Anna aveva ventotto anni e lavorava da tre nel piccolo negozio di abbigliamento del centro
di
Anna_83
genere
prime esperienze
Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Anna aveva ventotto anni e lavorava da tre nel piccolo negozio di abbigliamento del centro. Quel pomeriggio il dolore al basso ventre era diventato insopportabile: crampi forti, gonfiore, una sensazione di peso che non le dava tregua.
«Vai in farmacia, Anna» le disse il titolare, Marco, un uomo di quarantadue anni dal fisico ancora atletico e lo sguardo deciso. «Chiedi qualcosa di forte. Non puoi stare così tutto il pomeriggio.»
In farmacia la dottoressa, dopo averla ascoltata, le porse una scatola senza troppe cerimonie.
«Clistere pronto all’uso. È rapido e molto efficace. Lo fai in bagno, tieni dentro cinque minuti se ce la fai.»
Anna tornò al negozio con le guance rosse e la scatola in borsa. Il dolore però era peggiorato. Marco la vide pallida e le indicò il retro.
«Usa il bagno del personale. Se hai bisogno di una mano… dimmi.»
Dieci minuti dopo Anna era piegata sul lavandino, pantaloni e slip abbassati alle caviglie, la bottiglietta di plastica già inserita. Ma le mani le tremavano, i crampi la facevano contrarre e non riusciva a spingere il liquido fino in fondo. Bussò alla porta semiaperta.
«Marco… non ce la faccio da sola.»
Lui entrò, chiuse a chiave. L’aria si fece subito più densa. Anna era lì, nuda dalla vita in giù, le natiche rotonde e tese, la bottiglietta che sporgeva tra le sue cosce.
«Tranquilla» mormorò lui, la voce più bassa del solito. «Ti aiuto io.»
Le posò una mano calda sulla schiena, facendola piegare un po’ di più. Con l’altra spinse lentamente lo stantuffo. Anna sentì il liquido tiepido invadere l’intestino, una sensazione strana, piena, quasi oscena. Un gemito le sfuggì dalle labbra.
«Brava… respira» disse Marco. La sua mano scivolò più in basso, accarezzandole una natica mentre controllava che tutto entrasse. «Devi tenerlo dentro. Ti tengo io.»
I cinque minuti passarono in un silenzio rotto solo dai respiri pesanti di lei. Quando finalmente si liberò, Marco rimase lì, senza andarsene. La aiutò a pulirsi con gesti lenti, quasi teneri. Le sue dita sfioravano la pelle sensibile, e Anna sentiva un calore diverso dal dolore, qualcosa che le bagnava tra le gambe.
«Grazie…» sussurrò, ancora piegata. «Non ho mai… fatto certe cose. Anale, intendo. Ho sempre avuto paura del dolore.»
Marco si fermò. La guardò nello specchio: gli occhi lucidi, le labbra socchiuse, il culo ancora leggermente aperto e lucido dal lubrificante del clistere.
«Sei già dilatata» disse piano, la voce roca. «E molto lubrificata. Se vuoi… posso farti provare. Con calma. Senza fretta. Solo se lo desideri.»
Anna esitò un secondo, poi annuì, mordendosi il labbro inferiore.
Marco si aprì i pantaloni. Il suo cazzo era già duro, grosso, venato. Lo appoggiò tra le natiche di Anna, strofinando la cappella contro l’ano ancora morbido e bagnato. Spinse piano, solo la punta. Lei trattenne il respiro, ma il dolore non arrivò. Solo una sensazione di pienezza profonda, calda, stranamente piacevole.
«Oddio…» gemette, spingendo indietro con i fianchi.
Marco entrò centimetro dopo centimetro, lentamente, tenendola per i fianchi. Quando fu completamente dentro di lei, si fermò, lasciando che il suo culo si abituasse. Poi cominciò a muoversi: affondi lunghi, controllati, sempre più profondi. Il clistere l’aveva preparata alla perfezione; ogni spinta produceva un suono umido e osceno che li eccitava entrambi.
Anna si aggrappò al lavandino, le tette che ballavano sotto la maglietta.
«Più forte… ti prego» ansimò.
Marco accelerò, una mano scese a toccarle il clitoride gonfio. La scopò con ritmo deciso, il cazzo che scivolava dentro e fuori dal suo culo stretto e caldo. Quando venne, Anna urlò piano, stringendolo dentro di sé con spasmi violenti. Marco la seguì pochi secondi dopo, riempiendola con getti caldi e abbondanti.
Rimasero così, uniti, respirando affannosamente.
«Come ti senti?» le chiese lui, baciandole la nuca.
Anna sorrise, ancora tremante.
«Penso… che domani avrò di nuovo mal di pancia.»
Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com
Anna_83
Anna aveva ventotto anni e lavorava da tre nel piccolo negozio di abbigliamento del centro. Quel pomeriggio il dolore al basso ventre era diventato insopportabile: crampi forti, gonfiore, una sensazione di peso che non le dava tregua.
«Vai in farmacia, Anna» le disse il titolare, Marco, un uomo di quarantadue anni dal fisico ancora atletico e lo sguardo deciso. «Chiedi qualcosa di forte. Non puoi stare così tutto il pomeriggio.»
In farmacia la dottoressa, dopo averla ascoltata, le porse una scatola senza troppe cerimonie.
«Clistere pronto all’uso. È rapido e molto efficace. Lo fai in bagno, tieni dentro cinque minuti se ce la fai.»
Anna tornò al negozio con le guance rosse e la scatola in borsa. Il dolore però era peggiorato. Marco la vide pallida e le indicò il retro.
«Usa il bagno del personale. Se hai bisogno di una mano… dimmi.»
Dieci minuti dopo Anna era piegata sul lavandino, pantaloni e slip abbassati alle caviglie, la bottiglietta di plastica già inserita. Ma le mani le tremavano, i crampi la facevano contrarre e non riusciva a spingere il liquido fino in fondo. Bussò alla porta semiaperta.
«Marco… non ce la faccio da sola.»
Lui entrò, chiuse a chiave. L’aria si fece subito più densa. Anna era lì, nuda dalla vita in giù, le natiche rotonde e tese, la bottiglietta che sporgeva tra le sue cosce.
«Tranquilla» mormorò lui, la voce più bassa del solito. «Ti aiuto io.»
Le posò una mano calda sulla schiena, facendola piegare un po’ di più. Con l’altra spinse lentamente lo stantuffo. Anna sentì il liquido tiepido invadere l’intestino, una sensazione strana, piena, quasi oscena. Un gemito le sfuggì dalle labbra.
«Brava… respira» disse Marco. La sua mano scivolò più in basso, accarezzandole una natica mentre controllava che tutto entrasse. «Devi tenerlo dentro. Ti tengo io.»
I cinque minuti passarono in un silenzio rotto solo dai respiri pesanti di lei. Quando finalmente si liberò, Marco rimase lì, senza andarsene. La aiutò a pulirsi con gesti lenti, quasi teneri. Le sue dita sfioravano la pelle sensibile, e Anna sentiva un calore diverso dal dolore, qualcosa che le bagnava tra le gambe.
«Grazie…» sussurrò, ancora piegata. «Non ho mai… fatto certe cose. Anale, intendo. Ho sempre avuto paura del dolore.»
Marco si fermò. La guardò nello specchio: gli occhi lucidi, le labbra socchiuse, il culo ancora leggermente aperto e lucido dal lubrificante del clistere.
«Sei già dilatata» disse piano, la voce roca. «E molto lubrificata. Se vuoi… posso farti provare. Con calma. Senza fretta. Solo se lo desideri.»
Anna esitò un secondo, poi annuì, mordendosi il labbro inferiore.
Marco si aprì i pantaloni. Il suo cazzo era già duro, grosso, venato. Lo appoggiò tra le natiche di Anna, strofinando la cappella contro l’ano ancora morbido e bagnato. Spinse piano, solo la punta. Lei trattenne il respiro, ma il dolore non arrivò. Solo una sensazione di pienezza profonda, calda, stranamente piacevole.
«Oddio…» gemette, spingendo indietro con i fianchi.
Marco entrò centimetro dopo centimetro, lentamente, tenendola per i fianchi. Quando fu completamente dentro di lei, si fermò, lasciando che il suo culo si abituasse. Poi cominciò a muoversi: affondi lunghi, controllati, sempre più profondi. Il clistere l’aveva preparata alla perfezione; ogni spinta produceva un suono umido e osceno che li eccitava entrambi.
Anna si aggrappò al lavandino, le tette che ballavano sotto la maglietta.
«Più forte… ti prego» ansimò.
Marco accelerò, una mano scese a toccarle il clitoride gonfio. La scopò con ritmo deciso, il cazzo che scivolava dentro e fuori dal suo culo stretto e caldo. Quando venne, Anna urlò piano, stringendolo dentro di sé con spasmi violenti. Marco la seguì pochi secondi dopo, riempiendola con getti caldi e abbondanti.
Rimasero così, uniti, respirando affannosamente.
«Come ti senti?» le chiese lui, baciandole la nuca.
Anna sorrise, ancora tremante.
«Penso… che domani avrò di nuovo mal di pancia.»
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