Quasi un castigo

di
genere
gay

QUASI UN CASTIGO
Il tipo in questione era affetto da priapismo congenito. In mezzo alle gambe portava a spasso un venti centimetri di buon calibro sempre in tiro. Gli inconvenienti erano molti ma c'era anche qualche vantaggio. In tutte le condizioni non sbagliava mai un assalto. Per questa sua qualità aveva messo in piedi una specie di pronto soccorso erotico per culi solitari, che a tutte le ore del giorno e della notte potevano suonare alla sua porta e ricevere soddisfazione. Rifiutava le richieste delle donne (che sarebbero state numerose) e dei minorenni (qualcuno ci provava ma nei casi dubbi faceva esibire la carta d'identità). L'ora di punta era intorno a mezzanotte.
-”Sono andato in bianco: puoi rimediare?”
-”Accomodati”.
Non che si prodigasse gratis. Chiedeva 50 a cranio più una tariffa oraria scandita a quarti di ora e modulata a suo insindacabile giudizio per età e per censo. La scopata più lunga e più remunerativa della sua carriera l'aveva accordata a un maturo californiano, pieno di soldi e davvero insaziabile, che gli chiese una botta di alcune ore, immaginatevi quanto faticosa da sostenere, diciamo da crampo. Dopo questo episodio paradossale introdusse un limite tassativo di sessanta minuti, più che sufficiente a dare il benservito anche ai più esigenti. Tra i suoi clienti figurava gente di ogni genere. Giovani single che non volevano impegnarsi nelle relazioni, gay delusi dalle prestazioni dei loro partner, mariti in cerca di emozioni nuove, molti dei quali erano degli sprovveduti che desideravano collaudarsi per fare finalmente ingresso nella società degli invertiti con una esperienza garantita al 100%.
Una volta alla settimana si trincerava dietro un gloryhole e dava libero accesso a chiunque senza appuntamento, concedendo pompe di prova a una fila di curiosi e di pretendenti di bocca buona che sgomitavano per qualche succhiata.
-”Hai fatto. Dai che tocca a me”.
Dirigeva il traffico con i suoi proverbiali: “Avanti un altro”.
Era un sistema per farsi conoscere e allargare il giro. Accorrevano in tanti come api al miele e quando avevano toccato con mano il suo ineguagliabile vigore erettile non pochi gli tornavano fra i piedi e fra le cosce a culo capovolto per farsi chiavare sul serio. Dopo diversi anni di questo tram tram il nostro “sempreduro”, forse per eccesso di utilizzo o forse per stanchezza psichica, divenne quasi impotente e chiuse bottega. Gli tirava soltanto con un compagno di ottimo sedere, frutto di un'attenta selezione fra i suoi antichi habitué, a cui riusciva a destinare degli scatti ancora dignitosi e diciamo così più che normali.
scritto il
2026-03-17
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