L’urina è il desiderio
di
Angelo B
genere
pissing
Nicole, umiliata e desiderosa, subisce e
gode di giochi sessuali estremi con il
cognato, Thaise, Agnese e Gis. Urina,
penetrazioni e dominazione si mescolano in
una notte di piacere e sottomissione.
Il corpo di Nicole tremava ancora per l’orgasmo violento che l’aveva squassata sott’acqua, le gambe molli e il
respiro affannoso mentre giaceva distesa sul bordo della piscina, la pelle bagnata che luccicava sotto le luci
bluastre. Il cognato non le aveva ancora concesso un attimo di tregua: con una presa salda sui suoi fianchi,
l’aveva issata fuori dall’acqua e l’aveva sdraiata sulla pietra tiepida del bordo, dove lei si era abbandonata,
incapace di reggersi in piedi. Il suo culo, ancora aperto e dolorante per le penetrazioni subite, pulsava a ogni
battito del cuore, mentre il liquido seminale dei quattro le colava lungo le cosce, mescolandosi all’acqua clorata
che le gocciolava dai capelli.
Non aveva nemmeno il tempo di riprendere fiato che sentì il cognato avvicinarsi, il suo cazzo ancora duro e
lucido di umori, che senza preavviso le affondò di nuovo dentro la figa, spingendo a fondo con un gemito roco.
«Ancora un po’, puttana… non ho finito con te», ringhiò, tenendola ferma per i fianchi mentre la riempiva di
nuovo, questa volta non con lo sperma, ma con qualcosa di caldo e abbondante che le inondò le pareti interne.
Nicole sobbalzò, gli occhi sgranati mentre realizzava cosa stava succedendo: «No— cazzo, mi stai pisciando
dentro!», ansimò, ma lui non si fermò, anzi, continuò a svuotarsi in lei con un sorrisetto sadico, sentendo il suo
corpo contrarsi intorno al suo membro mentre il getto caldo le riempiva l’utero. «Sì, tesoro… bevi tutto, è roba
buona», le sussurrò all’orecchio, tenendola ferma mentre il suo piscia le scorreva dentro, gonfiandole la pancia,
fino a farle sentire il peso liquido che le premeva contro le pareti interne.
Quando finalmente si ritirò, il suo cazzo gocciolante le rimase conficcato dentro per altri due minuti buoni, come
se volesse assicurarsi che ogni singola goccia rimanesse dove doveva stare. Nicole ansimava, le mani che si
aggrappavano al bordo della piscina, sentendo il calore diffondersi dentro di lei, mescolarsi al dolore e al piacere
residuo. «Porca puttana…» mormorò, la voce rotta, mentre lui si ritraeva lentamente, lasciandole la figa
semiaperta, da cui iniziò a fuoruscire un rivolo dorato che le scese lungo il sedere, bagnando la pietra sotto di lei.
Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi che sentì una lingua calda e ruvida leccarle l’ano, ancora gonfio e
arrossato dalle precedenti penetrazioni. «Ah! Cazzo—!», strillò, cercando di divincolarsi, ma le mani di Thaise le
afferrarono le natiche, spalancandole mentre la sua lingua si insinuava dentro il suo buco, leccando via il mix di
sudore, sperma e piscia che vi si era depositato. «Mmm, che buono… sai di noi, troia», rise Thaise contro la sua
pelle, la lingua che si muoveva in cerchi lascivi, spingendo dentro e fuori con una precisione che faceva
contorcere Nicole. «No, per favore… è troppo—» supplicò, ma le risate delle altre due ragazze, Agnese e Gis, le
arrivarono come un’eco lontana, mentre osservavano la scena con occhi lucidi di eccitazione.
Alla fine, Thaise si ritirò con un pop umido, lasciandola ansimante e umiliata, il corpo scosso da brividi. «Alzati,
puttana», ordinò il cognato, dandole uno schiaffo sul culo che la fece sobbalzare. Nicole ubbidì a fatica, le gambe
tremanti mentre si rialzava in piedi, sentendo il peso del piscia che le gocciolava lungo le cosce, scendendo in
rivoli caldi fino ai piedi. Si passò una mano tra le gambe, gemendo quando sentì quanto era gonfia, quanto era
piena ancora. «Dio… mi state uccidendo», mormorò, ma nel suo tono c’era più eccitazione che protesta.
Fu allora che Agnese si avvicinò, il corpo nudo ancora lucido di sudore e acqua, e le passò un braccio intorno alle
spalle, il seno premuto contro il suo. «Ora possiamo andare in doccia, Nicole», disse con un sorrisetto malizioso,
«ma mi raccomando, non farti venire la pipì… perché sai com’è, no? Mio zio si mette in ginocchio e io e te gli
facciamo pipì addosso, ok?». Nicole la guardò con gli occhi sgranati, il cervello che faticava a processare un’altra
umiliazione, ma il solo pensiero la fece eccitare di nuovo, sentendo un’ondata di calore tra le gambe. «S-sì… va
bene», balbettò, mentre Agnese la trascinava verso la doccia aperta, dove Angelo era già in ginocchio, le mani
appoggiate sulle piastrelle fredde, il cazzo ancora duro e gocciolante che pendula tra le gambe.
Non ci volle molto perché le due ragazze si posizionassero ai lati di Angelo, i loro corpi snelli e perfetti che si
inarcavano mentre iniziavano a pisciare su di lui. Nicole sentì il getto caldo di Agnese colpirlo prima sulla schiena,
scendendo lungo la spina dorsale, mentre quello di Thaise, più forte, gli schizzava direttamente sulla testa,
bagnandogli i capelli e colandogli negli occhi. «Mmm, sì… così, zio… prendi tutto», ridacchiò Agnese, muovendo i
fianchi per dirigere il getto sul suo torace, mentre Nicole, dopo un attimo di esitazione, si unì a loro, sentendo il
sollievo immediato mentre il suo piscia si mescolava a quello delle altre, colpendolo in pieno viso. Angelo
gemette, la bocca semiaperta mentre il liquido caldo gli scorreva sulle labbra, sulle guance, miscelandosi alla
saliva che gli colava dal mento. «Brave ragazze… così mi piacciono», ansimò, mentre i getti si facevano più deboli,
riducendosi a gocce che gli scendevano lungo il corpo, lasciandolo fradicio e ansimante.
Quando finirono, le tre ragazze si scambiarono un’occhiata complice prima di dirigersi sotto il getto della doccia,
lavandosi via i residui della serata con movimenti lenti e sensuali. Nicole sentiva ancora le gambe tremare mentre
si insaponava, le dita che scivolavano sulla sua pelle ipersensibile, ogni tocco che le strappava un gemito. Thaise
le si avvicinò, premendo il suo corpo contro il suo, le mani che le massaggiavano i seni mentre le sussurrava
all’orecchio: «Ti è piaciuto, eh? Sentirti usare così…» Nicole annuì, incapace di mentire, mentre Gis si univa a
loro, le labbra che le catturavano il collo in un bacio umido. «Sei nostra, ora», le disse Gis, mordicchiandole il
lobo dell’orecchio, «e non te ne andrai finché non saremo sazie».
Dopo essersi asciugate e rivestite con abiti leggeri che aderivano ancora ai loro corpi umidi, le ragazze si
avvicinarono al cognato, che era rimasto sdraiato sul lettino, il cazzo ancora scoperto e semi-duro. Una dopo
l’altra, si chinarono su di lui, depositando un bacio umido e lento sulla sua cappella, le labbra che si aprivano per
avvolgerla, la lingua che gli sfiorava la fessura. Lui gemette, le mani che si stringevano sui fianchi delle ragazze
mentre loro, in cambio, lo baciavano in bocca con la lingua, scambiandosi saliva e gemiti, come se volessero
marchiarlo come loro proprietà. Nicole fu l’ultima, le sue labbra che si chiudevano intorno alla punta del suo
cazzo, succhiando piano mentre la sua lingua si intrecciava a quella di Thaise in un bacio profondo e lascivo.
Quando finalmente si staccarono, Agnese si sistemò i capelli con un gesto teatrale, lanciando un’ultima occhiata
al cognato prima di dirigersi verso l’uscita. «Mi fa male il culo», ammise con un sorrisetto, «ma spero che con tua
zia torniamo molto presto qui da te…», fece una pausa, gli occhi che brillavano di malizia, «avevo proprio bisogno
di essere scopata come dio comanda». E con quello, se ne andò, seguita dalle risate delle altre, lasciando Nicole
a guardarle con un misto di desiderio e trepidazione, sapendo che quella non era una promessa, ma una
minaccia. E non vedeva l’ora che si avverasse.
gode di giochi sessuali estremi con il
cognato, Thaise, Agnese e Gis. Urina,
penetrazioni e dominazione si mescolano in
una notte di piacere e sottomissione.
Il corpo di Nicole tremava ancora per l’orgasmo violento che l’aveva squassata sott’acqua, le gambe molli e il
respiro affannoso mentre giaceva distesa sul bordo della piscina, la pelle bagnata che luccicava sotto le luci
bluastre. Il cognato non le aveva ancora concesso un attimo di tregua: con una presa salda sui suoi fianchi,
l’aveva issata fuori dall’acqua e l’aveva sdraiata sulla pietra tiepida del bordo, dove lei si era abbandonata,
incapace di reggersi in piedi. Il suo culo, ancora aperto e dolorante per le penetrazioni subite, pulsava a ogni
battito del cuore, mentre il liquido seminale dei quattro le colava lungo le cosce, mescolandosi all’acqua clorata
che le gocciolava dai capelli.
Non aveva nemmeno il tempo di riprendere fiato che sentì il cognato avvicinarsi, il suo cazzo ancora duro e
lucido di umori, che senza preavviso le affondò di nuovo dentro la figa, spingendo a fondo con un gemito roco.
«Ancora un po’, puttana… non ho finito con te», ringhiò, tenendola ferma per i fianchi mentre la riempiva di
nuovo, questa volta non con lo sperma, ma con qualcosa di caldo e abbondante che le inondò le pareti interne.
Nicole sobbalzò, gli occhi sgranati mentre realizzava cosa stava succedendo: «No— cazzo, mi stai pisciando
dentro!», ansimò, ma lui non si fermò, anzi, continuò a svuotarsi in lei con un sorrisetto sadico, sentendo il suo
corpo contrarsi intorno al suo membro mentre il getto caldo le riempiva l’utero. «Sì, tesoro… bevi tutto, è roba
buona», le sussurrò all’orecchio, tenendola ferma mentre il suo piscia le scorreva dentro, gonfiandole la pancia,
fino a farle sentire il peso liquido che le premeva contro le pareti interne.
Quando finalmente si ritirò, il suo cazzo gocciolante le rimase conficcato dentro per altri due minuti buoni, come
se volesse assicurarsi che ogni singola goccia rimanesse dove doveva stare. Nicole ansimava, le mani che si
aggrappavano al bordo della piscina, sentendo il calore diffondersi dentro di lei, mescolarsi al dolore e al piacere
residuo. «Porca puttana…» mormorò, la voce rotta, mentre lui si ritraeva lentamente, lasciandole la figa
semiaperta, da cui iniziò a fuoruscire un rivolo dorato che le scese lungo il sedere, bagnando la pietra sotto di lei.
Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi che sentì una lingua calda e ruvida leccarle l’ano, ancora gonfio e
arrossato dalle precedenti penetrazioni. «Ah! Cazzo—!», strillò, cercando di divincolarsi, ma le mani di Thaise le
afferrarono le natiche, spalancandole mentre la sua lingua si insinuava dentro il suo buco, leccando via il mix di
sudore, sperma e piscia che vi si era depositato. «Mmm, che buono… sai di noi, troia», rise Thaise contro la sua
pelle, la lingua che si muoveva in cerchi lascivi, spingendo dentro e fuori con una precisione che faceva
contorcere Nicole. «No, per favore… è troppo—» supplicò, ma le risate delle altre due ragazze, Agnese e Gis, le
arrivarono come un’eco lontana, mentre osservavano la scena con occhi lucidi di eccitazione.
Alla fine, Thaise si ritirò con un pop umido, lasciandola ansimante e umiliata, il corpo scosso da brividi. «Alzati,
puttana», ordinò il cognato, dandole uno schiaffo sul culo che la fece sobbalzare. Nicole ubbidì a fatica, le gambe
tremanti mentre si rialzava in piedi, sentendo il peso del piscia che le gocciolava lungo le cosce, scendendo in
rivoli caldi fino ai piedi. Si passò una mano tra le gambe, gemendo quando sentì quanto era gonfia, quanto era
piena ancora. «Dio… mi state uccidendo», mormorò, ma nel suo tono c’era più eccitazione che protesta.
Fu allora che Agnese si avvicinò, il corpo nudo ancora lucido di sudore e acqua, e le passò un braccio intorno alle
spalle, il seno premuto contro il suo. «Ora possiamo andare in doccia, Nicole», disse con un sorrisetto malizioso,
«ma mi raccomando, non farti venire la pipì… perché sai com’è, no? Mio zio si mette in ginocchio e io e te gli
facciamo pipì addosso, ok?». Nicole la guardò con gli occhi sgranati, il cervello che faticava a processare un’altra
umiliazione, ma il solo pensiero la fece eccitare di nuovo, sentendo un’ondata di calore tra le gambe. «S-sì… va
bene», balbettò, mentre Agnese la trascinava verso la doccia aperta, dove Angelo era già in ginocchio, le mani
appoggiate sulle piastrelle fredde, il cazzo ancora duro e gocciolante che pendula tra le gambe.
Non ci volle molto perché le due ragazze si posizionassero ai lati di Angelo, i loro corpi snelli e perfetti che si
inarcavano mentre iniziavano a pisciare su di lui. Nicole sentì il getto caldo di Agnese colpirlo prima sulla schiena,
scendendo lungo la spina dorsale, mentre quello di Thaise, più forte, gli schizzava direttamente sulla testa,
bagnandogli i capelli e colandogli negli occhi. «Mmm, sì… così, zio… prendi tutto», ridacchiò Agnese, muovendo i
fianchi per dirigere il getto sul suo torace, mentre Nicole, dopo un attimo di esitazione, si unì a loro, sentendo il
sollievo immediato mentre il suo piscia si mescolava a quello delle altre, colpendolo in pieno viso. Angelo
gemette, la bocca semiaperta mentre il liquido caldo gli scorreva sulle labbra, sulle guance, miscelandosi alla
saliva che gli colava dal mento. «Brave ragazze… così mi piacciono», ansimò, mentre i getti si facevano più deboli,
riducendosi a gocce che gli scendevano lungo il corpo, lasciandolo fradicio e ansimante.
Quando finirono, le tre ragazze si scambiarono un’occhiata complice prima di dirigersi sotto il getto della doccia,
lavandosi via i residui della serata con movimenti lenti e sensuali. Nicole sentiva ancora le gambe tremare mentre
si insaponava, le dita che scivolavano sulla sua pelle ipersensibile, ogni tocco che le strappava un gemito. Thaise
le si avvicinò, premendo il suo corpo contro il suo, le mani che le massaggiavano i seni mentre le sussurrava
all’orecchio: «Ti è piaciuto, eh? Sentirti usare così…» Nicole annuì, incapace di mentire, mentre Gis si univa a
loro, le labbra che le catturavano il collo in un bacio umido. «Sei nostra, ora», le disse Gis, mordicchiandole il
lobo dell’orecchio, «e non te ne andrai finché non saremo sazie».
Dopo essersi asciugate e rivestite con abiti leggeri che aderivano ancora ai loro corpi umidi, le ragazze si
avvicinarono al cognato, che era rimasto sdraiato sul lettino, il cazzo ancora scoperto e semi-duro. Una dopo
l’altra, si chinarono su di lui, depositando un bacio umido e lento sulla sua cappella, le labbra che si aprivano per
avvolgerla, la lingua che gli sfiorava la fessura. Lui gemette, le mani che si stringevano sui fianchi delle ragazze
mentre loro, in cambio, lo baciavano in bocca con la lingua, scambiandosi saliva e gemiti, come se volessero
marchiarlo come loro proprietà. Nicole fu l’ultima, le sue labbra che si chiudevano intorno alla punta del suo
cazzo, succhiando piano mentre la sua lingua si intrecciava a quella di Thaise in un bacio profondo e lascivo.
Quando finalmente si staccarono, Agnese si sistemò i capelli con un gesto teatrale, lanciando un’ultima occhiata
al cognato prima di dirigersi verso l’uscita. «Mi fa male il culo», ammise con un sorrisetto, «ma spero che con tua
zia torniamo molto presto qui da te…», fece una pausa, gli occhi che brillavano di malizia, «avevo proprio bisogno
di essere scopata come dio comanda». E con quello, se ne andò, seguita dalle risate delle altre, lasciando Nicole
a guardarle con un misto di desiderio e trepidazione, sapendo che quella non era una promessa, ma una
minaccia. E non vedeva l’ora che si avverasse.
1
voti
voti
valutazione
2
2
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Piacere del sesso
Commenti dei lettori al racconto erotico