Pipi tra i cespugli

di
genere
prime esperienze

Ciao, sono Anna. Credo che le storie migliori nascano spesso da un incontro di idee, per questo ho deciso di aprire uno spazio di collaborazione con voi.
​Hai un’idea? Se hai una situazione o un’immagine che vorresti veder trasformata in racconto, scrivimi! Mi occuperò io di sviluppare la trama e darle vita.
​Mettici la faccia: Se ti fa piacere, puoi inviarmi una tua foto. La userò come riferimento estetico per descrivere i tratti di uno dei miei prossimi personaggi e dimmi che nome devo assegnare a quel personaggio.
​Nota importante sulla Privacy: La mail indicata è in sola lettura. Leggerò tutto con piacere, ma non aspettatevi una risposta diretta via mail; la risposta sarà il racconto stesso che pubblicherò qui!
Ale.one@yahoo.com

Anna_83


Anna aveva appena compiuto diciotto anni e quella vacanza al mare era la prima senza i genitori. Il sole le aveva arrossato la pelle, il vento salato le scompigliava i capelli lunghi e scuri. Quel pomeriggio, mentre tornava a piedi dalla spiaggia verso l’appartamento che aveva affittato, sentì una pressione urgente alla vescica. Il tragitto era ancora lungo e non c’erano bar aperti.
Vide una villetta bianca con il cancello socchiuso. Il giardino era grande, pieno di cespugli e palme. Entrò senza pensarci due volte, si nascose dietro un grosso oleandro e si abbassò il bikini. Il getto caldo uscì potente, bagnando la terra secca. Fu in quel momento che lo vide.
Un uomo anziano, ottant’anni portati con dignità, capelli bianchi e pelle abbronzata, la stava osservando da pochi metri, immobile sulla veranda. Non disse nulla. I suoi occhi chiari erano fissi tra le sue gambe aperte. Anna arrossì violentemente, ma invece di scappare finì di fare pipì, lentamente, sentendo lo sguardo di lui come una carezza proibita. Quando si rialzò, lui non si mosse. Lei abbassò gli occhi e uscì in fretta, il cuore che le batteva forte.
Il giorno dopo tornò.
E quello dopo ancora.
Ogni pomeriggio, verso le cinque, Anna entrava dal cancello che lui lasciava sempre aperto. Si posizionava dietro lo stesso cespuglio, ma ogni volta un po’ più in vista. Si abbassava il bikini, apriva le cosce e pisciava guardando verso la veranda. Lui era sempre lì, seduto sulla poltrona di vimini, con gli occhi avidi puntati su di lei.
La quinta volta lui si alzò. Si avvicinò lentamente, fino a pochi metri. Anna finì di pisciare, ma rimase accovacciata, le labbra bagnate ancora esposte. L’uomo, con mani tremanti, si aprì i pantaloni leggeri di lino e tirò fuori un cazzo già mezzo duro, rugoso ma sorprendentemente grosso. Iniziò a pisciare anche lui, il getto dorato che finiva a terra vicinissimo ai piedi di lei. I loro sguardi si incrociarono. Nessuno parlava.
Ogni giorno si avvicinavano di più.
Il decimo giorno Anna si alzò dopo aver finito, si avvicinò a lui senza dire una parola. L’uomo aveva il cazzo già fuori, duro e pulsante. Lei glielo prese in mano: era caldo, la pelle sottile e venosa. Iniziò a masturbarlo con movimenti lenti, decisi. Lui respirava affannosamente, le mani aggrappate alle sue spalle. Quando venne, schizzi densi e bianchissimi di sperma gli colpirono la pancia e le dita di Anna. Lei raccolse il seme con due dita, lo portò alla bocca di lui e glielo infilò tra le labbra. L’uomo succhiò avidamente le sue dita, gemendo.
Il giorno dopo non ci fu bisogno di parole.
Anna si tolse del tutto il bikini nella veranda. Si mise a quattro zampe sul vecchio tavolino di legno, il culo alto e offerto. Lui le si avvicinò da dietro, il cazzo duro e lucido di saliva (lei glielo aveva succhiato per qualche minuto prima). Le appoggiò la cappella rugosa contro il buchetto stretto del sedere e spinse.
Anna ansimò forte quando lo sentì entrare. Era grosso, la apriva senza pietà. Lui la afferrò per i fianchi e cominciò a fotterle il culo con spinte profonde, sempre più veloci. Il rumore delle palle contro la sua figa bagnata riempiva il giardino silenzioso.
Quando venne, lo fece dentro. Profondamente. Anna sentì gli schizzi caldi riempirle l’intestino, fiotti densi e abbondanti. Lui rimase dentro finché non ebbe finito del tutto, poi uscì lentamente.
Lei si rialzò. Lo sperma cominciò subito a colarle dal buchetto dilatato, scendendo in rivoli bianchi lungo le cosce abbronzate. Anna non si pulì. Raccolse il bikini, se lo infilò e uscì dal cancello camminando piano, sentendo il seme caldo che continuava a gocciolarle sulle gambe, fino al ginocchio.
Sorrise tra sé.
Sapeva che il giorno dopo sarebbe tornata.
scritto il
2026-04-16
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