Sorrido e mi rivesto
di
EmmePi
genere
sentimentali
La luce soffusa graffiava i nostri corpi,
sentivo i tuoi occhi divorarmi,
mentre un fuoco divampava senza preavviso.
Eri ferma, quasi immobili, come sa essere l'attesa,
O forse era quella catena che tenevi il collo,
come fosse il più prezioso dei gioielli.
Ferro forgiato da abili mani,
anelli che si intrecciano uno ad uno,
poco più di un metro di costrizione desiderata.
Mi fissavi con i tuoi occhi sgranati,
davanti a te scorrevano immagini come fosse un film immaginato chissà quante volte.
Sorridevo di questa piacevole tortura,
tu consapevole prigioniera delle tue voglie,
che sudavano nella tua pelle abbronzata.
Lentamente cadevano a terra i vestiti
accompagnati dalla mia lingua che sfiorava le labbra umide e affamate.
Ora il tuo sguardo muta, deglutisci a fatica maledicendo quella catena,
capo dopo capo il mio corpo resta nudo
un metro di desiderio che percorri a quattro zampe,
il tuo sguardo che implora in silenzio,
la mia strafottenza che ti sbatto in faccia,
quel ghigno che ami e odi in egual misura,
in una eterna lotta con te stessa.
libera o prigioniera schiava o padrona,
Santa o Diavolo, ora a bocca aperta
i tuoi silenzi gridano voglia.
Intanto questo corpo è a pochi centimetri dalle tue mani,
lo sguardo già mi sta fottendo,
ora l'incendio è fuori controllo
dentro al tuo cervello ormai in fiamme,
Minuti che sembrano non finire mai,
ennesima tortura dal finale amaro,
Io che guardandoti sorrido e mi rivesto.
La penombra lascia il posto alla luce,
fuori inizia a piovere, l'aria umida e bagnata
mi ricorda qualcosa di te,
mentre con un filo di voce mi ringhi contro la tua rabbia,
tra un bastardo e uno stronzo
che mi scivolano addosso,
come la pioggia in una giornata di sole.
sentivo i tuoi occhi divorarmi,
mentre un fuoco divampava senza preavviso.
Eri ferma, quasi immobili, come sa essere l'attesa,
O forse era quella catena che tenevi il collo,
come fosse il più prezioso dei gioielli.
Ferro forgiato da abili mani,
anelli che si intrecciano uno ad uno,
poco più di un metro di costrizione desiderata.
Mi fissavi con i tuoi occhi sgranati,
davanti a te scorrevano immagini come fosse un film immaginato chissà quante volte.
Sorridevo di questa piacevole tortura,
tu consapevole prigioniera delle tue voglie,
che sudavano nella tua pelle abbronzata.
Lentamente cadevano a terra i vestiti
accompagnati dalla mia lingua che sfiorava le labbra umide e affamate.
Ora il tuo sguardo muta, deglutisci a fatica maledicendo quella catena,
capo dopo capo il mio corpo resta nudo
un metro di desiderio che percorri a quattro zampe,
il tuo sguardo che implora in silenzio,
la mia strafottenza che ti sbatto in faccia,
quel ghigno che ami e odi in egual misura,
in una eterna lotta con te stessa.
libera o prigioniera schiava o padrona,
Santa o Diavolo, ora a bocca aperta
i tuoi silenzi gridano voglia.
Intanto questo corpo è a pochi centimetri dalle tue mani,
lo sguardo già mi sta fottendo,
ora l'incendio è fuori controllo
dentro al tuo cervello ormai in fiamme,
Minuti che sembrano non finire mai,
ennesima tortura dal finale amaro,
Io che guardandoti sorrido e mi rivesto.
La penombra lascia il posto alla luce,
fuori inizia a piovere, l'aria umida e bagnata
mi ricorda qualcosa di te,
mentre con un filo di voce mi ringhi contro la tua rabbia,
tra un bastardo e uno stronzo
che mi scivolano addosso,
come la pioggia in una giornata di sole.
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