Club - Prima Parte

di
genere
etero

La porta del club si richiude alle mie spalle con un suono ovattato, quasi rispettoso. Per un attimo resto immobile, lasciando che gli occhi si abituino alla luce soffusa, calda, dorata. L’aria ha un profumo denso, qualcosa tra il legno, il cuoio e un accenno di profumo femminile che resta sospeso, come una promessa.
Mi passo una mano tra i capelli, cercando di mascherare quell’agitazione sottile che mi scorre sotto la pelle. Non è la prima volta che entro in un posto del genere… ma stasera è diverso. Stasera non sono qui per curiosità. Sono qui perché lo voglio davvero.
Perché ho bisogno di sentire.
Faccio qualche passo avanti. Il suono dei miei passi viene inghiottito dal tappeto scuro. Intorno a me, figure eleganti si muovono lentamente, come in una coreografia silenziosa. Sguardi che si incrociano e si fermano appena un istante di troppo. Sorrisi accennati. Inviti non detti.
Mi fermo al bancone. Il bartender mi osserva senza fare domande, come se sapesse già. Annuisco appena.
"Qualcosa di forte", mormoro.
Il bicchiere arriva davanti a me pochi secondi dopo. Lo prendo, ma non bevo subito. Il mio sguardo, invece, si perde nella sala.
Ed è lì che la vedo.
Appoggiata a una colonna, leggermente in ombra. Non so cosa sia esattamente, il modo in cui inclina la testa, o come le dita giochino distrattamente con il bordo del bicchiere, ma c’è qualcosa che mi cattura. Non è ostentazione. È controllo. È consapevolezza.
E, soprattutto, è interesse.
Perché mi sta guardando.
Sento un sorriso nascere lentamente sulle mie labbra. Bevo un sorso, giusto per darmi un alibi, poi appoggio il bicchiere. Il cuore accelera appena, ma non mi fermo.
Stasera no.
Mi avvicino a lei senza fretta, lasciando che ogni passo costruisca quella tensione sottile che riempie l’aria tra noi. Quando finalmente le sono davanti, abbastanza vicino da sentire il suo profumo, mi concedo un istante.
Uno solo.
Poi parlo, a bassa voce:
"Spero che mi stessi guardando per un buon motivo."
Lei sorride. Non subito. Prima abbassa lo sguardo, poi lo rialza su di me con calma, come se stesse scegliendo con precisione ogni gesto.
"Dipende…" risponde, sfiorando il bordo del bicchiere. "Tu sei entrato per trovarlo, un buon motivo?"
La guardo negli occhi. Questa volta senza esitazioni.
"Sono entrato perché ne avevo bisogno."
Silenzio.
Un silenzio carico, vivo, che dice molto più di qualsiasi parola.
Lei si avvicina appena. Non abbastanza da toccarmi, ma abbastanza da farmi percepire il calore del suo corpo.
"Allora forse," sussurra, "sei nel posto giusto."
E in quel momento capisco che la notte è appena cominciata.
La osservo meglio mentre mi avvicino, e per un attimo tutto il resto del locale sembra sfumare.
Indossa un abito rosso, aderente al punto giusto, capace di seguire ogni linea del suo corpo senza mai risultare volgare. Il tessuto cattura la luce soffusa e la restituisce in riflessi caldi, quasi vivi. Lo spacco, appena accennato, lascia intravedere la gamba quando cambia posizione, con una naturalezza che non ha bisogno di ostentare.
I tacchi a spillo slanciano la sua figura, rendendo ogni movimento lento, misurato… studiato, o forse semplicemente inevitabile.
I capelli sono scuri, folti, morbidi. Le ricadono sulle spalle in onde leggere, e quando inclina appena la testa, una ciocca scivola in avanti, sfiorandole la guancia. È un gesto semplice, ma incredibilmente magnetico.
E poi la maschera.
Bianca.
Candida, elegante, in netto contrasto con il rosso dell’abito e l’intensità del suo sguardo che riesce comunque a trapelare da sotto. La mia, nera, la riflette come uno specchio opposto. Due metà diverse della stessa notte.
Mi fermo a un passo da lei.
Ed è lì che il suo profumo mi colpisce davvero.
Non è invadente, ma è presente. Avvolgente. Dolce all’inizio, poi più profondo, quasi caldo… qualcosa che resta sulla pelle e si insinua lentamente nei pensieri. Inspiro senza accorgermene, e sento qualcosa dentro di me rispondere immediatamente.
Come brace sotto la cenere.
Un calore che credevo sotto controllo, ordinato, improvvisamente si riaccende. Non esplode. No… cresce. Si espande piano, ma con decisione.
La guardo, più da vicino ora.
"Sei pericolosa," mormoro, con un mezzo sorriso.
Lei inclina appena il capo, i capelli che seguono il movimento.
"E tu sei entrato comunque."
Il suo tono è calmo, ma c’è qualcosa sotto. Una sfida sottile.
Mi avvicino ancora di mezzo passo. Abbastanza da sentire il calore della sua pelle, abbastanza da lasciarmi avvolgere completamente da quel profumo che ormai mi ha preso.
"Forse è proprio quello che cercavo."
E questa volta, mentre la guardo negli occhi dietro la maschera, so che non è solo un gioco.
È desiderio.
Lei resta in silenzio per qualche secondo, gli occhi che mi studiano da dietro la maschera bianca. Il suo sorriso è sottile, provocatorio, ma non risponde subito. Sembra che stia valutando quanto valga la pena spingersi oltre.
Non le lascio il tempo di decidere da sola.
Mi avvicino di un altro mezzo passo, fino a quando il mio corpo quasi sfiora il suo. Abbasso leggermente la voce, rendendola più calda, più intima.
“Questo gioco di sguardi e mezze parole mi piace”, mormoro, “ma non è abbastanza. Non stasera”
Lei inclina appena la testa, incuriosita. La ciocca di capelli scuri le scivola di nuovo sulla guancia.
“E cosa sarebbe abbastanza per te?” chiede, con quel tono basso che sa di sfida.
La guardo dritto negli occhi, senza esitare.
“Un posto dove possiamo toglierci queste maschere. Dove posso vederti davvero… e tu puoi vedere me”
Faccio una pausa breve, poi lascio che le mie dita sfiorino leggerissimamente il dorso della sua mano, un tocco quasi impercettibile che però la fa irrigidire per un istante.
“Voglio sentire il tuo sapore senza filtri. Voglio guardarti negli occhi mentre ti tocco. E voglio che tu faccia lo stesso con me”
Il suo respiro cambia. Diventa un po’ più profondo, un po’ più lento. Vedo il suo petto alzarsi e abbassarsi sotto il tessuto rosso dell’abito.
“Sei molto diretto” dice infine, ma la sua voce ha perso un po’ di quella calma controllata.
“Perché so cosa voglio, ed è il motivo per cui sono qui stasera” Rispondo senza distogliere lo sguardo. “E credo che anche tu lo sappia. Altrimenti non mi avresti guardato in quel modo quando sono entrato”
Lei resta immobile per qualche secondo. Poi un sorriso lento, quasi divertito, le incurva le labbra.
“Forse hai ragione”
Non le do il tempo di aggiungere altro. Prendo delicatamente la sua mano nella mia, intrecciando le dita con decisione ma senza fretta. È un gesto che non lascia spazio a dubbi: sono io a guidare, ora.
“Vieni con me” dico piano, ma con un tono che non ammette rifiuti facili.
Lei esita solo un istante, poi si lascia condurre. Camminiamo insieme attraverso la sala, la mia mano che tiene saldamente la sua. Sento il calore della sua pelle, il leggero tremore che cerca di nascondere. I suoi tacchi battono sul tappeto con un ritmo irregolare, come se anche lei stesse combattendo contro l’eccitazione che sta crescendo.
Passiamo davanti al bancone e ci dirigiamo verso il corridoio laterale, dove so che ci sono le stanze private. Mi fermo davanti a una porta scura, discreta. Prendo la chiave magnetica che il locale mette a disposizione per i membri e la passo sul lettore. La serratura scatta con un clic morbido.
Apro la porta e mi faccio da parte, lasciandola entrare per prima.
La stanza è intima, calda. Un grande letto basso con lenzuola di seta nera domina il centro. La luce è soffusa, dorata, proveniente da lampade velate. Alle pareti, specchi discreti moltiplicano l’atmosfera. L’aria profuma di sandalo e vaniglia, più densa e avvolgente rispetto alla sala principale.
Chiudo la porta alle nostre spalle. Il suono è definitivo. Il resto del mondo resta fuori.
Lei si volta verso di me, ancora con la maschera bianca sul viso. Il suo sguardo è più intenso ora, carico di attesa.
Mi avvicino lentamente, fino a quando siamo a pochi centimetri di distanza.
“Ora possiamo toglierle”, sussurro.
Alzo le mani e sfioro con delicatezza i bordi della sua maschera. Lei non si oppone. Anzi, solleva leggermente il mento, facilitandomi il gesto.
Le sfilo la maschera con lentezza, rivelando finalmente il suo viso. È bella in un modo pericoloso: zigomi alti, labbra piene, occhi scuri che mi fissano con una miscela di desiderio e vulnerabilità nuova.
Getto la maschera bianca su una poltrona vicina.
Poi mi tolgo la mia, nera, e la lascio cadere accanto alla sua.
Senza più barriere tra noi, il desiderio diventa più crudo, più reale.
Le poso una mano sul fianco, attirandola contro di me. Con l’altra mano le sfioro la guancia, poi il collo, sentendo il battito accelerato sotto le dita.
“Molto meglio”, mormoro contro le sue labbra, prima di baciarla.
Il bacio è profondo, affamato. Le sue mani mi stringono le spalle, le unghie che affondano appena attraverso la camicia. Sento il suo corpo premere contro il mio, il calore che irradia attraverso il sottile tessuto rosso.
Mentre ci baciamo, le mie dita trovano la cerniera laterale dell’abito. L’abbasso lentamente, assaporando ogni centimetro di pelle che viene rivelata.
L’abito scivola giù lungo il suo corpo, cadendo ai suoi piedi come una pozza di sangue vivo.
Sotto porta solo un completino di pizzo nero, elegante e provocante.
La spingo dolcemente verso il letto, facendola sedere sul bordo. Mi inginocchio tra le sue gambe, le mani che risalgono lungo le sue cosce calde e lisce.
Alzo lo sguardo su di lei.
“Adesso”, dico con voce roca, “nessuna maschera. Solo noi”
Lei respira più velocemente, le labbra socchiuse, gli occhi che brillano di puro desiderio.
Resta in piedi davanti a me, quasi senza sapere cosa fare, il corpo illuminato dalla luce calda della stanza, vestita solo del completino di pizzo nero. I suoi occhi, ora senza maschera, sono scuri e lucidi di desiderio.
Io mi tolgo lentamente la maschera nera e la lascio cadere sulla poltrona accanto alla sua bianca. Poi mi sfilo la giacca con calma e la getto da parte, rimanendo completamente vestito mentre lei è quasi nuda di fronte a me. Quel contrasto fa salire ancora di più la tensione.
Mi avvicino fino a premere il mio corpo contro il suo. Senza dire una parola, le poso una mano sul fianco e l’altra dietro la schiena, attirandola a me. La bacio di nuovo, un bacio profondo e lento, mentre la guido all’indietro verso il letto.
Lei capisce al volo. Indietreggia docilmente mentre io la sostengo, i nostri corpi ancora uniti. Quando le sue gambe toccano il bordo del materasso, continuo a guidarla con delicatezza ma con fermezza: la faccio reclinare lentamente, accompagnando il suo movimento con le mani. La sua schiena tocca prima le lenzuola di seta nera, poi le spalle, infine la testa si appoggia sul cuscino. La faccio sdraiare del tutto, restando sopra di lei per un istante, il mio peso che la preme appena contro il letto.
Solo allora mi sposto di lato e mi sdraio accanto a lei, sul fianco, vicinissimo. Il mio corpo sfiora il suo, ancora completamente vestito, mentre lei è distesa quasi nuda tra le lenzuola scure.
Riprendo a baciarla subito. Un bacio lento, profondo, che diventa sempre più affamato. Le nostre lingue si intrecciano, i respiri si mescolano. Sento un piccolo gemito vibrarle in gola quando le mordo piano il labbro inferiore.
Mentre la bacio, la mia mano inizia a scorrere sul suo corpo. Scendo dal fianco alla coscia liscia e calda, accarezzandola con calma. Risalgo lentamente verso l’interno, tracciando cerchi leggeri sulla pelle sensibile. A ogni passaggio salgo un po’ di più.
Lei reagisce immediatamente. Il suo corpo si inarca verso di me, le gambe si aprono leggermente, cercando di più. Il suo respiro accelera contro la mia bocca mentre la mia mano continua a salire, sempre più vicina al bordo del pizzo nero.
Quando arrivo finalmente a sfiorare la sua figa attraverso il tessuto sottile, lei sussulta. È già calda, già bagnata. Il pizzo è umido sotto le mie dita.
Invece di premere forte, continuo a stuzzicarla: sfioro appena, con tocchi leggerissimi, tracciando la forma delle sue labbra. Lei spinge i fianchi verso la mia mano, cercando un contatto più deciso. Un gemito basso le sfugge mentre preme di più contro le mie dita, avida di maggiore pressione.
Io sorrido contro la sua bocca, senza smettere di baciarla.
La mia mano continua a giocare con lei, sfiorandola, provocandola, godendo del modo in cui il suo corpo si muove irrequieto contro il mio, cercando disperatamente di ottenere di più dal mio tocco.
Lei, distesa accanto a me, il corpo che si inarca leggermente ogni volta che le mie dita sfiorano la sua fica attraverso il pizzo bagnato. I suoi gemiti sono bassi, soffocati contro la mia bocca, mentre continua a spingere i fianchi verso la mia mano, cercando un contatto più profondo.
Poi, improvvisamente, le sue mani si muovono.
Non sono più passive. Una scivola sul mio petto, sopra la camicia, mentre l’altra scende con decisione lungo il mio addome. Le dita raggiungono la cintura dei pantaloni e, senza esitare, si posano sul rigonfiamento che si è formato tra le mie gambe.
Sento il suo tocco attraverso il tessuto. Non è timido. È curioso, avido. Le sue dita tracciano lentamente i contorni del mio cazzo ancora imprigionato nei pantaloni, seguendo la lunghezza e la grossezza con una pressione leggera ma decisa. Lo stringe appena, come per valutarne la forma, e un piccolo suono di approvazione le sfugge dalle labbra.
Si stacca dal bacio quel tanto che basta per guardarmi negli occhi. Il suo respiro è accelerato, le guance arrossate.
“Lo immaginavo…” mormora con voce roca, mentre le sue dita continuano a esplorarmi, accarezzando su e giù lungo l’asta coperta dal tessuto. “Appena sei entrato nel locale… ho notato le tue mani. Così grandi, così forti. E poi le scarpe… grandi anche quelle.”
Fa una pausa, stringendomi più decisa attraverso i pantaloni, quasi a sottolineare le sue parole.
“Sapevo che avresti avuto un cazzo enorme”
Le sue parole mi colpiscono come una scarica elettrica. Il modo diretto e sensuale in cui lo dice, mentre continua a toccarmi con quella fame evidente, fa pulsare il mio cazzo sotto la sua mano.
Io non rispondo a parole. Invece, premo i fianchi contro il suo palmo, lasciando che senta meglio quanto sia già duro per lei. La mia mano tra le sue gambe aumenta leggermente la pressione: ora sfioro il clitoride attraverso il pizzo con movimenti circolari più decisi, stuzzicandola mentre lei continua a esplorare il mio cazzo con le dita.
Ansima più forte, le gambe che si aprono un po’ di più per me. Le sue dita stringono e accarezzano il contorno della mia erezione, come se stesse immaginando di sentirlo senza barriere.
“E’ davvero grosso”, sussurra contro le mie labbra, la voce tremante di eccitazione. “Voglio che mi riempi…”
Il suo tocco diventa più insistente, quasi disperato, mentre il suo corpo continua a reagire al mio. Le sue anche spingono ritmicamente contro la mia mano, cercando di più, mentre le sue dita non smettono di palpeggiare e tracciare ogni centimetro del mio cazzo ancora nascosto.
L’aria nella stanza sembra più calda, più densa. Il desiderio è ormai palpabile, quasi insopportabile.
Le sue dita continuano a stringere e accarezzare il mio cazzo attraverso i pantaloni, con un’avidità che cresce di secondo in secondo.
Le prendo il polso con delicatezza ma con fermezza, fermando il suo movimento.
“Non avere fretta”, mormoro contro le sue labbra, la voce bassa e roca. “Voglio godermi ogni singolo istante… e voglio che tu lo faccia con me”
Mi guarda con gli occhi lucidi di desiderio, il respiro corto. Annuisce piano, mordendosi il labbro inferiore.
Mi sposto lentamente, scivolando giù dal suo fianco fino a posizionarmi tra le sue gambe aperte. Le mie mani afferrano i bordi delle mutandine di pizzo nero. Con un gesto deciso e fluido, gliele faccio “volare” via lungo le cosce, sfilandole completamente e gettandole da parte sul letto.
Nello stesso momento lei si solleva appena sui gomiti e, con un movimento rapido, si slaccia il reggiseno. Lo fa scivolare via dalle spalle e lo lascia cadere sul pavimento. Ora è completamente nuda davanti a me: pelle calda e arrossata, seni pieni che si alzano e abbassano al ritmo del suo respiro accelerato, la figa già lucida di eccitazione.
La vista mi toglie il fiato per un istante.
Mi abbasso tra le sue gambe, le mani che le aprono delicatamente le cosce ancora di più. Senza preavviso, poso la bocca su di lei. La lingua scivola lenta e calda tra le sue labbra, leccando dal basso verso l’alto, assaporando il suo sapore dolce e bagnato.
Lei geme subito, un suono profondo e gutturale che riempie la stanza.
La lecco con calma all’inizio, tracciando cerchi lenti intorno al clitoride, poi succhiandolo piano tra le labbra. I suoi gemiti diventano sempre più forti, più disperati. Il suo corpo si contorce sul letto, i fianchi che spingono contro la mia faccia mentre cerco di tenerla ferma con le mani sulle cosce.
“Oh cazzo…” ansima, la voce spezzata.
Continuo a leccarla con più intensità, la lingua che guizza sul suo clitoride gonfio. Poi, senza smettere di succhiare e leccare, porto due dita alla sua entrata e le infilo lentamente dentro di lei. È stretta, calda e incredibilmente bagnata. Le dita scivolano dentro fino in fondo con facilità.
Inizio a muoverle con un ritmo costante, curvandole leggermente per cercare quel punto sensibile dentro di lei, mentre la mia bocca non smette di lavorare sul clitoride.
I suoi gemiti si trasformano in grida sempre più acute. Le sue mani scendono tra i miei capelli, afferrandomi la testa con forza, spingendomi più forte contro la sua figa.
“Sì… così… non fermarti!”
Il suo corpo inizia a tremare. I muscoli delle cosce si contraggono intorno alla mia testa. Le dita dentro di lei accelerano, scopandola con movimenti decisi mentre la lingua continua a picchiettare e succhiare il clitoride senza pietà.
All’improvviso il suo corpo si inarca violentemente sul letto. Un orgasmo devastante la travolge. Le sue gambe tremano, i fianchi spingono contro la mia bocca in spasmi incontrollabili. Le mani stringono i miei capelli quasi dolorosamente mentre grida di piacere, il corpo che si contorce e si tende come una corda sul punto di spezzarsi.
Io non mi fermo. Continuo a leccarla e a muovere le dita dentro di lei, accompagnandola attraverso le onde intense dell’orgasmo, prolungandolo il più possibile finché non diventa quasi troppo per lei.
Solo quando il suo corpo inizia a rilassarsi, scosso da piccoli tremiti residui, rallento il ritmo, lasciando baci leggeri sulle sue labbra gonfie e sul clitoride sensibile.
Lei resta lì, sdraiata, il petto che si alza e abbassa rapidamente, il viso arrossato e gli occhi semi-chiusi, ancora persa nel piacere che l’ha appena travolta…

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-03-28
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