Il maitre
di
IL MICROBO
genere
gay
IL MAITRE
È da qualche anno che faccio il cameriere di sala a bordo del Transatlantico che fa rotta da Marsiglia al Brasile. Condivido da sempre la cabina con lo stesso collega e fra di noi c'è molta simpatia e ce la intendiamo. Al primo giorno di navigazione lui che è più accorto di me mi parlava con entusiasmo del nuovo Maitre del ristorante Top dove prestiamo servizio.
-”L'ho visto come ti guardava durante il ricevimento di benvenuto”.
-”Ma dai tu vedi sempre gay”.
-”È un bell'uomo non ti pare?”
-”Davvero notevole”.
-”Ho sentito che va in palestra tutti i giorni di buon mattino. Che te ne pare se ci andiamo anche noi e ci mettiamo un po' in mostra?”
-”Affare fatto”.
Ad ore Sei del giorno seguente lo abbiamo aspettato negli spogliatoi e quando è arrivato abbiamo cominciato a spogliarci come se nulla fosse per indossare i pantaloncini corti e la canotta sbracciata da sportivi.
“Ci sta guardando”.
-”Continua a spogliarti. Provocalo. Fagli vedere bene le natiche da piegato”.
-”Tu credi che lo facciamo abboccare?”
-”Ti sta fissando e si avvicina”.
Quatto quatto si sistemò proprio lungo la nostra fila di armadietti e cominciò a portarsi a nudo.
-”Hei giovanotti non siete per caso due del mio staff?”
-”Sì Signore. Sì certo”.
Levatosi tutto si è mostrato senza imbarazzo. Un bel tocco di Maschio. Impossibile non manifestare stupore. Ci ha capiti al volo.
-”Mi sa che potremmo avere qualcosa in comune”.
-”Forse sì Signore”.
-”Se ci ho visto giusto vi aspetto dopo servizio da me alla 316”.
Ci siamo andati furtivi per non farci scoprire. Abbiamo bussato.
-”Avanti”.
-”Eccoci Signore”.
-”Mettetevi comodi”.
Ci ha offerto da bere. La cintura della sua vestaglia si è slacciata non so quanto per caso e ci è apparso in tutto il suo splendore. Abbiamo cacciato un gridolino che non siamo riusciti a trattenere.
-”Se vi piace il Menu diventeremo amici”.
-”Sì Signore. Sì”.
-”Accarezzatemelo dai. Non abbaia mica”.
Forse non abbaiava ma ha ruggito e imperversato su di noi per tutta la sera con il suo siluro di prima grandezza sempre in rampa a tutto incremento del rollio della nave.
-”Bene. Mi sa che ci faremo molta compagnia”.
Inghiottendo saliva gli abbiamo annuito.
-”Non aspettatevi favoritismi sul lavoro. Non sono nelle mie corde”.
-”Ma certamente Signore”.
-”Anzi. Vi terrò sotto peggio degli altri. Ho già indagato sapete? I vostri colleghi sono tutti etero da fare schifo”.
Pensavamo di averlo imboscato e invece è stato lui a prenderci al laccio.
Arrivati a destinazione dopo giorni e giorni di spumeggianti convegni notturni clandestini ci ha dichiarato che al suo degno successore intendeva trascrivere sul borderò delle buone referenze su di noi e siccome era anche uno della sua risma e statura ci avrebbe aggiunto qualche nota confidenziale utile a presentarci come ottimi candidati a quegli straordinari che ci avrebbero per bene qualificati come possibili Maialini da sforzo. In poche parole ci ha lasciati in eredità a culo in fuori sempre pieno di cazzo.
È da qualche anno che faccio il cameriere di sala a bordo del Transatlantico che fa rotta da Marsiglia al Brasile. Condivido da sempre la cabina con lo stesso collega e fra di noi c'è molta simpatia e ce la intendiamo. Al primo giorno di navigazione lui che è più accorto di me mi parlava con entusiasmo del nuovo Maitre del ristorante Top dove prestiamo servizio.
-”L'ho visto come ti guardava durante il ricevimento di benvenuto”.
-”Ma dai tu vedi sempre gay”.
-”È un bell'uomo non ti pare?”
-”Davvero notevole”.
-”Ho sentito che va in palestra tutti i giorni di buon mattino. Che te ne pare se ci andiamo anche noi e ci mettiamo un po' in mostra?”
-”Affare fatto”.
Ad ore Sei del giorno seguente lo abbiamo aspettato negli spogliatoi e quando è arrivato abbiamo cominciato a spogliarci come se nulla fosse per indossare i pantaloncini corti e la canotta sbracciata da sportivi.
“Ci sta guardando”.
-”Continua a spogliarti. Provocalo. Fagli vedere bene le natiche da piegato”.
-”Tu credi che lo facciamo abboccare?”
-”Ti sta fissando e si avvicina”.
Quatto quatto si sistemò proprio lungo la nostra fila di armadietti e cominciò a portarsi a nudo.
-”Hei giovanotti non siete per caso due del mio staff?”
-”Sì Signore. Sì certo”.
Levatosi tutto si è mostrato senza imbarazzo. Un bel tocco di Maschio. Impossibile non manifestare stupore. Ci ha capiti al volo.
-”Mi sa che potremmo avere qualcosa in comune”.
-”Forse sì Signore”.
-”Se ci ho visto giusto vi aspetto dopo servizio da me alla 316”.
Ci siamo andati furtivi per non farci scoprire. Abbiamo bussato.
-”Avanti”.
-”Eccoci Signore”.
-”Mettetevi comodi”.
Ci ha offerto da bere. La cintura della sua vestaglia si è slacciata non so quanto per caso e ci è apparso in tutto il suo splendore. Abbiamo cacciato un gridolino che non siamo riusciti a trattenere.
-”Se vi piace il Menu diventeremo amici”.
-”Sì Signore. Sì”.
-”Accarezzatemelo dai. Non abbaia mica”.
Forse non abbaiava ma ha ruggito e imperversato su di noi per tutta la sera con il suo siluro di prima grandezza sempre in rampa a tutto incremento del rollio della nave.
-”Bene. Mi sa che ci faremo molta compagnia”.
Inghiottendo saliva gli abbiamo annuito.
-”Non aspettatevi favoritismi sul lavoro. Non sono nelle mie corde”.
-”Ma certamente Signore”.
-”Anzi. Vi terrò sotto peggio degli altri. Ho già indagato sapete? I vostri colleghi sono tutti etero da fare schifo”.
Pensavamo di averlo imboscato e invece è stato lui a prenderci al laccio.
Arrivati a destinazione dopo giorni e giorni di spumeggianti convegni notturni clandestini ci ha dichiarato che al suo degno successore intendeva trascrivere sul borderò delle buone referenze su di noi e siccome era anche uno della sua risma e statura ci avrebbe aggiunto qualche nota confidenziale utile a presentarci come ottimi candidati a quegli straordinari che ci avrebbero per bene qualificati come possibili Maialini da sforzo. In poche parole ci ha lasciati in eredità a culo in fuori sempre pieno di cazzo.
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