Passin passetto
di
IL MICROBO
genere
gay
PASSIN PASSETTO
Siamo disoccupati di mestiere. Ogni tanto ci ingaggiano per dei lavoretti. Paghe da fame in nero. Siamo con le tasche vuote.
-”Ehi”.
-”Dici a noi?”
-”Certo. Volete guadagnare qualcosina?”
-”Che ne dici?”
-”Dico di sì”.
-”Dieci euri a testa se mi dite marca, modello e colore dei vostri slip”.
-”Glielo diciamo?
-”Ma sì”.
-”Tezenis, Trunk, verde pisello”.
-”E tu”.
-”Non prendetemi in giro: Fior Fiore, Peri a stringa, Rosa”.
È di parola. Ci sgancia i dieci euri.
-”Dieci euri se venite qua dietro e fate vedere il culo”.
Ci facciamo coraggio: glielo mostriamo. Ci paga.
-”Cinquanta a quello di voi due che lo muove meglio per poi darmelo”.
Mica ci va troppo giù, ma tant'è. Ormai siamo in ballo.
-”Mi piace il destro. Vieni con me”.
Mi porta da lui e durante il tragitto non fa che decantare la perfezione del mio fondoschiena.
-”Lo hai già venduto?”
-”Mai”.
-”Meglio così”.
Una volta a casa.
-”Vai a pulirti che ci sbrighiamo”.
Un po' di igiene non guasta.
-”Piegati”.
-”Mi offro. Che vergogna”.
Tira fuori il manico. Me lo spinge dentro. Mi fa sentire femmina. Il suo avanti e indietro non è poi male.
-”Ti sento partecipe”
-”Così e così”.
Lo tira fuori e sborra per conto suo.
-”Tanto bravo. Lo hai fatto solo per i soldi?”
-”Behhh sì”.
-”Eccoteli”.
-”Complimenti per il tuo intimo. Mi ha eccitato assai”.
-”Strizza un pochino”.
-”È perfetto per il tuo sedere. Mandami il tuo amico domani”.
-”Stessa ora?”
-”Sì”.
-”Stesso prezzo”.
-”Sì. Ho proprio voglia di farmelo”.
-”Glielo dirò”.
Un giorno uno, un giorno l'altro. Ci ha tenuto in berta e ancora gli torniamo fra i piedi. In un batter d'occhio facciamo giornata. Al diavolo i catering. Mica lo diciamo in giro. È avvilente ma ci passiamo sopra e il suo cazzone quasi quasi, non troppo, quel tanto che basta, porca troia la puttana di madre e figlia, ci è venuto anche a piacere.
Siamo disoccupati di mestiere. Ogni tanto ci ingaggiano per dei lavoretti. Paghe da fame in nero. Siamo con le tasche vuote.
-”Ehi”.
-”Dici a noi?”
-”Certo. Volete guadagnare qualcosina?”
-”Che ne dici?”
-”Dico di sì”.
-”Dieci euri a testa se mi dite marca, modello e colore dei vostri slip”.
-”Glielo diciamo?
-”Ma sì”.
-”Tezenis, Trunk, verde pisello”.
-”E tu”.
-”Non prendetemi in giro: Fior Fiore, Peri a stringa, Rosa”.
È di parola. Ci sgancia i dieci euri.
-”Dieci euri se venite qua dietro e fate vedere il culo”.
Ci facciamo coraggio: glielo mostriamo. Ci paga.
-”Cinquanta a quello di voi due che lo muove meglio per poi darmelo”.
Mica ci va troppo giù, ma tant'è. Ormai siamo in ballo.
-”Mi piace il destro. Vieni con me”.
Mi porta da lui e durante il tragitto non fa che decantare la perfezione del mio fondoschiena.
-”Lo hai già venduto?”
-”Mai”.
-”Meglio così”.
Una volta a casa.
-”Vai a pulirti che ci sbrighiamo”.
Un po' di igiene non guasta.
-”Piegati”.
-”Mi offro. Che vergogna”.
Tira fuori il manico. Me lo spinge dentro. Mi fa sentire femmina. Il suo avanti e indietro non è poi male.
-”Ti sento partecipe”
-”Così e così”.
Lo tira fuori e sborra per conto suo.
-”Tanto bravo. Lo hai fatto solo per i soldi?”
-”Behhh sì”.
-”Eccoteli”.
-”Complimenti per il tuo intimo. Mi ha eccitato assai”.
-”Strizza un pochino”.
-”È perfetto per il tuo sedere. Mandami il tuo amico domani”.
-”Stessa ora?”
-”Sì”.
-”Stesso prezzo”.
-”Sì. Ho proprio voglia di farmelo”.
-”Glielo dirò”.
Un giorno uno, un giorno l'altro. Ci ha tenuto in berta e ancora gli torniamo fra i piedi. In un batter d'occhio facciamo giornata. Al diavolo i catering. Mica lo diciamo in giro. È avvilente ma ci passiamo sopra e il suo cazzone quasi quasi, non troppo, quel tanto che basta, porca troia la puttana di madre e figlia, ci è venuto anche a piacere.
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