Vendo collant
di
Anna_83
genere
feticismo
Mi chiamo Anna, ho 34 anni, capelli rossi naturali lunghi e ricci, e due tette enormi, pesanti, una quarta abbondante che ondeggia a ogni movimento. Vivo a Roma e quello che è iniziato come un semplice annuncio per liberarmi di un reggiseno è diventato la mia perversione più eccitante.
Tutto è nato sei mesi fa. Avevo appena finito di allattare e ho messo in vendita su un sito di annunci un reggiseno per allattamento nero di pizzo, taglia 85E. Foto semplice, descrizione neutra. Dopo due giorni un uomo mi ha scritto: «Lo hai indossato molto? Ha ancora il tuo odore?»
Quella domanda mi ha fatto uno strano effetto tra le gambe. Gli ho risposto di sì e lui ha alzato l’offerta subito, chiedendomi di tenerlo addosso ancora un giorno intero. L’ho fatto. L’ho portato mentre camminavo per Roma, mentre sudavo leggermente, mentre mi toccavo piano sul divano pensando a lui che lo avrebbe annusato. Quando l’ho tolto le coppe erano calde e profumate del mio seno. L’ho spedito così. Da quel giorno non ho più smesso.
Ho capito che c’era un mondo di uomini disposti a pagare tanto per la mia biancheria usata, e io mi eccitavo da morire a prepararla.
I collant sono diventati il mio articolo preferito. Qualche settimana fa ho pubblicato un paio di collant neri 20 denari, velatissimi. Nella descrizione ho scritto:
«Indossati tre giorni interi senza mutande sotto, camminando per Roma sotto il sole. Impregnati del mio odore di figa, sudore e eccitazione. Il cavallo è macchiato dal mio bagnato.»
Un compratore, Marco, mi ha contattato subito. Mi ha anticipato 150 euro e mi ha chiesto di indossarli ancora un giorno intero e di mandargli delle foto Polaroid appena tolti. Con quei soldi ho comprato una Polaroid e delle pellicole.
La sera del quarto giorno ero carica di desiderio. Mi sono chiusa in camera, ho acceso la luce calda e mi sono messa davanti allo specchio grande. Ho tolto il vestito rimanendo solo con i collant. Le mie tette grosse erano nude, capezzoli già duri. Mi sono seduta sul bordo del letto, gambe larghe, e ho iniziato a toccarmi attraverso il nylon sottile.
Le dita premevano il tessuto contro la figa, lo strofinavano sul clitoride gonfio. Sentivo il bagnato che usciva e impregnava ancora di più il cavallo. Ho preso la Polaroid e ho scattato due foto: una mentre mi aprivo le grandi labbra attraverso il collant, l’altra mentre infilavo due dita dentro spingendo il nylon con loro. Il tessuto si tendeva, diventava trasparente, lucido dei miei umori.
Poi mi sono sdraiata, ho aperto ancora di più le gambe e ho continuato a masturbarmi. Strofinavo forte il clitoride attraverso il nylon, lo tiravo, lo sentivo scivolare sulla mia pelle bagnata. Pensavo a Marco che avrebbe aperto il pacco, avrebbe annusato i collant ancora caldi della mia figa e si sarebbe segato guardando le mie Polaroid. Venivo già al solo pensiero. Ho infilato due dita più in profondità, scopandomi attraverso il collant, e sono venuta fortissimo: un orgasmo lungo, bagnato, che ha lasciato una macchia evidente sul tessuto. Sono rimasta lì, ansimante, tette che si alzavano e abbassavano, mentre i collant si raffreddavano addosso impregnati del mio odore più intimo e del mio piacere.
Li ho tolti lentamente, li ho piegati ancora caldi e umidi, ci ho messo dentro le due Polaroid e ho sigillato tutto. Quando ho consegnato il pacco al corriere ero di nuovo bagnata.
Pochi giorni dopo è arrivato un messaggio diverso, molto più spinto. Un uomo mi ha scritto:
«Voglio i tuoi assorbenti usati. Quelli che hai portato durante il ciclo. Ti pago 200 euro per due assorbenti ben usati, più 100 euro extra se me li consegni tu di persona a Campo de’ Fiori sabato pomeriggio.»
Ho esitato solo un secondo. L’idea mi ha fatto bagnare all’istante. Ero proprio in quei giorni: flusso abbondante, figa sensibile, odore forte e femminile. Ho accettato.
Ho usato due assorbenti interni+esterni per due giorni interi. Li ho cambiati solo la sera, tenendoli addosso mentre camminavo, mentre facevo la spesa, mentre mi toccavo leggermente sentendo il sangue caldo contro di me. Erano impregnati del mio odore più intimo e profondo: ferroso, muschiato, femminile, mescolato al mio bagnato naturale.
Sabato pomeriggio mi sono preparata con cura. Vestito leggero rosso che faceva risaltare i capelli, senza reggiseno, tette che ballavano libere. In borsa avevo i due assorbenti sigillati in due bustine zip separate, ancora con il mio odore forte.
Ci siamo dati appuntamento vicino alla fontana di Campo de’ Fiori. L’ho riconosciuto subito: sui quarantacinque anni, elegante, sguardo famelico. Ci siamo salutati come se fossimo due amici. Gli ho passato la busta piccola con un sorriso malizioso.
«Sono quelli di ieri e oggi» gli ho sussurrato. «Li ho portati tutto il giorno. Sono ancora caldi e molto… usati.»
Lui ha aperto leggermente la busta, ha annusato e ho visto i suoi occhi dilatarsi. Mi ha dato i soldi in contanti, stretti nella mano.
«Sei ancora più bella di quanto immaginassi, Anna» mi ha detto con la voce roca. «La prossima volta voglio guardarti mentre li togli.»
Siamo rimasti a parlare cinque minuti in mezzo alla piazza affollata, io con le tette pesanti che si muovevano sotto il vestito, lui con in tasca i miei assorbenti impregnati del mio ciclo. Mi sentivo sporca, potente, desiderata in un modo osceno e liberatorio.
Da allora vendo di tutto: reggiseni, slip, collant, calzini, e anche gli assorbenti più intimi. Ogni pacco che preparo mi lascia bagnata e soddisfatta. So che da qualche parte in Italia un uomo sta annusando la mia figa, le mie tette, il mio sangue, e viene pensando a me, la rossa tettona di Roma che ha trasformato la sua biancheria in puro piacere.
Ragazze… se vi eccita l’idea, iniziate. Un reggiseno, poi i collant, poi osate ancora di più. Il brivido di sapere che qualcuno vi desidera così intimamente è qualcosa che non si può spiegare
Tutto è nato sei mesi fa. Avevo appena finito di allattare e ho messo in vendita su un sito di annunci un reggiseno per allattamento nero di pizzo, taglia 85E. Foto semplice, descrizione neutra. Dopo due giorni un uomo mi ha scritto: «Lo hai indossato molto? Ha ancora il tuo odore?»
Quella domanda mi ha fatto uno strano effetto tra le gambe. Gli ho risposto di sì e lui ha alzato l’offerta subito, chiedendomi di tenerlo addosso ancora un giorno intero. L’ho fatto. L’ho portato mentre camminavo per Roma, mentre sudavo leggermente, mentre mi toccavo piano sul divano pensando a lui che lo avrebbe annusato. Quando l’ho tolto le coppe erano calde e profumate del mio seno. L’ho spedito così. Da quel giorno non ho più smesso.
Ho capito che c’era un mondo di uomini disposti a pagare tanto per la mia biancheria usata, e io mi eccitavo da morire a prepararla.
I collant sono diventati il mio articolo preferito. Qualche settimana fa ho pubblicato un paio di collant neri 20 denari, velatissimi. Nella descrizione ho scritto:
«Indossati tre giorni interi senza mutande sotto, camminando per Roma sotto il sole. Impregnati del mio odore di figa, sudore e eccitazione. Il cavallo è macchiato dal mio bagnato.»
Un compratore, Marco, mi ha contattato subito. Mi ha anticipato 150 euro e mi ha chiesto di indossarli ancora un giorno intero e di mandargli delle foto Polaroid appena tolti. Con quei soldi ho comprato una Polaroid e delle pellicole.
La sera del quarto giorno ero carica di desiderio. Mi sono chiusa in camera, ho acceso la luce calda e mi sono messa davanti allo specchio grande. Ho tolto il vestito rimanendo solo con i collant. Le mie tette grosse erano nude, capezzoli già duri. Mi sono seduta sul bordo del letto, gambe larghe, e ho iniziato a toccarmi attraverso il nylon sottile.
Le dita premevano il tessuto contro la figa, lo strofinavano sul clitoride gonfio. Sentivo il bagnato che usciva e impregnava ancora di più il cavallo. Ho preso la Polaroid e ho scattato due foto: una mentre mi aprivo le grandi labbra attraverso il collant, l’altra mentre infilavo due dita dentro spingendo il nylon con loro. Il tessuto si tendeva, diventava trasparente, lucido dei miei umori.
Poi mi sono sdraiata, ho aperto ancora di più le gambe e ho continuato a masturbarmi. Strofinavo forte il clitoride attraverso il nylon, lo tiravo, lo sentivo scivolare sulla mia pelle bagnata. Pensavo a Marco che avrebbe aperto il pacco, avrebbe annusato i collant ancora caldi della mia figa e si sarebbe segato guardando le mie Polaroid. Venivo già al solo pensiero. Ho infilato due dita più in profondità, scopandomi attraverso il collant, e sono venuta fortissimo: un orgasmo lungo, bagnato, che ha lasciato una macchia evidente sul tessuto. Sono rimasta lì, ansimante, tette che si alzavano e abbassavano, mentre i collant si raffreddavano addosso impregnati del mio odore più intimo e del mio piacere.
Li ho tolti lentamente, li ho piegati ancora caldi e umidi, ci ho messo dentro le due Polaroid e ho sigillato tutto. Quando ho consegnato il pacco al corriere ero di nuovo bagnata.
Pochi giorni dopo è arrivato un messaggio diverso, molto più spinto. Un uomo mi ha scritto:
«Voglio i tuoi assorbenti usati. Quelli che hai portato durante il ciclo. Ti pago 200 euro per due assorbenti ben usati, più 100 euro extra se me li consegni tu di persona a Campo de’ Fiori sabato pomeriggio.»
Ho esitato solo un secondo. L’idea mi ha fatto bagnare all’istante. Ero proprio in quei giorni: flusso abbondante, figa sensibile, odore forte e femminile. Ho accettato.
Ho usato due assorbenti interni+esterni per due giorni interi. Li ho cambiati solo la sera, tenendoli addosso mentre camminavo, mentre facevo la spesa, mentre mi toccavo leggermente sentendo il sangue caldo contro di me. Erano impregnati del mio odore più intimo e profondo: ferroso, muschiato, femminile, mescolato al mio bagnato naturale.
Sabato pomeriggio mi sono preparata con cura. Vestito leggero rosso che faceva risaltare i capelli, senza reggiseno, tette che ballavano libere. In borsa avevo i due assorbenti sigillati in due bustine zip separate, ancora con il mio odore forte.
Ci siamo dati appuntamento vicino alla fontana di Campo de’ Fiori. L’ho riconosciuto subito: sui quarantacinque anni, elegante, sguardo famelico. Ci siamo salutati come se fossimo due amici. Gli ho passato la busta piccola con un sorriso malizioso.
«Sono quelli di ieri e oggi» gli ho sussurrato. «Li ho portati tutto il giorno. Sono ancora caldi e molto… usati.»
Lui ha aperto leggermente la busta, ha annusato e ho visto i suoi occhi dilatarsi. Mi ha dato i soldi in contanti, stretti nella mano.
«Sei ancora più bella di quanto immaginassi, Anna» mi ha detto con la voce roca. «La prossima volta voglio guardarti mentre li togli.»
Siamo rimasti a parlare cinque minuti in mezzo alla piazza affollata, io con le tette pesanti che si muovevano sotto il vestito, lui con in tasca i miei assorbenti impregnati del mio ciclo. Mi sentivo sporca, potente, desiderata in un modo osceno e liberatorio.
Da allora vendo di tutto: reggiseni, slip, collant, calzini, e anche gli assorbenti più intimi. Ogni pacco che preparo mi lascia bagnata e soddisfatta. So che da qualche parte in Italia un uomo sta annusando la mia figa, le mie tette, il mio sangue, e viene pensando a me, la rossa tettona di Roma che ha trasformato la sua biancheria in puro piacere.
Ragazze… se vi eccita l’idea, iniziate. Un reggiseno, poi i collant, poi osate ancora di più. Il brivido di sapere che qualcuno vi desidera così intimamente è qualcosa che non si può spiegare
1
8
voti
voti
valutazione
4.8
4.8
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Vita da badante capitolo 3racconto sucessivo
Weekend
Commenti dei lettori al racconto erotico