Casting 4
di
Anna_83
genere
sadomaso
Una settimana dopo ero di nuovo davanti a quella porta, il cuore che batteva così forte da farmi tremare le gambe. Sotto il trench indossavo solo un completino di pizzo nero che Marco mi aveva ordinato di mettere: reggiseno a balconcino che a malapena conteneva le mie tette enormi e un perizoma minuscolo. I capelli rossi mi ricadevano selvaggi sulla schiena. Quando entrai, Giulia era già lì, nuda tranne per un’imbragatura di pelle nera che le sottolineava i seni e i fianchi. Marco era in piedi in mezzo alla stanza, con due telecamere accese e un tavolo pieno di oggetti che mi fecero deglutire: corde, candele, una benda nera, uno strapon grosso e realistico, pinze, fruste leggere.
«Spogliati, Anna. Oggi Giulia sarà la mia mano. Io dirigo, lei esegue. Tu obbedisci e basta.»
La voce di Marco era calma, autoritaria. Mi tolsi il trench e il completino. Rimasi completamente nuda, le tette pesanti che oscillavano, i capezzoli già duri per l’ansia e l’eccitazione. Giulia mi guardò con un misto di desiderio e imbarazzo. Io mi sentivo esposta, vulnerabile, già bagnata tra le cosce.
Marco indicò il letto. «Sdraiati sulla schiena, braccia sopra la testa, gambe aperte.»
Obbedii. Giulia prese le corde morbide. Con gesti lenti e precisi, su ordine di Marco, mi legò i polsi alla testiera del letto, poi le caviglie alle colonne laterali. Ero aperta a X, completamente immobilizzata. Le mie grosse tette erano esposte, il ventre pallido e lentigginoso che si alzava e abbassava rapido per il respiro affannoso. Sono legata come una schiava… davanti alla mia amica e a un uomo che mi filma, pensai. La vergogna mi incendiava il viso, ma la figa pulsava forte, traditrice.
«Accendi la candela rossa, Giulia. Inizia dalle tette.»
Giulia prese una candela alta, la accese. La fiamma danzava. Si avvicinò, tenendo la candela a una trentina di centimetri dal mio corpo. La prima goccia di cera calda cadde proprio sul mio seno sinistro, vicino al capezzolo. Urlai. Il calore bruciante si allargò sulla pelle sensibile, solidificandosi in una crosta bianca-rossa. Un’altra goccia, poi un’altra. Marco ordinava: «Più vicino… fai una linea tra le due tette… ora sul capezzolo destro».
Ogni goccia era un’esplosione di calore intenso che si trasformava subito in un dolore acuto e poi in un calore pulsante e piacevole. Le mie tette grosse erano presto coperte di rivoli di cera indurita che tiravano la pelle. Gemevo forte, il corpo che si inarcava contro le corde. Dentro di me il pensiero era un turbine: Mi stanno colando cera calda sulle tette… mi sento una cera vivente, un oggetto… e mi eccita da impazzire.
«Ora scendi verso la pancia, poi sulle cosce interne.»
Giulia obbediva. La cera colava sull’ombelico, sul basso ventre, poi sulle cosce, vicinissima alla figa. Quando una goccia quasi sfiorò il clitoride, sobbalzai e urlai, un misto di dolore e piacere proibito. Ero fradicia, gli umori mi colavano tra le natiche.
Marco sorrise. «Bendala.»
Giulia mi mise una benda nera sugli occhi. Il mondo diventò buio totale. Ora potevo solo sentire, odorare, ascoltare. Il mio respiro era l’unico suono che sentivo chiaramente, oltre ai passi leggeri di Giulia e alla voce profonda di Marco che dava ordini.
«Giulia, prendi lo strapon. Mettitelo. Inizia a stuzzicarle la figa con la punta, senza entrare.»
Sentii il rumore del cinturino che si stringeva. Poi il tocco freddo e realistico della cappella grossa dello strapon che sfiorava le mie grandi labbra gonfie. Non vedevo niente, solo la sensazione: il silicone duro che scivolava tra le mie labbra bagnate, che premeva sul clitoride, che girava intorno all’entrata senza penetrarmi. Mi contorcevo, tirando le corde, gemendo disperata. Non vedo niente… non so cosa sta per succedere… sono solo un corpo legato e bendato.
«Ora entrale piano nella figa. Scopala lentamente.»
Lo strapon mi aprì, grosso e lungo. Sentii ogni centimetro che mi riempiva mentre Giulia spingeva. Senza vista, la sensazione era amplificata: il mio canale che si dilatava, le pareti che si contraevano intorno al dildo, il peso delle mie tette che si muovevano a ogni affondo. Giulia mi scopava con movimenti lenti e profondi, su ordine di Marco. I miei gemiti riempivano la stanza.
«Più forte. Pizzicale i capezzoli mentre la scopi.»
Le dita di Giulia trovarono i miei capezzoli ancora sensibili sotto la cera. Li pizzicò forte mentre accelerava gli affondi. Il dolore ai capezzoli si mescolava al piacere profondo nella figa. Venni la prima volta così, urlando, il corpo che tremava contro le corde, la cera che si crepava sul mio seno per i movimenti violenti.
Marco non aveva finito.
«Toglile lo strapon dalla figa. Ora leccale il culo. Preparala.»
Sentii la lingua calda di Giulia sul mio ano. Leccava con dedizione, girando intorno all’anello stretto, spingendo dentro. Io gemevo, cieca, legata, completamente abbandonata alle sensazioni. Mi stanno preparando il culo di nuovo… e non posso vedere chi o come.
«Metti lo strapon nel suo culo, Giulia. Lentamente. Voglio sentirla urlare.»
La punta grossa premette contro il mio ano. Bruciava. Senza vista, il dolore e il piacere erano ancora più intensi. Urlai quando la cappella entrò, dilatandomi. Giulia spinse piano, centimetro dopo centimetro, fino a quando non mi sentii completamente piena. Poi iniziò a scoparmi il culo con affondi regolari. Ogni spinta mandava onde di piacere proibito che si irradiavano in tutto il corpo. Le mie tette coperte di cera ballavano selvaggiamente.
Marco ordinava senza sosta: «Più veloce… schiaffeggiale le tette… tirale i capelli… fai in modo che venga di nuovo con il cazzo nel culo».
Giulia obbediva a tutto. Mi schiaffeggiò le tette pesanti, facendo volare pezzetti di cera. Mi tirò i capelli rossi. Mi scopò il culo sempre più forte. Io venni una seconda volta, un orgasmo anale profondo e devastante che mi fece urlare fino a perdere la voce, il corpo che si inarcava contro le corde, cieca, sudata, coperta di cera e umori.
Solo quando smisi di tremare, Marco disse: «Fermati. Lasciamola così per un po’. Bendata, legata, con lo strapon ancora nel culo.»
Rimasi lì, al buio, il respiro affannoso, il corpo che pulsava di dolore e piacere ovunque. Le sensazioni erano tutto: il bruciore della cera, il pulsare del mio ano intorno allo strapon, il sapore di eccitazione in bocca, il battito del mio cuore.
Sentii la voce di Marco vicina al mio orecchio: «Brava, Anna. Questo è solo l’inizio della sessione BDSM. La prossima volta andremo molto più in profondità.»
Io, ancora bendata e legata, con il corpo che bruciava e pulsava, sorrisi debolmente nel buio.
Sapevo che avrei detto sì.
«Spogliati, Anna. Oggi Giulia sarà la mia mano. Io dirigo, lei esegue. Tu obbedisci e basta.»
La voce di Marco era calma, autoritaria. Mi tolsi il trench e il completino. Rimasi completamente nuda, le tette pesanti che oscillavano, i capezzoli già duri per l’ansia e l’eccitazione. Giulia mi guardò con un misto di desiderio e imbarazzo. Io mi sentivo esposta, vulnerabile, già bagnata tra le cosce.
Marco indicò il letto. «Sdraiati sulla schiena, braccia sopra la testa, gambe aperte.»
Obbedii. Giulia prese le corde morbide. Con gesti lenti e precisi, su ordine di Marco, mi legò i polsi alla testiera del letto, poi le caviglie alle colonne laterali. Ero aperta a X, completamente immobilizzata. Le mie grosse tette erano esposte, il ventre pallido e lentigginoso che si alzava e abbassava rapido per il respiro affannoso. Sono legata come una schiava… davanti alla mia amica e a un uomo che mi filma, pensai. La vergogna mi incendiava il viso, ma la figa pulsava forte, traditrice.
«Accendi la candela rossa, Giulia. Inizia dalle tette.»
Giulia prese una candela alta, la accese. La fiamma danzava. Si avvicinò, tenendo la candela a una trentina di centimetri dal mio corpo. La prima goccia di cera calda cadde proprio sul mio seno sinistro, vicino al capezzolo. Urlai. Il calore bruciante si allargò sulla pelle sensibile, solidificandosi in una crosta bianca-rossa. Un’altra goccia, poi un’altra. Marco ordinava: «Più vicino… fai una linea tra le due tette… ora sul capezzolo destro».
Ogni goccia era un’esplosione di calore intenso che si trasformava subito in un dolore acuto e poi in un calore pulsante e piacevole. Le mie tette grosse erano presto coperte di rivoli di cera indurita che tiravano la pelle. Gemevo forte, il corpo che si inarcava contro le corde. Dentro di me il pensiero era un turbine: Mi stanno colando cera calda sulle tette… mi sento una cera vivente, un oggetto… e mi eccita da impazzire.
«Ora scendi verso la pancia, poi sulle cosce interne.»
Giulia obbediva. La cera colava sull’ombelico, sul basso ventre, poi sulle cosce, vicinissima alla figa. Quando una goccia quasi sfiorò il clitoride, sobbalzai e urlai, un misto di dolore e piacere proibito. Ero fradicia, gli umori mi colavano tra le natiche.
Marco sorrise. «Bendala.»
Giulia mi mise una benda nera sugli occhi. Il mondo diventò buio totale. Ora potevo solo sentire, odorare, ascoltare. Il mio respiro era l’unico suono che sentivo chiaramente, oltre ai passi leggeri di Giulia e alla voce profonda di Marco che dava ordini.
«Giulia, prendi lo strapon. Mettitelo. Inizia a stuzzicarle la figa con la punta, senza entrare.»
Sentii il rumore del cinturino che si stringeva. Poi il tocco freddo e realistico della cappella grossa dello strapon che sfiorava le mie grandi labbra gonfie. Non vedevo niente, solo la sensazione: il silicone duro che scivolava tra le mie labbra bagnate, che premeva sul clitoride, che girava intorno all’entrata senza penetrarmi. Mi contorcevo, tirando le corde, gemendo disperata. Non vedo niente… non so cosa sta per succedere… sono solo un corpo legato e bendato.
«Ora entrale piano nella figa. Scopala lentamente.»
Lo strapon mi aprì, grosso e lungo. Sentii ogni centimetro che mi riempiva mentre Giulia spingeva. Senza vista, la sensazione era amplificata: il mio canale che si dilatava, le pareti che si contraevano intorno al dildo, il peso delle mie tette che si muovevano a ogni affondo. Giulia mi scopava con movimenti lenti e profondi, su ordine di Marco. I miei gemiti riempivano la stanza.
«Più forte. Pizzicale i capezzoli mentre la scopi.»
Le dita di Giulia trovarono i miei capezzoli ancora sensibili sotto la cera. Li pizzicò forte mentre accelerava gli affondi. Il dolore ai capezzoli si mescolava al piacere profondo nella figa. Venni la prima volta così, urlando, il corpo che tremava contro le corde, la cera che si crepava sul mio seno per i movimenti violenti.
Marco non aveva finito.
«Toglile lo strapon dalla figa. Ora leccale il culo. Preparala.»
Sentii la lingua calda di Giulia sul mio ano. Leccava con dedizione, girando intorno all’anello stretto, spingendo dentro. Io gemevo, cieca, legata, completamente abbandonata alle sensazioni. Mi stanno preparando il culo di nuovo… e non posso vedere chi o come.
«Metti lo strapon nel suo culo, Giulia. Lentamente. Voglio sentirla urlare.»
La punta grossa premette contro il mio ano. Bruciava. Senza vista, il dolore e il piacere erano ancora più intensi. Urlai quando la cappella entrò, dilatandomi. Giulia spinse piano, centimetro dopo centimetro, fino a quando non mi sentii completamente piena. Poi iniziò a scoparmi il culo con affondi regolari. Ogni spinta mandava onde di piacere proibito che si irradiavano in tutto il corpo. Le mie tette coperte di cera ballavano selvaggiamente.
Marco ordinava senza sosta: «Più veloce… schiaffeggiale le tette… tirale i capelli… fai in modo che venga di nuovo con il cazzo nel culo».
Giulia obbediva a tutto. Mi schiaffeggiò le tette pesanti, facendo volare pezzetti di cera. Mi tirò i capelli rossi. Mi scopò il culo sempre più forte. Io venni una seconda volta, un orgasmo anale profondo e devastante che mi fece urlare fino a perdere la voce, il corpo che si inarcava contro le corde, cieca, sudata, coperta di cera e umori.
Solo quando smisi di tremare, Marco disse: «Fermati. Lasciamola così per un po’. Bendata, legata, con lo strapon ancora nel culo.»
Rimasi lì, al buio, il respiro affannoso, il corpo che pulsava di dolore e piacere ovunque. Le sensazioni erano tutto: il bruciore della cera, il pulsare del mio ano intorno allo strapon, il sapore di eccitazione in bocca, il battito del mio cuore.
Sentii la voce di Marco vicina al mio orecchio: «Brava, Anna. Questo è solo l’inizio della sessione BDSM. La prossima volta andremo molto più in profondità.»
Io, ancora bendata e legata, con il corpo che bruciava e pulsava, sorrisi debolmente nel buio.
Sapevo che avrei detto sì.
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Commenti dei lettori al racconto erotico