Club - Seconda Parte

di
genere
etero

Lei resta sdraiata tra le lenzuola nere, il corpo ancora scosso da piccoli tremiti mentre cerca di riprendere fiato dopo l’orgasmo devastante. Il suo petto si alza e si abbassa rapidamente, le guance arrossate, gli occhi semi-chiusi e lucidi.
Io mi alzo dal letto senza fretta. Mi slaccio i pantaloni e li faccio scivolare giù insieme alle mutande, liberando finalmente il mio cazzo. È già molto duro, pesante, con la cappella gonfia e lucida di precum. Lo sento pulsare nell’aria calda della stanza mentre lei apre appena gli occhi e lo guarda.
Mi rimetto sul letto, in ginocchio accanto a lei. Mi chino in avanti e cerco la sua bocca, baciandola profondamente per qualche secondo, assaporando ancora il suo sapore sulle mie labbra. Poi, lentamente, mi sposto, avvicinandomi di più al suo viso. Il mio cazzo duro sfiora la sua guancia, poi le labbra.
Lei gira istintivamente la testa dall’altra parte, come per evitarlo.
Con un gesto deciso ma controllato, le poso una mano dietro la nuca e le guido la testa verso di me, avvicinando la cappella alle sue labbra socchiuse. Il mio cazzo le sfiora la bocca, lasciando una piccola traccia lucida sul labbro inferiore.
Sono in ginocchio sul letto, il corpo eretto sopra di lei. La sua testa è girata verso il mio cazzo, gli occhi fissi su di esso con una titubanza evidente.
“Hai mai fatto questo?” le chiedo a bassa voce, quasi un sussurro.
Lei non risponde. Il suo sguardo resta abbassato, le labbra leggermente tremanti. Capisco che è probabilmente la prima volta.
Non insisto con la domanda. Invece, le accarezzo piano la guancia con il pollice e le dico, con tono calmo ma fermo:
“Apri la bocca”
Lei esita solo un istante, poi obbedisce. Le sue labbra si schiudono lentamente.
Guido la cappella contro di esse e, con molta calma, inizio a spingere piano. È stretta. Ci passa per un pelo. Sento la sua bocca calda avvolgermi mentre scivolo dentro pochi centimetri alla volta.
Appena entro, la sua lingua si muove incerta, sfiorandomi dal basso. È un tocco timido all’inizio, ma poi diventa più presente. Inizio a muovermi con un ritmo lento e costante: dentro e fuori, senza spingere troppo in profondità, lasciando che si abitui.
Le sue mani salgono timidamente sul mio cazzo. Una lo stringe alla base, l’altra accompagna il movimento, seguendo il ritmo che le sto dando. La sua lingua ora lecca con più decisione, girando intorno alla cappella ogni volta che esco, raccogliendo il sapore.
“Così… brava” mormoro con voce roca, guardandola dall’alto mentre continuo a scoparle lentamente la bocca.
Poco alla volta il mio cazzo diventa completamente duro, gonfio, lucido della sua saliva. Le vene in rilievo pulsano sotto le sue dita. Lei inizia a prenderne un po’ di più, la lingua che lavora con più sicurezza, anche se resta ancora un po’ goffa e titubante.
Sento il calore umido della sua bocca avvolgermi, il leggero succhiare che diventa sempre più ritmico. Le sue mani ora assecondano perfettamente il movimento, stringendo e accarezzando mentre io entro e esco tra le sue labbra.
Quando è finalmente durissimo e pronto, lucido e pulsante, mi fermo per un momento, ancora dentro la sua bocca. La guardo negli occhi.
“Sei pronta per sentirmelo dentro?”
Mi sfilo lentamente dalla sua bocca, il cazzo lucido della sua saliva, duro come pietra e pulsante. Lei respira affannosamente, le labbra gonfie e rosse, gli occhi velati di eccitazione.
Mi sposto tra le sue gambe aperte. Le afferro le cosce con entrambe le mani e le spalanco un po’ di più, posizionando la grossa cappella contro la sua figa bagnata. È ancora gonfia e lucida dopo l’orgasmo di poco prima.
Inizio a spingere.
È stretta. Molto stretta. La cappella entra con difficoltà, allargandola piano. Lei trattiene il fiato, le mani che stringono le lenzuola mentre sento le sue pareti interne che si tendono per accogliermi. Procedo lentamente, centimetro dopo centimetro, lasciando che si abitui alle mie dimensioni. Ogni tanto mi fermo, tiro indietro di poco e spingo di nuovo, guadagnando terreno.
Quando finalmente sono entrato per metà, inizio a muovermi con più ritmo. A ogni spinta affondo un po’ di più. Lei geme forte, il corpo che si tende. Poi, all’improvviso, il suo bacino si solleva verso di me e prendo il ritmo giusto.
Con un colpo deciso spingo fino in fondo, fino alle palle. Il mio cazzo scompare completamente dentro di lei.
Lei apre la bocca in un grido silenzioso, gli occhi spalancati per l’estasi e lo shock. La tengo lì, tutto dentro, premendo il bacino contro il suo per alcuni lunghi secondi, godendo della sensazione di essere completamente avvolto dal suo calore stretto e bagnato.
Poi inizio a pompare.
A ogni colpo profondo lei apre la bocca in estasi, come se ricevesse una scossa elettrica. Un gemito rauco le esce dalle labbra ogni volta che affondo fino in fondo. Le sue gambe, prima aperte, si stringono improvvisamente intorno ai miei fianchi, le caviglie che si incrociano dietro la mia schiena come per non lasciarmi più uscire.
“Non fermarti…” ansima tra un colpo e l’altro.
Aumento il ritmo, scopandola con spinte lunghe e potenti. Il suono umido della carne che sbatte riempie la stanza insieme ai suoi gemiti sempre più forti. Ogni volta che spingo fino alle palle, il suo corpo sobbalza e lei mi stringe ancora di più con le gambe.
Mi chino su di lei, il petto contro il suo seno, e le sussurro all’orecchio con voce roca:
“Posso svuotarmi dentro di te?”
La sua risposta è immediata e selvaggia: un grido acuto di piacere che le esce dalla gola mentre mi stringe ancora più forte con le gambe.
«Sì! Sì! Riempimi!»
Quelle parole mi fanno perdere completamente il controllo. Inizio a pompare più veloce, più duro, sbattendole dentro con forza. Lei trema sotto di me, le unghie che mi graffiano la schiena, le gambe che mi imprigionano.
Pochi secondi dopo il suo corpo si irrigidisce violentemente. Un secondo orgasmo la travolge, ancora più intenso del primo. La sua figa si contrae intorno al mio cazzo in spasmi potenti, strizzandomi mentre grida di piacere.
Non resisto più.
Con un ultimo colpo profondo mi svuoto dentro di lei. Getti caldi e abbondanti di sperma le inondano la figa mentre continuo a spingere, svuotandomi completamente fino all’ultima goccia. Il piacere è così intenso che vedo nero per qualche secondo.
Restiamo così, incastrati l’uno nell’altra, i corpi sudati e tremanti, mentre gli ultimi spasmi ci attraversano entrambi.
Il mio cazzo pulsa ancora dentro di lei, pieno del mio seme. Lei mi tiene stretto con le gambe, come se non volesse lasciarmi andare.
Restiamo abbracciati per qualche lungo minuto, i corpi ancora uniti e sudati, il respiro che lentamente torna regolare. Sento il suo cuore battere forte contro il mio petto e il calore umido della sua figa che mi avvolge ancora.
Poi mi sfilo da lei con calma. Un rivolo spesso del mio sperma le esce dalla figa gonfia, scivolando lentamente lungo le sue labbra inferiori. Lei emette un piccolo mugolio di protesta, gli occhi semi-chiusi.
Mi sposto più in basso e mi inginocchio tra le sue gambe aperte, esattamente come nella foto. Le poso una mano sul basso ventre per tenerla ferma e con l’altra inizio a giocare con la sua figa ancora sensibile e piena del mio seme.
Le mie dita scivolano piano sulle labbra esterne, accarezzandole, aprendole con delicatezza. Sono gonfie, calde e lucide. Poi salgo sul clitoride, già turgido e ipersensibile. Inizio a sfiorarlo con il pollice, facendo piccoli cerchi lenti e leggerissimi, alternando tocchi quasi impercettibili a una pressione un po’ più decisa.
Lei sussulta subito, il corpo che si irrigidisce.
«Oh… cazzo…» geme piano, la voce ancora roca.
Non uso la lingua. Solo le dita. Continuo a giocare con lei con calma crudele: il pollice che gira sul clitoride con movimenti circolari lenti e costanti, mentre due dita dell’altra mano le accarezzano e separano le labbra, sfiorando l’entrata bagnata e spingendo piano il mio sperma dentro e fuori, senza mai penetrarla del tutto.
A lei non sembra vero di ricominciare così presto. Il suo corpo, ancora sensibile dopo gli orgasmi precedenti, reagisce con intensità. Le gambe si aprono di più, un piede che si pianta sul materasso mentre l’altro si solleva leggermente. Il bacino si muove piano contro la mia mano, cercando maggiore pressione.
Le mie dita diventano più sicure ma restano lente. Il pollice continua a stuzzicare il clitoride con tocchi precisi, alternando cerchi lenti a leggeri sfregamenti verticali. Le altre dita continuano a giocare con le sue labbra gonfie, aprendole, massaggiandole, stuzzicando l’entrata senza mai darle ciò che davvero vuole.
Lei inizia a gemere più forte, il respiro che si fa irregolare.
“Ti prego…” sussurra, la voce tremante. ”Più forte…”
Io non accelero. Anzi, rallento ancora un po’ il movimento sul clitoride, facendola impazzire di frustrazione e piacere. Le sue mani scendono tra i miei capelli e sul mio braccio, stringendomi con forza.
Il suo bacino si solleva ritmicamente, cercando di premere di più contro il mio pollice. Ogni volta che sente il piacere salire, io riduco leggermente la pressione, tenendola sul filo, sospesa, senza lasciarla cadere nell’orgasmo.
“Così… proprio così…” ansima lei, gli occhi serrati, la bocca aperta. “Non fermarti… ti supplico…”
Il suo corpo è teso, le cosce che tremano intorno al mio braccio, la figa che pulsa visibilmente sotto le mie dita. È chiaramente vicina, ma io continuo a giocare con lei con calma sadica, tenendola in bilico, godendo dei suoi gemiti sempre più disperati e dei suoi fianchi che si muovono irrequieti contro la mia mano.
Lei è ormai un fascio di nervi sensibili, il respiro affannoso, il viso arrossato, le dita che stringono le lenzuola con forza.
E io non ho nessuna intenzione di farla venire… non ancora.
Il suo sguardo implorante mi trafigge. Quegli occhi scuri, lucidi di eccitazione e frustrazione, mi supplicano in silenzio mentre il suo corpo si contorce sotto di me. Ma io non accelero. Anzi, rallento ancora di più il movimento del pollice sul suo clitoride gonfio.
Piccoli cerchi lentissimi, quasi impercettibili. Ogni tanto mi fermo del tutto per qualche secondo, lasciando che senta solo il calore della mia mano sulla sua figa pulsante, prima di ricominciare da capo.
Lei ansima forte, il petto che si alza e si abbassa rapidamente.
“Ti prego…” mormora di nuovo, la voce spezzata. “Non ce la faccio più…”
Io sostengo il suo sguardo senza pietà, un sorriso lento e dominante sulle labbra. “Sei già venuta due volte…” le sussurro ridendo. e poi proseguo “Shh… lo so che non ce la fai, ma questo è esattamente ciò che voglio. Voglio vederti impazzire per me.”
Le mie dita continuano il loro gioco crudele. Il pollice sfiora il clitoride con tocchi leggerissimi, quasi come una piuma, poi preme un po’ di più per qualche secondo, facendola sussultare violentemente, solo per tornare subito alla lentezza esasperante. Con l’altra mano le apro le labbra, esponendo completamente la sua figa bagnata e rossa, e infilo appena la punta di due dita dentro di lei, muovendole in piccoli cerchi superficiali senza mai spingere più a fondo.
Lei è completamente alla mia mercé.
Il suo corpo non le obbedisce più. Le anche si sollevano dal materasso cercando di premere contro la mia mano, ma io mi ritraggo quel tanto che basta per negarle il contatto di cui ha disperatamente bisogno. Le sue gambe tremano incontrollabilmente, le cosce che si stringono intorno al mio braccio solo per essere riaperte da me con decisione.
Ha perso ogni controllo.
Non è più la donna elegante e misteriosa del club. È una creatura ridotta al puro desiderio animale: nuda, aperta, sudata, con la figa che cola una mistura del mio sperma e dei suoi umori, pulsando inutilmente sotto le mie dita. Ogni gemito che le esce dalla gola è più disperato del precedente. Le sue mani stringono le lenzuola fino a far sbiancare le nocche, poi corrono di nuovo sul mio polso, tirandomi verso di sé senza forza reale.
“Per favore… ti supplico…”geme, gli occhi fissi nei miei, pieni di lacrime di piacere frustrato. “Fammi venire… non resisto… sono tua… fai di me quello che vuoi, ma fammi venire…”
Quelle parole mi provocano un brivido di puro potere.
La guardo dritto negli occhi mentre continuo a torturarla con quella lentezza sadica. Il pollice gira sul clitoride con movimenti calcolati per tenerla sul bordo estremo, senza mai concederle il sollievo. Ogni volta che sento la sua figa contrarsi forte intorno alle mie dita, pronto a esplodere, rallento o mi fermo del tutto, lasciandola sospesa in quell’agonia deliziosa.
Lei è completamente conquistata.
Non ha più orgoglio, non ha più difese. C’è solo bisogno puro, crudo, disperato. Il suo corpo è un fascio di nervi sensibili che risponde solo al mio tocco. E io sto godendo di ogni secondo di questa resa totale.
“Brava”, mormoro con voce bassa e roca, senza smettere di giocare con lei. “Continua a guardarmi. Voglio vedere esattamente quando ti romperai per me”
Lei emette un gemito lungo, quasi un singhiozzo, mentre il suo bacino continua a spingere inutilmente contro la mia mano, il corpo tremante, la figa che pulsa visibilmente, bagnata e gonfia, completamente alla mia mercé.
All’improvviso decido di cambiare gioco.
Senza preavviso, tolgo le dita dalla sua figa e le afferro i fianchi con entrambe le mani. Lei emette un piccolo suono di sorpresa quando, con un movimento deciso ma fluido, la faccio girare a carponi sul letto.
Ora è esattamente come nella foto: in ginocchio, il busto abbassato, la guancia e il petto premuti contro le lenzuola nere, il culo alto e offerto verso di me. La schiena è inarcata, i capelli scuri sparsi sul materasso, le braccia distese in avanti. Il suo corpo è una linea perfetta di resa: culo in alto, figa gonfia e stillante ancora piena del mio sperma, completamente esposta.
Lei è sorpresa dal cambio improvviso. Volta appena la testa, cercando di guardarmi con gli occhi ancora velati di frustrazione e desiderio.
Mi abbasso subito su di lei, le mani che le afferrano saldamente i fianchi per tenerla ferma. La mia bocca si posa direttamente sulla sua figa da dietro. Questa volta uso la lingua: larga, calda, decisa. Lecco tutta la lunghezza delle sue labbra gonfie, raccogliendo il mio stesso seme mescolato ai suoi umori, poi salgo fino al clitoride e lo succhio con forza.
Lei geme forte, il suono attutito dal materasso contro cui ha la faccia premuta.
“Oh cazzo…” ansima, la voce rotta.
La sorpresa dura solo pochi secondi. Il piacere riprende subito il sopravvento. Il suo corpo si rilassa nella nuova posizione e inizia a spingere indietro contro la mia bocca, cercando di più. Le sue mani stringono le lenzuola, il culo che si solleva ancora di più verso di me.
Non mi fermo solo alla figa.
Mentre continuo a leccarla con avidità, la lingua che scivola tra le sue labbra e vibra sul clitoride, salgo più in alto. La punta della mia lingua sfiora il suo buco del culo, piccolo e stretto, tracciando cerchi lenti e bagnati intorno a esso.
Lei sussulta violentemente, un gemito più acuto e sorpreso le esce dalle labbra.
“Ah! Sì…”
Non si ritrae. Anzi, spinge il culo ancora più verso la mia faccia, come se volesse offrirmelo del tutto. Lecco il suo ano con movimenti lenti e circolari, alternando leccate profonde sulla figa al suo buco posteriore, facendola impazzire con quel doppio stimolo proibito.
La sua faccia resta premuta contro il materasso, la guancia schiacciata sulle lenzuola, la bocca aperta in gemiti continui e soffocati. Il corpo trema, le gambe aperte, il culo alto che si muove ritmicamente contro la mia lingua mentre la divoro da dietro.
È una visione perfetta: lei a carponi, completamente sottomessa, il culo in aria, la schiena inarcata, mentre io la tengo ferma per i fianchi e la lecco senza pietà, alternando figa e ano con una fame crescente.
Lei ha perso del tutto il controllo. Ogni gemito è più forte, più disperato. Il suo corpo si muove da solo, spingendo indietro contro la mia bocca, cercando di prendere tutto ciò che le sto dando.
“Continua… ti prego… non fermarti…” mormora contro le lenzuola, la voce spezzata dal piacere.
Io sorrido contro la sua pelle calda e continuo a divorarla, la lingua che lavora instancabile sul suo clitoride, sulle sue labbra e sul suo buco del culo, tenendola di nuovo sul filo del piacere più intenso.
All’improvviso smetto di leccarla. Lei emette un gemito di frustrazione, il culo ancora alto e tremante.
Le afferro saldamente i fianchi con entrambe le mani e, senza dire una parola, posiziono la cappella del mio cazzo contro la sua figa bagnata e aperta. Spingo in avanti con un colpo deciso.
Lei sussulta forte quando sente la mia grossezza entrarle dentro da dietro.
“Aspetta… ah!” ansima, la voce sorpresa e strozzata. “Non l’avevo mai fatto così… è troppo grosso da questa posizione…”
Non le rispondo. Non rallento. Continuo a spingere fino a quando non sono affondato completamente dentro di lei, fino alle palle. La sua figa stretta mi avvolge come un guanto caldo e bagnato.
Inizio a pomparla subito, con colpi lunghi e profondi. Il suono umido della carne che sbatte riempie la stanza. A ogni spinta il suo corpo viene spinto in avanti sul materasso, la guancia premuta contro le lenzuola.
Lei geme forte fin dal primo colpo. La sorpresa si trasforma rapidamente in piacere puro.
“Oh cazzo… sì…” ansima, la voce già rotta.
Da questa posizione posso raggiungerla facilmente con una mano. Mentre continuo a scoparla con ritmo costante e potente, faccio scivolare le dita tra le sue gambe e inizio a massaggiarle il clitoride con movimenti circolari decisi.
Lei impazzisce.
I suoi gemiti diventano più acuti, più disperati. Il suo culo spinge indietro contro di me a ogni mia spinta, cercando di prendermi ancora più a fondo. La combinazione del mio cazzo che la riempie completamente e delle mie dita sul clitoride la porta al limite in pochissimo tempo.
“Sto per venire… sto per venire di nuovo!” grida contro il materasso, il corpo che trema.
Non rallento. Continuo a pomparla con forza, il cazzo che entra e esce fino alle palle, mentre le dita sfregano il suo clitoride senza pietà. Pochi secondi dopo il terzo orgasmo la travolge. La sua figa si contrae violentemente intorno al mio cazzo, strizzandolo in spasmi potenti mentre lei urla di piacere, il corpo che si tende e trema sotto di me.
Ma questa volta non le lascio smaltire l’orgasmo.
Appena sento le sue contrazioni iniziare a diminuire, mi sfilo da lei di colpo. Il mio cazzo, durissimo e lucido dei suoi umori, pulsa nell’aria.
La afferro per i capelli con decisione, ma senza farle male, e la faccio girare rapidamente. Lei è ancora stordita dal piacere quando mi porto in ginocchio davanti alla sua faccia.
Senza darle il tempo di riprendere fiato, le infilo il cazzo in bocca.
Lei spalanca gli occhi per la sorpresa, ma io spingo già dentro, scopandole la bocca con urgenza. Il mio cazzo è durissimo, gonfio, ancora bagnato della sua figa.
Inizio a pomparla con movimenti rapidi e profondi. Lei geme intorno al mio cazzo, le mani che mi stringono le cosce, gli occhi lucidi mentre cerca di respirare tra una spinta e l’altra.
Non resisto a lungo. Il piacere accumulato, la vista di lei a carponi che prendeva il mio cazzo, i suoi orgasmi… tutto mi porta al limite in pochissimo tempo.
Con un grugnito rauco le affondo nella gola e vengo.
Getti caldi e abbondanti di sperma le esplodono direttamente in bocca. Lei spalanca gli occhi, sorpresa dall’intensità e dalla quantità, ma non si ritrae. Ingoia come può mentre continuo a pompare debolmente tra le sue labbra, svuotandomi completamente nella sua gola.
Solo quando l’ultimo spasmo mi attraversa, mi sfilo lentamente. Un filo di sperma le cola dal labbro inferiore mentre lei cerca di riprendere fiato, il viso arrossato, gli occhi lucidi e increduli.
La guardo dall’alto, il cazzo ancora mezzo duro che le sfiora la guancia.
Deglutisce di nuovo, il respiro affannoso, e mi fissa con uno sguardo esausto ma pieno di sottomissione.
Restiamo per qualche minuto in silenzio, i corpi esausti e sudati. Lei è ancora carponi, la guancia premuta contro il materasso, il respiro pesante. Le accarezzo lentamente la schiena, scendendo lungo la curva del culo ancora arrossato.
Poi mi chino su di lei e le sussurro all’orecchio:
"Vieni, andiamo a lavarci."
L’aiuto a sollevarsi. Le gambe le tremano ancora mentre la sostengo fino al bagno. Accendo la luce soffusa e apro l’acqua della doccia. Il getto caldo inizia a scendere mentre entriamo insieme.
L’acqua scivola sui nostri corpi, lavando via il sudore e i resti della notte. L’attiro contro di me, la schiena di lei contro il mio petto. Le mie mani le insaponano lentamente i seni, il ventre, scendendo tra le gambe per pulirla con delicatezza. Lei sospira, appoggiando la testa all’indietro sulla mia spalla.
Per un po’ restiamo così, sotto il getto caldo, in un silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua. Poi lei si volta verso di me, gli occhi ancora lucidi.
Mi guarda per qualche secondo, mordendosi il labbro inferiore. Poi, con voce bassa e quasi timida, dice:
"Non voglio che finisca qui."
Le sue mani scivolano sul mio petto bagnato, risalendo fino al collo.
"Ti prego… dimmi che ci rivedremo."
C’è una nota di supplica nella sua voce.
"Voglio sentirti ancora dentro di me. Voglio che mi prendi di nuovo come stanotte… che mi fai impazzire… che mi fai tua."
Si alza sulle punte dei piedi e mi bacia dolcemente.
"Per favore… dammi un appuntamento. Non farmi aspettare troppo."
Io le sorrido, le mani che le stringono i fianchi bagnati.
La bacio di nuovo, con più possessività.
"Va bene," rispondo infine. "Ci rivedremo. Presto."
Lei sorride, un sorriso stanco ma luminoso, e si stringe forte a me sotto il getto della doccia, come se avesse paura che quel momento svanisca.

stemmy75@gmail.com
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2026-03-30
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