La nascita di Marika 10

di
genere
trans

Una notte trasgressiva

La sera era ormai inoltrata, e solo il chiarore dei lampioni lungo il viale illuminava a tratti l'asfalto umido. Fu in questo scenario che un sussurro potente annunciò un nuovo arrivo alla villa. Una lussuosa BMW serie 7 dal colore nero sfrecciò con piglio grintoso lungo il viale, fermandosi con eleganza aggressiva in mezzo al ghiaietto, proprio davanti all'imponente portone d'ingresso. Al suo fianco, sotto il cielo stellato, altre tre presenze automobilistiche catturavano l'attenzione: una Ferrari GTS 328 rossa, la cui linea iconica brillava nella penombra; una Porsche 911 Carrera blu notte, con la sua silhouette sportiva; e, leggermente più defilata, la Lancia Thema di Cesare.
Il contrasto tra i diversi stili automobilistici creava un'atmosfera di attesa e riservatezza. Le carrozzerie lucide riflettevano la poca luce disponibile, mentre il silenzio della notte avvolgeva il tutto.
La villa, un gioiello dell'architettura Liberty, si ergeva maestosa di fronte al viale, avvolta dalla luce soffusa della sera. La scalinata imponente che conduceva all'ingresso era fiancheggiata da statue classiche e vasi colmi di fiori profumati. Era un'architettura che celebrava la bellezza della natura e l'artigianalità, un vero e proprio inno alla grazia e all'eleganza.
Mentre mi avvicinavo alla porta, l'abito nero che indossavo scivolava con grazia, aderendo al mio corpo come una seconda pelle e mettendo in risalto ogni curva con studiata eleganza. Era un capo provocante, ma mai volgare: lunghi spacchi laterali si aprivano audacemente, rivelando a tratti le mie gambe fino alle anche a ogni mio movimento. Il tessuto scivolato catturava la poca luce serale, facendomi apparire come un'ombra sofisticata. Ai piedi, scarpe con il tacco alto dello stesso colore del vestito completavano il look, aggiungendo un'ulteriore nota di audacia e di slancio alla mia figura.
Sentii il motore della BMW spegnersi. Aprii lo sportello e scesi, sentì l'aria fresca della sera che mi accarezzava il viso e faceva frusciare il mio abito. Il viale ghiaioso scricchiolò sotto i miei passi mentre mi dirigevo verso l'imponente portone della villa Liberty. Raggiunta la soglia, sollevai la mano e premetti il campanello, il cui suono melodioso si propagò nell'eco della pietra.
Dopo un breve istante, il pesante portone si aprì con un cigolio quasi teatrale, rivelando una figura elegante in livrea scura. Un cenno del capo, un sorriso discreto, e senza bisogno di parole fui invitata ad entrare. Un sentiero di luce mi guidò attraverso un corridoio ornato da affreschi delicati e mobili d'epoca, fino a condurmi nel salone principale. L'ambiente mi accolse con un'esplosione di luce e colore. Ampie vetrate, ornate da disegni floreali, lasciavano filtrare la luce soffusa proveniente da lampadari di cristallo pendenti dal soffitto altissimo. Mobili imbottiti in velluto dai toni caldi, e opere d'arte disposte con cura creavano un'atmosfera di lussuosa accoglienza. Il profumo di fiori freschi e cera d'api aleggiava nell'aria, mentre il mormorio di conversazioni sommesse suggeriva la presenza di altri ospiti.
Mentre mi addentravo nel salone, percepì un movimento tra le figure che conversavano. Cesare mi venne incontro con un sorriso radioso. Ci abbracciammo calorosamente, e lui, stringendomi, mi sussurrò all'orecchio con voce roca: "Complimenti, sei bellissima." Un bacio leggero sulla guancia seguì, e poi, prendendomi dolcemente per mano, iniziò a condurmi verso gli altri ospiti.
Quasi simultaneamente, un uomo sui quarant'anni, dall'aria affabile e sicura, si fece avanti. "Sono Gabriele, per gli amici Lele, sono un grande amico di Cesare," disse per presentarsi, e rivolgendosi a me con un sorriso che sembrava voler scrutare oltre la mia apparente compostezza. Mi prese la mano con una delicatezza inattesa, portandola alle labbra e sfiorandola con un gesto quasi cavalleresco. Sentii un brivido corrermi lungo la schiena. Con un filo di voce, in evidente imbarazzo, risposi: "Piacere."
Gabriele proseguì, con un gesto ampio verso il gruppo: "Venite, vi presento gli altri. Si rivolse verso un uomo girato di spalle che mi sembrava di riconoscere : "Alberto lei" indicando me, "è Marika", "Noi ci conosciamo già." Disse Alberto, con un sorriso. "Bene," disse Gabriele, voltandosi verso le due donne che affiancavano Alberto. "Le ragazze in compagnia di Alberto sono Tiziana e Sarah."
Tiziana, una donna di circa trent'anni, catturò subito il mio sguardo con il suo fisico prorompente. Una quarta di seno, capelli castano chiari che incorniciavano un viso con due occhi azzurri penetranti, era vestita con un miniabito argento brillantinato che lasciava le spalle completamente nude, arrivando a metà coscia. Ai piedi, scarpe argento brillantinate con un tacco vertiginoso da dodici. Il suo portamento da modella era inconfondibile. Sarah, invece, scoprii in seguito essere di origine brasiliana, era una trans dalla bellezza prorompente. Labbra grandi e carnose, simili a quelle di Tiziana, capelli neri con meches rosse che creavano un contrasto audace. Indossava anche lei un miniabito aderente con bretelline, di un rosso acceso che arrivava a metà coscia, abbinato a décolleté tacco dodici dello stesso colore. Una volta terminate le presentazioni, ci avviammo tutti a tavola, dove ci attendeva una cena suntuosa. Durante il pasto, le conversazioni fluivano animate, ma io rimasi in disparte, parlando quasi nulla. Ero in soggezione, a disagio di fronte a tanta sicurezza e disinvoltura. Eppure, stranamente, questa sensazione di essere fuori posto, questa sottile tensione, mi provocava un'eccitazione inaspettata.
Terminata la sfarzosa cena, ci spostammo in una sala più intima, un salotto accogliente dove l'atmosfera si fece più rilassata. Un angolo bar ben fornito invitava a nuove libagioni, mentre morbidi divani disposti con studiata noncuranza promettevano conversazioni più raccolte. Le luci soffuse e una musica di sottofondo, non invadente ma avvolgente, accompagnavano le risate e le battute che animavano il gruppo.
Cesare si avvicinò, il suo sguardo attento a cogliere ogni mia sfumatura. "Stai bene?" mi chiese con una dolcezza che mi fece sciogliere un po' la tensione. Annuii, e lui, con un sorriso incoraggiante, aggiunse: "Lasciati andare, Marika. Siamo qui per divertirci." Mi guardò un istante, poi si alzò e si allontanò per scambiare qualche parola fitta con Lele. Dall'altro lato della stanza, Alberto era immerso in una vivace conversazione con Tiziana e Sarah, le loro risate che si mescolavano alla musica.
Mentre li osservavo, Cesare tornò con due calici di prosecco e, con un gesto quasi furtivo, mi porse anche due piccole bustine di cocaina. Bevvi velocemente il mio calice, sentendo le bollicine frizzare sul palato. Poi, con un respiro profondo, aspirai la coca che precedentemente avevo lasciato cadere sul vetro del tavolino davanti a me e che Cesare aveva preparato, e mentre ne preparava altra, mi osservò con un'espressione a metà tra la preoccupazione e la curiosità e mi disse "Vacci piano, Marika," rimarcando dolcemente, "non sei abituata."
"L'ho già presa altre volte," risposi, cercando di mascherare un leggero tremore nella voce. Lui mi guardò con un'incertezza palpabile, poi, con un tono che tradiva una certa irritazione, disse: "Adesso non è il momento, ma dopo mi dirai con chi la prendi." Per tranquillizzarlo, aggiunsi: "Non con tuo figlio." Cesare annuì, ma un'ombra attraversò il suo volto. "Con Fabrizio, quel teppista di merda?" chiese, con una punta di disprezzo nella voce. Non risposi, lasciando che il silenzio calasse tra noi. Il discorso finì lì, sospeso tra le luci soffuse, la musica e l'ombra di un'altra realtà che iniziava a farsi strada.La conversazione con Cesare si interruppe, lasciando un'eco di tensione nell'aria. Il suo sguardo indugiò su di me, cercando di decifrare le mie reazioni, mentre io mi sentivo pervadere da un'eccitazione crescente, alimentata dalla cocaina e dall'atmosfera carica. Le parole di Cesare, pur tra l'irritazione, avevano innescato una corrente sotterranea tra noi, un'intimità forzata ma innegabile. Con un gesto che mi sembrò quasi naturale, mi avvicinai a lui, il mio abito nero che frusciava leggermente. Le mie mani trovarono il suo viso, accarezzandogli la barba appena accennata. Il suo respiro si fece più corto, i suoi occhi, prima incerti, ora bruciavano di un desiderio che rispecchiava il mio. Mi protesi e le mie labbra trovarono le sue, un bacio inizialmente timido che divenne presto più audace, più profondo.Le sue mani si posarono sui miei fianchi, facendomi aderire ancora di più a lui, mentre le mie scivolavano lungo la sua schiena, sentendo la tensione dei suoi muscoli sotto il tessuto della camicia. I nostri corpi si cercavano, si intrecciavano, guidati da un'urgenza primordiale. I sussurri si fecero più bassi, le parole sostituite da gemiti soffocati e respiri affannosi. Ci spostammo, quasi d'istinto, verso uno dei divani più appartati, l'ombra che ci avvolgeva quasi a proteggere il nostro preludio. Il tessuto del mio abito scivolò via con facilità, rivelando la pelle al contatto fresco del velluto, mentre le sue mani mi esploravano con urgenza. Ogni bacio, ogni carezza, era un passo in più verso un'unione che sembrava inevitabile, un abbandono totale ai sensi che ci avvolgevano.
Il calore dei corpi si fece più intenso, le carezze più audaci. L'abito nero, liberato da ogni impaccio, giaceva ora sul velluto del divano, testimone silenzioso del crescendo di passione. I sospiri di Cesare si mescolavano ai miei, creando una sinfonia di piacere. Le sue mani esperte esploravano ogni curva del mio corpo, mentre le mie non erano da meno nel ricambiare la sua ricerca.
Ogni contatto era elettrico, ogni respiro condiviso un'ulteriore spinta verso l'inevitabile. La cocaina aveva amplificato le sensazioni, rendendo ogni bacio più intenso, ogni carezza più vibrante. Ci perdemmo l'uno nell'altra, avvolti da un vortice di sensazioni che annullava ogni pensiero razionale, ogni esitazione. L'intimità si fece totale, un'unione di corpi e desideri che culminò in un abbandono reciproco, un istante di pura estasi in cui il mondo esterno cessò di esistere. L'eco delle nostre passioni si perdeva tra le morbide pieghe del divano, sotto il velo complice dell'ombra. Mentre mi baciava appassionatamente, il suo corpo mi spingeva contro il divano e sentivo chiaramente il suo cazzo duro premere contro il mio pube. Il cuore era a mille, ero eccitata. Lui lo aveva capito e disse: "Andiamo in camera vieni", entrammo e mi trovai davanti, Lele che mi disse
"Cesare mi ha parlato molto di te", fissandomi dritto negli occhi, mentre con una mano mi sfiorava la coscia. Mi sentivo avvolta, ero ancora eccitata per il petting di prima, sentivo una certa eccitazione in quella situazione era ancora più conturbante. Cominciarono a baciarmi uno sul collo l’altro sulla spalla, non opposi resistenza, cominciai a sentire le loro mani accarezzarmi delicatamente e poi sempre più fameliche mi toccavano il culo, non saprei dire neanche di chi era la mano, non capivo più nulla, quattro mani che sembravano dello stesso uomo che mi procuravano un piacere unico. baci, carezze in ogni perte del mio corpo. Dopo un paio di minuti avevano entrambi il cazzo fuori, ero colpita dalle dimensioni, grossi turgidi, non resistetti, mi accovacciai tra di loro e cominciai a succhiargli il cazzo a turno. Loro godevano e io ero eccitatissima, mi sentivo libera senza limiti e tabù, mi lasciarono un attimo e si sedettero entrambi sul divano e io ripresi a succhiargli i membri ad entrambi. Avevano entrambi una dotazione di tutto rispetto, e non avevo difficoltà a tenerli in bocca, e già il mio pensiero andava al momento che avrei provato quando lo avrei preso dietro…Ero eccitatissima, così mi alzai e mi misi cavalcioni su Cesare, che guido' il suo grosso membro, spingendolo sul mio buchino, per farlo scivolare dentro lentamente, dopo che fu entrato completamente rimasi ferma per qualche minuto poi cominciai a cavalcarlo, pian piano poi sempre più forte, su e giù, questo mi dava enorme piacere poi mi fermai all’imbocco dell’orifizio e molto lentamente scesi giù. Sentì ogni singolo centimetro di quel bel cazzo dilatare le pareti della mio culo come mai avevo sentito prima e quando giunsi in fondo sentì quel grosso glande toccare punti dove sentivo sollecitazioni mai provate. Mentre lui sotto di me mi teneva prigioniera con le mani in vita e Lele mi accarezzava ovunque e baciava dietro il collo, ero così eccitata che andai su e giù molto forte e lui venne subito. Simultaneamente venne anche Lele, che aveva messo il cazzo in bocca, grugnì schizzandomi sul viso sui capelli e in parte in bocca. appena finito mi accasciai sul divano. Mentre ero lì sdraiata vidi Cesare e Lele, che bevevano qualcosa parlando tra loro, appena finito tornarono da me, e mentre Lele mi palpava il culo "disse adesso il tuo culo e mio" e senza dire altro lo spinse dentro di me, spingeva solo un pò e subito lo ritirava dietro, ripeteva la routine e spingeva un po' di più senza farmi sentire dolore, ma aprendo ancora un pochino il mio culetto, e ancora giù da capo lo strofinò un po' e poi ancora dentro. Sentivo il culo aprirmi e ero così desiderosa di essere inculata che cominciai io a spingere col mio bacino contro il suo cazzo che era sempre più dentro di me "dammelo tutto sussurrai" e finalmente sentì il suo pene entrare tutto nel culo. Non accusavo dolore, ma la sensazione di dilatazione che quel cazzo enorme nel culo mi provocava era così forte che avevo il cervello come spento. Il piacere era così intenso dietro che non sentivo più nulla, mentre davanti, Cesare usava la mia bocca scopandola, ero così eccitata che il mio ano si aprì indecentemente permettendo a Lele di scoparmi sempre più profondamente e con più veemenza sentendolo finalmente tutto nel mio culo. Di tanto in tanto lo estraeva lentamente per poi rimetterlo dentro, era un gioco perverso che gli serviva per farmi risentire lo sgomento di essere così indecentemente aperta. Mi scopò il culo senza riserve per almeno dieci minuti. Avevo il buco in fiamme, quando finalmente l’ho sentito godere dentro di me, sentivo ogni singola pulsazione del suo cazzo mentre veniva una quantità enorme di sperma nel culo e cominciai a godere anche io, lui lo capì e non si arrestò, il culo mi pulsava violentemente e si stringeva su quel cazzo, e più me lo sentivo dentro più si protraeva . Lele, continuava ad accarezzarmi con una mano e a strofinare il cazzo tra le natiche, per poi venire ancora copiosamente su di esse. Ero sfinita, mi sfilai da lui e mi accasciai di fianco a Cesare che era ora seduto.
La luce invadeva la stanza senza pietà, costringendomi a socchiudere gli occhi. Mi girai su un fianco, ancora intorpidita, cercando di opporre resistenza a quel risveglio troppo brusco. L' aria del mattino era fresca e silenziosa, interrotta solo dai rumori lontani della strada. Cesare era vicino alla finestra, di spalle, intento ad osservare fuori come se stesse cercando qualcosa tra gli alberi del parco della villa, ancora immersi nel torpore dell'alba. Mi sollevai, lentamente, appoggiandomi ai cuscini, e lo guardai senza dire nulla.
In quel momento provai una strana sensazione di quiete, come se il tempo si fosse fermato per concederci ancora qualche istante prima che la giornata iniziasse davvero.
Cesare si avvicinò, la voce bassa ma tagliente, gli occhi fissi nei miei come lame: "Ti devo parlare di cosa accadrà adesso". Ogni parola cadeva nella stanza come un ordine, lasciandomi senza fiato, incapace di reagire.
scritto il
2026-01-26
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