Un calcio alla sfortuna 1

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incesti

Un calcio alla sfortuna 1
Mi scuso per gli eventuali errori e per il mio modo di scrivere
Salve a tutti mi chiamo Alex ho 18 anni, ed è una settimana che mi trovo segregato in camera mia, cos’è successo? Beh era un anno che io e Monica stavamo insieme entrambi eravamo i primi fidanzati dell’altro inesperienza timidezza ci avevano fatto cominciare con calma il primo bacio a stampo dopo due mesi, poi via via sciogliendosi un po’ di più, arrivare a toccarsi o per meglio dire toccarla è stata un’impresa ben più dura.
Lei non mostrava iniziativa e spesso cercavo di prenderla io per lei quando la situazione lo permetteva, amavo toccare il suo corpo, a lei cominciava a piacere quando lo facevo, ma non riusciva a contraccambiare mai. L’ho conosciuta che si era appena trasferita in quartiere limitrofo e frequentava la stessa scuola, io in 4c lei in 3° stesso autobus condiviso per parte del tragitto dei suoi compagni che conoscevo bene e ci siamo trovati a frequentarci.
Mq quelle nuove amicizie pian piano come spesso succede ti portano a cambiare, Sandra è bellissima, molti dicevano sprecata per me non che sia brutto ma neanche Brad Pitt, forse avevo avuto la possibilità di frequentarla per prima e di piacerle, presto si fecero avanti delle ragazze snob della scuola, che strinsero amicizia con lei, da allora come la frequentazione aumentò Sandra sembrava più fredda distante, fino a quel fatico giorno.
Sandra mi aveva dato appuntamento al parco era periodo primaverile una giornata calda, Sandra la rendeva ancora più calda indossando un vestitino nuovo e leggero che le stava molto bene, mi avvicinai per abbracciarla ma lei mi fermò in malo modo, mi stava mollando, le sue amiche stavano frequentando un gruppo di neo universitari, che possedendo una macchina e permetteva loro di uscire dal solito tram tram cittadino, lei non voleva perdere quel giro di amicizie ed opportunità, fu inutile provare a parlarle si allontanò con uno sguardo freddo e irriverente, pregandomi di non contattarla più.
Per un attimo rimasi fermo li dov’ero, fermo a capire se era solo un incubo, a capire in cosa avevo sbagliato, io che cercavo di fare di tutto per lei, in effetti molti mi chiamavano il suo cagnolino, la rabbia e la frustrazione mi fecero presto salire un moto di rabbia, come un cane per un attivo avevo la bava alla bocca arrabbiato con me e non so che cosa, per essere stato cieco, per non aver capito la persona che pensavo mi amasse. In quell’impeto di ira calciai senza pensarci contro un paletto della luce in ferro, mi feci un male atroce, in quell’attimo di stupidità scagliai il cellulare a terra come volessi allontanare tutto da me.
Risultato zoppicante tornai a casa, perché non potevo chiedere aiuto a nessuno, e ciliegina facendo questo aggravai la lesione alla mia pinza ossea e a qualche tendine che avevano avuto la peggio in quello scontro. Per questo mi trovavo triste e recluso, senza cellulare (i miei visto come lo avevo trattato non vollero ricomprarmelo) con mia sorella Chiara 23 universitaria che si doveva prendere cura di me.
Ero in camera assorto nei miei pensieri quando Chiara entrò chiudendo la porta e si stesa sul letto con me, cercava spesso di tirarmi su, ma io con la grazia neandertaliana mi chiudevo in me, quel pomeriggio non era da meno ma al brusco risponderle di andare via che non volevo essere visto così, lei si rigirò dandomi le spalle portò con sé il mio polso per farsi abbracciare, stringendosi in quell’abbraccio a me in quell0intimo atto di confessione –sai Alex purtroppo ti capisco troppo, tu non lo sai ma è successo la stessa cosa a me, e tra il dolore dell’accaduto e la cattiveria quello che credevo amiche, non è stato facile, tutto poi però passa. Dobbiamo lasciare il rancore alle spalle, non dobbiamo farci condizionare Alex è ora di cominciare a reagire-
Mentre diceva ciò, raccontandomi altri episodi mi stringeva forte la mano al suo grembo, mentre mi lasciavo andare in pianto liberatorio, sulle sue spalle uniti in quel forte abbraccio fraterno, Chiara si girò dandomi un bacio sulla fronte stringendomi a sé, portando quel profumo che poteva parlare solo di lei, cercava si asciugarmi l gote coi pollici accarezzandomi il viso, non riuscendomi, mi tempestò di baci sugli zigomi e le guance come faceva quando ero molto piccolo per farmi placare.
Mentre io singhiozzante cercavo di placare il pianto lei stringendomi il viso forte tra le sue mani mi guardo con tenerezza continuando a massaggiarmi il viso, e provò con una terapia d’urto, si fiondò con un bacio intenso sulla mia bocca che provava a violare per esplorarla con la sua lingua, confuso e arrendevole la lasciai varcare mi abbandonai alle sue carezze al suo profumo, con una mano prese la mia e se la portò sul seno, e nel mentre che le mie dita cominciavano a prendere vita sul tessuto della t-shirt, il suo telefono squillò.
Ansante si staccò e rispose, riattaccando mi guardò, finalmente mi ero placato, ma ancora ero a pezzi, ragionò un attimo e disse –Scusa Alex avevo dimenticato che dovevo vedermi con un’amica per l’università, facciamo un patto se esci da questo stato di merda ricominciamo per un po' da dove siamo arrivati, ma se non ti impegni…a stasera- disse dandomi un bacio a stampo mentre usciva veloce dalla camera. Io incredulo cercavo di capire cos’era successo, di certo avevo smesso di piangere, mentre in bocca il sapore delle lacrime aveva preso il sapore delle labbra di mia sorella, dopo qualche minuto sentii il portone chiudersi e dopo qualche istante vidi Sara la nostra vicina che entrava col vassoio della puntura in mano con uno strano sorriso in faccia.
Quello a cui non avevo fatto caso è che la porta della mia camera che era stata chiusa quando Chiara era entrata, quando era uscita si trovava leggermente aperta, ma da lì a poco avrei capito cos’era successo…
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2026-05-15
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