Alisia - 08 - Extremum Verbum

di
genere
sentimentali

*** Il prezzo da pagare ***

Non so da quanto tempo sono qui. In realtà non so neanche dove sono. Buio, spesso, appiccicoso, sono cieca. Credo di essere distesa su un letto, le lenzuola puzzano di sudore e sporcizia. Il corpo non risponde. Non riesco a muovere niente, nemmeno le palpebre. Un dolore sordo, profondo, che pulsa dappertutto: testa, torace, addome. Ogni respiro è una lama che mi graffia i polmoni.

Il microchip che ho nel cervello sembra non funzionare. Fa male e basta, tanto male. Cosa cazzo è successo?

Voci. Due. Sembrano lontane, ma credo siano di fianco a me.

«L’ho trovata davanti alla porta. Svenuta. Coperta di sangue. Dev'essere arrivata qui strisciando. Indossava solo quel ridicolo giaccone leopardato.»

È Marco. Ha la voce tremante, preoccupata.

«Marco… è la tua amica? Quella di cui mi hai parlato? Quella che uccide la gente a morsi?»

Una ragazza. Il tono basso, spaventato.

«Sì, è lei, è Alisia».

Provo ad aprire gli occhi. Niente. Provo a muovere un dito. Niente. Solo il respiro corto e il sapore di ferro che mi riempie la gola.

«Elena, puoi fare qualcosa? Puoi salvarla?» Chiede Marco.

«Non lo so. È… è un disastro, è stata stuprata, è stata picchiata selvaggiamente. Poi le hanno sparato alla schiena. Tre volte. Ha un polmone bucato, probabilmente la milza è andata… le hanno quasi sfondato il cranio. Dovrebbe essere morta.» Elena parla come un medico che non crede ai propri occhi. «Non capisco come fa ad essere ancora viva...»

Silenzio. Forse hanno smesso di parlare, oppure io non li sento più.

Comincio a ricordare qualcosa, immagini, frammenti: Uomini… corpi… cazzi. Ho sedotto una delle guardie del Direttore, il mio biglietto per entrare nella villa. "Portami dentro. Ci divertiamo insieme ai tuoi amici."

Lui ride e mi fa entrare. Sono tanti, troppi. Avrei dovuto lasciarli sfogare e andarmene.

Invece no, me li sono scopati tutti e poi li ho affrontati. Evidentemente è andata male. Idiota…

Sento Elena parlare di nuovo. «Ho preso un ecografo portatile all’ospedale.» Silenzio. «Marco… è tutta sbagliata... Non ha utero né ovaie. L’addome è… vuoto, come se non li avesse mai avuti…» un’altra pausa. «Le analisi del sangue non hanno senso. Il suo sistema immunitario distrugge qualsiasi medicina. Le trasfusioni non funzionano. È quasi dissanguata, ma continua a respirare. Il cuore continua a battere...»

Abbassa la voce. «Ha un microchip impiantato nel cervello, mai visto niente di simile. Credo che la stia proteggendo, sta forzando la produzione di melatonina a livelli assurdi… è come la tenesse in una sorta di coma indotto. Posso solo idratarla, nutrirla per endovena, e aspettare.»

Marco non risponde. Elena sussurra. «Marco… secondo me non è umana.»

Silenzio.

Un altro risveglio. Quanto tempo è passato? Giorni? Settimane?

Sento il respiro di Marco vicino. Provo a parlare, esce un suono rauco, spezzato. «Grazie…» Marco si avvicina. «Alisia? Sei sveglia?» Non rispondo. «Alisia, voglio aiutarti, ma ho bisogno di sapere chi sei…» fa una pausa: «Ho bisogno di sapere COSA sei.»

Giusto. Marco merita la verità, merita di sapere “cosa” sono.

Riesco a sussurrare: «Giaccone… tasca destra… taglio nell’imbottitura... scheda di memoria. Troverai tutto.»

Mi spengo di nuovo. Non so per quanto tempo sono assente, poi li sento discutere.

«Marco, hai visto i dati? Cloni… microchip, super-soldati… è pazzesco, è contro ogni morale, contro ogni legge. Ne avevo sentito parlare, ma credevo fossero leggende. Il nostro gruppo aspetta da anni un'occasione come questa. Dobbiamo diffondere tutto. Il popolo capirà che il Partito creava cloni da scopare mentre noi soffrivamo fame. I finanziatori stranieri capiranno che stavano progettando un esercito. È dinamite! Esploderà tutto!»

«E Alisia? Che ne sarà di lei? Diventerà la persona più ricercata del paese. Se diffondiamo i dati la condanniamo a morte.»

«Cazzo, Marco! Non possiamo perdere un’occasione del genere per i tuoi scrupoli! Non puoi…»

Pausa. Silenzio pesante.

«Marco… non è neanche un essere umano, è artificiale.»

Silenzio. Poi rumori. Letto che cigola. Gemiti bassi. Sospiri. Fanno sesso nella stanza accanto. Sento Elena gridare di piacere. Riesco a sorridere, bravo il mio ragazzo… si vede che ha imparato dalla migliore. Provo a muovermi, ad accarezzarmi, ho un orgasmo silenzioso mentre loro continuano a divertirsi.

Aspetto che si addormentino. Mi alzo piano, ogni movimento è una fitta di dolore. Passo davanti a uno specchio, cazzo… sono messa uno schifo.

Marco ed Elena invece sono bellissimi, mi fermo ad osservarli mentre dormono abbracciati.

Tutto sommato la decisione è facile. Mi trascino fino al computer. Apro il microfono.

«Il mio nome è Ali-X. Mi faccio chiamare Alisia. Non ho cognome, non ne ho bisogno. Sono nata in una vasca di gel amniotico, numero 10 della serie MeretrixBN, proprietà del Ministero del Benessere della Nuova Patria Italica. Sono un clone, creato e ingegnerizzato per essere una perfetta prostituta...»

Invio il messaggio e i dati della scheda nel server pubblico. È fatta.

Torno verso il letto. Mi chino su Marco. Gli sfioro la guancia con le dita. Un bacio inutile sulla fronte. Non lo sveglio.

Indosso il giaccone ancora sporco di sangue. È tutto quello che ho. Tutto quello che mi serve.

Infilo la mano nella tasca interna. Un foglio spiegazzato, macchiato. Il ritratto. Il disegno di Marco. Lo guardo un secondo, lo poso piano sulla tastiera.

Esco.

Mi tocco il viso.

Guardo il cielo.

Piove.


scritto il
2026-03-02
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