Barbara, mamma tettona
di
Jack Off
genere
incesti
Barbara si massaggiò le grosse tette sotto al reggiseno.
Quel giorno faceva un gran caldo e aveva indossato solo il costume da bagno blu molto sgambato e che nascondeva davvero poco. Del resto era difficile nascondere la sua latteria da maggiorata qualsiasi cosa indossasse.
Era sempre stata così, la maggiorata della famiglia. Una famiglia dove anche le altre donne avevano un gran seno, che era un po’ una caratteristica genetica, bastava guardare la nonna che aveva ancora due angurie mica da ridere o sua madre o le sue sorelle.
Barbara però era quella che più aveva beneficiato di questa eredità di famiglia e già da ragazzina aveva due pere che facevano scatenare strane voglie nei maschi che la guardavano.
Una volta le accadde persino di notare suo padre che la spiava mentre si faceva la doccia e si toccava. Naturalmente la cosa non andò oltre, giusto qualche sega che il padre si fece in privato vergognandosene subito dopo, ma era un fatto che i maschi impazzivano per le sue tettone.
Quando fu più grande i ragazzi se la contendevano ansiosi di ciucciare i suoi capezzoli o farsi fare delle seghe alla spagnola o venirle copiosamente sui seni dopo averla scopata per bene.
Scopare le piaceva e offrire i suoi seni al maschio di turno mentre lui le dava piacere fra le gambe le pareva un buon dare per avere.
Si sposò con quello che le piaceva di più, un bravo uomo, impiegato in una piccola azienda del padre di cui poi sarebbe diventato a sua volta proprietario. Anche la certezza di una certa sicurezza economica non le dispiaceva. Nel privato lui, Saverio, era caldo, appassionato e le dava piacere quasi ogni notte e fecero tre figli in pochi anni, Daniele, Francesco e Davide.
Una vita tutto sommato agiata e soddisfacente salvo che, negli ultimi mesi, Saverio era diventato un po’ freddo, assente, inutile.
La sera era sempre stanco, andava a letto col pigiama e le mutande (mentre quando voleva scopare si accucciava già nudo) e accusava sempre vari dolori (la spalla, le gambe, il collo). Sia come sia erano quattro mesi che Barbara non prendeva un cazzo.
All’inizio portò pazienza, dopo un po’ dopo che si ripuliva dalla pipì seduta sulla tazza si trovò a pulirsela con troppa insistenza e a poco a poco le sue dita le scivolarono dentro e si ritrovò a farsi un ditalino come da ragazza.
Visto che Saverio ancora non si decideva il ditalino divenne ben presto il suo sfogo naturale. Prima uno, poi due al giorno a volte anche tre. Ma non bastava, le dita sono piccole, troppo corte, desiderava qualcosa di lungo, largo, duro.
L’idea di mettersi una zucchina nella gnocca le venne un giorno in cui cucinava sola a casa. A forza di maneggiarle pensò che non ci sarebbe stato nulla di male. Ne prese una abbastanza grossa, la lavò per bene, né smussò un po’ un lato e poi, presa dalle vampate di calore se la ficcò dentro. In piedi, in cucina, con l’altra mano poggiata sul lavello per reggersi in piedi. “Cristo vengo” urlò tutta sola e alla fine le toccò pulire il pavimento perché la sua gnocca aveva colato di brutto. Naturalmente gettò la zucchina perché non se la sentiva di lavarla e farla mangiare alla famiglia, se ne vergognava troppo.
Ma intanto i giorni passavano e le voglie aumentavano. Fece fuori altro zucchine portandosele in bagno e poi scoprì che davanti alla farmacia, nel self-service notturno dove si potevano acquistare a qualsiasi ora, in anonimato, preservativi e altri generi di prima necessità, avevano aggiunto “gli stimolatori”.
Di fatto erano dei cazzi finti, non esagerati come quelli che aveva visto in qualche porno, ma era pur sempre un bel pisellone sicuramente più igienico e pratico della verdura.
Così una mattina presto, ancora col buio, infilò i soldi nella “macchinetta”, scelse il cazzo che preferiva (ne avevano tre modelli) quello che le pareva più grosso, lo nascose in fondo alla borsa e scappò a casa ansiosa di restare sola per provarlo.
Negli ultimi due mesi il dildo divenne il suo migliore amico, lo usava ogni giorno, anche più volte al giorno. Il suo momento preferito era sotto la doccia. Calda, stimolante, con i capezzoli duri si muoveva su e giù il suo amico come una pazza, godeva cercando di non urlare troppo, colava di brutto poi ancora unto dei suoi stessi umori se lo metteva nel solco del seno e si stimolava godendo un altro pò…
Dopo lavava tutto, nascondeva il dildo nel cassetto dove tutti sapevano che teneva gli assorbenti ( e dove nessuno aveva quindi motivo di guatdare) e per qualche ora era a posto.
Quel giorno aveva indossato il suo costume più attillato col pezzo sopra che copriva poco più che i capezzoli e la parte sotto che lasciava le chiappe (ancora belle sode) in bella vista.
Pensava di stimolare qualcosa in lui ma il marito appena alzato l’aveva degnata appena di uno sguardo e poi si era andati a vestire in tutta fretta dicendole che era già in ritardo.
L’aveva quasi ignorata pensò Barbara quasi con rabbia e subito dopo pensò che appena sola si sarebbe ficcata in bagno a farsi uno dei suoi servizi alla faccia di Saverio e del suo cazzo che pareva essere andato fuori servizio.
Barbara non poteva saperlo, probabilmente non se lo era mai chiesto ma anche i tre maschietti che aveva partorito avevano gli occhi, gli occhi e naturalmente gli ormoni della piena pubertà. A nessuno sfuggivano le tettone di Barbara che lei esibiva quasi senza censure.
In particolare c’era il figlio più grande, Daniele, che pochi giorni prima era entrato per sbaglio in bagno e l’aveva vista. Non solo l’aveva vista nuda ma aveva visto sua madre, la bella ma seria Barbara, piantarsi un dildo di lattice nella gnocca con la furia di una pazza.
Fino ad allora Daniele aveva sempre avuto una sorta di timore reverenziale per la donna che, dopotutto, era sua madre. Si certo le sue tette lo eccitavano un sacco e non perdeva occasione per dare una sbirciata quando la mamma si chinava facendo le facccende, si ritrovava a farsi delle gran seghe immaginando di toccare o succhiare quelle belle protuberanze ma, subito dopo una appagante sega, si vergognava terribilmente di ciò che aveva fatto. Si sentiva un porco, un deviato che faceva pensieri impuri sulla donna che lo aveva messo al mondo e che aveva solo la colpa di avere i seni grossi.
Ma quel giorno, vederla masturbarsi con un cazzo finto in una posa degna di un film porno gli aveva aperto un nuovo mondo.
Sua madre era una troia, aveva pensato e da lì le sue seghe erano diventate più rabbiose, più fluenti e soprattutto, senza alcun rimorso.
Così anche quel giorno, proprio mentre Barbara, dopo essersi fatta un lavoretto in bagno, stava preparando il menù per il pranzo col ridotto costume da bagno addosso lui se la era mangiata con gli occhi e subito dopo era corso in camera sua a farsi una sega da paura…
Il suo uccello era decisamente grosso, molto più di quello dei suoi amici che aveva adocchiato negli spogliatoi in palestra e degno di quelli dei pornodivi che vedeva nei porno. Così si segava con passione, sempre in modo più convulso immaginando il suo enorme uccello che trapanava sua madre mentre le ciucciava le tettone…
Gli partì lo spruzzo. Una cosa esagerata, non si era nemmeno preso un asciugamano e capì di aver riempito di brutto il materasso oltre a essere tutto bello lordo su addome e gambe.
Così, non avendo di meglio, si pulì coi suoi boxer che poi appallottolò in mano rimettendosi addosso solo i pantaloncini corti.
Uscì dalla camera da letto per andare a portare il suo contenitore di spermatozoi nella cesta del bucato.
La mamma era in cucina, chinata sul lavello a lavare la verdura.
Lui la vedeva da dietro, chinata bene, col culo teso, quel mini slip del costume da bagno che non nascondeva quasi nulla.
Incredibile ma vero gli tornò duro anche se aveva sborrato da pochi minuti.
Si infilò la mano sotto ai pantaloncini, quasi inconsapevolmente si afferrò il cazzo già duro e prese a toccarsi piano piano sempre fissando il culo di Barbara che lo ipnotizzava con le sue movenze.
Difficile dire se durò un minuto o dieci, il tempo sembrava infinito per lui tanto era concentrato a immaginare di montare la sua stessa madre.
Tornò sulla terra quando lei, di scattò, si voltò, lo vide ed esclamò “Daniele cosa fai col pisello al vento? Ma sei impazzito?” solo in quel momento lui si rese conto che non l’aveva più sotto ai pantaloncini ma che era fuori, duro, bello teso nella sua mano.
La guardò, prima di averla vista masturbarsi sarebbe arrossito e scappato via per la vergogna ma quella non era più solo sua madre era la troia tettona che si ficcava cazzi finti sotto la doccia, una troia!
“Perché non ti piace il mio bel cazzo? Non hai visto quanto è grosso e duro” sorrise lui facendo un passo avanti.
“Ma che dici…”.
Lui si avvicinò ancora ora le era così vicino che lei avrebbe potuto toccarlo “Non ti piace il mio cazzone mamma? È più grosso e duro del tuo di gomma sai”.
Lei arrossì, capì subito che il figlio l’aveva vista, non sapeva cosa fare.
Il ragazzo invece, spinto da tutte le sue voglie, i suoi ormoni e la sua rabbia lo sapeva bene. Allungò una mano, le afferrò un seno “Adoro ste tettone” disse mentre gliene strizzava una così forte da farle male.
“Daniele smettila” provò a protestare lei ma lui non ne aveva nessuna intenzione. Con la mano sul seno e l’altra sul suo cazzo glielo poggiò sul fianco. Avanzò ancora verso di lei, la spinse col suo corpo contro il lavello.
“No fermo mi fai male” protestò la donna ma Daniele era in preda a una furia ormonale. Mollò la presa al seno, con la mano libera afferrò le micro mutandine del costume da bagno e liberò la bella fica pelosa della madre che non aveva mai visto così da vicino.
“Fermati!” protestò lei.
“Zitta troia” le rispose e per tutta risposta le ficcò un dito dentro sentendo i suoi umori vaginali caldi e unti…
Barbara cercava di tenere un contegno ma quel dito le piaceva, stava godendo inutile negarlo…
Quando sentì che il figlio sembrava pronto ad agire con la sua mazza (che in effetti era davvero grossa pensò) si voltò poggiandosi sul lavandino. Lui le si avvicinò da dietro, la fica super lubrificata dai suoi stessi umori, il cazzo di marmo, la foga del ragazzo arrapato.
E poi lo sentì….SFLOP!
Quel gran cazzone le era entrato dentro e le piaceva da impazzire.
Il ragazzo la abbracciò, le slacciò veloce il reggipetto e piazzò una mano su ogni tettona avvinghiandosi di più a lei poi prese a spingere “O Cristo!” mugolò la donna.
“Ti scopo mamma, ti scopo…” gemeva lui pompando sempre più deciso.
“O si amore Scopami, scopa la mamma che ne ha tanta voglia” sospirò lei ormai vinta dai suoi impulsi più repressi.
“Si, si…ti scopo come una troia!” gemeva lui pompandole deciso nella fica senza pietà…
E mentre il figliolo la scopava a tutto spiano e lei veniva senza freni, Barbara non potè fare a meno di pensare a quanto il suo dildo di lattice fosse misero e inefficace rispetto al gran cazzone duro di suo figlio…e questo era solo l’inizio.
jackoffstorie@yahoo.com
Quel giorno faceva un gran caldo e aveva indossato solo il costume da bagno blu molto sgambato e che nascondeva davvero poco. Del resto era difficile nascondere la sua latteria da maggiorata qualsiasi cosa indossasse.
Era sempre stata così, la maggiorata della famiglia. Una famiglia dove anche le altre donne avevano un gran seno, che era un po’ una caratteristica genetica, bastava guardare la nonna che aveva ancora due angurie mica da ridere o sua madre o le sue sorelle.
Barbara però era quella che più aveva beneficiato di questa eredità di famiglia e già da ragazzina aveva due pere che facevano scatenare strane voglie nei maschi che la guardavano.
Una volta le accadde persino di notare suo padre che la spiava mentre si faceva la doccia e si toccava. Naturalmente la cosa non andò oltre, giusto qualche sega che il padre si fece in privato vergognandosene subito dopo, ma era un fatto che i maschi impazzivano per le sue tettone.
Quando fu più grande i ragazzi se la contendevano ansiosi di ciucciare i suoi capezzoli o farsi fare delle seghe alla spagnola o venirle copiosamente sui seni dopo averla scopata per bene.
Scopare le piaceva e offrire i suoi seni al maschio di turno mentre lui le dava piacere fra le gambe le pareva un buon dare per avere.
Si sposò con quello che le piaceva di più, un bravo uomo, impiegato in una piccola azienda del padre di cui poi sarebbe diventato a sua volta proprietario. Anche la certezza di una certa sicurezza economica non le dispiaceva. Nel privato lui, Saverio, era caldo, appassionato e le dava piacere quasi ogni notte e fecero tre figli in pochi anni, Daniele, Francesco e Davide.
Una vita tutto sommato agiata e soddisfacente salvo che, negli ultimi mesi, Saverio era diventato un po’ freddo, assente, inutile.
La sera era sempre stanco, andava a letto col pigiama e le mutande (mentre quando voleva scopare si accucciava già nudo) e accusava sempre vari dolori (la spalla, le gambe, il collo). Sia come sia erano quattro mesi che Barbara non prendeva un cazzo.
All’inizio portò pazienza, dopo un po’ dopo che si ripuliva dalla pipì seduta sulla tazza si trovò a pulirsela con troppa insistenza e a poco a poco le sue dita le scivolarono dentro e si ritrovò a farsi un ditalino come da ragazza.
Visto che Saverio ancora non si decideva il ditalino divenne ben presto il suo sfogo naturale. Prima uno, poi due al giorno a volte anche tre. Ma non bastava, le dita sono piccole, troppo corte, desiderava qualcosa di lungo, largo, duro.
L’idea di mettersi una zucchina nella gnocca le venne un giorno in cui cucinava sola a casa. A forza di maneggiarle pensò che non ci sarebbe stato nulla di male. Ne prese una abbastanza grossa, la lavò per bene, né smussò un po’ un lato e poi, presa dalle vampate di calore se la ficcò dentro. In piedi, in cucina, con l’altra mano poggiata sul lavello per reggersi in piedi. “Cristo vengo” urlò tutta sola e alla fine le toccò pulire il pavimento perché la sua gnocca aveva colato di brutto. Naturalmente gettò la zucchina perché non se la sentiva di lavarla e farla mangiare alla famiglia, se ne vergognava troppo.
Ma intanto i giorni passavano e le voglie aumentavano. Fece fuori altro zucchine portandosele in bagno e poi scoprì che davanti alla farmacia, nel self-service notturno dove si potevano acquistare a qualsiasi ora, in anonimato, preservativi e altri generi di prima necessità, avevano aggiunto “gli stimolatori”.
Di fatto erano dei cazzi finti, non esagerati come quelli che aveva visto in qualche porno, ma era pur sempre un bel pisellone sicuramente più igienico e pratico della verdura.
Così una mattina presto, ancora col buio, infilò i soldi nella “macchinetta”, scelse il cazzo che preferiva (ne avevano tre modelli) quello che le pareva più grosso, lo nascose in fondo alla borsa e scappò a casa ansiosa di restare sola per provarlo.
Negli ultimi due mesi il dildo divenne il suo migliore amico, lo usava ogni giorno, anche più volte al giorno. Il suo momento preferito era sotto la doccia. Calda, stimolante, con i capezzoli duri si muoveva su e giù il suo amico come una pazza, godeva cercando di non urlare troppo, colava di brutto poi ancora unto dei suoi stessi umori se lo metteva nel solco del seno e si stimolava godendo un altro pò…
Dopo lavava tutto, nascondeva il dildo nel cassetto dove tutti sapevano che teneva gli assorbenti ( e dove nessuno aveva quindi motivo di guatdare) e per qualche ora era a posto.
Quel giorno aveva indossato il suo costume più attillato col pezzo sopra che copriva poco più che i capezzoli e la parte sotto che lasciava le chiappe (ancora belle sode) in bella vista.
Pensava di stimolare qualcosa in lui ma il marito appena alzato l’aveva degnata appena di uno sguardo e poi si era andati a vestire in tutta fretta dicendole che era già in ritardo.
L’aveva quasi ignorata pensò Barbara quasi con rabbia e subito dopo pensò che appena sola si sarebbe ficcata in bagno a farsi uno dei suoi servizi alla faccia di Saverio e del suo cazzo che pareva essere andato fuori servizio.
Barbara non poteva saperlo, probabilmente non se lo era mai chiesto ma anche i tre maschietti che aveva partorito avevano gli occhi, gli occhi e naturalmente gli ormoni della piena pubertà. A nessuno sfuggivano le tettone di Barbara che lei esibiva quasi senza censure.
In particolare c’era il figlio più grande, Daniele, che pochi giorni prima era entrato per sbaglio in bagno e l’aveva vista. Non solo l’aveva vista nuda ma aveva visto sua madre, la bella ma seria Barbara, piantarsi un dildo di lattice nella gnocca con la furia di una pazza.
Fino ad allora Daniele aveva sempre avuto una sorta di timore reverenziale per la donna che, dopotutto, era sua madre. Si certo le sue tette lo eccitavano un sacco e non perdeva occasione per dare una sbirciata quando la mamma si chinava facendo le facccende, si ritrovava a farsi delle gran seghe immaginando di toccare o succhiare quelle belle protuberanze ma, subito dopo una appagante sega, si vergognava terribilmente di ciò che aveva fatto. Si sentiva un porco, un deviato che faceva pensieri impuri sulla donna che lo aveva messo al mondo e che aveva solo la colpa di avere i seni grossi.
Ma quel giorno, vederla masturbarsi con un cazzo finto in una posa degna di un film porno gli aveva aperto un nuovo mondo.
Sua madre era una troia, aveva pensato e da lì le sue seghe erano diventate più rabbiose, più fluenti e soprattutto, senza alcun rimorso.
Così anche quel giorno, proprio mentre Barbara, dopo essersi fatta un lavoretto in bagno, stava preparando il menù per il pranzo col ridotto costume da bagno addosso lui se la era mangiata con gli occhi e subito dopo era corso in camera sua a farsi una sega da paura…
Il suo uccello era decisamente grosso, molto più di quello dei suoi amici che aveva adocchiato negli spogliatoi in palestra e degno di quelli dei pornodivi che vedeva nei porno. Così si segava con passione, sempre in modo più convulso immaginando il suo enorme uccello che trapanava sua madre mentre le ciucciava le tettone…
Gli partì lo spruzzo. Una cosa esagerata, non si era nemmeno preso un asciugamano e capì di aver riempito di brutto il materasso oltre a essere tutto bello lordo su addome e gambe.
Così, non avendo di meglio, si pulì coi suoi boxer che poi appallottolò in mano rimettendosi addosso solo i pantaloncini corti.
Uscì dalla camera da letto per andare a portare il suo contenitore di spermatozoi nella cesta del bucato.
La mamma era in cucina, chinata sul lavello a lavare la verdura.
Lui la vedeva da dietro, chinata bene, col culo teso, quel mini slip del costume da bagno che non nascondeva quasi nulla.
Incredibile ma vero gli tornò duro anche se aveva sborrato da pochi minuti.
Si infilò la mano sotto ai pantaloncini, quasi inconsapevolmente si afferrò il cazzo già duro e prese a toccarsi piano piano sempre fissando il culo di Barbara che lo ipnotizzava con le sue movenze.
Difficile dire se durò un minuto o dieci, il tempo sembrava infinito per lui tanto era concentrato a immaginare di montare la sua stessa madre.
Tornò sulla terra quando lei, di scattò, si voltò, lo vide ed esclamò “Daniele cosa fai col pisello al vento? Ma sei impazzito?” solo in quel momento lui si rese conto che non l’aveva più sotto ai pantaloncini ma che era fuori, duro, bello teso nella sua mano.
La guardò, prima di averla vista masturbarsi sarebbe arrossito e scappato via per la vergogna ma quella non era più solo sua madre era la troia tettona che si ficcava cazzi finti sotto la doccia, una troia!
“Perché non ti piace il mio bel cazzo? Non hai visto quanto è grosso e duro” sorrise lui facendo un passo avanti.
“Ma che dici…”.
Lui si avvicinò ancora ora le era così vicino che lei avrebbe potuto toccarlo “Non ti piace il mio cazzone mamma? È più grosso e duro del tuo di gomma sai”.
Lei arrossì, capì subito che il figlio l’aveva vista, non sapeva cosa fare.
Il ragazzo invece, spinto da tutte le sue voglie, i suoi ormoni e la sua rabbia lo sapeva bene. Allungò una mano, le afferrò un seno “Adoro ste tettone” disse mentre gliene strizzava una così forte da farle male.
“Daniele smettila” provò a protestare lei ma lui non ne aveva nessuna intenzione. Con la mano sul seno e l’altra sul suo cazzo glielo poggiò sul fianco. Avanzò ancora verso di lei, la spinse col suo corpo contro il lavello.
“No fermo mi fai male” protestò la donna ma Daniele era in preda a una furia ormonale. Mollò la presa al seno, con la mano libera afferrò le micro mutandine del costume da bagno e liberò la bella fica pelosa della madre che non aveva mai visto così da vicino.
“Fermati!” protestò lei.
“Zitta troia” le rispose e per tutta risposta le ficcò un dito dentro sentendo i suoi umori vaginali caldi e unti…
Barbara cercava di tenere un contegno ma quel dito le piaceva, stava godendo inutile negarlo…
Quando sentì che il figlio sembrava pronto ad agire con la sua mazza (che in effetti era davvero grossa pensò) si voltò poggiandosi sul lavandino. Lui le si avvicinò da dietro, la fica super lubrificata dai suoi stessi umori, il cazzo di marmo, la foga del ragazzo arrapato.
E poi lo sentì….SFLOP!
Quel gran cazzone le era entrato dentro e le piaceva da impazzire.
Il ragazzo la abbracciò, le slacciò veloce il reggipetto e piazzò una mano su ogni tettona avvinghiandosi di più a lei poi prese a spingere “O Cristo!” mugolò la donna.
“Ti scopo mamma, ti scopo…” gemeva lui pompando sempre più deciso.
“O si amore Scopami, scopa la mamma che ne ha tanta voglia” sospirò lei ormai vinta dai suoi impulsi più repressi.
“Si, si…ti scopo come una troia!” gemeva lui pompandole deciso nella fica senza pietà…
E mentre il figliolo la scopava a tutto spiano e lei veniva senza freni, Barbara non potè fare a meno di pensare a quanto il suo dildo di lattice fosse misero e inefficace rispetto al gran cazzone duro di suo figlio…e questo era solo l’inizio.
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