzogiorno avanzato quando abbiamo cominciato a riprenderci naturalmente mi sono abbarbicata a Mateo.
Non è stato solo un bacio ma molto di più: una dichiarazione.
Balci dolci, appassionati, caldi mentre Mateo mi porta verso il godimento giocando con i mei capezzoli succhiandoli, leccandoli, torturandoli mentre io mi torco come una serpe.
Lui sa del mio limite ma intuisce che ora sto per cedere la consumazione sarà completa.
È umida anzi madida e quando Mateo comincia a giocare con la mia vulva il mio non è un grido ma una specie di urlo di liberazione, mi sento libera, mi scivola dentro rapido per restare immobile ma lo sento pulsare, mi arrapo di brutto e lui pronto mi scopa. Sono appagata ad ogni suo colpo, i movimenti ora rapidi ora in modo lento così che io possa provare piacere, il piacere del bastone, abbrancai i suoi fianchi con le mie gambe per fare esplodere l’orgasmo. Continua a resistere poi nel finale torrido lo sento eiaculare godo con lui. Restiamo l’uno su l’altra un sandwich umano. Riparte in entrambi il desiderio. Non è la voglia grezza di sesso ora si cerca il piacere, il suo pene barzotto me lo godo con la lingua nella bocca quando lui lo spinge non lo respingo il glande si fa strada e sbavo.
Così rilassati accetto che Mateo mi sodomizzi: che goduria.
Nella mia libidine un flash illumina il souvenir di Tito, Mateo è lui
Ora i miei ricordi si sciolgono senza rimpianti, nel flebile sussurro c’era solo un nome Mateo e questo lo faceva addolcire e la sua eiaculazione è il legame tra noi due.
Il tempo scivola siamo paghi di aver fatto una famiglia meticcia che non ha attenuato il desiderio di sesso fatto sia nella pienezza dei sensi che in un sognante distacco dopo una fumata quando la Ganja di Montego Bay fa effetto.
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