Due chiacchiere in confidenza e non solo
di
IL MICROBO
genere
gay
DUE CHIACCHIERE IN CONFIDENZA E NON SOLO.
-”Quanti anni hai?”
-”Quaranta”.
-”Ti è mai successo?”
-”Ma per chi mi hai preso?”
-”Guarda che lo fanno tutti prima o poi”.
-”Spiegami”.
-”Dopo ti senti più completo. Più ricco dentro”.
-”Sei bravo a indorare la pillola”.
-”Guarda quel tizio che passa per la strada”.
-”Proprio macho”.
-”Eppure me lo ha chiesto lui di provare l'esperienza”.
-”Lo hai accontentato?”
-”In quattro e quattr'otto. Mi piacciono gli eterei ortodossi che si concedono da passivi”.
-”Secondo te ho un bel culo?”
-”Ce lo hai coi fiocchi”.
-”Sentirò male?”
-”Un po' ma forse non ti dispiacerà”.
-”Te li sei fatti tutti nel palazzo?”
-”Tranne te”.
-”Mi hai convinto”.
-”Spogliati e piegati su quel tavolo”.
Ha tirato fuori un uccellaccio che era tutto un programma. Me lo ha puntato fra le natiche. È entrato. Restando fermo, immobile sopra di me.
-”Continuo?”
-”Sì”.
Lo sentivo eccome. Si è messo in movimento. Uno fremito mi ha percorso. Ho cacciato dei gemiti, che sono diventati guaiti e poi urla. Delle urla strane non proprio di dolore. Non sarei più riuscito a fermarlo. Punto di non ritorno. È venuto tale e quale come vengo io con le mie fiche da sbarco. Sì è tolto. Mi ha sorriso. Gli ho sorriso.
-”A cosa pensi?”
-”Che sei stato impeccabile”.
-”Hai goduto?”
-”Sì. Mi vergogno ma sì”.
-”Sono sempre a disposizione. Torna quando vuoi”.
Nei giorni seguenti ci ho rimuginato. Mi si era aperto un mondo nuovo. Ho cercato di dimenticare. Non ci sono riuscito. Il desiderio era troppo forte.
Gli ho suonato. Mi ha aperto.
-”Cosa vuoi?”
-”Il tuo cazzo”.
-”Accomodati. Lo sai cosa stai rischiando?”
-”No”.
-”Di farci l'abitudine”.
-”Così sia”.
Vado spesso da lui. Solo da lui. Mi basta e mi avanza.
-”Quanti anni hai?”
-”Quaranta”.
-”Ti è mai successo?”
-”Ma per chi mi hai preso?”
-”Guarda che lo fanno tutti prima o poi”.
-”Spiegami”.
-”Dopo ti senti più completo. Più ricco dentro”.
-”Sei bravo a indorare la pillola”.
-”Guarda quel tizio che passa per la strada”.
-”Proprio macho”.
-”Eppure me lo ha chiesto lui di provare l'esperienza”.
-”Lo hai accontentato?”
-”In quattro e quattr'otto. Mi piacciono gli eterei ortodossi che si concedono da passivi”.
-”Secondo te ho un bel culo?”
-”Ce lo hai coi fiocchi”.
-”Sentirò male?”
-”Un po' ma forse non ti dispiacerà”.
-”Te li sei fatti tutti nel palazzo?”
-”Tranne te”.
-”Mi hai convinto”.
-”Spogliati e piegati su quel tavolo”.
Ha tirato fuori un uccellaccio che era tutto un programma. Me lo ha puntato fra le natiche. È entrato. Restando fermo, immobile sopra di me.
-”Continuo?”
-”Sì”.
Lo sentivo eccome. Si è messo in movimento. Uno fremito mi ha percorso. Ho cacciato dei gemiti, che sono diventati guaiti e poi urla. Delle urla strane non proprio di dolore. Non sarei più riuscito a fermarlo. Punto di non ritorno. È venuto tale e quale come vengo io con le mie fiche da sbarco. Sì è tolto. Mi ha sorriso. Gli ho sorriso.
-”A cosa pensi?”
-”Che sei stato impeccabile”.
-”Hai goduto?”
-”Sì. Mi vergogno ma sì”.
-”Sono sempre a disposizione. Torna quando vuoi”.
Nei giorni seguenti ci ho rimuginato. Mi si era aperto un mondo nuovo. Ho cercato di dimenticare. Non ci sono riuscito. Il desiderio era troppo forte.
Gli ho suonato. Mi ha aperto.
-”Cosa vuoi?”
-”Il tuo cazzo”.
-”Accomodati. Lo sai cosa stai rischiando?”
-”No”.
-”Di farci l'abitudine”.
-”Così sia”.
Vado spesso da lui. Solo da lui. Mi basta e mi avanza.
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