Il tradimento
di
Carmen la traditrice
genere
sadomaso
Capitolo settimo. Appena svegliata Federico mi concesse di andare in bagno e di fare una doccia. Finalmente potevo lavarmi anche se una doccia fredda a febbraio non è certo l'ideale. Dove andiamo amore? gli chiesi. Io a vedere la città, tu da nessuna parte. Perché amore? Hai dimenticato che la tua punizione non è finita? Anzi, direi proprio che non è ancora cominciata. Amore, sono 2 mesi che mi punisci. Non so neppure se basteranno 2 anni, mi disse. So soltanto che per espiare tutto il male che mi hai fatto devi ancora piangere tante di quelle lacrime amare che se dovessimo quantificarle verrebbe fuori un numero che non si può neanche scrivere. Vuoi riconciliarti con me? Non chiedo altro amore. E allora rassegnati a subire quello che meriti di subire. Passerai tutta la vacanza in albergo. È già tanto che ti ho portato con me. Non devi accendere nemmeno la televisione. Quando uscì mi misi a piangere e piansi per una buona mezz'ora. Poi, non avendo niente da fare mi accesi la TV, contando sul fatto che non sarebbe venuto tanto presto. Dopo qualche decina di minuti si aprì la porta. Mi precipitai sul telecomando che avevo lasciato sul tavolo. Troppo tardi. Ero stata colta con le mani nel sacco e vedevo all'orizzonte una punizione pesantissima. E me l'ero anche cercata. Amore, perché ti stai togliendo la cinghia? Cominciò a colpirmi all'impazzata e io a gridare di dolore e a piangere quelle lacrime amare di cui si parlava qualche ora prima. Quando la sua furia di fermò avevo segni in tutto il corpo. Vai subito a metterti il pannolone. È ancora bagnato, amore. Peggio per te. Passerai tutta la vacanza a pisciarti addosso e resterai digiuna per tutto il tempo che resterai dentro questo albergo. Poi mi bendo' gli occhi e mi lego' le mani dietro la schiena. E non è finita. Quando torno avrai il resto. E fu di parola. Quando tornò scaricò 50 cinghiate sui miei seni. La mia vacanza la passai nuda, bendata, digiuna, ad annoiarmi, a piangere, a pisciarmi addosso. Il viaggio di ritorno fu la fotocopia di quello d'andata. 2 giorni seduta in macchina a morire dal freddo e con 4 pezzi di pane duro nello stomaco. Appena rientrata a casa fui fatta spogliare e subito messa al lavoro. Per le successive 3 notti non andai nemmeno a letto. Simile la crociera che facemmo a giugno. Lui in piscina, a fare le escursioni, a mangiare bene, io in cabina interna a morire dal caldo con l'aria condizionata spenta. Avevamo cabine separate. Lo vedevo 2 volte al giorno quando mi portava il pranzo e la cena. Sì trattava sempre di piatti immangiabili che finivano nel mio stomaco.
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