Il Piacere di Anna per gli Anziani cap 1
di
Anna_83
genere
prime esperienze
Il Desiderio di Anna
Capitolo 1
Il profumo di lavanda e di legno antico
Anna aveva ventotto anni, capelli rossi come fiamme d’autunno che le ricadevano in onde morbide fino alla vita, e un seno generoso che tendeva sempre la stoffa delle camicette bianche che indossava per il volontariato. Non era vanità: era solo il suo corpo, pieno, caldo, vivo. Ogni volta che entrava nella Residenza “Il Giardino dei Ricordi”, sentiva gli sguardi degli anziani posarsi su di lei come mani leggere. Non li giudicava. Li capiva.
Quel pomeriggio di ottobre il sole filtrava obliquo dalle tende di lino, tingendo d’oro la stanza di Umberto. Aveva ottantadue anni, mani nodose da artigiano, occhi azzurri ancora lucidi di chi ha vissuto. Era vedovo da dodici anni. La moglie, diceva sempre, “mi ha portato via il cuore e metà del desiderio”.
Anna chiuse la porta dietro di sé con un clic dolce.
«Buonasera, Umberto. Come stai oggi?»
La voce di lei era bassa, vellutata, come miele caldo.
Lui sorrise, un sorriso timido che gli increspava le rughe intorno agli occhi.
«Meglio, adesso che sei qui, rossa mia.»
Lei si avvicinò al letto, i tacchi bassi che battevano piano sul pavimento. Indossava una camicetta bianca leggermente aperta sul décolleté e una gonna di lana morbida che le fasciava i fianchi. Si sedette sul bordo del materasso, abbastanza vicino perché lui sentisse il calore della sua coscia contro la gamba magra di lui.
«Hai voglia di parlare… o di qualcos’altro?» gli chiese, senza giri di parole.
Umberto deglutì. Le sue dita tremavano leggermente quando le posò sulla mano di Anna.
«Di qualcos’altro. È tanto tempo, Anna. Tanto tempo che non sento una donna vera.»
Lei gli sorrise, un sorriso lento, comprensivo, quasi materno ma con una scintilla di fuoco negli occhi verdi. Si chinò su di lui, i capelli rossi che gli sfioravano il petto. Il profumo della sua pelle – vaniglia, mandorla e qualcosa di più intimo – lo avvolse.
«Allora lascia che ti ricordi com’è.»
Con gesti lenti, quasi reverenti, Anna sbottonò la camicetta. I bottoni scivolarono uno dopo l’altro, rivelando il pizzo bianco del reggiseno che conteneva a stento i suoi seni pieni, pesanti. I capezzoli, già turgidi, premevano contro la stoffa. Umberto emise un sospiro rauco quando lei si tolse il reggiseno, lasciando che i seni ricadessero liberi, pallidi e morbidi, con le areole rosate grandi e invitanti.
«Toccami,» sussurrò lei.
Le mani di lui, rugose e calde, si posarono sui suoi seni come se toccassero qualcosa di sacro. Li soppesò, li accarezzò, passò i pollici sui capezzoli con una lentezza che fece gemere Anna. Non era finzione: le piaceva. Le piaceva sentire quel desiderio antico, puro, disperato. Le piaceva essere il ponte tra la vita e la memoria.
Si chinò di più, offrendogli un capezzolo. Umberto lo prese tra le labbra, succhiando piano, poi più forte, come un uomo che ha sete da anni. La lingua era ancora abile, sorprendentemente. Anna inarcò la schiena, lasciando che un brivido le corresse lungo la spina dorsale fino al basso ventre.
«Bravissimo… così,» mormorò, infilandogli le dita tra i capelli bianchi e radi.
Con una mano scese lungo il suo corpo, sotto il lenzuolo leggero. Trovò il pigiama già teso. Lo liberò con delicatezza. Il sesso di Umberto era caldo, spesso, non più giovanissimo ma duro di desiderio. Le vene in rilievo pulsavano sotto le sue dita. Lo accarezzò lentamente, dal basso verso l’alto, stringendo appena alla base, proprio come piaceva agli uomini della sua età: con sicurezza, senza fretta.
«Anna… Dio, Anna…» La voce di lui era rotta.
Lei si alzò, si sfilò la gonna e gli slip neri in un solo gesto fluido. Il suo corpo era un capolavoro di curve: fianchi larghi, vita stretta, pube completamente depilato che brillava già di umidità. Si mise a cavalcioni su di lui, ma non lo prese dentro subito. Prima si chinò, lasciando che i seni gli avvolgessero il viso. Umberto gemette, affondando la faccia tra quella carne morbida e calda, respirando il suo odore di donna eccitata.
Poi Anna si abbassò lentamente. Sentì la cappella calda premere contro le sue labbra bagnate, poi scivolare dentro di lei, un centimetro alla volta. Era grosso, riempiva bene. Lei chiuse gli occhi, assaporando la sensazione di essere aperta, posseduta da un desiderio che non aveva fretta di finire.
«Guardami,» gli ordinò piano.
Umberto aprì gli occhi. I loro sguardi si incatenarono mentre lei iniziava a muoversi. Su e giù, rotando i fianchi in cerchi lenti, profondi. I seni ondeggiavano pesanti sopra di lui. Ogni volta che scendeva, lui entrava fino in fondo, toccando quel punto dentro di lei che la faceva tremare.
«Ti sento tutto,» sussurrò Anna, la voce roca di piacere. «Sei così caldo… così vivo dentro di me.»
Le mani di Umberto le afferrarono i fianchi, accompagnando i suoi movimenti. Non era più solo un vecchio: era un uomo che stava facendo l’amore. Anna accelerò appena, sentendo l’orgasmo salire piano, come una marea. I suoi muscoli interni si stringevano ritmicamente intorno a lui, spremendolo.
«Vieni con me,» gli disse, chinandosi a baciarlo sulla bocca. Un bacio profondo, bagnato, con la lingua che cercava la sua.
Umberto emise un suono gutturale, quasi un singhiozzo. Anna sentì il suo sesso pulsare dentro di lei, caldo, potente. Venne per prima, un orgasmo lungo e dolce che la fece tremare tutta, i seni premuti contro il petto di lui, i capelli rossi che gli coprivano il viso come una tenda di fuoco. Lui la seguì pochi secondi dopo, riversandosi dentro di lei con getti caldi e abbondanti, come se stesse svuotando anni di solitudine.
Rimasero così, uniti, respirando insieme. Anna gli accarezzava i capelli, gli baciava la fronte sudata.
«Grazie,» mormorò Umberto, la voce incrinata dall’emozione. «Non pensavo… non pensavo di poter provare ancora questo.»
Lei sorrise, gli occhi lucidi.
«Ogni volta che vuoi, io ci sono. Non è solo sesso, Umberto. È vita. È sentirsi desiderati. È sentirsi vivi.»
Si alzò lentamente, lasciando che lui la guardasse mentre si rivestiva. Il suo seme le scivolava caldo lungo la coscia. Non lo asciugò. Voleva sentirlo ancora per un po’.
Prima di uscire si chinò di nuovo su di lui, un ultimo bacio leggero sulle labbra.
«Domani torno. E porterò anche un po’ di quella crema al cioccolato che ti piace.»
Chiuse la porta piano.
Nel corridoio, il cuore le batteva ancora forte.
C’era ancora tanto da dare. C’era ancora tanto desiderio da soddisfare.
E Anna, la rossa tettona dal cuore grande quanto i suoi seni, sapeva esattamente come farlo.
(Continua…)
se vuoi scrivermi: Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Capitolo 1
Il profumo di lavanda e di legno antico
Anna aveva ventotto anni, capelli rossi come fiamme d’autunno che le ricadevano in onde morbide fino alla vita, e un seno generoso che tendeva sempre la stoffa delle camicette bianche che indossava per il volontariato. Non era vanità: era solo il suo corpo, pieno, caldo, vivo. Ogni volta che entrava nella Residenza “Il Giardino dei Ricordi”, sentiva gli sguardi degli anziani posarsi su di lei come mani leggere. Non li giudicava. Li capiva.
Quel pomeriggio di ottobre il sole filtrava obliquo dalle tende di lino, tingendo d’oro la stanza di Umberto. Aveva ottantadue anni, mani nodose da artigiano, occhi azzurri ancora lucidi di chi ha vissuto. Era vedovo da dodici anni. La moglie, diceva sempre, “mi ha portato via il cuore e metà del desiderio”.
Anna chiuse la porta dietro di sé con un clic dolce.
«Buonasera, Umberto. Come stai oggi?»
La voce di lei era bassa, vellutata, come miele caldo.
Lui sorrise, un sorriso timido che gli increspava le rughe intorno agli occhi.
«Meglio, adesso che sei qui, rossa mia.»
Lei si avvicinò al letto, i tacchi bassi che battevano piano sul pavimento. Indossava una camicetta bianca leggermente aperta sul décolleté e una gonna di lana morbida che le fasciava i fianchi. Si sedette sul bordo del materasso, abbastanza vicino perché lui sentisse il calore della sua coscia contro la gamba magra di lui.
«Hai voglia di parlare… o di qualcos’altro?» gli chiese, senza giri di parole.
Umberto deglutì. Le sue dita tremavano leggermente quando le posò sulla mano di Anna.
«Di qualcos’altro. È tanto tempo, Anna. Tanto tempo che non sento una donna vera.»
Lei gli sorrise, un sorriso lento, comprensivo, quasi materno ma con una scintilla di fuoco negli occhi verdi. Si chinò su di lui, i capelli rossi che gli sfioravano il petto. Il profumo della sua pelle – vaniglia, mandorla e qualcosa di più intimo – lo avvolse.
«Allora lascia che ti ricordi com’è.»
Con gesti lenti, quasi reverenti, Anna sbottonò la camicetta. I bottoni scivolarono uno dopo l’altro, rivelando il pizzo bianco del reggiseno che conteneva a stento i suoi seni pieni, pesanti. I capezzoli, già turgidi, premevano contro la stoffa. Umberto emise un sospiro rauco quando lei si tolse il reggiseno, lasciando che i seni ricadessero liberi, pallidi e morbidi, con le areole rosate grandi e invitanti.
«Toccami,» sussurrò lei.
Le mani di lui, rugose e calde, si posarono sui suoi seni come se toccassero qualcosa di sacro. Li soppesò, li accarezzò, passò i pollici sui capezzoli con una lentezza che fece gemere Anna. Non era finzione: le piaceva. Le piaceva sentire quel desiderio antico, puro, disperato. Le piaceva essere il ponte tra la vita e la memoria.
Si chinò di più, offrendogli un capezzolo. Umberto lo prese tra le labbra, succhiando piano, poi più forte, come un uomo che ha sete da anni. La lingua era ancora abile, sorprendentemente. Anna inarcò la schiena, lasciando che un brivido le corresse lungo la spina dorsale fino al basso ventre.
«Bravissimo… così,» mormorò, infilandogli le dita tra i capelli bianchi e radi.
Con una mano scese lungo il suo corpo, sotto il lenzuolo leggero. Trovò il pigiama già teso. Lo liberò con delicatezza. Il sesso di Umberto era caldo, spesso, non più giovanissimo ma duro di desiderio. Le vene in rilievo pulsavano sotto le sue dita. Lo accarezzò lentamente, dal basso verso l’alto, stringendo appena alla base, proprio come piaceva agli uomini della sua età: con sicurezza, senza fretta.
«Anna… Dio, Anna…» La voce di lui era rotta.
Lei si alzò, si sfilò la gonna e gli slip neri in un solo gesto fluido. Il suo corpo era un capolavoro di curve: fianchi larghi, vita stretta, pube completamente depilato che brillava già di umidità. Si mise a cavalcioni su di lui, ma non lo prese dentro subito. Prima si chinò, lasciando che i seni gli avvolgessero il viso. Umberto gemette, affondando la faccia tra quella carne morbida e calda, respirando il suo odore di donna eccitata.
Poi Anna si abbassò lentamente. Sentì la cappella calda premere contro le sue labbra bagnate, poi scivolare dentro di lei, un centimetro alla volta. Era grosso, riempiva bene. Lei chiuse gli occhi, assaporando la sensazione di essere aperta, posseduta da un desiderio che non aveva fretta di finire.
«Guardami,» gli ordinò piano.
Umberto aprì gli occhi. I loro sguardi si incatenarono mentre lei iniziava a muoversi. Su e giù, rotando i fianchi in cerchi lenti, profondi. I seni ondeggiavano pesanti sopra di lui. Ogni volta che scendeva, lui entrava fino in fondo, toccando quel punto dentro di lei che la faceva tremare.
«Ti sento tutto,» sussurrò Anna, la voce roca di piacere. «Sei così caldo… così vivo dentro di me.»
Le mani di Umberto le afferrarono i fianchi, accompagnando i suoi movimenti. Non era più solo un vecchio: era un uomo che stava facendo l’amore. Anna accelerò appena, sentendo l’orgasmo salire piano, come una marea. I suoi muscoli interni si stringevano ritmicamente intorno a lui, spremendolo.
«Vieni con me,» gli disse, chinandosi a baciarlo sulla bocca. Un bacio profondo, bagnato, con la lingua che cercava la sua.
Umberto emise un suono gutturale, quasi un singhiozzo. Anna sentì il suo sesso pulsare dentro di lei, caldo, potente. Venne per prima, un orgasmo lungo e dolce che la fece tremare tutta, i seni premuti contro il petto di lui, i capelli rossi che gli coprivano il viso come una tenda di fuoco. Lui la seguì pochi secondi dopo, riversandosi dentro di lei con getti caldi e abbondanti, come se stesse svuotando anni di solitudine.
Rimasero così, uniti, respirando insieme. Anna gli accarezzava i capelli, gli baciava la fronte sudata.
«Grazie,» mormorò Umberto, la voce incrinata dall’emozione. «Non pensavo… non pensavo di poter provare ancora questo.»
Lei sorrise, gli occhi lucidi.
«Ogni volta che vuoi, io ci sono. Non è solo sesso, Umberto. È vita. È sentirsi desiderati. È sentirsi vivi.»
Si alzò lentamente, lasciando che lui la guardasse mentre si rivestiva. Il suo seme le scivolava caldo lungo la coscia. Non lo asciugò. Voleva sentirlo ancora per un po’.
Prima di uscire si chinò di nuovo su di lui, un ultimo bacio leggero sulle labbra.
«Domani torno. E porterò anche un po’ di quella crema al cioccolato che ti piace.»
Chiuse la porta piano.
Nel corridoio, il cuore le batteva ancora forte.
C’era ancora tanto da dare. C’era ancora tanto desiderio da soddisfare.
E Anna, la rossa tettona dal cuore grande quanto i suoi seni, sapeva esattamente come farlo.
(Continua…)
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