Il tesoro nascosto

di
genere
gay

IL TESORO NASCOSTO
Conosco bene quella stradina di periferia che di sera è tutto un viavai. Ho tanto bisogno di un attivo. Ci vado. Un deserto, come mai? Cavolo c'è la partita. Giù in fondo si muove un'ombra. Mi avvicino. Prendere o lasciare è l'unico ganzo in circolazione. Mi sorride. Lo guardo. Cranio spelacchiato, naso a patata, denti storti. Andiamo bene. Grande e grosso. Almeno quello. Vestito così e così. Lo seguo, salgo in auto con lui. Una vecchia carretta. Arriviamo a casa sua. Modesta. Entriamo in camera da letto. Ci spogliamo. Urca che bel cazzo. Con voce affettuosa mi bisbiglia che sono caruccio. Mi accarezza. Glielo prendo in mano. Una stanga. Caldissimo, pulsante, come un secondo cuore. Mi fa girare e mi dice.”Ho proprio voglia”. Inizia la scopata. Il suo arnese fluttua come un remo. Avanti così per non so quanto. Siamo eccitatissimi, fuori dai gangheri. Finalmente mi sussurra:”Vuoi che venga?” e gli rispondo tra i sospiri: “Credo di sì”. Mi arriva il fiotto. Si leva. Abbracciati forte ci baciamo a lingua persa con ancora tanta erezione premuta su di me. È tardi. Devo andare.
-”Sai dove sto. Spero di rivederti”.
-”Torno anche domani se ti va bene”.
Brutto ma bravo. Ultrabravo. Primo in classifica. Questo non me lo lascio certo scappare. Alla faccia dei boni ma bruti. Che maniera! Dolce, insistente, orgasmica. Un viaggio nell'oceano del piacere, suo e mio contemporaneamente. Sempre più suo, sempre più mio, ad alzaposta. Uhauuu!
scritto il
2026-03-07
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