Il risveglio del trio di spregevoli

di
genere
feticismo

Dopo un sonno contrastato e intermittente vengo svegliata bruscamente dal tocco di mani che mi stanno ammanettando le mie dietro la schiena.
Intontita da quel brusco risveglio mi accorgo che si tratta di Alessia che mi sta legando; poi con un perfido sorriso mi mostra dei morsetti di acciaio che mi applica ai capezzoli.
Quel dolore mi fà svegliare completamente e mi stimola, il mio cazzo si erge, ma Alessia da brava "mammina" no si fà intimorire da quella mia erezione, e mi schiaffeggia il pene.
Io rimango sconvolta per il dolore che quello schiaffo provoca al mieo pene eretto e scioglie gli ultimi residui di sonno che mi erano rimasti.
Ringrazio Alessia per quella attenzione.
Mi accorgo dalla luce che filtra dai lerci vetri del tugurio in cui viviamo che è già mattina tarda.
Dopo avermi dato il "buongiorno" Alessia si avvicina al giaciglio di Orlando; oddio lui odia quel suo nome e preferisce essere chiamato "Ranocchia".
Alessia si accosscia sul volto di Ranocchia che stà dormendo profondamente.
Io la seguo, con le miee mani legate dietro la schiena e i miei capezzoli urlanti per il dolore.
Vedo Alessia che ridendo comincia a pisciare sulla faccia di Ranocchia, lui si sveglia.
Prima intontito da quella improvvisa uscita dal sonno, pian piano si riprende e comprendendo ciò che gli sta succedendo apre la bocca per accogliere il giallo dono mattutino di Alessia.
Il cazzo di Ranocchia si eccita e si ingrandisce, io guardo con desiderio quell'erazione.
Alessia comprendendo il mio desiderio, opo aver finito di pisciarli in bocca, mi permette i spompinarlo.
Appena avuto il permesso io mi avvento su quel cazzo e comincio a succhiarlo con devozione gustandone ogni millimetro della sua carne eccitata.
Lui arriva presto nella mia bocca riempiendomi i sborra.
Alessia mi aveva avvertito di non ingoiare ma di sputare quello schifo prodotto da Ranocchia sul lurido pavimento.
Io eseguii e poi Alessia obbligç Ranocchia di leccare il suo sperma colato dalla mia bocca e finito sul lercio pavimento.
Poi ironicamente Alessia ci disse che se avevamo finito di divertirci tra noi maschietti, lei poteva andare a prepararci la nostra colazione.
Non ci volle molto a preparare il nostro pasto; si accucciò e cominciò a cagare sul pavimento.
Quando ebbe finito ci augurò buon appetito; io e Ranocchia ci gettammo su quelle feci calde e saporite.
Ce le litigammo ingoiano stronzo dopo stronzo.
Alessia divertita da quella nostra prestazione si masturbava sputando ogni tanto per terra.
Noi contenti di quel nuovo condimento ci precipitavamo a gustarlo.
Terminata la nostra "colazione" Alessia provvie alla sua caffè e briosche, che gustò sotto i nostri occhi, e con le nostre bocche piene del sapore amro e marcio della sua merda.
Poi concluso il suo pasto passò alle cose pratiche, andò al mobiletto dove avevamo posto la sera prima i guadagni della nostra prostituzione.
Contò i soldi e disse che erano pochi; ci chiese quanto avevamo fatto; io dichiarai la mia cifra, Ranocchia la sua.
Lei severamente disse che Ranocchia non si era dato da fare abbastanza e che aveva contribuito poco.
Poi sferzante Alessia chiese a Ranocchia, cosa gli aveva impedito di guadagnare a sufficienza.
Chiese se forse gli faceva schifo spompinare i camionisti; o se forse aveva avuto dei clienti troppo vecchi o panciuti che aveva rifiutato?
Ranocchia sommesso si scusò dicendo che non si erano fermati abbastanza camionisti, automobilisti e che lui aveva fatto pompini a vecchi e deformi come poteva.
Alessia implacabile, gli credette e non gli credette; per lei non faceva differenza.
Contava solamente la minore contabilità.
Disse a Ranocchia che doveva essere punita per la mancanza di denaro guadagnato, lei non poteva permettere una simile mancanza.
Portò Ranocchia nel lurido cesso; lo legò mani e piedi mettendolo in ginocchio; gli scattarrò in bocca e poi prese il tubo di gomma con cui ci laviamo e glielo infilò in gola.
Fece bene attenzione che entrasse nel suo esofago e poi aprì il rubinetto cominciano a riempire quel pezzo di merda di acqua.
Quando il suo stomaco cominciò a gonfiarsi enormemente tra le sue convulsioni; Alessia chise il rubinetto e lasciò quello stronzo a soffreire con la pancia piena.
Lei mi permise di assisterlo nella sua sofferenza e se ne andò.
Io legata con le mani dietro alla schiena e con i capezzoli che mi bruciavano per i morsetti che mordevano oramai a ore.
Cominciai a sfogarmi prendeno a calci il ventre pieno di ranocchia.
Ad ogni calcio quello vomitava acqua dalla bocca, o scaricava acqua dal culo, o scricava acqua dal cazzo.
Era divertente; quella merda si contorceva per la sofferenza ed io mi divertivo a farlo soffrire.
Il suo patimento durò parecchie ore finchè non svennè.
Intanto aveva allagato il cesso con l'acqua uscita dal suo corpo.
Io sempre legata con le mani dietro la schiena cominciai a rotolarmi in quel liquido osceno, uscito dal suo corpo, mentre lui svenuto, sbavava dalla bocca e dal suo culo continuava ad uscire liquido.
Mi eccitai sporcanomi in quella schifezza; ero eccitata a bestia.
Fu in quel momento che entrò Alessia e vedendo la situazione e lamia erezione mi concesse una sega.
Ci seppe fare e mi masturbò accurattamente facendomi godere mentre il dolore ai capezzoli contribuiva alla mia eccittazione.
Poi prese quella merda di Ranocchia lo fece rinvenire a forza di schiaffi e lo portò al suo giaciglio.
Lo abbandonò lì poi venne a prendere me e mi porto fuori casa, sul retro e mi gettò nel fango di una pozzanghera.
Poi entrò in casa.
Dal sole capivo che era già il tardo pomeriggio; pensai che forse io potevo ancora andare a prostituirmi per la serata; non potevo dire lo stesso per Ranocchia che senz'altro era messo male.
Passai un pò di tempo nuda e legata nel fango con i miei pensieri, ed i capezzoli che dolevano da morire; finchè non vidi apparire Alessia come un angelo liberatore.
Lei mi sputò addosso, mi liberò elle manette e dei morsetti ai capezzoli.
Mi contorsi molto a sentirmi liberare i capezzoli; mi piacque quella sensazione.
Poi Alessia mi trascinò nel nostro tugurio e mi illustrò il mio prossimo destino.

Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".





scritto il
2026-03-20
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