Gino 2

di
genere
pissing

Erano passati ormai diversi giorni dal nostro strano rituale. Ogni mattina il mio corpo sembrava anticipare il momento: appena arrivavo al parco e vedevo Gino sulla sua panchina, sentivo già un calore familiare tra le gambe e una leggera pressione alla vescica che non era solo bisogno fisico. Era desiderio. Desiderio di essere guardata, di sentirmi esposta, di regalargli quel pezzo così intimo di me.
Quel mattino il sole era più caldo del solito. Spinsi il passeggino fino alla solita panchina. Gino non era solo. Accanto a lui sedeva un altro pensionato, un uomo robusto di circa settant’anni, con i capelli grigi corti, la pancia prominente e un viso bonario segnato dal tempo. Si chiamava Renato. Lo avevo visto spesso al parco, ma non avevamo mai parlato davvero.
Appena mi sedetti, la pipì cominciò a scapparmi con urgenza. La vescica era piena, gonfia, e sentivo le mutandine già un po’ umide. Strinsi le cosce, ma il bisogno era troppo forte.
Gino mi guardò con quel suo sorriso dolce e complice. «Anna… tutto bene?»
Arrossii violentemente. «Mi scappa tantissimo… devo andare.»
Renato mi osservava curioso, senza capire. Gino si alzò lentamente e disse con naturalezza: «Vieni a casa mia, come sempre. Renato è un mio vecchio amico, non ti preoccupare.»
Il cuore mi balzò in gola. Come sempre? Davanti a un estraneo? La vergogna mi incendiò il viso e il petto. «No… non voglio disturbare. Posso tornare a casa mia, davvero…»
Gino scosse la testa con gentilezza, ma con una fermezza nuova nella voce. «Entra pure, Anna. Fai come sempre. Non disturbi nessuno.»
Renato mi guardò con un’espressione sorpresa ma interessata. Non disse niente, ma i suoi occhi scesero per un attimo sul mio seno generoso che si alzava e abbassava sotto la maglietta leggera.
Ero in imbarazzo profondo, ma anche eccitata in un modo nuovo, più intenso. La presenza di un secondo uomo rendeva tutto più proibito, più rischioso… e stranamente più potente. Sentivo le gambe molli mentre attraversavamo la strada con il passeggino.
Entrammo nell’appartamento. L’aria era fresca, profumata di caffè. Gino mi indicò il bagno con un gesto tranquillo, come se fosse la cosa più normale del mondo. Renato si sedette sul divano in cucina, proprio di fronte al corridoio.
Lasciai la porta del bagno spalancata, come ormai facevo sempre. Mi tremavano le mani mentre mi abbassavo i leggings neri e le mutandine di pizzo bianco fino alle caviglie. Le cosce morbide si aprirono. Il mio cespuglio rosso vivo era già un po’ umido, non solo per la pipì. Mi sedetti sul water, il cuore che martellava.
Sapevo che entrambi mi stavano guardando. Gino era in piedi vicino alla porta della cucina, Renato comodamente seduto sul divano. Due paia di occhi anziani puntati sul mio sesso esposto.
Oddio… mi stanno vedendo tutto. Due uomini che mi guardano mentre piscio… La vergogna mi fece contrarre il basso ventre, ma l’eccitazione era più forte. Il clitoride pulsava. Aprii le gambe un po’ di più, deliberatamente, offrendo loro una vista chiara e completa.
Mi lasciai andare. Un getto caldo, potente, rumoroso uscì dal mio sesso, schizzando con forza nel water. Le grandi labbra si aprirono sotto la pressione del fiotto dorato. Sentivo il suono liquido riempire il silenzio dell’appartamento. Respiravo affannosamente, il seno pesante che si muoveva a ogni respiro. Sapevo che vedevano ogni dettaglio: il modo in cui le mie labbra intime si schiudevano, il clitoride gonfio che spuntava tra i peli rossi, il fiotto che non finiva mai.
Quando la pipì finì, mi spostai sul bidet senza fretta. Aprii l’acqua tiepida e mi posizionai in modo che il getto colpisse direttamente il mio clitoride sensibile. Cominciai a lavarmi con movimenti lenti, sensuali. Le dita scivolarono tra le grandi labbra tumide, le aprirono delicatamente, lasciando che l’acqua calda entrasse dentro di me. Mi sfregai piano, tracciando piccoli cerchi sul clitoride, infilando la punta di un dito nella mia fessura bagnata. Il mio seno si alzava e si abbassava più velocemente. Sapevo che stavano guardando ogni gesto: il rossore sul mio petto, il modo in cui le mie dita giocavano con il mio sesso aperto, il leggero tremito delle cosce.
Gino aveva lo sguardo lucido di gratitudine e desiderio. Renato, accanto a lui, respirava più pesante, la pancia che si muoveva. Nei suoi pensieri c’era stupore e un’eccitazione che non provava da decenni: Ma guardala… questa donna giovane e piena si sta toccando davanti a noi. Che spettacolo… quel cespuglio rosso, quelle labbra gonfie, quelle tette enormi…
Quando finii, mi asciugai con calma, premendo l’asciugamano più volte contro il sesso ancora pulsante. Mi rialzai, sistemai i leggings e uscii dal bagno con le guance in fiamme e le gambe deboli per l’eccitazione.
I due uomini mi guardavano con occhi caldi, pieni di ammirazione.
«Vieni, Anna» disse Gino con voce bassa e gentile. «Siediti qui sul divano con noi. Riposati un attimo.»
Esitai solo un secondo, poi accettai. Mi sedetti in mezzo a loro, il passeggino accanto. Mio figlio si era svegliato e aveva fame. Senza pensarci troppo, abbassai la maglietta e il reggiseno, liberando il seno sinistro. Il capezzolo era già turgido, gonfio di latte. Il bambino si attaccò avidamente, succhiando con forza. Sentivo il latte scendere caldo.
I due uomini mi guardavano in silenzio. Quando il piccolo finì e si riaddormentò, il mio seno era ancora scoperto, pesante, con una goccia di latte che brillava sul capezzolo rosa scuro.
Gino parlò per primo, la voce roca: «Hai ancora latte, Anna…»
Renato annuì, gli occhi fissi sul mio petto generoso.
Non so cosa mi prese in quel momento. Forse l’eccitazione accumulata durante lo show, forse il potere che sentivo di avere su di loro, forse il desiderio di spingermi oltre. Feci un respiro profondo e sussurrai: «Se volete… potete attaccarvi anche voi.»
Silenzio carico di tensione.
Gino si avvicinò per primo. Si chinò lentamente, quasi con reverenza. Le sue labbra sfiorarono il mio capezzolo ancora umido di latte. Poi lo prese in bocca e cominciò a succhiare dolcemente, come un neonato. Il latte caldo uscì subito, e lui lo bevve con piccoli sorsi, gli occhi chiusi per il piacere. Sentivo la sua lingua che leccava piano, la sua bocca calda che avvolgeva il mio seno pesante.
Renato non aspettò oltre. Si spostò sull’altro lato e si attaccò al seno destro. La sua bocca era più avida, succhiava con più forza, tirando il capezzolo tra le labbra. Sentivo il latte fluire abbondante anche da lì, mentre due bocche anziane si nutrivano da me.
Chiusi gli occhi, abbandonandomi alle sensazioni. Due uomini diversi, due modi diversi di succhiare: Gino lento e grato, Renato più intenso e affamato. I miei seni erano pesanti, sensibili, il latte che usciva in piccoli fiotti caldi. Tra le gambe ero bagnatissima. Il clitoride pulsava forte, il mio sesso ancora umido dal bidet e dall’eccitazione precedente.
Sto allattando due vecchi… sto dando il mio latte a loro… Il pensiero era così perverso, così proibito, che mi provocò un’ondata di piacere profondo. Mi sentivo generosa, materna, sensuale, potente. Le loro lingue leccavano i capezzoli, le loro bocche succhiavano con una dolcezza quasi commovente.
Gino alzò per un attimo lo sguardo verso di me, gli occhi lucidi di emozione. Nei suoi pensieri c’era solo gratitudine infinita: Questa donna bellissima ci sta regalando il suo corpo, il suo latte… è un sogno.
Renato succhiava più avidamente, gemendo piano contro la mia pelle. Che tette… che latte dolce… non pensavo di provare ancora una cosa così…
Rimasi lì, seduta tra loro, con i seni scoperti e due bocche attaccate, mentre il piacere e la tenerezza si mescolavano in un turbine di emozioni che non avevo mai provato prima.
Quando infine si staccarono, le loro labbra luccicavano di latte. Mi guardarono con occhi pieni di meraviglia e desiderio trattenuto.
Gino sussurrò dolcemente: «Grazie… per questo nuovo regalo, Anna la Rossa.»
Renato annuì, la voce roca: «Sei una donna straordinaria.»
Io sorrisi, ancora con il petto scoperto e il corpo che tremava di eccitazione. Sapevo che questo era solo l’inizio di qualcosa di più profondo.
scritto il
2026-04-25
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