L'Ossessione di Federica
di
Marika Traves Dressi
genere
poesie
L’alba è una ferita di luce che ci trova ancora intrecciati,
mentre il nome di Federica brucia sulla lingua come un peccato commesso.
Non cerchiamo noi stessi, cerchiamo lo schianto dei corpi,
le tue gambe che serrano i fianchi in una morsa di seta e forza,
mentre l'aria profuma di sesso, di notte e di te.
Sei l’architettura del piacere più estremo:
il tuo ventre è un altare umido dove ogni mia resistenza si scioglie.
Conosci la danza del bacino che deruba il fiato,
quell'attrito carnale che scende nel profondo, dove non esiste morale,
custodendo tra le tue cosce il fuoco che mi ossessiona e mi consuma.
Che cos'è la vita se non questo ansimare nel buio?
Siamo due visceri che battono all'unisono, inchiodati dal piacere.
È una lussuria sacra e brutale sentirti spalancata sotto di me,
mentre la tua pelle diventa una mappa di morsi e di brividi.
Sento l'anima che preme, che vuole farsi seme e grido,
scivolare dalla gola per perdersi nel calore dei tuoi baci affamati.
Eri un’isola di piacere inaccessibile, una dea che godeva del proprio segreto,
ma ora quel segreto mi scorre sulle dita, mi inonda le labbra.
Non l’hai detto mai quanto potevi essere oscena, Federica,
ma lo urli con ogni muscolo mentre ti prendo e ti possiedo senza fine,
in questo "mai" che finalmente esplode e si arrende.
mentre il nome di Federica brucia sulla lingua come un peccato commesso.
Non cerchiamo noi stessi, cerchiamo lo schianto dei corpi,
le tue gambe che serrano i fianchi in una morsa di seta e forza,
mentre l'aria profuma di sesso, di notte e di te.
Sei l’architettura del piacere più estremo:
il tuo ventre è un altare umido dove ogni mia resistenza si scioglie.
Conosci la danza del bacino che deruba il fiato,
quell'attrito carnale che scende nel profondo, dove non esiste morale,
custodendo tra le tue cosce il fuoco che mi ossessiona e mi consuma.
Che cos'è la vita se non questo ansimare nel buio?
Siamo due visceri che battono all'unisono, inchiodati dal piacere.
È una lussuria sacra e brutale sentirti spalancata sotto di me,
mentre la tua pelle diventa una mappa di morsi e di brividi.
Sento l'anima che preme, che vuole farsi seme e grido,
scivolare dalla gola per perdersi nel calore dei tuoi baci affamati.
Eri un’isola di piacere inaccessibile, una dea che godeva del proprio segreto,
ma ora quel segreto mi scorre sulle dita, mi inonda le labbra.
Non l’hai detto mai quanto potevi essere oscena, Federica,
ma lo urli con ogni muscolo mentre ti prendo e ti possiedo senza fine,
in questo "mai" che finalmente esplode e si arrende.
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