Vapore e sottomissione

di
genere
trio

Nicole, tra le braccia di Angelo, sente il
bruciore della sua prima volta anale sotto
la doccia. Sara la desidera, chiamandola
'usata'. Le loro dita e lingue la spingono
oltre il limite, reclamandola
completamente.
L’acqua calda scorreva sul corpo di Nicole, mescolandosi al sudore e al seme che le colava ancora tra le natiche,
mentre Angelo la sosteneva con una mano salda sulla vita. Le gambe le tremavano, non solo per l’orgasmo che
l’aveva squassata poco prima, ma per quel bruciore sordo e pulsante tra le chiappe, dove la sua verginità anale
era stata strappata via senza pietà. Ogni piccolo movimento le ricordava la violenza dolce con cui Angelo l’aveva
presa, il modo in cui si era allargata per lui, stretta e resistente, fino a cedere del tutto.
«Tieni, appoggiati a me», le mormorò lui, la voce ancora roca, mentre con l’altra mano regolava il getto della
doccia, facendolo scendere più forte sulle loro spalle. Il vapore si alzava intorno a loro, avvolgendo i corpi nudi in
una nebbia calda che sembrava amplificare ogni sensazione. Nicole chiuse gli occhi, sentendo le dita di Angelo
scivolare lungo la schiena, seguendo la curva dei fianchi fino ad arrivarle tra le natiche. Un gemito le sfuggì
quando sfiorò il punto dolente, ancora gonfio e umido di sangue e sperma.
«Sangini», osservò lui, senza alcun rimorso nella voce, anzi, con una nota di compiacimento che le fece stringere
lo stomaco. «È normale. La prima volta è sempre così.»
Nicole non rispose, limitandosi a mordersi il labbro inferiore mentre l’acqua scorreva tra le sue gambe, lavando
via le tracce della loro lussuria. Ma invece di alleviare il bruciore, il calore sembrò risvegliare qualcosa di più
profondo, un formicolio che si irradiava dal suo ano martoriato fino al clitoride, ancora sensibile dopo le
attenzioni di Sara. Fu allora che sentì le mani di quest’ultima avvolgersi intorno alla sua vita, il corpo premuto
contro la sua schiena, i seni schiacciati tra le scapole.
«Sembri così… usata», sussurrò Sara, la bocca vicina al suo orecchio, il fiato caldo che le solleticava la pelle
bagnata. «Mi piace.»
Angelo rise, basso, mentre le sue dita si insinuavano tra le natiche di Nicole, spingendo appena, abbastanza da
farle sentire di nuovo quella pressione familiare. «E a te piace essere usata, non è vero, troietta?» Non aspettò
una risposta. Invece, afferrò la bottiglia del bagnoschiuma e ne versò una generosa quantità sul palmo, poi iniziò
a insaponarle le spalle, le braccia, i seni, con movimenti lenti e circolari che facevano indurire i capezzoli sotto le

sue dita. Il sapone scivoloso rendeva ogni tocco più intenso, ogni carezza una promessa di qualcosa di più.
Sara non rimase a guardare. Le sue mani scesero lungo l’addome di Nicole, le dita che si intrecciavano tra i peli
bagnati del pube prima di scivolare tra le labbra della sua figa, ancora gonfie e aperte. «Dio, sei fradicia»,
gemette, mentre due dita affondavano dentro di lei senza preavviso. Nicole sobbalzò, le ginocchia che
minacciavano di cedere, ma Angelo la tenne su, il suo corpo massiccio che le faceva da sostegno. «È per noi,
piccola», le ricordò lui, la bocca ora sul suo collo, i denti che graffiavano appena la pelle. «Ogni goccia, ogni
gemito. Sei nostra.»
Le dita di Sara si muovevano dentro di lei con un ritmo lento e insistente, mentre il pollice le strofinava il
clitoride in cerchi sempre più stretti. Nicole ansimava, le mani appoggiate contro il petto di Angelo, le unghie
che gli affondavano nella pelle mentre cercava di reggersi. L’acqua scorreva tra di loro, rendendo tutto più
scivoloso, più bagnato, i corpi che si sfregavano l’uno contro l’altro in un ritmo ipnotico.
«Guardati», ordinò Angelo, prendendole il mento e costringendola a guardare in basso, dove Sara era ora in
ginocchio davanti a lei, la bocca aperta, la lingua che guizzava fuori per leccarle le labbra della figa prima di
risucchiarle il clitoride tra le labbra. Nicole gemette, le cosce che tremavano, mentre Angelo le stringeva un
seno, il pollice che le torceva il capezzolo fino a farle male. «Ti piace vedere quanto sei una puttana per noi,
Nicole? Quanto ti piace essere riempita, leccata, scopata senza pietà?»
Non ebbe il tempo di rispondere. Sara affondò la faccia tra le sue gambe, la lingua che si insinuava dentro la sua
figa mentre le dita continuavano a pompare, veloci e spietate. Angelo, nel frattempo, aveva spostato la sua
attenzione più in basso, le dita insaponate che ora le massaggiavano l’ano, premendo appena, abbastanza da
farle sentire quel bruciore trasformarsi in qualcosa di più oscuro, più voglioso.
«Angelo…», supplicò, la voce rotta, mentre Sara le succhiava il clitoride con una forza che le faceva vedere le
stelle. «Non posso… è troppo.»
«Puoi», ringhiò lui, e senza altri preamboli, spinse un dito dentro il suo culo, facendola urlare. Il dolore si mescolò
al piacere in un cocktail esplosivo, i suoi muscoli che si contraevano intorno a quel dito invasore mentre Sara
non smetteva di leccarla, di divorarla, come se volesse bere ogni goccia dei suoi succhi. «Prendilo, cazzo. Prendi
tutto.»
Le dita di Sara si curvarono dentro di lei, colpendo quel punto che la faceva impazzire, mentre Angelo aggiunse
un secondo dito, allargandola di nuovo, stirandola, facendole sentire ogni centimetro di quella penetrazione
proibita. Nicole si inarcò contro di loro, il corpo scosso da tremiti incontrollabili, le mani che si aggrappavano alle
spalle di Angelo come se fosse l’unica cosa che la tenesse ancorata alla realtà.
«Vieni per noi», comandò Sara, la voce ovattata contro la sua figa. «Vieni mentre ti scoperemo il culo con le dita
e ti leccheremo questa fighetta bagnata.»
Fu l’ordine a spezzare il suo controllo. Nicole venne con un grido, il corpo che si contraeva violentemente, i
muscoli del culo che stringevano le dita di Angelo mentre la sua figa inondava il viso di Sara. Angelo non le diede
tregua, continuando a muovere le dita dentro di lei, allargandola, preparandola, mentre Sara la leccava fino
all’ultimo spasmo, fino a quando Nicole non fu più in grado di reggersi in piedi.

Fu Angelo a spegnere la doccia, a sollevarla tra le braccia come se non pesasse nulla, mentre Sara si alzava, le
labbra lucide dei succhi di Nicole, gli occhi brillanti di lussuria non ancora saziata. «Portiamola a letto», propose,
passandosi la lingua sulle labbra. «Non abbiamo ancora finito con lei.»
scritto il
2026-02-27
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