In punta di piedi

di
genere
gay

IN PUNTA DI PIEDI
In pieno giorno camminavo a bordo strada. Si ferma in auto e Uno schianto di uomo mi offre un passaggio. Un fiume di chiacchiere e cordialità che mi mette abbastanza a mio agio. Mi racconta tante cose e fra le altre che gli piacciono i giovanotti come me. Sulle prime mi sento in trappola. Cerco di tirarmi indietro. Gli dico che non sono gay. Che non ho nessuna esperienza. Niente da fare. Insiste e lo devo seguire fino a casa. È un bravo cuoco e mi imbandisce un pranzetto coi fiocchi. Mi offro di lavare i piatti e lui accetta.
-”Solo perché così ti mostri bene di culo”.
Decanta la bellezza del mio sedere come se nulla fosse.
-”Che sodo che ce l'hai. Quanto mi fa voglia. Te lo masturbi mai?”
Non gli rispondo e lui continua a sparare uno dietro l'altro degli apprezzamenti anche molto volgari che mi mettono in agitazione a rischio di lasciar scivolare e rompere qualche stoviglia. Ho finito e ci trasferiamo in salotto per il caffè e un ultimo grappino. Parliamo di tutto tranne che di sesso.
-”Si è fatto tardi avrei un impegno”.
-”Sei proprio carino. Piacere di averti conosciuto”.
Mi congedo.
-”Tornerai vero?”
-”Non lo so”.
-”Ti faccio le Fettuccine al ragu”.
-”Urca”.
Quella sera la mia testa era in rivolta. La sua patta continuava a balenarmi in mente. Mi sembrava un salvagente al quale in mare aperto avrei dovuto aggrapparmi. Sul cell mi arriva un video molto sporcaccione. Che si apre la cerniera e tira fuori tutto.
-”Quando sarà il momento lo sai come ti desidero”.
-”Lasciami in pace”.
Ma ero troppo in confusione. Mi sono segato pensando a Lui. Mi ha chiesto qualche foto intima se mi andava di farla. Gli ho mandato il culo a nudo.
-”Sei pronto per assaggiare le mie fettuccine”.
-”Quando?”
-”Domani a Mezzogiorno”.
-”E dopo?”
-”Dopo ti trombo”.
È stato l'inizio di una lunga storia di monte sfrenate e consenzienti alla scoperta di me stesso e di una segreta fino ad allora sconosciuta voglia di concedergli tutto e anche di più. Col fondoschiena e di bocca che con pazienza ha educata al suo servizio. Un passo dopo l'altro sono sprofondato nel suo inferno. Mi dice che mi aveva capito al volo anche se mi ha lasciato il tempo di ambientarmi. Dentro il suo pube. Sopra il suo pube. A fare la parte del maialino.
-”Mi faccio schifo sai”.
-”Non dire così. Sei solo venuto alla luce”.
-”E adesso come mi devo regolare?”
-”Entri in carriera da bravo Troy”.
-”Solo con te?”
-”Anche con altri che ti potrei presentare”.
-”Sono tuoi amici?”
-”Carissimi e cazzutissimi”.
-”Pensi che ci devo stare?”
-”Sta a te deciderlo”.
-”Ti stramaledico”.
-”D'ora in avanti sei nostro”.
Proprio vero. In bilico da un uccellone all'altro. La loro Cagna fatta e sfinita.
scritto il
2026-02-10
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