La Villa dell’Umiliazione
di
Anna_83
genere
etero
La villa era immersa nel silenzio della campagna toscana, protetta da un alto muro di pietra e da un cancello che quella sera, per una distrazione, era rimasto socchiuso. Anna e Sofia avevano cenato tardi, come sempre quando riuscivano a rubare un weekend solo per loro. Anna, trentadue anni, capelli rossi fiammeggianti che le arrivavano a metà schiena, seno abbondante e pesante che tendeva la seta della camicetta bianca, rideva piano mentre Sofia le versava altro vino. Sofia, un anno più giovane, capelli castani corti, corpo atletico e sodo, la guardava con quell’occhiata possessiva che faceva sempre accelerare il respiro di Anna.
Non fecero in tempo a sparecchiare.
La porta sul retro esplose con uno schianto. Quattro uomini entrarono rapidi, incappucciati, guanti neri, pistole in pugno. Due di loro erano grossi, spalle da scaricatori; il terzo magro e nervoso; il quarto, il capo, aveva una voce bassa e calma che spaventava più delle armi.
«Ferme. Non fiatate. Mani sulla testa.»
Anna sentì il cuore schiantarsi contro le costole. Sofia si alzò di scatto, ma una canna di pistola le premette subito sotto il mento.
«Brava, troietta. Seduta.»
Li legarono alle sedie della sala da pranzo, polsi e caviglie fissati con fascette di plastica. I ladri iniziarono a svuotare cassetti, ma era chiaro che non era solo per i soldi. Gli occhi degli uomini continuavano a tornare sui due corpi legati, sul seno di Anna che si alzava e abbassava rapido sotto la camicetta, sulle cosce di Sofia strette sotto la gonna corta.
Il capo si tolse il passamontagna. Aveva una faccia dura, barba di tre giorni, occhi freddi.
«Ci prendiamo anche qualcos’altro, stasera.»
Dal punto di vista di Anna
Anna sentiva il cuore martellarle nelle orecchie. Cercava di non guardare Sofia, ma era impossibile: erano sedute una di fronte all’altra, a meno di due metri. Quando il primo uomo – quello grosso con le mani enormi – le strappò la camicetta con un colpo secco, i bottoni volarono sul marmo. Il reggiseno di pizzo bianco cedette subito dopo. I suoi seni pesanti schizzarono fuori, liberi, capezzoli già duri per il terrore e per il freddo improvviso.
«No… vi prego…» mormorò, ma la voce le uscì strozzata.
L’uomo le afferrò i capelli rossi e le tirò la testa indietro, costringendola a guardare Sofia. Un altro ladro si era già piazzato dietro la sedia di Sofia e le teneva la bocca chiusa con una mano guantata.
«Guarda la tua amichetta,» ringhiò il capo. «Vogliamo che vedi tutto.»
Le alzarono la gonna fino alla vita. Le mutandine vennero tagliate con un coltello. Anna sentì due dita ruvide aprirle le grandi labbra senza nessuna delicatezza, poi spingere dentro di colpo. Era asciutta, stretta dal panico. L’uomo imprecò, sputò sulla mano e ricominciò, stavolta con tre dita, forzando, allargando.
Anna strinse i denti. Non devo godere. Non devo. Sofia mi sta guardando. Ma il corpo la tradiva già. Il clitoride, sfregato brutalmente dal pollice calloso, iniziò a pulsare. Quando il primo uomo si calò i pantaloni e le spinse dentro il cazzo spesso in un’unica stoccata violenta, Anna urlò. Non di dolore solo. Di sorpresa. Di piacere proibito.
Lui la scopava con rabbia, schiaffeggiandole i seni a ogni affondo, facendo ballare la carne pesante. I capezzoli le facevano male per le sberle, ma ogni colpo mandava scariche elettriche dritte al ventre. Anna sentiva il suono osceno del suo sesso che si bagnava nonostante tutto, lo schiaffo bagnato della carne contro carne.
Ti prego, Sofia, non guardarmi… non vedere che mi sta piacendo…
Ma Sofia guardava. Occhi spalancati, faccia rossa di vergogna e di qualcosa di peggio.
Anna venne per la prima volta con un singhiozzo strozzato, le cosce che tremavano, il succo che le colava lungo le natiche fino alla sedia. Il ladro non si fermò. Continuò a martellarla, più forte, finché non le schizzò dentro con un grugnito animalesco.
Dal punto di vista di Sofia
Sofia non riusciva a distogliere lo sguardo. Vedeva il viso di Anna contorcersi, la bocca aperta in un gemito che non voleva uscire ma che usciva lo stesso. Vedeva i seni enormi della sua compagna rimbalzare a ogni spinta, rossi per gli schiaffi. E vedeva l’espressione di Anna quando venne: gli occhi rovesciati, le labbra che tremavano, le lacrime che scendevano mentre il corpo si inarcava contro la volontà.
È la mia Anna… la mia Anna sta godendo come una puttana mentre io guardo…
La vergogna le bruciava la gola. Sofia si sentiva bagnata anche lei, suo malgrado. Le mutandine erano inzuppate. Quando il capo si avvicinò a lei, Sofia cercò di chiudere le gambe, ma le fascette glielo impedirono.
«Tocca a te, cagna.»
La slegarono solo per gettarla sul tavolo da pranzo, a pancia in giù, il viso girato verso Anna ancora legata. Le alzarono la gonna, le strapparono le mutandine. Sofia sentì uno sputo caldo colarle tra le natiche.
«No… no, lì no…» implorò, ma la voce le uscì debole.
Il capo le aprì le chiappe con le mani grandi e le spinse il cazzo contro l’ano asciutto. Un solo colpo, brutale. Sofia urlò. Il dolore era lancinante, ma dietro c’era qualcos’altro: una pressione piena, profonda, che le faceva contrarre il ventre. Lui non aspettò. Iniziò a scoparle il culo con spinte lunghe e violente, facendola sbattere contro il legno del tavolo.
Ogni affondo le strappava un gemito. Sofia cercava di trattenersi, di non far sentire ad Anna quanto le piaceva essere presa così, come un animale. Ma il suo corpo non obbediva. Il clitoride sfregava contro il bordo del tavolo a ogni spinta, e lei veniva, veniva di nuovo, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare per non urlare il suo piacere.
Anna la guardava. Anna vedeva tutto: il modo in cui il culo di Sofia si apriva intorno al cazzo grosso, il modo in cui le sue cosce tremavano, il modo in cui gli occhi le si riempivano di lacrime di umiliazione mentre un altro orgasmo la squassava.
Mi sta vedendo… sta vedendo che mi piace farmi sfondare il culo… Dio, che schifo che sono…
Dal punto di vista di Anna (seconda ondata)
Non le diedero tregua. Dopo il primo, un altro ladro la slegò e la buttò a quattro zampe sul tappeto, proprio di fronte a Sofia che era stata rimessa seduta. Le spinsero la faccia a terra, il culo per aria. Stavolta furono in due: uno le entrò nella fica ancora piena di sperma, l’altro le forzò due dita nel culo, allargandolo senza pietà. Poi sostituì le dita con il cazzo.
Anna si sentì riempire da entrambi i buchi contemporaneamente. La doppia penetrazione era brutale, senza ritmo, solo colpi violenti e profondi. I seni le penzolavano pesanti, oscillando, i capezzoli che sfregavano sul tappeto ruvido. Ogni spinta le mandava ondate di piacere doloroso fin nel cervello.
Guardava Sofia. Sofia aveva gli occhi lucidi, le labbra socchiuse, il respiro corto. E Anna capì che anche lei stava godendo nel vederla così: ridotta a un buco da usare, che gemeva e spingeva indietro nonostante tutto.
Mi odia… mi odia perché sono una troia che gode mentre mi violentano davanti a lei…
Venne di nuovo, urlando, il corpo che si contraeva intorno ai due cazzi, il succo che schizzava sulle cosce.
Dal punto di vista di Sofia (finale)
L’ultimo atto fu per lei. La misero in ginocchio davanti ad Anna, ancora legata, e le ordinarono di aprire la bocca. Ma non era quello che volevano. Il capo la prese di nuovo da dietro, stavolta nella fica, mentre un altro le infilava un grosso vibratore che avevano trovato nel cassetto della camera da letto – quello spesso, nero, di quelli che usavano loro due nelle notti più perverse – dritto nel culo già martoriato.
Sofia venne quasi subito, un orgasmo violento, vergognoso, mentre Anna la fissava a pochi centimetri di distanza. Vedeva le lacrime di Anna, il rossore sulle guance, lo sguardo di chi sta assistendo alla rovina della persona che ama… e non riesce a smettere di eccitarsi.
Quando i ladri finirono, dopo aver riempito entrambi i corpi di sperma e di umiliazione, se ne andarono con quello che avevano preso. Lasciarono le due donne legate, sporche, tremanti.
Anna e Sofia non si parlarono per lunghi minuti. Solo respiri pesanti. Solo il rumore dei loro cuori che ancora battevano forte.
Poi Anna, con la voce rotta, sussurrò:
«…Mi hai vista.»
Sofia chiuse gli occhi, una lacrima le scese sulla guancia.
«E tu hai visto me.»
Nessuna delle due riuscì a dire che, nonostante tutto, una parte di loro avrebbe voluto che non finisse mai.
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Non fecero in tempo a sparecchiare.
La porta sul retro esplose con uno schianto. Quattro uomini entrarono rapidi, incappucciati, guanti neri, pistole in pugno. Due di loro erano grossi, spalle da scaricatori; il terzo magro e nervoso; il quarto, il capo, aveva una voce bassa e calma che spaventava più delle armi.
«Ferme. Non fiatate. Mani sulla testa.»
Anna sentì il cuore schiantarsi contro le costole. Sofia si alzò di scatto, ma una canna di pistola le premette subito sotto il mento.
«Brava, troietta. Seduta.»
Li legarono alle sedie della sala da pranzo, polsi e caviglie fissati con fascette di plastica. I ladri iniziarono a svuotare cassetti, ma era chiaro che non era solo per i soldi. Gli occhi degli uomini continuavano a tornare sui due corpi legati, sul seno di Anna che si alzava e abbassava rapido sotto la camicetta, sulle cosce di Sofia strette sotto la gonna corta.
Il capo si tolse il passamontagna. Aveva una faccia dura, barba di tre giorni, occhi freddi.
«Ci prendiamo anche qualcos’altro, stasera.»
Dal punto di vista di Anna
Anna sentiva il cuore martellarle nelle orecchie. Cercava di non guardare Sofia, ma era impossibile: erano sedute una di fronte all’altra, a meno di due metri. Quando il primo uomo – quello grosso con le mani enormi – le strappò la camicetta con un colpo secco, i bottoni volarono sul marmo. Il reggiseno di pizzo bianco cedette subito dopo. I suoi seni pesanti schizzarono fuori, liberi, capezzoli già duri per il terrore e per il freddo improvviso.
«No… vi prego…» mormorò, ma la voce le uscì strozzata.
L’uomo le afferrò i capelli rossi e le tirò la testa indietro, costringendola a guardare Sofia. Un altro ladro si era già piazzato dietro la sedia di Sofia e le teneva la bocca chiusa con una mano guantata.
«Guarda la tua amichetta,» ringhiò il capo. «Vogliamo che vedi tutto.»
Le alzarono la gonna fino alla vita. Le mutandine vennero tagliate con un coltello. Anna sentì due dita ruvide aprirle le grandi labbra senza nessuna delicatezza, poi spingere dentro di colpo. Era asciutta, stretta dal panico. L’uomo imprecò, sputò sulla mano e ricominciò, stavolta con tre dita, forzando, allargando.
Anna strinse i denti. Non devo godere. Non devo. Sofia mi sta guardando. Ma il corpo la tradiva già. Il clitoride, sfregato brutalmente dal pollice calloso, iniziò a pulsare. Quando il primo uomo si calò i pantaloni e le spinse dentro il cazzo spesso in un’unica stoccata violenta, Anna urlò. Non di dolore solo. Di sorpresa. Di piacere proibito.
Lui la scopava con rabbia, schiaffeggiandole i seni a ogni affondo, facendo ballare la carne pesante. I capezzoli le facevano male per le sberle, ma ogni colpo mandava scariche elettriche dritte al ventre. Anna sentiva il suono osceno del suo sesso che si bagnava nonostante tutto, lo schiaffo bagnato della carne contro carne.
Ti prego, Sofia, non guardarmi… non vedere che mi sta piacendo…
Ma Sofia guardava. Occhi spalancati, faccia rossa di vergogna e di qualcosa di peggio.
Anna venne per la prima volta con un singhiozzo strozzato, le cosce che tremavano, il succo che le colava lungo le natiche fino alla sedia. Il ladro non si fermò. Continuò a martellarla, più forte, finché non le schizzò dentro con un grugnito animalesco.
Dal punto di vista di Sofia
Sofia non riusciva a distogliere lo sguardo. Vedeva il viso di Anna contorcersi, la bocca aperta in un gemito che non voleva uscire ma che usciva lo stesso. Vedeva i seni enormi della sua compagna rimbalzare a ogni spinta, rossi per gli schiaffi. E vedeva l’espressione di Anna quando venne: gli occhi rovesciati, le labbra che tremavano, le lacrime che scendevano mentre il corpo si inarcava contro la volontà.
È la mia Anna… la mia Anna sta godendo come una puttana mentre io guardo…
La vergogna le bruciava la gola. Sofia si sentiva bagnata anche lei, suo malgrado. Le mutandine erano inzuppate. Quando il capo si avvicinò a lei, Sofia cercò di chiudere le gambe, ma le fascette glielo impedirono.
«Tocca a te, cagna.»
La slegarono solo per gettarla sul tavolo da pranzo, a pancia in giù, il viso girato verso Anna ancora legata. Le alzarono la gonna, le strapparono le mutandine. Sofia sentì uno sputo caldo colarle tra le natiche.
«No… no, lì no…» implorò, ma la voce le uscì debole.
Il capo le aprì le chiappe con le mani grandi e le spinse il cazzo contro l’ano asciutto. Un solo colpo, brutale. Sofia urlò. Il dolore era lancinante, ma dietro c’era qualcos’altro: una pressione piena, profonda, che le faceva contrarre il ventre. Lui non aspettò. Iniziò a scoparle il culo con spinte lunghe e violente, facendola sbattere contro il legno del tavolo.
Ogni affondo le strappava un gemito. Sofia cercava di trattenersi, di non far sentire ad Anna quanto le piaceva essere presa così, come un animale. Ma il suo corpo non obbediva. Il clitoride sfregava contro il bordo del tavolo a ogni spinta, e lei veniva, veniva di nuovo, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare per non urlare il suo piacere.
Anna la guardava. Anna vedeva tutto: il modo in cui il culo di Sofia si apriva intorno al cazzo grosso, il modo in cui le sue cosce tremavano, il modo in cui gli occhi le si riempivano di lacrime di umiliazione mentre un altro orgasmo la squassava.
Mi sta vedendo… sta vedendo che mi piace farmi sfondare il culo… Dio, che schifo che sono…
Dal punto di vista di Anna (seconda ondata)
Non le diedero tregua. Dopo il primo, un altro ladro la slegò e la buttò a quattro zampe sul tappeto, proprio di fronte a Sofia che era stata rimessa seduta. Le spinsero la faccia a terra, il culo per aria. Stavolta furono in due: uno le entrò nella fica ancora piena di sperma, l’altro le forzò due dita nel culo, allargandolo senza pietà. Poi sostituì le dita con il cazzo.
Anna si sentì riempire da entrambi i buchi contemporaneamente. La doppia penetrazione era brutale, senza ritmo, solo colpi violenti e profondi. I seni le penzolavano pesanti, oscillando, i capezzoli che sfregavano sul tappeto ruvido. Ogni spinta le mandava ondate di piacere doloroso fin nel cervello.
Guardava Sofia. Sofia aveva gli occhi lucidi, le labbra socchiuse, il respiro corto. E Anna capì che anche lei stava godendo nel vederla così: ridotta a un buco da usare, che gemeva e spingeva indietro nonostante tutto.
Mi odia… mi odia perché sono una troia che gode mentre mi violentano davanti a lei…
Venne di nuovo, urlando, il corpo che si contraeva intorno ai due cazzi, il succo che schizzava sulle cosce.
Dal punto di vista di Sofia (finale)
L’ultimo atto fu per lei. La misero in ginocchio davanti ad Anna, ancora legata, e le ordinarono di aprire la bocca. Ma non era quello che volevano. Il capo la prese di nuovo da dietro, stavolta nella fica, mentre un altro le infilava un grosso vibratore che avevano trovato nel cassetto della camera da letto – quello spesso, nero, di quelli che usavano loro due nelle notti più perverse – dritto nel culo già martoriato.
Sofia venne quasi subito, un orgasmo violento, vergognoso, mentre Anna la fissava a pochi centimetri di distanza. Vedeva le lacrime di Anna, il rossore sulle guance, lo sguardo di chi sta assistendo alla rovina della persona che ama… e non riesce a smettere di eccitarsi.
Quando i ladri finirono, dopo aver riempito entrambi i corpi di sperma e di umiliazione, se ne andarono con quello che avevano preso. Lasciarono le due donne legate, sporche, tremanti.
Anna e Sofia non si parlarono per lunghi minuti. Solo respiri pesanti. Solo il rumore dei loro cuori che ancora battevano forte.
Poi Anna, con la voce rotta, sussurrò:
«…Mi hai vista.»
Sofia chiuse gli occhi, una lacrima le scese sulla guancia.
«E tu hai visto me.»
Nessuna delle due riuscì a dire che, nonostante tutto, una parte di loro avrebbe voluto che non finisse mai.
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
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