Solo un ringraziamento

di
genere
etero

“Scusi signore, ha una sigaretta?”
Ero sovrappensiero e non l’avevo vista avvicinarsi finché non si era piazzata davanti sorridendomi.
Era una biondina che mi era capitato di notarla altre volte facendo quella strada ogni mattina per andare in ufficio. Dall’altra parte della strada c’era una scuola di specializzazione e lei, come molti altri, si piazzava sul marciapiede con altre due sue amiche, aspettando l’orario di ingresso.
“Mi dispiace non fumo.”
“Fa bene, dovrei smettere pure io visto quanto costano, ma mi piace avere qualcosa in bocca e senza mi sento a disagio.” mi sorride in modo civettuolo e sento le amiche ridacchiare poco distanti, ma evito di voltarmi a guardarle.
“Potresti provare con delle caramelle. Quelle le puoi succhiare molto più allungo.” questa volta sono io a sorriderle.
“Potrei, ma rischierei di rovinare il mio bel fisico.” Mentre lo dice si mette le mani sui fianchi e porta il petto all’infuori. Non posso evitare di squadrarla per bene e devo ammettere che ha un corpo niente male.
“Sembri una che fa già abbastanza attività fisica per poter correre qualche rischio.” le amiche si mettono a ridere, lei mette un esagerato broncio per poi scoppiare a ridere a sua volta.
Mi si avvicina e mi appoggia una mano sul petto.
“Ha ragione e non ne ho mai abbastanza.” mi fa l’occhiolino, mi saluta e torna dalle sue amiche.
Proseguì per la mia strada accantonando qual scambio di battute come un fatto causale e che non si sarebbe ripetuto.
Nei giorni successivi mi ritrovai a prestare più attenzione a loro mentre passavo da lì.
Come mi era già capitato di notare erano in tre, due more e la biondina, o forse era più giusto dire castana chiara, che mi aveva fermato. Avevano tutte e tre un bel viso e un fisico asciutto dalle curve provocanti. Si vestivano in modo abbastanza appariscente, con abiti particolarmente attillati che mettevano in evidenza le forme generose o che mostravano fin troppo. Pure in giornate fredde restavano con le giacche ben aperte. Probabilmente perché sarebbe stato un peccato coprire quello che la natura aveva così generosamente donato. Spesso erano impegnate a stuzzicare qualche coetaneo che forse aveva provato ad attaccar bottone. Qualche volta capitava che il mio sguardo si incrociasse con quello della biondina e lei mi sorrideva maliziosamente e/o mi faceva l’occhiolino, per poi tornare a prestare attenzione alle amiche o al “fortunato” del momento.

Una mattina, un po’ di tempo dopo, mi ritrovai a parcheggiare nella solita traversa ma una ventina di minuti prima del solito.
Chiudendo la macchina notai la biondina scendere da una vettura ferma non molto distante dalla mia.
Seduto alla guida c’e un uomo sulla cinquantina che sul momento supposi essere il padre.
Mi dovetti ricredere quando la vidi fare il giro della macchina fino al lato del guidatore, sporgersi all’interno del finestrino aperto e dargli un lungo bacio.
Subito dopo lui la salutò sorridente, mise in moto e andò via.
Lei, fatti un paio di passi, mi notò e si affrettò verso di me.
“Ehi, ciao.”
“Buongiorno.”
Mi incamminai verso l’ufficio e lei mi si mise accanto.
“Parcheggi sempre da queste parti?”
“Si, è facile trovare parcheggio, non pago ed evito il traffico che c’e più avanti.”
“Capisco. Non ti avevo mai visto. Oggi sei arrivato prima del solito?”
“E’ capitato.” proseguiamo per un po’ restando in silenzio.
“Era il padre della mia amica Giulia.” la butta lì con disinvoltura, forse solo per riprendere a parlare.
“Chi?”
“Dai!! L’uomo in macchina che ho salutato prima. Ammettilo che morivi dalla curiosità di saperlo.”
“Non sono affari miei chi frequenti.” restiamo ancora un attimo in silenzio
“Sai. Se arrivavi cinque minuti prima, mi avresti beccata a fargli un pompino.”
Con la coda dell’occhio noto che mi sta fissando per vedere la mia reazione e cerco di rimanere impassibile a quell’affermazione.
“E la tua amica Giulia lo sa che fai pompini a suo padre?”
“Si, certo. Ha dato un passaggio a tutte e tre. Loro sono andate avanti per lasciarmi il tempo di.. ringraziarlo per bene del passaggio. Però mi ha anche lasciato un regalino. Devo parlarne con le altre per decidere cosa farci.” Da come ne parlava sembrava una cosa normalissima e forse per loro lo era.
Eravamo quasi arrivati davanti la scuola dove le altre due la stavano aspettando.
“Perché me lo stai raccontando?”
“Chissà.” mi fa l’occhiolino e io mi sento arrossire. Inizia ad esserci gente intorno a noi. Lei mi si avvicina e mi parla all’orecchio.
“Se vuoi, per un regalino posso ringraziare anche te” poi ridendo corre via fino alle altre.
Avvicinandomi noto che stanno ridacchiando tra di loro guardandomi.
Prosegui chiedendomi se era stata seria o era solo una presa in giro.

Passarono diversi giorni senza che accada niente, poi una sera mentre mi dirigo verso la macchina perso nei miei pensieri, sento una mano appoggiarsi su una spalla e sobbalzo per la sorpresa.
Voltandomi mi ritrovo davanti le tre ragazze. Hanno il fiatone, il che mi fa pensare che mi siano corse dietro per un po’.
Aspetto che riprendano fiato, poi la biondina fa un respiro profondo.
“Scusa se ti disturbiamo ma.. avremmo bisogno di chiederti un favore..” guarda un attimo le amiche che annuiscono
“.. in pratica.. ci è venuto a mancare il passaggio per tornare a casa, l’autobus è già passato e non sapevamo cosa fare. Poi ti abbiamo visto e, visto che sei in macchina, ci chiedevamo se saresti disposto a darci uno strappo.”
lo dice con un tono serio che mi spinge a scherzarci sopra.
“il padre della tua amica Giulia ti ha scaricata?”
Alla mia frase vedo una delle more sobbalzare e poi guardare male la biondina che è visibilmente imbarazzata.
“Ehm.. Diciamo che la moglie ha iniziato a sospettare qualcosa e lui ha deciso che è meglio evitarmi per un po’.”
“Potevi essere così vaga anche prima, invece di dirgli che era mio padre.” e dicendo questo Giulia le da un colpo sulla spalla, ma sembra più seccata che arrabbiata.
“Scusa, l’altra volta mi è sfuggito e non pensavo se ne sarebbe ricordato.. Come avrai capito lei è Giulia, io sono Monica e lei è Elena”
“Piacere, Io sono Luigi. Comunque puoi stare tranquilla che non vado a dire in giro di tuo padre e lei. Riguardo al passaggio, non è meglio se lo chiedete a qualcuno che già conoscete, piuttosto che ad uno sconosciuto come me?”
“Diciamo che mi hai fatto una buona impressione e che sembri più affidabile di molti che conosciamo. E se ci aiuti, possiamo sempre ringraziarti in diversi modi.” Monica lo dice con un sorrisino malizioso che non lascia dubbi sul tipo di ringraziamento che intende.
“Lasciamo stare la storia dei ringraziamenti. Non ho problemi a darvi un passaggio se siete più o meno lungo la strada che faccio di solito.”
Ci incamminiamo verso la macchina e nel frattempo mi faccio spiegare dove devono andare e alla fine concordiamo un punto lungo la strada dove posso lasciarle.
Arrivate all’auto, Monica sale davanti accanto a me, Giulia e Elena siedono dietro.
Elena, sembra un po’ imbronciata ed è la più silenziosa delle tre.
Durante il tragitto, Monica mi chiede del lavoro che faccio, dell’ufficio e del rapporto con i colleghi.
Le rispondo rimanendo il più possibile sul vago per non dare troppe informazioni personali.
Arriva a chiedere quanto prendevo di stipendio. Per evitare di essere considerino come un buon obbiettivo da spennare, resto basso. Le tre si mettono a ridere dicendo che mi faccio sfruttare e che dovrei chiedere un aumento o cambiare posto.
Poi è Giulia ad iniziare con le domande e sembra più interessata alla mia sfera sentimentale.
Mi chiede se sono sposato, o se ho una relazione. Al mio no, vuole saperne il motivo, ma le mie risposte non la soddisfano e si fa più insistente. Alla fine tronco l’argomento dicendo che le cose sono semplicemente così. Passa a farmi domande sulle mie storie precedenti, quanto è durata la più seria e quanto è passato dall’ultima. Non mi va di parlare di queste cose e mi limito a risponderle brevemente o con il dire che è passato così tanto che non me lo ricordo.
Con mia gioia arriviamo al punto concordato dove lasciarle e accosto.
Giulia e Elena scendono subito e iniziano a confabulare tra di loro.
Monica invece esista un attimo.
“Grazie per il passaggio. Ci hai proprio salvate.”
“Figurati, sarei passato di qui comunque..”
“Ehm.. a questo proposito.. Se non è un disturbo.. Non è che potresti darci un passaggio anche domani mattina? Vista l’ora ci viene difficile organizzarci e come hai detto, tu sei comunque per strada..”
Esito un attimo ma alla fine cedo.
“Ok, ma dovete essere puntuali. Che sia chiaro, se non vi vedo qui quando passo, proseguirò senza fermarmi ad aspettare.” mi seccava fare quello scorbutico, ma non volevo che vedendomi disponibile se ne approfittassero.
“Si, va bene. Grazie.”
Concordato un orario per il giorno dopo, Monica scese dall’auto e raggiunse le altre.

Il giorno seguente si fanno trovare puntuali.
Con mia sorpresa mi si siede accanto Elena e le altre due si mettono dietro.
Lei mi ha dato l’impressione di essere la più tranquilla delle tre e penso che sarà un viaggio tranquillo, ma mi devo ricredere.
Appena partito mi spiazza subito con una domanda.
“Sei gay?” lo chiede con un tono disinvolto che quasi mi sorprende più della domanda in se.
“No, pensavi il contrario?” vorrei guardarla in faccia, ma non mi sembra una buona idea guidando
“Ma.. c’e lo chiedevamo tutte e tre. Di solito se qualcuno ci fa un favore o inizia a provarci o ci chiede qualche forma di ringraziamento. Tu invece ti limiti a guidare e salutarci.”
“Non so che dirti. Dal mio punto di vista gli strani sono quelli che conoscete.”
“Sarà..” rimane un attimo in silenzio, poi torna all’attacco
“Ma non ti piacerebbe farti una di noi tre? Chi di noi preferiresti?”
“Siete tutte è tre molto belle. Perché dovrei accontentarmi di una sola di voi?” La mia è solo una battuta, ma lei sembra prenderla sul serio.
“Sei un po’ ingordo, ma se pensi di farcela a gestirci tutte e tre insieme, si potrebbe anche fare.”
Per un attimo me le immagino in un letto, tutte e tre nude che mi sorridono.
“No, probabilmente ci rimarrei secco con tutte tre insieme.” Si mettono a ridere.
“Almeno sei onesto. Che ne dici con due? Però una ci rimarrebbe male ad essere esclusa.” le due dietro di noi ridacchiano.
“Possiamo fare a turno che ne dici? una diversa al giorno.” io non rispondo.
Lei si piega verso di me.
“L’idea di poterci scopare ti sta almeno eccitando un po’?” Sento la sua mano toccarmi tra le mie gambe.
Per la sorpresa sbando con l’auto. A qualcuno sfugge un gridolino.
“Meglio evitare certe cose mentre guido.”
“Scusa.. Però per quello che ho sentito non sei messo niente male.” Dietro si stanno piegando dalle risate.
Restiamo in silenzio giusto il tempo di far riprendere le due sedute dietro, poi ricomincia con le domande sulla mia vita sessuale. Quando l’ho fatto l’ultima volta, se ho mai provato con un uomo o con due donne, la posizione che preferisco e il posto più particolare dove l’ho fatto. Mi chiede anche se mi piace qualche pratica particolare, arrivando a citarmene diverse, e devo ammettere che alcune non le avevo mai sentite.
Alla fine sentenzia, tra nuove risate delle altre due, che ho una vita sessuale banale e noiosa.
Quando alla fine parcheggio, le due dietro stanno ancora ridendo.
Mentre chiudo l’auto, mi ringraziano di nuovo e, salutandomi fanno per iniziare ad andare verso la scuola parlottando tra di loro a qualche passo da me.
Ad un tratto Monica si ferma e aspetta che le sono accanto.
“Scusa, mi daresti il tuo numero?”
Io sono sorpreso, ma non ci trovo niente di male e glie lo lascio.
Lei mi ringrazia e torna dalle altre.
Dopo qualche passo sento il telefono vibrare e guardando mi trovo tre messaggio con la raccomandazione di salvare il loro numeri.

Nei giorni successivi non le sento, segno che hanno trovato un passaggio o che il padre di Giulia si sia ripreso l’incarico. Un po’ devo ammettere che mi dispiace, erano tre ragazze turbolenti, ma piacevoli da avere vicino e mi ritrovo a chiedermi cosa sarebbe successo se avessi dato più corda alla storia del ringraziamento, ma ormai c’e poco da fare.

Arriva domenica, mi sto rilassando a casa quando a metà mattinata mi arriva una chiamata da Elena.
“Pronto.”
“Buongiorno Luigi. Vado subito al dunque. Chi di noi ti vuoi scopare?”
“Ancora con questa storia? Lo scherzo è bello quando dura poco.”
“Non scherzo. Ne abbiamo parlato e vogliamo ringraziarti, quindi puoi scegliere una di noi.”
“Lasciate stare. Non c’e niente da ringraziare.”
“Non ci piace sentirci in debito. Se non vuoi scegliere, decidiamo noi. Vieni a prendere la fortunata al solito posto, tra mezzora. Non farla aspettare che fa freddo oggi. Ciao.”
Chiude la chiamata senza darmi il tempo di dire altro.
Decido di ignorarle. Meglio evitare di cadere nella loro trappola.
Mi metto a preparare per il pranzo, ma mi ritrovo a guardare l’orologio spesso.
Passa un quarto d’ora.
Mi immagino una di loro ferma ad aspettarmi e mi dico che magari potrei andare almeno per dirle di tornarsene a casa.. tanto per non farla aspettare al freddo per niente.
Spenti i fornelli mi vesto e sono in macchina in cinque minuti.
Arrivato al solito posto, accosto, ma non c’e nessuno.
Mi sento un cretino. Mi devono aver preso in giro.
Magari sono anche in zona e se la stanno ridendo vedendomi fermo in macchina ad aspettare.
Faccio per riavviare il motore quando sento la portiera lato passeggeri aprirsi e vedo Giulia salire e sedersi.
“Scusa il ritardo. Spero che non sei qui da molto.” mi sorride.
“No, sono appena arrivato.” quindi era vero? La fisso un attimo. Lei lo nota, ma fraintende.
“Immagino che ti aspettavi Monica.. E’ quella che piace di più.. Spero che non ti abbia deluso troppo trovare me.”
“No, che dici. Siete tre splendide ragazze. Nessuno potrebbe sentirsi deluso a stare con una qualunque di voi.”
Lo dico senza pensare e poi mi sento in imbarazzo. Lei mi sorride.
“Ne sono felice. Cosa vuoi fare? Preferisci portarmi in Motel o vogliamo fare da te?”
“Facciamo da me? A te va bene?”
Lei annuisce e io parto. Mi domando cosa stia facendo. Non dovevo mandarla a casa? Invece me la sto portando a casa.
In breve arriviamo e saliamo in casa.
Mentre chiudo la porta le chiedo se vuole bere qualcosa, ma quando mi volto lei mi si avvicina, facendo premere il suo corpo contro il mio.
“Per me possiamo andare subito in camera da letto o preferisci farlo qui? Possiamo anche iniziare con una bella doccia insieme se è abbastanza spaziosa.” mi sorride. Le sue mani si insinuano sotto i vestiti.
Si tira un po’ su e avvicina il viso al mio. Sento la mia eccitazione crescere.
La prendo dai fianchi e la allontano.
“Sinceramente, sarei felice di stare con te. Sei una ragazza affascinante.. un sogno per uno come me. Ma non devi farlo solo per ringraziarmi per qualche passaggio. Veramente, non sforzarti.”
Lei ha un espressione stupita, poi si mette a ridere.
Mi si avvicina di nuovo, ma questa volta mi mette le braccia intorno al collo.
Il suo corpo torna a preme contro il mio mandando la mia eccitazione alle stelle.
“Hai frainteso. Il ringraziamento è solo una scusa. Io e le altre ne abbiamo parlato ed eravamo tutte e tre d’accordo. Tutte e tre volevamo essere qui ora. Visto che non hai scelto, per non litigare abbiamo dovuto tirare a sorte.”
Il suo viso si avvicina al mio.
“Sono felice di aver vinto io.” le sue labbra sfiorano le mie.
“Mi piaci.” ci baciamo. Le sue labbra sono calde e morbide.
Le prendo i fianchi e la attiro a me. Le nostre labbra si schiudono e le nostre lingue si incontrano.
Ormai ho perso la lucidità mentale per rifiutarla.
Le mie mani trafficano con i suoi vestiti alla ricerca della sua pelle.
Raggiungono i suoi fianchi, la sua schiena.
Non mi basta. Riesco a toglierle i pantaloni.
La faccio sedere su un mobiletto, mi inginocchio e, spostandole le mutandine inizio a leccargliela.
La sento ansimare e dire che le piace, di continuare.
Spingo la lingua dentro di lei. Le sue mani premono contro la mia testa.
Sembra piacerle molto e la cosa mi eccita ancora di più.
Continuo per un po’ ma la desidero troppo.
Non riesco ad aspettare oltre.
Mi alzo e lo tiro fuori con sollievo.
La penetro lasciandola seduta su quel mobile.
Le prendo una gamba e la sollevo contro un mio fianco.
Lei mi si aggrappa al collo.
Mi muovo in lei con spinte forti e ad ogni colpo la sento gemere di piacere.
Mi muovo più in fretta.
Lei mi dice di stare per venire.
La bacio con passione e lei ricambia.
Sono al limite pure io.
La stringo di più a me. Do un ultimo affondo deciso e le vengo dentro.
Sento il suo corpo accogliermi tutto e venire.
Restiamo fermi un attimo per poi baciarci con amore ansimando.
Esco da lei e la faccio scendere dal mobiletto che emette un cigolio di lamentela.
Lei mi abbraccia e mi bacia.
“Devo stare attenta o rischio che mi metti incinta.” ride vedendo la mia espressione.
Torna seria. Mi accarezza il viso.
“Ti voglio ancora.” sentirglielo dire mi riempie di gioia ed eccitazione.
La bacio.
“Vediamo se la doccia è abbastanza grande.” la prendo per mano e le faccio strada.
Alla fine la doccia si dimostra all’altezza e, liberati dei vestiti, lo facciamo dandoci anche una sciacquata.
Il suo corpo bagnato è ancora più sensuale.
Asciugati , ci spostiamo in camera da letto dove lo facciamo per la terza volta.
La mia eccitazione è ancora alta, ma il fisico fa fatica.
Lei viene in mio aiuto salendomi sopra e cavalcandomi fino all’orgasmo di entrambi.
Alla fine restiamo a letto per un bel po’. Con lei sdraiata su di me.
Ci decidiamo ad alzarci solo quando il telefono di lei inizia a squillare senza sosta.
Recuperato il telefono dalla borsetta in salotto, scopriamo che a chiamarla è Monica e che sono passate più di due ore da quando sono andato a prenderla.
Mentre la richiama. Recupero i miei vestiti e suoi dalla sala e dal bagno.
Mi rivesto e, quando torna dopo la chiamata, le porgo i suoi.
“Grazie.” ma non li prende, invece viene tra le mie braccia e si stringe a me.
“Vorrei restare ancora con te.”
Io le accarezzo i capelli. Le sollevo il viso e la bacio dolcemente.
“Puoi restare quanto vuoi e possiamo vederci ogni volta vuoi.” lo dico di impulso, ma mi rendo conto di pensarlo veramente.
Lei mi sorride, ma non dice niente.
Si separa da me e, presi i vestiti che tenevo ancora in mano, inizia a rivestirsi.
Poco dopo siamo in macchina e la riporto dove l’ho presa.
Li ad aspettarci ci sono Monica e Elena.
Quando Giulia si volta verso di me per slacciare la cintura di sicurezza, le accarezzo il viso e le do un bacio.
“Ci vediamo.”
Lei sembra sorpresa, ma scende dalla macchina senza dire niente.
Le altre due fuori mi guardano male, come se avessi fatto qualcosa di sconveniente.
Torno a casa, forse ho frainteso o mi era sfuggito qualcosa, ma poco importava.
Era stato bello e non mi pentivo di niente.
scritto il
2026-03-02
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