Casting 5
di
Anna_83
genere
bondage
Il telefono squillò di nuovo quattro giorni dopo. Era Marco.
«Anna, domani alle 14. Stesso posto. Solo tu, Giulia e io. Niente trucchi, niente vestiti eleganti. Vieni vestita da brava ragazza: maglietta bianca, jeans, scarpe da ginnastica. Voglio vederti arrivare come la studentessa timida che in realtà non sei più.»
Riattaccò senza salutare. Sentii una stretta allo stomaco. Non era più solo eccitazione. Era umiliazione pura, quella che mi faceva bagnare contro la mia volontà. Sapevo che stava spingendo i limiti, e una parte di me voleva fermarsi… ma l’altra parte, quella più oscura, voleva essere spinta ancora più giù.
Il giorno dopo entrai nella stanza con il cuore in gola. Maglietta bianca semplice, jeans attillati, coda di cavallo alta che faceva risaltare i miei capelli rossi. Giulia era già lì, seduta sul divano con una maglietta nera e una gonna corta. Marco era in piedi, telecamere accese, luci fredde.
«Bene, la rossa timida è arrivata» disse Marco con un tono quasi divertito. «Spogliati. Lentamente. E mentre lo fai, raccontaci ad alta voce perché sei qui.»
Le mani mi tremavano mentre mi toglievo la maglietta. Le mie tette grosse strariparono fuori, pesanti e pallide, con le lentiggini sul décolleté.
«Sono qui… perché voglio fare questo film» mormorai, la voce bassa.
«Più forte. E di’ la verità.»
Deglutii. «Sono qui perché mi piace essere usata. Perché mi eccita farmi vedere nuda e scopata davanti alla telecamera.»
Mi slacciai i jeans, li feci scivolare giù insieme alle mutandine. Rimasi completamente nuda, le cosce strette, le mani che cercavano inutilmente di coprire le tette enormi.
Marco rise piano. «Guarda che corpo da troia che hai, Anna. Tette così grosse e pesanti… e quella figa già bagnata. Giulia, vieni qui.»
Giulia si avvicinò. Marco le parlò senza guardarmi.
«Spogliati anche tu. Poi mettiti dietro di lei e fai vedere alla telecamera quanto è troia la nostra amica rossa.»
Giulia obbedì. Le sue mani mi afferrarono da dietro, mi sollevarono le tette pesanti mostrandole alle telecamere.
«Guarda che tettone che ha» disse Marco, avvicinandosi. «Pesanti come quelle di una vacca. Dillo tu stessa, Anna.»
Mi bruciavano le guance. «Ho… ho le tettone di una vacca.»
«Brava. Ora apri le gambe e mostrami la figa. Giulia, tienile le labbra aperte.»
Giulia si inginocchiò davanti a me e con due dita mi aprì le grandi labbra. Ero fradicia, il clitoride gonfio e lucido. Marco puntò una telecamera vicinissima.
«Guarda quanto sei bagnata solo perché ti umiliamo. Di’ al video che sei una rossa puttana che si bagna quando la trattano da schifo.»
La voce mi uscì rotta: «Sono una rossa puttana… mi bagno quando mi trattano da schifo.»
Marco sorrise soddisfatto. «Bene. Ora legala di nuovo, Giulia. Ma questa volta voglio che sia comoda… perché deve durare un po’.»
Mi fecero sdraiare sul letto a pancia in giù, con un cuscino sotto i fianchi che mi alzava il culo. Giulia mi legò i polsi dietro la schiena e mi legò le caviglie alle cosce, in una posizione di hogtie leggera ma che mi lasciava completamente immobile e con il culo per aria. Le mie tette grosse erano schiacciate contro il materasso e straripavano ai lati.
Marco si sedette su una sedia di fronte a me, il cazzo già duro in mano.
«Giulia, prendi lo strapon più grande. Quello nero, spesso. Prima faglielo succhiare.»
Giulia mi infilò lo strapon in bocca. Era enorme. Mi faceva sbavare, mi arrivava quasi in gola. Marco commentava senza pietà:
«Guarda come lo succhia bene. Sembra una pornostar da quattro soldi. Succhia più forte, Anna. Fai vedere quanto vuoi essere usata.»
Lacrime di umiliazione mi scendevano dagli occhi mentre cercavo di prenderlo più a fondo. Giulia lo muoveva dentro e fuori dalla mia bocca, facendomi gorgogliare.
«Ora scopale la figa da dietro. Forte. Voglio sentire quel rumore di troia bagnata.»
Giulia si posizionò e mi entrò dentro con un solo colpo. Urlai intorno allo strapon che ancora avevo in bocca. Mi scopava con forza, le mani sui miei fianchi. Le mie tette strusciavano sul lenzuolo a ogni affondo. Marco continuava a parlare:
«Senti che rumore fa la sua figa? Sembra una fontana. Anna, dimmi quanto ti piace essere scopata come una puttana mentre la tua amica ti guarda.»
Riuscii a malapena a gemere: «Mi… mi piace… essere scopata come una puttana…»
«Più forte. Di’ che sei inferiore a Giulia. Che lei è meglio di te.»
Le parole mi uscirono tra i gemiti: «Sono inferiore a Giulia… lei è meglio di me… io sono solo una rossa con le tette grosse buona per essere usata.»
L’umiliazione era così forte che venni quasi subito, contraendomi intorno allo strapon, urlando di piacere e vergogna.
Marco non mi diede tregua.
«Toglilo dalla figa. Ora mettilo nel culo. Senza lubrificante extra. Solo i suoi umori.»
Giulia obbedì. La punta grossa premette contro il mio ano. Bruciava tantissimo. Entrò lentamente, dilatandomi senza pietà. Urlai forte, il viso premuto sul materasso. Marco rideva piano.
«Ecco, brava. Prendilo tutto nel culo. Guarda come si allarga quel buchetto stretto. Dillo, Anna: “Mi piace avere il cazzo nel culo mentre mi umiliate”.»
Tra le lacrime e i gemiti ripetei: «Mi piace… avere il cazzo nel culo… mentre mi umiliate…»
Giulia iniziò a muoversi. Ogni affondo era profondo e duro. Le mie tette pesanti sbattevano contro il letto. Marco si alzò, si avvicinò e mi afferrò per i capelli rossi, tirandomi la testa su.
«Apri la bocca.»
Mi infilò il suo cazzo vero in gola mentre Giulia continuava a scoparmi il culo. Ero completamente piena, usata da entrambi i lati. Non riuscivo quasi a respirare. Le lacrime mi rigavano il viso.
«Brava vacca rossa. Succhia mentre ti fottono il culo. Questo è quello che sei adesso: un buco da usare.»
L’umiliazione era totale. Venni di nuovo, violentemente, il corpo che tremava legato, il culo contratto intorno allo strapon, la gola piena del cazzo di Marco. Lui venne poco dopo, tirandolo fuori all’ultimo momento e schizzandomi tutto il viso e i capelli rossi di sperma caldo e denso.
Giulia uscì dal mio culo lentamente. Rimasi lì, legata, con la faccia sporca di sperma, il culo che pulsava, le tette schiacciate e doloranti.
Marco mi accarezzò una guancia sporca con due dita.
«Hai visto, Anna? Non sei più la ragazza timida che è entrata qui la prima volta. Sei la nostra rossa puttana personale. E ti piace da morire.»
Io, ancora ansimante, con lo sperma che mi colava sul mento, non riuscii a negare.
Dentro di me sapevo che aveva ragione.
«Anna, domani alle 14. Stesso posto. Solo tu, Giulia e io. Niente trucchi, niente vestiti eleganti. Vieni vestita da brava ragazza: maglietta bianca, jeans, scarpe da ginnastica. Voglio vederti arrivare come la studentessa timida che in realtà non sei più.»
Riattaccò senza salutare. Sentii una stretta allo stomaco. Non era più solo eccitazione. Era umiliazione pura, quella che mi faceva bagnare contro la mia volontà. Sapevo che stava spingendo i limiti, e una parte di me voleva fermarsi… ma l’altra parte, quella più oscura, voleva essere spinta ancora più giù.
Il giorno dopo entrai nella stanza con il cuore in gola. Maglietta bianca semplice, jeans attillati, coda di cavallo alta che faceva risaltare i miei capelli rossi. Giulia era già lì, seduta sul divano con una maglietta nera e una gonna corta. Marco era in piedi, telecamere accese, luci fredde.
«Bene, la rossa timida è arrivata» disse Marco con un tono quasi divertito. «Spogliati. Lentamente. E mentre lo fai, raccontaci ad alta voce perché sei qui.»
Le mani mi tremavano mentre mi toglievo la maglietta. Le mie tette grosse strariparono fuori, pesanti e pallide, con le lentiggini sul décolleté.
«Sono qui… perché voglio fare questo film» mormorai, la voce bassa.
«Più forte. E di’ la verità.»
Deglutii. «Sono qui perché mi piace essere usata. Perché mi eccita farmi vedere nuda e scopata davanti alla telecamera.»
Mi slacciai i jeans, li feci scivolare giù insieme alle mutandine. Rimasi completamente nuda, le cosce strette, le mani che cercavano inutilmente di coprire le tette enormi.
Marco rise piano. «Guarda che corpo da troia che hai, Anna. Tette così grosse e pesanti… e quella figa già bagnata. Giulia, vieni qui.»
Giulia si avvicinò. Marco le parlò senza guardarmi.
«Spogliati anche tu. Poi mettiti dietro di lei e fai vedere alla telecamera quanto è troia la nostra amica rossa.»
Giulia obbedì. Le sue mani mi afferrarono da dietro, mi sollevarono le tette pesanti mostrandole alle telecamere.
«Guarda che tettone che ha» disse Marco, avvicinandosi. «Pesanti come quelle di una vacca. Dillo tu stessa, Anna.»
Mi bruciavano le guance. «Ho… ho le tettone di una vacca.»
«Brava. Ora apri le gambe e mostrami la figa. Giulia, tienile le labbra aperte.»
Giulia si inginocchiò davanti a me e con due dita mi aprì le grandi labbra. Ero fradicia, il clitoride gonfio e lucido. Marco puntò una telecamera vicinissima.
«Guarda quanto sei bagnata solo perché ti umiliamo. Di’ al video che sei una rossa puttana che si bagna quando la trattano da schifo.»
La voce mi uscì rotta: «Sono una rossa puttana… mi bagno quando mi trattano da schifo.»
Marco sorrise soddisfatto. «Bene. Ora legala di nuovo, Giulia. Ma questa volta voglio che sia comoda… perché deve durare un po’.»
Mi fecero sdraiare sul letto a pancia in giù, con un cuscino sotto i fianchi che mi alzava il culo. Giulia mi legò i polsi dietro la schiena e mi legò le caviglie alle cosce, in una posizione di hogtie leggera ma che mi lasciava completamente immobile e con il culo per aria. Le mie tette grosse erano schiacciate contro il materasso e straripavano ai lati.
Marco si sedette su una sedia di fronte a me, il cazzo già duro in mano.
«Giulia, prendi lo strapon più grande. Quello nero, spesso. Prima faglielo succhiare.»
Giulia mi infilò lo strapon in bocca. Era enorme. Mi faceva sbavare, mi arrivava quasi in gola. Marco commentava senza pietà:
«Guarda come lo succhia bene. Sembra una pornostar da quattro soldi. Succhia più forte, Anna. Fai vedere quanto vuoi essere usata.»
Lacrime di umiliazione mi scendevano dagli occhi mentre cercavo di prenderlo più a fondo. Giulia lo muoveva dentro e fuori dalla mia bocca, facendomi gorgogliare.
«Ora scopale la figa da dietro. Forte. Voglio sentire quel rumore di troia bagnata.»
Giulia si posizionò e mi entrò dentro con un solo colpo. Urlai intorno allo strapon che ancora avevo in bocca. Mi scopava con forza, le mani sui miei fianchi. Le mie tette strusciavano sul lenzuolo a ogni affondo. Marco continuava a parlare:
«Senti che rumore fa la sua figa? Sembra una fontana. Anna, dimmi quanto ti piace essere scopata come una puttana mentre la tua amica ti guarda.»
Riuscii a malapena a gemere: «Mi… mi piace… essere scopata come una puttana…»
«Più forte. Di’ che sei inferiore a Giulia. Che lei è meglio di te.»
Le parole mi uscirono tra i gemiti: «Sono inferiore a Giulia… lei è meglio di me… io sono solo una rossa con le tette grosse buona per essere usata.»
L’umiliazione era così forte che venni quasi subito, contraendomi intorno allo strapon, urlando di piacere e vergogna.
Marco non mi diede tregua.
«Toglilo dalla figa. Ora mettilo nel culo. Senza lubrificante extra. Solo i suoi umori.»
Giulia obbedì. La punta grossa premette contro il mio ano. Bruciava tantissimo. Entrò lentamente, dilatandomi senza pietà. Urlai forte, il viso premuto sul materasso. Marco rideva piano.
«Ecco, brava. Prendilo tutto nel culo. Guarda come si allarga quel buchetto stretto. Dillo, Anna: “Mi piace avere il cazzo nel culo mentre mi umiliate”.»
Tra le lacrime e i gemiti ripetei: «Mi piace… avere il cazzo nel culo… mentre mi umiliate…»
Giulia iniziò a muoversi. Ogni affondo era profondo e duro. Le mie tette pesanti sbattevano contro il letto. Marco si alzò, si avvicinò e mi afferrò per i capelli rossi, tirandomi la testa su.
«Apri la bocca.»
Mi infilò il suo cazzo vero in gola mentre Giulia continuava a scoparmi il culo. Ero completamente piena, usata da entrambi i lati. Non riuscivo quasi a respirare. Le lacrime mi rigavano il viso.
«Brava vacca rossa. Succhia mentre ti fottono il culo. Questo è quello che sei adesso: un buco da usare.»
L’umiliazione era totale. Venni di nuovo, violentemente, il corpo che tremava legato, il culo contratto intorno allo strapon, la gola piena del cazzo di Marco. Lui venne poco dopo, tirandolo fuori all’ultimo momento e schizzandomi tutto il viso e i capelli rossi di sperma caldo e denso.
Giulia uscì dal mio culo lentamente. Rimasi lì, legata, con la faccia sporca di sperma, il culo che pulsava, le tette schiacciate e doloranti.
Marco mi accarezzò una guancia sporca con due dita.
«Hai visto, Anna? Non sei più la ragazza timida che è entrata qui la prima volta. Sei la nostra rossa puttana personale. E ti piace da morire.»
Io, ancora ansimante, con lo sperma che mi colava sul mento, non riuscii a negare.
Dentro di me sapevo che aveva ragione.
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