Il sole bruciante del Medio Oriente
di
Anna_83
genere
esibizionismo
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Anna aveva diciotto anni appena compiuti, una cascata di capelli rossi fiammeggianti che le arrivavano fino alla vita sottile, pelle chiara che contrastava con il sole bruciante del Medio Oriente. Era arrivata in quel resort esclusivo sulla costa con il suo fidanzato, Marco, un ragazzo di Roma come lei, che però negli ultimi mesi aveva rivelato un lato oscuro e dominante che la eccitava e la spaventava al tempo stesso.
La spiaggia era semi-deserta quel mattino presto, solo qualche pensionato europeo in vacanza lunga. Marco le slacciò il reggiseno del bikini mentre erano sdraiati sugli asciugamani. Anna sussultò.
«Marco… che fai? Ci vedono!»
«Esatto» mormorò lui, sfilandole completamente il pezzo di sopra. I suoi seni pieni, rotondi, con capezzoli rosa chiaro, rimasero esposti all’aria calda. «Voglio che tutti li guardino.»
Due anziani signori seduti poco distante si voltarono subito. Marco le strinse un seno, lo soppesò, poi le pizzicò un capezzolo facendola gemere. Anna arrossì violentemente, ma sentì un calore umido tra le gambe. Lui la fece alzare in piedi, completamente nuda dalla vita in su, e la spinse a passeggiare lungo la riva.
I pensionati li seguirono con gli occhi avidi. Marco le sussurrò: «Toccati. Fagli vedere quanto sei troia.»
Anna, con le guance in fiamme, obbedì. Si strinse i seni tra le mani, li sollevò, li massaggiò lentamente mentre camminava. I capezzoli le diventarono duri come sassolini. Uno degli anziani si alzò, si avvicinò e, con un cenno di Marco, le toccò un seno. Anna gemette piano. Marco sorrise soddisfatto: li aveva venduti. Per poche centinaia di euro aveva dato il permesso a quei vecchi guardoni di toccare la sua ragazza.
Tornati in camera, dopo una doccia, trovarono una busta sul letto. Dentro c’erano delle foto stampate: Anna in spiaggia, seni nudi, mani che li strizzavano, mentre tre pensionati le stavano intorno, uno le palpava una tetta, un altro le aveva infilato una mano dentro il bikini slip. Marco rise.
«Le ho fatte io stamattina. Belle, vero?»
Anna era scioccata, eccitata e umiliata insieme.
Quella sera, mentre cenavano al ristorante dell’hotel, il direttore – un uomo sui cinquant’anni, arabo, elegante e con uno sguardo freddo – si avvicinò al loro tavolo.
«Signorina Anna di Roma, vero? Ho visto le foto. Molto… interessanti.»
Le mostrò sul telefono altre immagini: lei che veniva toccata, il viso arrossato dal piacere. «Ho l’indirizzo della vostra famiglia sulla prenotazione. Immagino che i genitori sarebbero felici di vedere la loro figlia diciottenne comportarsi così.»
Marco non disse niente. Anzi, sorrise e lasciò la stanza con una scusa.
Il direttore prese Anna per un braccio e la portò nel suo ufficio privato. Chiuse la porta a chiave.
«In ginocchio.»
Anna tremò, ma obbedì. Lui tirò fuori un cazzo spesso, scuro, già mezzo duro. Lei lo prese in bocca, succhiando con vergogna e desiderio. Lui le afferrò i capelli rossi e le scopò la gola senza pietà, facendole colare lacrime e saliva.
«Brava puttanella romana. Succhia bene se vuoi che quelle foto restino private.»
La fece chinare sulla scrivania, le alzò il vestitino e le abbassò le mutandine. La penetrò con forza, sbattendola mentre le stringeva i seni che ancora portavano i segni delle mani dei pensionati. Anna venne con un grido soffocato, umiliata dal piacere che provava.
Quando finì, le venne dentro con un gemito. Poi le mostrò altre foto sul telefono: quelle della notte appena trascorsa. Lei che veniva scopata dal direttore, il viso distorto dal piacere, mentre lui la chiamava “troia venduta”.
«Queste sono nuove. E ne ho tante altre. Domani mattina il tuo fidanzato partirà da solo. Tu resterai qui un mese intero. Lavorerai per me. Servirai me… e i clienti selezionati dell’hotel. Quelli che pagano bene per una rossa italiana di diciotto anni disposta a tutto.»
Anna, ancora piegata sulla scrivania con il seme che le colava lungo le cosce, annuì piano. Il suo corpo tremava di paura, vergogna… e di un’eccitazione oscura che non riusciva a controllare.
Il direttore le diede una pacca sul culo nudo.
«Benvenuta nel tuo nuovo mese di vacanza, troietta.»
E mentre usciva dall’ufficio, Anna sapeva che non sarebbe più tornata la stessa ragazza di Roma.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Anna aveva diciotto anni appena compiuti, una cascata di capelli rossi fiammeggianti che le arrivavano fino alla vita sottile, pelle chiara che contrastava con il sole bruciante del Medio Oriente. Era arrivata in quel resort esclusivo sulla costa con il suo fidanzato, Marco, un ragazzo di Roma come lei, che però negli ultimi mesi aveva rivelato un lato oscuro e dominante che la eccitava e la spaventava al tempo stesso.
La spiaggia era semi-deserta quel mattino presto, solo qualche pensionato europeo in vacanza lunga. Marco le slacciò il reggiseno del bikini mentre erano sdraiati sugli asciugamani. Anna sussultò.
«Marco… che fai? Ci vedono!»
«Esatto» mormorò lui, sfilandole completamente il pezzo di sopra. I suoi seni pieni, rotondi, con capezzoli rosa chiaro, rimasero esposti all’aria calda. «Voglio che tutti li guardino.»
Due anziani signori seduti poco distante si voltarono subito. Marco le strinse un seno, lo soppesò, poi le pizzicò un capezzolo facendola gemere. Anna arrossì violentemente, ma sentì un calore umido tra le gambe. Lui la fece alzare in piedi, completamente nuda dalla vita in su, e la spinse a passeggiare lungo la riva.
I pensionati li seguirono con gli occhi avidi. Marco le sussurrò: «Toccati. Fagli vedere quanto sei troia.»
Anna, con le guance in fiamme, obbedì. Si strinse i seni tra le mani, li sollevò, li massaggiò lentamente mentre camminava. I capezzoli le diventarono duri come sassolini. Uno degli anziani si alzò, si avvicinò e, con un cenno di Marco, le toccò un seno. Anna gemette piano. Marco sorrise soddisfatto: li aveva venduti. Per poche centinaia di euro aveva dato il permesso a quei vecchi guardoni di toccare la sua ragazza.
Tornati in camera, dopo una doccia, trovarono una busta sul letto. Dentro c’erano delle foto stampate: Anna in spiaggia, seni nudi, mani che li strizzavano, mentre tre pensionati le stavano intorno, uno le palpava una tetta, un altro le aveva infilato una mano dentro il bikini slip. Marco rise.
«Le ho fatte io stamattina. Belle, vero?»
Anna era scioccata, eccitata e umiliata insieme.
Quella sera, mentre cenavano al ristorante dell’hotel, il direttore – un uomo sui cinquant’anni, arabo, elegante e con uno sguardo freddo – si avvicinò al loro tavolo.
«Signorina Anna di Roma, vero? Ho visto le foto. Molto… interessanti.»
Le mostrò sul telefono altre immagini: lei che veniva toccata, il viso arrossato dal piacere. «Ho l’indirizzo della vostra famiglia sulla prenotazione. Immagino che i genitori sarebbero felici di vedere la loro figlia diciottenne comportarsi così.»
Marco non disse niente. Anzi, sorrise e lasciò la stanza con una scusa.
Il direttore prese Anna per un braccio e la portò nel suo ufficio privato. Chiuse la porta a chiave.
«In ginocchio.»
Anna tremò, ma obbedì. Lui tirò fuori un cazzo spesso, scuro, già mezzo duro. Lei lo prese in bocca, succhiando con vergogna e desiderio. Lui le afferrò i capelli rossi e le scopò la gola senza pietà, facendole colare lacrime e saliva.
«Brava puttanella romana. Succhia bene se vuoi che quelle foto restino private.»
La fece chinare sulla scrivania, le alzò il vestitino e le abbassò le mutandine. La penetrò con forza, sbattendola mentre le stringeva i seni che ancora portavano i segni delle mani dei pensionati. Anna venne con un grido soffocato, umiliata dal piacere che provava.
Quando finì, le venne dentro con un gemito. Poi le mostrò altre foto sul telefono: quelle della notte appena trascorsa. Lei che veniva scopata dal direttore, il viso distorto dal piacere, mentre lui la chiamava “troia venduta”.
«Queste sono nuove. E ne ho tante altre. Domani mattina il tuo fidanzato partirà da solo. Tu resterai qui un mese intero. Lavorerai per me. Servirai me… e i clienti selezionati dell’hotel. Quelli che pagano bene per una rossa italiana di diciotto anni disposta a tutto.»
Anna, ancora piegata sulla scrivania con il seme che le colava lungo le cosce, annuì piano. Il suo corpo tremava di paura, vergogna… e di un’eccitazione oscura che non riusciva a controllare.
Il direttore le diede una pacca sul culo nudo.
«Benvenuta nel tuo nuovo mese di vacanza, troietta.»
E mentre usciva dall’ufficio, Anna sapeva che non sarebbe più tornata la stessa ragazza di Roma.
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