Dipendente
di
RackHammer
genere
dominazione
E’ un giorno d’ufficio come tanti.
Sono seduto alla mia postazione e sto terminando il lavoro della giornata.
Guardo l’ora e vedo che sono passate da poco le 16.
Sto valutando se fare una pausa e prendere un caffè o se aspettare di aver finito, quando squilla il telefono.
“Pronto?”
“Ciao Luigi, puoi venire nel mio ufficio?” e’ la responsabile del mio settore. Devo rinunciare al caffè.
“Arrivo.” riattacco, salvo il lavoro e mi alzo.
Non devo fare molta strada.
Noi dipendenti lavoriamo tutti in un openspace e l’ufficio della responsabile è nella parete di fronte alla mia postazione.
Arrivato alla porta busso e apro senza aspettare una risposta visto che mi ha appena chiamato.
Superato la soglia chiudo la porta.
“Chiudi per favore.” a quella richiesta capisco il motivo della convocazione e faccio scattare la serratura.
Mi volto e la trovo a sorridermi.
Senza dire niente mi avvicino e, girando intorno alla scrivania, arrivo accanto a lei.
Mi metto in ginocchio.
Lei fa girare portandosi davanti a me e mi sorride.
“Vedo che hai capito al volo.”
“Ormai sono un paio d’anni che lavoro qui.”
“E questo lo consideri parte del lavoro?”
“Forse una forma di gratificazione?” Lei ride e apre le gambe. Non ha la biancheria e dal mio punto di vista posso vedere il triangolo pelo ben delineato, nella parte superiore della sua intimità.
“Vediamo se riesci a gratificare anche me allora.” Tira su una gamba appoggiandola su una mia spalla.
Inizio a baciarle l’interno coscia, poco sopra al ginocchio, continuando però a guardarci negli occhi. Ne sfioro la pelle con la lingua. Mi sorride e si appoggia contro allo schienale della sedia.
Lentamente, bacio dopo bacio, risalgo lungo la coscia fino a arrivare alla sua intimità, ma a quel punto mi ferma.
“Prima l’altra gamba. Non avere fretta.”
Mi porto la gamba alla spalla e ripeto il processo.
Arrivato all’intimità questa volta non mi ferma.
Inizio a dedicarmi alle grandi labbra, bagnandole per bene con la mia saliva.
Mi sposto lentamente più all’interno. La sento mugugnare di approvazione.
“Vedo che stai migliorando.. merito della pratica immagino..”
Io proseguo senza risponderle.
Se mi fossi fermato per parlare mi avrebbe rimproverato, come era già successo una precedente volta.
Stuzzico un po’ il clitoride con la lingua, poi spingo la lingua il più dentro possibile.
Le avvolgo l’intimità tra le labbra e glie la succhio. Faccio altrettanto con il clitoride.
Le sfugge qualche gemito. A quanto pare siamo vicini alla fine.
Continuo a darle piacere con la lingua e la bocca.
Una volta avevo provato ad aiutarmi anche con le dita ma la cosa non le era gradita e mi aveva ripreso.
Mentre glie la sto succhiando la sento tendersi e venire.
Continuo a leccargliela finché non finiscono i spasmi dell’orgasmo, a quel punto mi stacco restando in ginocchio e in attesa.
Lei riprende fiato per un attimo, dopo di che si rimette in ordine sedendosi meglio.
“Bravo. questa volta hai superato la sufficienza. Meriti un premio.”
Detto questo fa cadere una scarpa e poggia il piede sul cavallo dei miei pantaloni.
“Vedo che è bello duro. Vediamo se riesco a darti sollievo.”
Inizia a strofinare il piede contro il mio membro. Ne percorre la lunghezza.
Io ero sempre più eccitato ma anche sofferente, con il membro rigido chiuso dentro pantaloni e boxer.
Lei si toglie anche l’altra scarpa e inizia a strofinarli entrambi, ben conscia della mia situazione.
Alla fine riesce a farmi venire in modo abbondante nelle mutande.
Una venuta quasi dolorosa in quella costrizione.
Mi tiene in ginocchio davanti a se ancora un po’. Solo quando il segno umido della venuta inizia ad essere visibile sui pantaloni mi concede si alzarmi e uscire dal suo ufficio.
Vado subito in bagno per pulirmi e asciugarmi, poi torno alla mia postazione e riprendo a lavorare.
I miei colleghi fanno finta di niente anche se il segno nei pantaloni è evidente.
Sono tutti ben consapevoli di quello che accade in quell’ufficio, essendoci stati diverse volte anche loro.
Siamo tutti nella stessa barca.
Dipendenti dello stesso ufficio e completamente dipendenti da lei.
Sono seduto alla mia postazione e sto terminando il lavoro della giornata.
Guardo l’ora e vedo che sono passate da poco le 16.
Sto valutando se fare una pausa e prendere un caffè o se aspettare di aver finito, quando squilla il telefono.
“Pronto?”
“Ciao Luigi, puoi venire nel mio ufficio?” e’ la responsabile del mio settore. Devo rinunciare al caffè.
“Arrivo.” riattacco, salvo il lavoro e mi alzo.
Non devo fare molta strada.
Noi dipendenti lavoriamo tutti in un openspace e l’ufficio della responsabile è nella parete di fronte alla mia postazione.
Arrivato alla porta busso e apro senza aspettare una risposta visto che mi ha appena chiamato.
Superato la soglia chiudo la porta.
“Chiudi per favore.” a quella richiesta capisco il motivo della convocazione e faccio scattare la serratura.
Mi volto e la trovo a sorridermi.
Senza dire niente mi avvicino e, girando intorno alla scrivania, arrivo accanto a lei.
Mi metto in ginocchio.
Lei fa girare portandosi davanti a me e mi sorride.
“Vedo che hai capito al volo.”
“Ormai sono un paio d’anni che lavoro qui.”
“E questo lo consideri parte del lavoro?”
“Forse una forma di gratificazione?” Lei ride e apre le gambe. Non ha la biancheria e dal mio punto di vista posso vedere il triangolo pelo ben delineato, nella parte superiore della sua intimità.
“Vediamo se riesci a gratificare anche me allora.” Tira su una gamba appoggiandola su una mia spalla.
Inizio a baciarle l’interno coscia, poco sopra al ginocchio, continuando però a guardarci negli occhi. Ne sfioro la pelle con la lingua. Mi sorride e si appoggia contro allo schienale della sedia.
Lentamente, bacio dopo bacio, risalgo lungo la coscia fino a arrivare alla sua intimità, ma a quel punto mi ferma.
“Prima l’altra gamba. Non avere fretta.”
Mi porto la gamba alla spalla e ripeto il processo.
Arrivato all’intimità questa volta non mi ferma.
Inizio a dedicarmi alle grandi labbra, bagnandole per bene con la mia saliva.
Mi sposto lentamente più all’interno. La sento mugugnare di approvazione.
“Vedo che stai migliorando.. merito della pratica immagino..”
Io proseguo senza risponderle.
Se mi fossi fermato per parlare mi avrebbe rimproverato, come era già successo una precedente volta.
Stuzzico un po’ il clitoride con la lingua, poi spingo la lingua il più dentro possibile.
Le avvolgo l’intimità tra le labbra e glie la succhio. Faccio altrettanto con il clitoride.
Le sfugge qualche gemito. A quanto pare siamo vicini alla fine.
Continuo a darle piacere con la lingua e la bocca.
Una volta avevo provato ad aiutarmi anche con le dita ma la cosa non le era gradita e mi aveva ripreso.
Mentre glie la sto succhiando la sento tendersi e venire.
Continuo a leccargliela finché non finiscono i spasmi dell’orgasmo, a quel punto mi stacco restando in ginocchio e in attesa.
Lei riprende fiato per un attimo, dopo di che si rimette in ordine sedendosi meglio.
“Bravo. questa volta hai superato la sufficienza. Meriti un premio.”
Detto questo fa cadere una scarpa e poggia il piede sul cavallo dei miei pantaloni.
“Vedo che è bello duro. Vediamo se riesco a darti sollievo.”
Inizia a strofinare il piede contro il mio membro. Ne percorre la lunghezza.
Io ero sempre più eccitato ma anche sofferente, con il membro rigido chiuso dentro pantaloni e boxer.
Lei si toglie anche l’altra scarpa e inizia a strofinarli entrambi, ben conscia della mia situazione.
Alla fine riesce a farmi venire in modo abbondante nelle mutande.
Una venuta quasi dolorosa in quella costrizione.
Mi tiene in ginocchio davanti a se ancora un po’. Solo quando il segno umido della venuta inizia ad essere visibile sui pantaloni mi concede si alzarmi e uscire dal suo ufficio.
Vado subito in bagno per pulirmi e asciugarmi, poi torno alla mia postazione e riprendo a lavorare.
I miei colleghi fanno finta di niente anche se il segno nei pantaloni è evidente.
Sono tutti ben consapevoli di quello che accade in quell’ufficio, essendoci stati diverse volte anche loro.
Siamo tutti nella stessa barca.
Dipendenti dello stesso ufficio e completamente dipendenti da lei.
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