4 zampe
di
Anna_83
genere
dominazione
Mi chiamo Anna. Sono rossa di capelli, con una massa di ricci fiammeggianti che mi ricadono pesanti sulla schiena e sul viso quando mi muovo. Ho un seno grosso, pieno, pesante, che dondola e attira l’attenzione anche quando cerco di nasconderlo. Dopo settimane di terrore per via di quell’ammiratore che mi perseguitava, quella sera a casa mia tutto è cambiato.
Lui era venuto per aiutarmi. Invece, nel giro di pochi minuti, il controllo era passato completamente nelle sue mani. Mi aveva già fatta spogliare, mi aveva toccata, mi aveva fatta bagnare come non mi succedeva da tempo. Ora eravamo in camera da letto. Io ero nuda, lui ancora con i pantaloni slacciati, il cazzo duro e grosso che sporgeva minaccioso.
«In ginocchio» ordinò con voce bassa e calma, ma che non ammetteva discussioni.
Obbedii. Mi misi a quattro zampe sul tappeto ai piedi del letto. Il seno pesante mi pendeva sotto il petto, i capezzoli già duri che sfioravano la stoffa ruvida del tappeto. Sentivo il cuore martellarmi nelle orecchie. La paura che avevo provato per giorni si mescolava adesso a un’eccitazione oscura, umiliante, che mi bagnava le cosce.
Lui girò lentamente intorno a me, come se stesse ispezionando una cosa di sua proprietà. Mi passò una mano sulla schiena, poi scese sul culo, stringendolo forte.
«Brava cagna» mormorò. «Guarda come sei messa. Tette grosse che penzolano, culo in alto, già pronta a farti usare.»
Mi allargò le natiche con entrambe le mani. Sentii il suo sguardo bruciarmi tra le gambe e più su, sull’ano. Arrossii violentemente, ma non osai muovermi.
«Rimani esattamente così» disse. Prese dal comodino il lubrificante che avevo in casa (quello che usavo per i miei giochini solitari) e ne versò una generosa quantità tra le mie natiche. Il liquido freddo mi fece sussultare. Lui lo spalmò con due dita, massaggiando l’ano stretto con movimenti circolari, insistenti. Una dito scivolò dentro lentamente, poi due. Mi dilatava con calma crudele, aprendo il muscolo poco alla volta mentre io ansimavo e stringevo le dita sul tappeto.
«Respira. Rilassati il culo. Lo voglio aperto per me.»
Le sue parole erano dirette, volgari, e mi facevano bagnare ancora di più. Sentivo la mia figa gocciolare mentre lui mi preparava il culo. Dopo qualche minuto tolse le dita e sentii la cappella grossa premere contro l’entrata posteriore.
«Ora ti sodomizzo, Anna. E tu prenderai tutto.»
Spinse. Lentamente ma senza fermarsi. Il cazzo grosso forzò l’anello stretto, entrando centimetro dopo centimetro. Bruciava. Mi sentivo aperta, violata, completamente dominata. Un gemito lungo e sofferente mi uscì dalla gola mentre lui continuava a spingere fino a seppellirsi completamente dentro di me. Le sue palle toccavano la mia figa bagnata.
«Cazzo… che culo stretto che hai» ringhiò soddisfatto. «Senti come ti riempio il sedere?»
Rimase fermo per qualche secondo, godendosi il calore e la stretta. Poi iniziò a muoversi. Prima con spinte lente e profonde, tirando quasi fuori e rientrando fino in fondo. Ogni affondo mi strappava un gemito. Il mio seno enorme oscillava pesantemente sotto di me a ogni colpo. Lui mi afferrò i fianchi con mani forti, tirandomi indietro contro di sé mentre spingeva in avanti.
«A quattro zampe come una vera puttana» disse, accelerando il ritmo. «Tette che ballano, culo che prende il cazzo. È questo che sei adesso.»
Mi diede uno schiaffo forte su una natica, poi sull’altra. Il bruciore si mescolò al piacere oscuro che saliva dal fondo del mio intestino. Iniziai a spingere indietro contro di lui, cercando di prenderlo più a fondo. La vergogna mi faceva arrossire, ma il corpo tradiva tutto: ero fradicia, il clitoride gonfio e pulsante anche se nessuno lo toccava.
Lui mi afferrò i capelli rossi con una mano, tirandomi la testa all’indietro come redini. L’altra mano scese sotto di me e trovò il mio seno sinistro. Lo strinse brutalmente, soppesandolo, tirando il capezzolo mentre mi sodomizzava con colpi sempre più forti e veloci. Il suono osceno della pelle che sbatteva contro pelle riempiva la stanza insieme ai miei gemiti rotti.
«Dimmi che ti piace farti fottere nel culo» ordinò, rallentando apposta per torturarmi.
«Mi… mi piace» ansimai, la voce spezzata.
«Più forte, puttana.»
«Mi piace farmi sodomizzare! Mi piace prendere il cazzo nel culo a quattro zampe!»
Soddisfatto, accelerò brutalmente. Mi scopava il sedere con forza animale, profondo, senza pietà. Il mio seno ballava selvaggiamente, le tette pesanti che sbattevano una contro l’altra. Sentivo l’orgasmo arrivare da un punto diverso, più interno, più violento. Quando venne, fu come un’esplosione: urlai, il corpo che tremava incontrollabilmente mentre il culo si contraeva intorno al suo cazzo.
Lui non si fermò. Continuò a martellarmi per qualche altro secondo, poi con un grugnito basso si spinse fino in fondo e venne dentro di me. Sentii gli schizzi caldi riempirmi l’intestino, abbondanti, profondi. Rimase sepolto dentro mentre il suo cazzo pulsava, svuotandosi completamente.
Quando finalmente uscì, un rivolo di sperma mi colò fuori dal culo dilatato, scendendo lungo la figa bagnata. Ero ancora a quattro zampe, tremante, il seno rosso per lo sfregamento contro il tappeto, i capelli rossi appiccicati alla faccia sudata.
Lui mi diede una carezza possessiva sul culo, poi uno schiaffo leggero.
«Brava ragazza» disse con voce roca. «Ora sai cosa significa essere davvero dominata in casa tua.»
Mi fece restare così ancora qualche secondo, in ginocchio, culo in alto, segnata e riempita da lui, mentre riprendevo fiato. La paura per l’ammiratore era lontana. Al suo posto c’era solo questa nuova, oscura sensazione di essere completamente posseduta.
E, per quanto fosse sbagliato, una parte di me ne voleva ancora.
Lui era venuto per aiutarmi. Invece, nel giro di pochi minuti, il controllo era passato completamente nelle sue mani. Mi aveva già fatta spogliare, mi aveva toccata, mi aveva fatta bagnare come non mi succedeva da tempo. Ora eravamo in camera da letto. Io ero nuda, lui ancora con i pantaloni slacciati, il cazzo duro e grosso che sporgeva minaccioso.
«In ginocchio» ordinò con voce bassa e calma, ma che non ammetteva discussioni.
Obbedii. Mi misi a quattro zampe sul tappeto ai piedi del letto. Il seno pesante mi pendeva sotto il petto, i capezzoli già duri che sfioravano la stoffa ruvida del tappeto. Sentivo il cuore martellarmi nelle orecchie. La paura che avevo provato per giorni si mescolava adesso a un’eccitazione oscura, umiliante, che mi bagnava le cosce.
Lui girò lentamente intorno a me, come se stesse ispezionando una cosa di sua proprietà. Mi passò una mano sulla schiena, poi scese sul culo, stringendolo forte.
«Brava cagna» mormorò. «Guarda come sei messa. Tette grosse che penzolano, culo in alto, già pronta a farti usare.»
Mi allargò le natiche con entrambe le mani. Sentii il suo sguardo bruciarmi tra le gambe e più su, sull’ano. Arrossii violentemente, ma non osai muovermi.
«Rimani esattamente così» disse. Prese dal comodino il lubrificante che avevo in casa (quello che usavo per i miei giochini solitari) e ne versò una generosa quantità tra le mie natiche. Il liquido freddo mi fece sussultare. Lui lo spalmò con due dita, massaggiando l’ano stretto con movimenti circolari, insistenti. Una dito scivolò dentro lentamente, poi due. Mi dilatava con calma crudele, aprendo il muscolo poco alla volta mentre io ansimavo e stringevo le dita sul tappeto.
«Respira. Rilassati il culo. Lo voglio aperto per me.»
Le sue parole erano dirette, volgari, e mi facevano bagnare ancora di più. Sentivo la mia figa gocciolare mentre lui mi preparava il culo. Dopo qualche minuto tolse le dita e sentii la cappella grossa premere contro l’entrata posteriore.
«Ora ti sodomizzo, Anna. E tu prenderai tutto.»
Spinse. Lentamente ma senza fermarsi. Il cazzo grosso forzò l’anello stretto, entrando centimetro dopo centimetro. Bruciava. Mi sentivo aperta, violata, completamente dominata. Un gemito lungo e sofferente mi uscì dalla gola mentre lui continuava a spingere fino a seppellirsi completamente dentro di me. Le sue palle toccavano la mia figa bagnata.
«Cazzo… che culo stretto che hai» ringhiò soddisfatto. «Senti come ti riempio il sedere?»
Rimase fermo per qualche secondo, godendosi il calore e la stretta. Poi iniziò a muoversi. Prima con spinte lente e profonde, tirando quasi fuori e rientrando fino in fondo. Ogni affondo mi strappava un gemito. Il mio seno enorme oscillava pesantemente sotto di me a ogni colpo. Lui mi afferrò i fianchi con mani forti, tirandomi indietro contro di sé mentre spingeva in avanti.
«A quattro zampe come una vera puttana» disse, accelerando il ritmo. «Tette che ballano, culo che prende il cazzo. È questo che sei adesso.»
Mi diede uno schiaffo forte su una natica, poi sull’altra. Il bruciore si mescolò al piacere oscuro che saliva dal fondo del mio intestino. Iniziai a spingere indietro contro di lui, cercando di prenderlo più a fondo. La vergogna mi faceva arrossire, ma il corpo tradiva tutto: ero fradicia, il clitoride gonfio e pulsante anche se nessuno lo toccava.
Lui mi afferrò i capelli rossi con una mano, tirandomi la testa all’indietro come redini. L’altra mano scese sotto di me e trovò il mio seno sinistro. Lo strinse brutalmente, soppesandolo, tirando il capezzolo mentre mi sodomizzava con colpi sempre più forti e veloci. Il suono osceno della pelle che sbatteva contro pelle riempiva la stanza insieme ai miei gemiti rotti.
«Dimmi che ti piace farti fottere nel culo» ordinò, rallentando apposta per torturarmi.
«Mi… mi piace» ansimai, la voce spezzata.
«Più forte, puttana.»
«Mi piace farmi sodomizzare! Mi piace prendere il cazzo nel culo a quattro zampe!»
Soddisfatto, accelerò brutalmente. Mi scopava il sedere con forza animale, profondo, senza pietà. Il mio seno ballava selvaggiamente, le tette pesanti che sbattevano una contro l’altra. Sentivo l’orgasmo arrivare da un punto diverso, più interno, più violento. Quando venne, fu come un’esplosione: urlai, il corpo che tremava incontrollabilmente mentre il culo si contraeva intorno al suo cazzo.
Lui non si fermò. Continuò a martellarmi per qualche altro secondo, poi con un grugnito basso si spinse fino in fondo e venne dentro di me. Sentii gli schizzi caldi riempirmi l’intestino, abbondanti, profondi. Rimase sepolto dentro mentre il suo cazzo pulsava, svuotandosi completamente.
Quando finalmente uscì, un rivolo di sperma mi colò fuori dal culo dilatato, scendendo lungo la figa bagnata. Ero ancora a quattro zampe, tremante, il seno rosso per lo sfregamento contro il tappeto, i capelli rossi appiccicati alla faccia sudata.
Lui mi diede una carezza possessiva sul culo, poi uno schiaffo leggero.
«Brava ragazza» disse con voce roca. «Ora sai cosa significa essere davvero dominata in casa tua.»
Mi fece restare così ancora qualche secondo, in ginocchio, culo in alto, segnata e riempita da lui, mentre riprendevo fiato. La paura per l’ammiratore era lontana. Al suo posto c’era solo questa nuova, oscura sensazione di essere completamente posseduta.
E, per quanto fosse sbagliato, una parte di me ne voleva ancora.
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