Giulia
di
AriaeGiulia
genere
bisex
La mia coinquilina si chiama Giulia. Io non sono lesbica, credo, ma sono sempre stata incuriosita dai corpi femminili. Dalle loro linee morbide e sensuali, in contrasto con quelle nerborute e spigolose degli uomini. Di Giulia amo i piedi. Le sue gambe snelle e atletiche si concludono perfettamente nelle sue caviglie magre e nei suoi piedi. Sono piccoli e affusolati. Lei lo sa, e d'estate mette sempre i sandali con i tacchi alti. E' uno spettacolo guardarla anche solo camminare. Io non ho mai osato dirglielo e mi sono sempre accontetata di gustarmi la vista, quando si preparava per uscire col suo ragazzo. Quando uscivamo insieme un brivido mi saliva lungo le gambe a guardare quei piedi fini e quei tacchi a spillo.
Una sera, la sentii rientrare in casa col suo ragazzo, mentre io ero chiusa in camera mia già pronta per andare a letto, al computer. Dopo un po', spensi il computer e andai in cucina a bere un bicchiere d'acqua prima di andare a dormire. Mi soffermai in corridoio tendendo l'orecchio verso la camera di Giulia. Mi vergognavo, ma ascoltavo attentamente per carpire ogni singolo gemito di lei e del suo ragazzo. I gemiti quella sera c'erano, eccome. Non resistetti più e mi avvicinai alla porta di camera sua. Era socchiusa. Non so con che pudore lo feci, ma mi affacciai, assetata di vedere Giulia nella sua intimità. La mia dolce, elegante e atletica Giulia.
Giulia era in piedi piegata a novanta gradi sulla scrivania. Era bellissima, andava avanti e indietro per le spinte, stava ansimando ed aveva tutti i muscoli tesi. Aveva addosso soltanto le decolleté nere coi tacchi alti e delle autoreggenti bianche con l'elastico di pizzo che le fasciavano le gambe fino a metà coscia. Sembrava avesse le gambe ancora più lunghe di quelle che aveva ed era elegante anche in quella posizione animalesca. Poi mi concentrai sul suo ragazzo. Era nudo, ma ai piedi aveva dei calzini neri. La stava afferrando per le spalle e le dava delle spinte vigorose coi fianchi. La stava letteralmente sbattendo. La mia raffinata Giulia, con le decolleté e le calze bianche, era bella come un angelo e si stava facendo montare dal suo ragazzo, che ansimava come un animale e aveva ai piedi i calzini. Il loro rapporto si stava facendo sempre più frenetico e lui stava spingendo sempre più violentemente, e Giulia lo voleva. Alzò il viso in alto e si staccò un po' dalla scrivania gemendo a bocca aperta. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse sodo il suo seno. Vibrava ad ogni spinta di lui. Lui aveva una bella schiena muscolosa e un bel culo, che andava avanti e indietro per penetrarla. Le spalle e le braccia erano tese in avanti per tenerla per le spalle, come per possederla del tutto e impedire che scappasse. Che splendidi i piedini di Giulia, nelle decolleté nere, col dorso coperto dal nylon bianco... mentre le gambe di lui erano pelose e ai piedi portava i calzini neri, senza vergogna.
Mi accorsi che lui la stava prendendo sempre più violentemente, come se la volesse sfondare. E poi lei gli disse: "Riempimi di sperma!"
Lui ruggì come un leone ed ebbe l'orgasmo e lei fece un urlo. Vidi tutti i muscoli di entrambi rilassarsi improvvisamente, e lui si accasciò su di lei.
Io corsi in camera e mi sfilai i pantaloni del pigiama e le mutandine. Ero completamente bagnata. Mi buttai sul letto a pancia in giù e mi misi a sfregare il clitoride, finché un brivido mi percorse tutta e mi sentii la mano fradicia.
Dopo quell'episodio, continuai a chiedermi se non fossi quantomeno bisessuale, se non un po' lesbica.
Ero in cucina a lavare le stoviglie con cui avevo pranzato, quando entrò in cucina Giulia. Io la sentii entrare, ma non mi girai e continuai a guardare in basso verso il lavandino, intenta a rigovernare. Quando lei si avvicinò a me per prendere un bicchiere dalla credenza, entrò nelle mia visuale dalla vita in giù.
Mi si mozzò il fiato quando vidi le sue lunghe gambe in dei jeans blu attillati. Ma quello che veramente mi fece sobbalzare, fu vedere i suoi piedi fini e eleganti in dei calzini bianchi e sandali neri col tacco alto.
I lacci dei sandali si incrociavano sul dorso dei piedi e poi intorno alle caviglie, dove finivano con un fiocco, poco sotto al bordo dei calzini. Quei calzini sembravano morbidissimi, su quei piedini affusolati.
Alzai lo sguardo, e vidi che sopra aveva una maglietta nera elasticizzata. Mi guardò sorridente e io, cercando di riprendermi, le chiesi, con un filo di voce:
"Dove vai?"
"Vado a studiare all'università"
Mi chiesi quanti cazzi avrebbe fatto drizzare in bliblioteca andando a studiare con quei tacchi, i calzini e i jeans attillati che le evidenziavano quelle gambe perfette e quei glutei sodi.
Poi continuò: "E dopo andiamo a un aperitivo con quell'altro"
'Quell'altro' è il modo scherzoso con cui chiama il suo fidanzato.
Il suo fidanzatino che se la scopa nudo con i calzini, anzi, che la "riempie di sperma", come gli aveva detto lei. Mi sentii gelosa. Io spero che lui si renda conto della fortuna che ha, a stare con una ragazza come lei, oltretutto bella e col suo stesso feticismo. Mentre lavavo i piatti, non totalmente cosciente di dove ero, lei si era avvicinata al divano. Me ne resi conto quando sentii la sua voce che diceva:
"Ti piacciono questi sandali?"
Mi girai incredula di quello che mi aveva chiesto. Abbassai lo sguardo e mi gustai la vista delle sue gambe lunghe e dritte che finivano in quei piedini avvolti dai calzini bianchi e dai lacci dei sandali. Non so come feci a non arrossire, ma forse arrossii.
Feci un sorriso imbarazzato e le dissi di sì.
Poi la guardai negli occhi, per distogliere l'attenzione da quei piedi. Lei stava sorridendo e mi disse: "Grazie! Li ho presi ieri. Sono anche comodi. Secondo me ti starebbero bene"
Queste ultime parole mi mozzarono il fiato di nuovo.
"Domani te li provi!" E uscì dalla stanza camminando come una modella, leggera e bellissima, con quel rumore dei tacchi che faceva l'eco nella stanza.
Quando mi rimisi a rigovernare, mi resi conto che mi tremavano le mani.
Il giorno dopo, ero in camera a studiare, senza tanta voglia. Era sabato ed era caldo, avevo solo una maglietta rossa, degli shorts di jeans e dei calzini bianchi. Sentii bussare Giulia alla porta di camera e sbuffai per l'interruzione, ma tanto non avevo voglia di studiare. Aveva un sorriso raggiante, meraviglioso, con i capelli sciolti, e mi resi conto subito di cosa aveva in mano: i suoi sandali neri, che aveva il giorno prima e che voleva farmi provare. Non sapevo se essere felice o terrorizzata.
"Ciao, Chiara! Stai studiando?" indossava una maglietta nera, dei pantaloncini da corsa e dei calzini rossi.
"Sì, ma non sono molto concentrata! Vieni, entra"
"Posso?" entrò e si mise in mezzo alla stanza "Ti va di provarli?" E distese il braccio per porgermeli. Io ero imbarazzatissima, tanto più che non mi aspettavo tutta quella decisione. "Dai, prova! Sono comodissimi. Ci sono stata tutta la sera ieri"
Mi decisi e li presi in mano, pensando: 'Tanto se scopro di essere bisessuale che problema c'è?'
Le sorrisi e la ringraziai. Mi sedetti sul divano e mi bloccai un attimo, chiedendomi se dovevo togliermi i calzini per provare i sandali oppure no.
Giulia la sera prima li aveva messi proprio con dei calzini bianchi.
La guardai e le chiesi: "Ma li tolgo i calzini?"
"Ma no, lasciateli!"
"Va bene" dissi, con un filo di voce. Mi stavo mettendo dei sandali neri su dei calzini bianchi alla caviglia, con dei pantaloncini jeans cortissimi.
Mi eccitava anche solo l'idea.
Già quando mi misi il sandalo destro mi sentii le gambe perfette e lunghissime, cosa che non credo di avere. Però facevo una gran figura.
Giulia iniziò a raccontarmi dell'aperitivo della sera prima. Io non la guardavo, intenta ad allacciarmi i sandali, ma sentivo che lei guardava me.
Quando finii di indossarli, mi guardai le gambe e contemporaneamente mi sentii oscena e sensualissima. Non ero più in imbarazzo.
Ormai ero davanti alla mia coinquilina con le gambe nude, i calzini bianchi e dei sandali neri con i tacchi alti... ormai avevo passato il confine dell'imbarazzo!
Sorrise e disse: "Ti stanno benissimo"
"Sono molto belli" Le dissi, accavallando le gambe.
Si avvicinò e disse: "Poi, l'allacciatura così a me piace tantissimo" E, per indicare il nastro, mi sfiorò il piede con l'indice. Lei sorrise e io trattenni il fiato.
In quel momento, suonò il campanello. "E' Irene! Così la conosci!" e corse fuori dalla stanza a aprire la porta.
Io mi guardai le gambe e decisi di tenere indosso i sandali. Mi alzai e andai nell'ingresso. Mentre camminavo mi sentivo una modella.
Giulia aspettava davanti alla porta aperta e salutò la sua amica con un sorriso felice. Irene entrò in casa. Era una bella ragazza molto formosa con dei capelli castani mossi, lunghissimi.
Giulia e Irene si salutarono baciandosi sulle guance, poi Irene si girò verso di me tendendomi la mano e ci presentammo. Sembrava allegra, con un simpatico accento aretino.
"Dai vieni in cucina, ci sediamo. Vuoi qualcosa?"
"Sì, un bicchiere d'acqua, grazie" rispose.
Rimasi in piedi nel corridoio e lasciai che entrassero in cucina, chiedendomi se ero invitata a quell'incontro.
Poi, improvvisamente, sentii Irene sussurrare a Giulia: "Che sventola la tua coinquilina! Con i tacchi di sabato mattina"
Mi sentii in imbarazzo di nuovo. Come se mi avesse vista nuda. Nella mia intimità.
Mi resi conto che con Giulia, ora, mi sembrava normale farmi vedere con i sandali coi tacchi e i calzini bianchi, ma quella era una cosa nostra.
Con Irene no. Sentivo così.
Poi sentii Giulia chiamarmi, e mi dimenticai di tutto. Giulia mi voleva vicina. Andai subito in cucina da loro e ci sedemmo insieme al tavolo.
Irene era simpaticissima. Dopo poco che scherzavamo tra noi, ogni pensiero era passato, e anche l'imbarazzo. E ogni volta che guardavo Giulia, mi scaldavo.
Dopo un'oretta, Irene decise di andare. Ci salutammo con dei baci sulle guance e mi salutò dicendo: "Ciao, bella!" Anche Giulia la baciò sulle guance e lei uscì di casa.
Quando rimanemmo da sole nell'ingresso, ci sorridemmo: "E' simpatica vero? A me fa troppo ridere!"
"Sì, mi è piaciuta!"
"Sono contenta, magari una sera usciamo insieme" disse, andando verso camera sua.
Io rientrai in camera mia, senza pensieri, aspettando e guardandomi le gambe. Mi misi davanti allo specchio, a guardarmi nella mia nuova mise. Poco dopo sentii il rumore dei passi di Giulia, che stava venendo da me.
Me la vidi davanti vestita da casa come era prima, con la maglietta e i pantaloncini, con i calzini rossi alla caviglia, ma con indosso le decolleté nere.
Le sue gambe perfette era lunghe e atletiche, praticamente tutte nude. Quei calzini rossi alla calviglia e i tacchi mi facevano impazzire.
Ci guardammo negli occhi in silenzio e ci avvicinammo, accarezzandoci le braccia e le spalle. E Giulia mi baciò, teneramente, con le sue labbra morbide.
Ci guardammo e ci baciammo di nuovo, più appassionate, accarezzando le nostre lingue con la lingua. Mi tolse la maglietta e il reggiseno e cominciò a baciarmi ovunque, finché non si chinò e mi calò bruscamente pantaloncini e mutande. Mi trovai finalmente in piedi davanti a lei, nuda con indosso soltato calzini e sandali. Ciò che avevo sognato fino a quel momento, senza ammetterlo, ora finalmente si avverava, e mi sentivo totalmente sua, amata e protetta.
Mi fece divaricare le gambe e cominciò un bacio alla francese molto intimo, mentre mi accarezzava le cosce. Io le presi la testa giocando con i suoi capelli. Poi le sue mani scivolarono più in basso, sui miei piedi.
Giulia si rialzò improvvisamente e la aiutai a spogliarsi, tranne calzini e decolleté. La avevo davanti in tutta la sua bellezza, con il suo seno perfetto, gli addominali scolpiti e le gambe atletiche. Una dea.
Guardai verso lo specchio sorridente, per vederci abbracciate e pensai che eravamo bellissime, con i capelli sciolti, le nostre gambe lunghe e sensuali, nude sui tacchi, con i piedini avvolti dai calzini. Giulia si accorse che guardavo la nostra immagine riflessa, sorrise e mi prese per mano, portandomi sul divano. Il rumore dei tacchi quando camminavamo!
Mi sdraiai e lei si sdraiò sopra di me. Spalancai le gambe e incrociammo le nostre gambe tra noi. Lei mi afferrò le tette e io afferrai le sue e strizzai i suoi capezzoli, così lei mi prese per una caviglia e cominciò a leccarmi un piede attraverso il calzino e i lacci del sandalo, mentre si strusciava su di me sempre più velocemente.
Iniziò a gemere, poi a gemere più acutamente, finché non lanciò un urlo di estasi. Tra le gambe divenne caldissima e sentii come una cascata, che scaldò anche me, mi fece rabbrividire e improvvisamente mi fece urlare.
Lei, esausta, si sdraiò sul divano sul lato opposto al mio. Rimanemmo sdraiate così, col fiatone, in silenzio, con le gambe divaricate.
Ancora completamente bagnate, con le labbra aperte. Giulia.
Per qualche giorno io e Giulia vivemmo come fidanzatine. Il suo ragazzo era dai suoi per una settimana.
Chi pensava più a studiare? La prima sera dopo aver fatto l'amore, cenammo insieme in casa e dormimmo sul divano. Almeno per dormire, ci eravamo tolte i tacchi e i calzini.
La mattina dopo facemmo colazione e poi di nuovo. Ci stavamo abbracciando, eravamo in canottiera, pantaloncini e calzini bianchi, e cominciammo a baciarci. Lei mi mise la lingua in bocca, e mi fece impazzire! Le abbassai le spalline della canottiera e mi attaccai ai suoi capezzoli. Succhiavo come se avesso voluto il suo latte, muovevo avanti e indietro la testa velocemente tirando la sua tetta con le labbra, mentre lei gemeva, sempre più forte.
"Succhia, tesoro, succhia!" e io a poppare sempre più forte. Mi staccò da lei e si tolse i pantaloncini e le mutande, lasciandosi i calzini: "Mi hai succhiato le tette, ora succhiami i piedi"
Si sdraiò sul divano e anch'io mi tolsi pantaloncini e mutande. Mi sedetti con lei e presi il suo piede destro, infilandomelo in bocca.
Sorrise: "Ehi, ehi! Più piano! così mi togli anche il calzino!"
La guardai nei suoi splendidi occhi e mi tolsi il piede di bocca. Quanto era fine e aggraziato... Succhiai il suo alluce, attraverso il calzino bianco, spompinandolo come fosse stato un cazzo. Giulia guardò in basso e sorrise: "E' tutta aperta! Ma sei fradicia!"
Mentre io succhiavo il suo alluce, lei avvicinò il piede sinistro alla mia fica, finché non sfiorò il mio clitoride con le dita. Strusciava il piede, e io succhiavo, finché finalmente non infilò l'alluce dentro di me. Il suo calzino era molto bagnato.
Smisi di succhiarle il piede e afferrai la sua caviglia sinistra, muovendo su e giù il suo piede per masturbarmi. Ero completamente persa. Prima di conoscere Giulia mi sarei sentita un animale a masturbarmi con il piede di una ragazza. Ora invece il suo piede andava su e giù tra le mie gambe e il suo calzino bianco era completamente bagnato. Essere penetrata da lei... ebbi l'orgasmo e urlai di piacere e lei: "Sì! Godi! Godi! Godi!"Quando finii di urlare, lei mi baciò appassionatamente, mi prese il viso tra le mani e, guardandomi negli occhi, disse: "Ora, bevi tutto quello che ho da darti" e aprì le gambe.
Mi spinse la testa tra le sue cosce e le detti un lungo bacio alla francese, labbra contro labbra, penetrandola con la lingua. E dopo gemiti sempre più acuti, Giulia si mise a urlare: "Bevi, tesoro, bevi!"
Giulia era un fiume. Sentii tutto il suo calore, finché non si rilassò improvvisamente e poggiò la testa sul cuscino dietro di lei.
Passammo la mattinata, pranzammo, spesso carezzandoci dolcemente. Poi ognuno in camera sua a rispondere ai messaggi, a pensare agli affari propri.
All'improvviso ebbi un attacco di gelosia. Pensavo alla frase che le avevo sentito dire col suo ragazzo: "Riempimi di sperma!" Ci pensavo e ripensavo.
Lei aveva voluto il suo sperma dentro di sé, e ora stava con me? Se si era fatta venire dentro, cosa ci faceva con me ora?
Entrai in camera da lei. Era sdraiata sul letto, si era rivestita, al cellulare. "Giulia, ma col tuo ragazzo lo fate col preservativo o no?"
Mi guardò esterrefatta: "Cosa?"
Rimase un attimo in silenzio, poi disse: "Sì, col preservativo... Perché?!"
Mi sentii più tranquilla... A esagerare aveva riempito di sperma il preservativo, non lei.
"Avevi paura che fossi incinta?!" e si mise a ridere. Io imbarazzatissima...
Continuava a sorridere: "Bene... dunque, ero al cellulare con Irene. Ti va se usciamo con lei domani sera?"
"Sì!" mi chiesi tra me e me se era un'uscita tra amiche o tra amanti.
"Bene, glielo scrivo!"
"Hai mai fatto niente con Irene?"
"Oh, ma sei gelosa! No, mai niente. Ho paura che affogherei tra quelle tette! Hai visto quante ne ha? In confronto io e te sembriamo piatte"
"Sì, è molto formosa. E' una bella ragazza"
"Ora sono gelosa io!" e ci mettemmo a ridere.
La notte sognai che stavo facendo sesso con Giulia. Lei era a pecora, con le autoreggenti di nylon nere e io ero in ginocchio dietro di lei, come fossi stata un uomo. La scopavo, ma senza un dildo o uno strapon, non so come facessi. Forse col clitoride! Di fatto la possedevo. In un'altra parte del sogno, io le leccavo i piedi, lei sempre con le calze di nylon. Mi svegliai eccitatissima.
Mi tolsi il pigiama e per un attimo rimasi nuda, già aperta... mi misi i gambaletti bianchi di nylon, poi mi misi le ciabatte da piscina. Quei gambaletti li avevo indossati solo un paio di volte sotto ai jeans, mi intrigavano, ma mi sembravano un po' troppo. Era la prima volta che li usavo come oggetto sessuale. Mi guardai allo specchio: sembravo pronta per fare uno spettacolo porno. Anche se non c'è niente di più osceno dei calzini con le ciabatte, io ero infoiatissima, per di più con dei gambaletti di nylon bianco da segretaria porca. Mi misi a cavalcioni su un pomello della sedia e cominciai ad andare avanti e indietro col bacino, finche non venni. Trattenni a stento le urla.
Il pomeriggio con Giulia lo passammo a chiacchierare, per una volta non avevamo voglia di saltarci addosso.
Dato che quella sera uscivamo con Irene, lei si provò un paio di sandali davanti a me, un paio alla schiava "Questi mi sono sempre piaciuti! Ogni volta che te li mettevi, mi facevi impazzire, anche se non potevo dire nulla" Giulia sorrideva "Una volta che te li mettesti, ti sedesti in cucina ad aggiustarti il laccio sulla gamba... maledetta, e io a cercare di non guardarti!"
Giulia si mise a ridere "Ah, ma sentila, come guardava!"
Ci baciammo sulle labbra e poi lei si provò un altro paio di scarpe, stavolta delle decolleté nere. Erano quelle con cui la vidi quando faceva sesso col suo ragazzo nudo con i calzini, ma non glielo dissi.
"Con queste scarpe ti ci starebbero bene dei gambaletti di nylon!"
"Gambaletti di nylon? Proprio oscena! Come le giapponesi! No, magari dei calzini corti di pizzo nero"
Mi immaginai le sue gambe perfette e pensai che sarebbe stata da scoparla subito: "Ce li hai? Mettiteli stasera!"
Fece un sorriso furbo: "Certo che ce li ho"
Cenammo e ci preparammo.
Io mi misi dei sandali col tacco basso, senza calzini stavolta! Poi un vestito corto al ginocchio. Giulia si mise le decolleté nere coi calzini di pizzo nero, una minigonna blu e una maglietta elasticizzata nera a maniche corte. Con quelle gambe spettacolari, lei all'università deve avere la fila di uomini dietro col cazzo duro come il marmo...
Magari ce li avessi io! Ma ora quella che andava a letto con lei ero proprio io!
Prima di uscire mi disse: "Allora? Sto bene?" e fece una giravolta, alzando la minigonna. Era uno schianto.
"Sì, sei bellissima"
Uscimmo e incontrammo Irene in un locale che aveva il giardino e i tavolini fuori. Irene si era messa un vestito a fiori che esaltava le sue curve giunoniche, anche lei con i sandali con i tacchi, ovviamente. Ci salutammo e andammo a ordinare.
Una volta al banco, Irene ridendo disse a Giulia: "Te sempre coi calzini fetish! Brava brava!"
"Ma dai, non sono fetish!"
"No, ti sei messa cose più fetish altre volte. Questi sono carini, fanno un po' scolaretta"
Ci servirono e andammo a sederci fuori. Iniziammo a rilassarci e a bere un po', chiacchierando di cosa facevamo in quei giorni. Via via diventavamo un po' più brille, e Irene riprese:
"No, scherzavo, non sono fetishi tuoi calzini. A me piace tantissimo il pizzo nero, ho un paio di calze così. L'intimo sexy femminile non è fetish, è l'intimo degli uomini che è sempre fetish"
Io mi misi a ridere le chiesi: "Come, sempre fetish?"
"Eh, sì! Una donna con le calze o l'intimo di pizzo è sensuale. Anche elegante. O con una vestaglia e il reggicalze. Ma un uomo? Con l'intimo?"
Io mi stavo divertendo e arrapando contemporaneamente.
"Un uomo nudo con i calzini invece è fetish! O coi calzini e la canottiera?" Si mise a ridere. Giulia sorrideva, ma sembrava in imbarazzo.
"Farebbe molto marito anni '50. Eppure i ragazzi stanno spesso con i calzini e basta. Saranno tutti feticisti!"
Guardai Giulia, che sembrava in apnea.
"Vi è mai capitato a voi? Di sicuro sì!"
"Cosa?" le chiesi.
"Che quello con cui sei a letto si tolga tutto, tranne i calzini! Guarda che succede spesso! O quando si rimettono la maglietta e vanno in giro per casa con calzini e maglietta... no veramente osceni!" e si mise a ridere.
Giulia finalmente si mise a ridere e mi rilassai anche io.
Più tardi arrivò al nostro tavolo un amico di Giulia: "Vi presento Marco"
Ci salutammo e ci presentammo e l'amico di Irene si sedette con noi una ventina di minuti. Parlavamo tutti insieme, ma si vedeva che l'attenzione di lei e lui era concentrata l'uno sull'altra.
A un certo punto andarono a ordinare qualcos'altro e sparirono. Io e Giulia dopo una decina di minuti che eravamo al tavolo per conto nostro ci guardammo e ci mettemmo a ridere: "Che dici? Andiamo via?"
"Sì, dai! Tanto non tornano"
Tornammo a casa a piedi.
A un certo punto della strada, improvvisamente, Giulia disse: "Spero proprio che la spacchi in due!"
La guardai un po' stupita e lei mi sorrise: "Sì, la deve proprio sfondare!"
E aggiunse: "E spero che se lo trovi col cazzo ritto in calzini e canottiera!"
Ci mettemmo a ridere.
Nel frattempo, Irene guardava nello specchio le proprie forme sinuose, a quattro zampe sul letto di Marco. Si era lasciata addosso i sandali e gemeva, guardando Marco che la teneva per i fianchi e la penetrava profondamente, piano piano. Si era lasciato addosso soltanto i calzini. La passione aveva fatto dimenticare quello che avevano ai piedi.
Quando rientrammo in casa, l'aria che si era creata all'aperitivo si fece sentire. Ci eravamo immaginate Irene "spaccata in due" e "sfondata" dal suo ragazzo in canottiera e calzini, mentre tornavamo... noi due eravamo rimaste a bere da sole, sexy e con le nostre gambe in vista... e poi le gambe scoperte di Giulia che finivano nei piedini avvolti dai calzini di pizzo nero con le decolleté...
Ci avvicinammo e ci abbracciammo, baciandoci delicatamente. Ci stringevamo per la vita ed eravamo talmente vicine che le nostre cosce strusciavano tra loro. Un bacio alla francese, poi Giulia mi portò in camera sua, si sedette sul letto e si sfilò la maglietta. Io mi tolsi lentamente il vestito e rimasi in sandali e intimo.
Mi avvicinai a lei e Giulia poggiò il viso sul mio monte di Venere. Cominciò a baciarmi attraverso le mutande, poi me le sfilò. E cominciò a baciarmi lì sotto. Reggiseno e sandali, e basta...
Però volevo spogliarla! Le scostai la testa e sorridendo le dissi, sottovoce: "Ehi, staccati!" Lei si mise a ridere. La feci alzare e le tolsi il reggiseno. Le leccai i capezzoli e poi le sfilai minigonna e slip. Finalmente la vedevo nuda, con decolleté e calzini di pizzo neri. Anche solo guardare i nostri piedi mi eccitava. La feci sdraiare sul letto e io mi misi seduta ai suoi piedi. Li presi per le caviglie, accarezzai il dorso coperto dal pizzo e li guardavo. Distesi le gambe e giulia si trovò i miei piedi coi sandali accanto al viso, e si mise a leccare io mio piede sinistro attraverso i lacci del sandalo. Io divaricai l'altra gamba tenendo il suo piede destro in mano. Era affusolato ed elegante, con quel ricamo nero sul dorso... guardavo il tacco della sua decolleté... avvicinai il bacino e portai vicino a me il suo piede, finché mi penetrai col tacco.
Mentre Giulia leccava i miei piedi e i miei sandali, io avevo il tacco della sua decolleté infilata dentro, con quel piedino... mossi il bacino avanti e indietro, lei se ne accorse e cominciò a muovere avanti e indietro il piede, scopandomi con la gamba e il tacco. Immaginai di bagnare anche il calzino di pizzo alla caviglia.
Feci un urlo pieno di estasi e ebbi uno degli orgasmi più forti che abbia mai avuto. Quando finii di godere, ero a gambe e braccia aperte, ancora col tacco dentro. Giulia lo lasciò infilato e guardando la mia fica aperta si strofinò furiosamente il clitoride, fino a venire con un urlo liberatorio.
Quella notte incredibile fu l'ultima di quel periodo in cui facemmo l'amore. Poi il suo ragazzo rientrò e tornammo a fare una vita normale, anche se con molta più complicità di prima.
Lui la sbatteva e lei gemeva, e a volte provavo ad ascoltarli dietro la porta, con un po' di nostalgia... un giorno che entrai in cucina mi trovai davanti Giulia con le calze, le pantofole e un reggiseno a balconcino. Si stava versando un bicchiere d'acqua. Quando mi vide, fece un salto e un fece un urlo sottovoce... capii subito che il suo ragazzo era in casa. Mi guardò imbarazzata e subito avvicinò le cosce e le ginocchia, coprendosi con una mano. Mi resi conto che le labbra e le cosce erano bagnate.
"Non sapevo che eri in casa!" mi sussurrò.
Io non sapevo che dire, e lei con la mano tra le gambe a coprirsi. Vederla bagnata con le calze e le pantofole mi fece un effetto strano... non sapevo se era eccitante o osceno. E si era messa il reggiseno a balconcino per fare sesso!
Camminando in punta di piedi, venne verso di me e mi disse: "Rientro in camera... Ho uno stallone con i calzini bianchi che mi aspetta!"
Era uno spettacolo guardarla mentre andava in punta di piedi in camera, con la schiena e il culo nude, tranne il laccio del reggiseno, e quei talloni snelli fasciati dalle calze di nylon che uscivano dalle pantofole...
'Uno stallone con i calzini bianchi'... Rientrai in camera infoiatissima e gelosa. Mi sfilai pantaloncini e mutande, mi appoggiai alla scrivania e mi toccai fino ad avere un brivido che mi prese tutta e mi fece finalmente rilassare.
Poi incontrai Claudio, e scoppiò la scintilla. Quando lo portai in casa la prima volta, feci meglio di Giulia e del suo fidanzato.
Ci eravamo messi a limonare, ancora in piedi in mezzo alla stanza, ma si sentiva che qualcosa doveva succedere. Mi sfilò delicatamente la maglietta e io mi tolsi il reggiseno. Lui, guardandomi le tette, sorrise e le toccò, strizzandole un po'. Io gli tolsi la maglietta e gli calai i pantaloni. Le mutande già scoppiavano. Gliele sfilai e... ancora non era durissimo, ma era messo molto bene! Ma la cosa più impressionante furono le palle. Aveva veramente delle grosse palle!
Mi misi a spompinarlo e a toccagli le palle, e più gli diventava duro, più mi meravigliavo di quanto sentivo grosse le sue palle nelle mie mani. A un certo punto prese a andare avanti indietro col bacino e mi prese per i capelli, muovendo avanti e indietro la mia testa, come fossi stata una bambola, sempre più veloce. Non ero mai stata scopata in bocca... Quando smise, mi guardò negli occhi, infoiatissimo. Io stavo impazzendo... Mi alzai e finii di spogliarmi. Rimasi nuda davanti a lui, poi ebbi una voglia improvvisa: "Aspetta!" E corsi ansimando a prendere i gambaletti bianchi di nylon...
Lui si tolse i pantaloni e stava iniziando a toglieri mutande e calzini e io, senza pudore: "Fermo! Non toglierti i calzini!"
Rimase un attimo stranito, ma poi non ci pensò più. Mentre mi mettevo i gambaletti, lui era lì in piedi a guardarmi, col cazzo durissimo e quegli enormi testicoli, con i calzini neri alla caviglia. Dopo i gambaletti, mi misi anche i sandali, e, fetish in quel modo, andai da lui, che intanto si era messo il preservativo. Il terzo calzino! Feci in tempo a sfiorare il suo cazzo per sentire che era diventato duro come un tronco d'albero, che lui mi spinse sul letto, mi prese le caviglie e mi divaricò le gambe. Si mise sopra di me a missionario, mi penetrò infilandolo velocemente e cominciò a scoparmi veloce come un coniglio, tanto che le sue pallone battevano sulle mie cosce e sul perineo. Io lo abbracciai tentando di muovere il bacino, mentre la sua penetrazione era sempre più veloce. Poi smise e mi disse: "Girati!"
Mi misi a quattro zampe e lui mi penetrò subito. Mi afferrò per i fianchi e, da scopare come un coniglio, prese a scopare come un toro. Cazzo se era un toro! Un toro con i calzini! Mi sbatteva forte e veloce, sempre più veloce, con quel cazzone e quelle grosse palle. Sentivo il suo cazzo dentro e la suola dei sandali che, a ogni balzo, mi batteva sui talloni avvolti dal nylon...
Cominciai a gemere sempre più forte, finché presi a urlare e finalmente a godere, urlandogli: "Sborrami dentro!"
E lui, stringendo i miei fianchi e chiavandomi sempre più forte, urlò: "SBORRO!" e venne. Il toro stava vendendo. Non la finiva più di eiaculare.
Nell'estasi di quel sesso meraviglioso non ci avevo pensato, ma poi ebbi paura di essermi esposta troppo, per una prima volta. Veramente troppo.
Nelle settimane successive, scoprii invece che avevo avuto una fortuna incredibile a trovare lui, e ci eravamo innamorati.
Qualche tempo dopo, ne parlai a Giulia, che era felicissima che entrambe avessimo trovato un uomo con cui stare bene.
E mi confessò che quella sera lei era in casa!
Io rimasi di ghiaccio, poi ci mettemmo a ridere.
"Sì, ero in camera mia! All'inizio silenzio, poi ho iniziato a sentire..."
"Ah, hai sentito"
"Sì... e devo ammettere che mi sono eccitata. Ti ho immaginata nuda con i calzini"
Sorrisi: "Beh sì... Più o meno"
"Cioé?!"
"Mi ero messa i gambaletti bianchi di nylon con i sandali"
Giulia rimase immobile col corpo, fece un sospiro e si morse le labbra.
"Lui invece era nudo coi calzini... Gliel'ho chiesto io"
Sospirò di nuovo. Le chiesi: "Ma ti sei masturbata?"
Fece un sorriso imbarazzato, poi tornò alla nostra solita confidenza: "Sì! Sentirti urlare era troppo eccitante... Ma... gli hai detto 'sborrami dentro'?!"
Tentennai: "Sì..."
Si morse di nuovo le labbra, poi sorrise: "Ma te sei pazza! Al primo appuntamento? Ci credo che si è innamorato!"
Mi misi a ridere.
"E ci credo che è venuto subito! Ma sentirlo urlare 'sborro', non era niente male devo dire... e poi, nuda con i gambaletti bianchi e i sandali... 'Sborrami dentro'?! Sei pazza! Così o ti prendono per una ninfomane, o si innamorano per sempre! Ti è andata bene!"
E scoppiammo in una risata. Ora la amavo in un modo diverso, ma amavo anche lei.
Una sera, la sentii rientrare in casa col suo ragazzo, mentre io ero chiusa in camera mia già pronta per andare a letto, al computer. Dopo un po', spensi il computer e andai in cucina a bere un bicchiere d'acqua prima di andare a dormire. Mi soffermai in corridoio tendendo l'orecchio verso la camera di Giulia. Mi vergognavo, ma ascoltavo attentamente per carpire ogni singolo gemito di lei e del suo ragazzo. I gemiti quella sera c'erano, eccome. Non resistetti più e mi avvicinai alla porta di camera sua. Era socchiusa. Non so con che pudore lo feci, ma mi affacciai, assetata di vedere Giulia nella sua intimità. La mia dolce, elegante e atletica Giulia.
Giulia era in piedi piegata a novanta gradi sulla scrivania. Era bellissima, andava avanti e indietro per le spinte, stava ansimando ed aveva tutti i muscoli tesi. Aveva addosso soltanto le decolleté nere coi tacchi alti e delle autoreggenti bianche con l'elastico di pizzo che le fasciavano le gambe fino a metà coscia. Sembrava avesse le gambe ancora più lunghe di quelle che aveva ed era elegante anche in quella posizione animalesca. Poi mi concentrai sul suo ragazzo. Era nudo, ma ai piedi aveva dei calzini neri. La stava afferrando per le spalle e le dava delle spinte vigorose coi fianchi. La stava letteralmente sbattendo. La mia raffinata Giulia, con le decolleté e le calze bianche, era bella come un angelo e si stava facendo montare dal suo ragazzo, che ansimava come un animale e aveva ai piedi i calzini. Il loro rapporto si stava facendo sempre più frenetico e lui stava spingendo sempre più violentemente, e Giulia lo voleva. Alzò il viso in alto e si staccò un po' dalla scrivania gemendo a bocca aperta. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse sodo il suo seno. Vibrava ad ogni spinta di lui. Lui aveva una bella schiena muscolosa e un bel culo, che andava avanti e indietro per penetrarla. Le spalle e le braccia erano tese in avanti per tenerla per le spalle, come per possederla del tutto e impedire che scappasse. Che splendidi i piedini di Giulia, nelle decolleté nere, col dorso coperto dal nylon bianco... mentre le gambe di lui erano pelose e ai piedi portava i calzini neri, senza vergogna.
Mi accorsi che lui la stava prendendo sempre più violentemente, come se la volesse sfondare. E poi lei gli disse: "Riempimi di sperma!"
Lui ruggì come un leone ed ebbe l'orgasmo e lei fece un urlo. Vidi tutti i muscoli di entrambi rilassarsi improvvisamente, e lui si accasciò su di lei.
Io corsi in camera e mi sfilai i pantaloni del pigiama e le mutandine. Ero completamente bagnata. Mi buttai sul letto a pancia in giù e mi misi a sfregare il clitoride, finché un brivido mi percorse tutta e mi sentii la mano fradicia.
Dopo quell'episodio, continuai a chiedermi se non fossi quantomeno bisessuale, se non un po' lesbica.
Ero in cucina a lavare le stoviglie con cui avevo pranzato, quando entrò in cucina Giulia. Io la sentii entrare, ma non mi girai e continuai a guardare in basso verso il lavandino, intenta a rigovernare. Quando lei si avvicinò a me per prendere un bicchiere dalla credenza, entrò nelle mia visuale dalla vita in giù.
Mi si mozzò il fiato quando vidi le sue lunghe gambe in dei jeans blu attillati. Ma quello che veramente mi fece sobbalzare, fu vedere i suoi piedi fini e eleganti in dei calzini bianchi e sandali neri col tacco alto.
I lacci dei sandali si incrociavano sul dorso dei piedi e poi intorno alle caviglie, dove finivano con un fiocco, poco sotto al bordo dei calzini. Quei calzini sembravano morbidissimi, su quei piedini affusolati.
Alzai lo sguardo, e vidi che sopra aveva una maglietta nera elasticizzata. Mi guardò sorridente e io, cercando di riprendermi, le chiesi, con un filo di voce:
"Dove vai?"
"Vado a studiare all'università"
Mi chiesi quanti cazzi avrebbe fatto drizzare in bliblioteca andando a studiare con quei tacchi, i calzini e i jeans attillati che le evidenziavano quelle gambe perfette e quei glutei sodi.
Poi continuò: "E dopo andiamo a un aperitivo con quell'altro"
'Quell'altro' è il modo scherzoso con cui chiama il suo fidanzato.
Il suo fidanzatino che se la scopa nudo con i calzini, anzi, che la "riempie di sperma", come gli aveva detto lei. Mi sentii gelosa. Io spero che lui si renda conto della fortuna che ha, a stare con una ragazza come lei, oltretutto bella e col suo stesso feticismo. Mentre lavavo i piatti, non totalmente cosciente di dove ero, lei si era avvicinata al divano. Me ne resi conto quando sentii la sua voce che diceva:
"Ti piacciono questi sandali?"
Mi girai incredula di quello che mi aveva chiesto. Abbassai lo sguardo e mi gustai la vista delle sue gambe lunghe e dritte che finivano in quei piedini avvolti dai calzini bianchi e dai lacci dei sandali. Non so come feci a non arrossire, ma forse arrossii.
Feci un sorriso imbarazzato e le dissi di sì.
Poi la guardai negli occhi, per distogliere l'attenzione da quei piedi. Lei stava sorridendo e mi disse: "Grazie! Li ho presi ieri. Sono anche comodi. Secondo me ti starebbero bene"
Queste ultime parole mi mozzarono il fiato di nuovo.
"Domani te li provi!" E uscì dalla stanza camminando come una modella, leggera e bellissima, con quel rumore dei tacchi che faceva l'eco nella stanza.
Quando mi rimisi a rigovernare, mi resi conto che mi tremavano le mani.
Il giorno dopo, ero in camera a studiare, senza tanta voglia. Era sabato ed era caldo, avevo solo una maglietta rossa, degli shorts di jeans e dei calzini bianchi. Sentii bussare Giulia alla porta di camera e sbuffai per l'interruzione, ma tanto non avevo voglia di studiare. Aveva un sorriso raggiante, meraviglioso, con i capelli sciolti, e mi resi conto subito di cosa aveva in mano: i suoi sandali neri, che aveva il giorno prima e che voleva farmi provare. Non sapevo se essere felice o terrorizzata.
"Ciao, Chiara! Stai studiando?" indossava una maglietta nera, dei pantaloncini da corsa e dei calzini rossi.
"Sì, ma non sono molto concentrata! Vieni, entra"
"Posso?" entrò e si mise in mezzo alla stanza "Ti va di provarli?" E distese il braccio per porgermeli. Io ero imbarazzatissima, tanto più che non mi aspettavo tutta quella decisione. "Dai, prova! Sono comodissimi. Ci sono stata tutta la sera ieri"
Mi decisi e li presi in mano, pensando: 'Tanto se scopro di essere bisessuale che problema c'è?'
Le sorrisi e la ringraziai. Mi sedetti sul divano e mi bloccai un attimo, chiedendomi se dovevo togliermi i calzini per provare i sandali oppure no.
Giulia la sera prima li aveva messi proprio con dei calzini bianchi.
La guardai e le chiesi: "Ma li tolgo i calzini?"
"Ma no, lasciateli!"
"Va bene" dissi, con un filo di voce. Mi stavo mettendo dei sandali neri su dei calzini bianchi alla caviglia, con dei pantaloncini jeans cortissimi.
Mi eccitava anche solo l'idea.
Già quando mi misi il sandalo destro mi sentii le gambe perfette e lunghissime, cosa che non credo di avere. Però facevo una gran figura.
Giulia iniziò a raccontarmi dell'aperitivo della sera prima. Io non la guardavo, intenta ad allacciarmi i sandali, ma sentivo che lei guardava me.
Quando finii di indossarli, mi guardai le gambe e contemporaneamente mi sentii oscena e sensualissima. Non ero più in imbarazzo.
Ormai ero davanti alla mia coinquilina con le gambe nude, i calzini bianchi e dei sandali neri con i tacchi alti... ormai avevo passato il confine dell'imbarazzo!
Sorrise e disse: "Ti stanno benissimo"
"Sono molto belli" Le dissi, accavallando le gambe.
Si avvicinò e disse: "Poi, l'allacciatura così a me piace tantissimo" E, per indicare il nastro, mi sfiorò il piede con l'indice. Lei sorrise e io trattenni il fiato.
In quel momento, suonò il campanello. "E' Irene! Così la conosci!" e corse fuori dalla stanza a aprire la porta.
Io mi guardai le gambe e decisi di tenere indosso i sandali. Mi alzai e andai nell'ingresso. Mentre camminavo mi sentivo una modella.
Giulia aspettava davanti alla porta aperta e salutò la sua amica con un sorriso felice. Irene entrò in casa. Era una bella ragazza molto formosa con dei capelli castani mossi, lunghissimi.
Giulia e Irene si salutarono baciandosi sulle guance, poi Irene si girò verso di me tendendomi la mano e ci presentammo. Sembrava allegra, con un simpatico accento aretino.
"Dai vieni in cucina, ci sediamo. Vuoi qualcosa?"
"Sì, un bicchiere d'acqua, grazie" rispose.
Rimasi in piedi nel corridoio e lasciai che entrassero in cucina, chiedendomi se ero invitata a quell'incontro.
Poi, improvvisamente, sentii Irene sussurrare a Giulia: "Che sventola la tua coinquilina! Con i tacchi di sabato mattina"
Mi sentii in imbarazzo di nuovo. Come se mi avesse vista nuda. Nella mia intimità.
Mi resi conto che con Giulia, ora, mi sembrava normale farmi vedere con i sandali coi tacchi e i calzini bianchi, ma quella era una cosa nostra.
Con Irene no. Sentivo così.
Poi sentii Giulia chiamarmi, e mi dimenticai di tutto. Giulia mi voleva vicina. Andai subito in cucina da loro e ci sedemmo insieme al tavolo.
Irene era simpaticissima. Dopo poco che scherzavamo tra noi, ogni pensiero era passato, e anche l'imbarazzo. E ogni volta che guardavo Giulia, mi scaldavo.
Dopo un'oretta, Irene decise di andare. Ci salutammo con dei baci sulle guance e mi salutò dicendo: "Ciao, bella!" Anche Giulia la baciò sulle guance e lei uscì di casa.
Quando rimanemmo da sole nell'ingresso, ci sorridemmo: "E' simpatica vero? A me fa troppo ridere!"
"Sì, mi è piaciuta!"
"Sono contenta, magari una sera usciamo insieme" disse, andando verso camera sua.
Io rientrai in camera mia, senza pensieri, aspettando e guardandomi le gambe. Mi misi davanti allo specchio, a guardarmi nella mia nuova mise. Poco dopo sentii il rumore dei passi di Giulia, che stava venendo da me.
Me la vidi davanti vestita da casa come era prima, con la maglietta e i pantaloncini, con i calzini rossi alla caviglia, ma con indosso le decolleté nere.
Le sue gambe perfette era lunghe e atletiche, praticamente tutte nude. Quei calzini rossi alla calviglia e i tacchi mi facevano impazzire.
Ci guardammo negli occhi in silenzio e ci avvicinammo, accarezzandoci le braccia e le spalle. E Giulia mi baciò, teneramente, con le sue labbra morbide.
Ci guardammo e ci baciammo di nuovo, più appassionate, accarezzando le nostre lingue con la lingua. Mi tolse la maglietta e il reggiseno e cominciò a baciarmi ovunque, finché non si chinò e mi calò bruscamente pantaloncini e mutande. Mi trovai finalmente in piedi davanti a lei, nuda con indosso soltato calzini e sandali. Ciò che avevo sognato fino a quel momento, senza ammetterlo, ora finalmente si avverava, e mi sentivo totalmente sua, amata e protetta.
Mi fece divaricare le gambe e cominciò un bacio alla francese molto intimo, mentre mi accarezzava le cosce. Io le presi la testa giocando con i suoi capelli. Poi le sue mani scivolarono più in basso, sui miei piedi.
Giulia si rialzò improvvisamente e la aiutai a spogliarsi, tranne calzini e decolleté. La avevo davanti in tutta la sua bellezza, con il suo seno perfetto, gli addominali scolpiti e le gambe atletiche. Una dea.
Guardai verso lo specchio sorridente, per vederci abbracciate e pensai che eravamo bellissime, con i capelli sciolti, le nostre gambe lunghe e sensuali, nude sui tacchi, con i piedini avvolti dai calzini. Giulia si accorse che guardavo la nostra immagine riflessa, sorrise e mi prese per mano, portandomi sul divano. Il rumore dei tacchi quando camminavamo!
Mi sdraiai e lei si sdraiò sopra di me. Spalancai le gambe e incrociammo le nostre gambe tra noi. Lei mi afferrò le tette e io afferrai le sue e strizzai i suoi capezzoli, così lei mi prese per una caviglia e cominciò a leccarmi un piede attraverso il calzino e i lacci del sandalo, mentre si strusciava su di me sempre più velocemente.
Iniziò a gemere, poi a gemere più acutamente, finché non lanciò un urlo di estasi. Tra le gambe divenne caldissima e sentii come una cascata, che scaldò anche me, mi fece rabbrividire e improvvisamente mi fece urlare.
Lei, esausta, si sdraiò sul divano sul lato opposto al mio. Rimanemmo sdraiate così, col fiatone, in silenzio, con le gambe divaricate.
Ancora completamente bagnate, con le labbra aperte. Giulia.
Per qualche giorno io e Giulia vivemmo come fidanzatine. Il suo ragazzo era dai suoi per una settimana.
Chi pensava più a studiare? La prima sera dopo aver fatto l'amore, cenammo insieme in casa e dormimmo sul divano. Almeno per dormire, ci eravamo tolte i tacchi e i calzini.
La mattina dopo facemmo colazione e poi di nuovo. Ci stavamo abbracciando, eravamo in canottiera, pantaloncini e calzini bianchi, e cominciammo a baciarci. Lei mi mise la lingua in bocca, e mi fece impazzire! Le abbassai le spalline della canottiera e mi attaccai ai suoi capezzoli. Succhiavo come se avesso voluto il suo latte, muovevo avanti e indietro la testa velocemente tirando la sua tetta con le labbra, mentre lei gemeva, sempre più forte.
"Succhia, tesoro, succhia!" e io a poppare sempre più forte. Mi staccò da lei e si tolse i pantaloncini e le mutande, lasciandosi i calzini: "Mi hai succhiato le tette, ora succhiami i piedi"
Si sdraiò sul divano e anch'io mi tolsi pantaloncini e mutande. Mi sedetti con lei e presi il suo piede destro, infilandomelo in bocca.
Sorrise: "Ehi, ehi! Più piano! così mi togli anche il calzino!"
La guardai nei suoi splendidi occhi e mi tolsi il piede di bocca. Quanto era fine e aggraziato... Succhiai il suo alluce, attraverso il calzino bianco, spompinandolo come fosse stato un cazzo. Giulia guardò in basso e sorrise: "E' tutta aperta! Ma sei fradicia!"
Mentre io succhiavo il suo alluce, lei avvicinò il piede sinistro alla mia fica, finché non sfiorò il mio clitoride con le dita. Strusciava il piede, e io succhiavo, finché finalmente non infilò l'alluce dentro di me. Il suo calzino era molto bagnato.
Smisi di succhiarle il piede e afferrai la sua caviglia sinistra, muovendo su e giù il suo piede per masturbarmi. Ero completamente persa. Prima di conoscere Giulia mi sarei sentita un animale a masturbarmi con il piede di una ragazza. Ora invece il suo piede andava su e giù tra le mie gambe e il suo calzino bianco era completamente bagnato. Essere penetrata da lei... ebbi l'orgasmo e urlai di piacere e lei: "Sì! Godi! Godi! Godi!"Quando finii di urlare, lei mi baciò appassionatamente, mi prese il viso tra le mani e, guardandomi negli occhi, disse: "Ora, bevi tutto quello che ho da darti" e aprì le gambe.
Mi spinse la testa tra le sue cosce e le detti un lungo bacio alla francese, labbra contro labbra, penetrandola con la lingua. E dopo gemiti sempre più acuti, Giulia si mise a urlare: "Bevi, tesoro, bevi!"
Giulia era un fiume. Sentii tutto il suo calore, finché non si rilassò improvvisamente e poggiò la testa sul cuscino dietro di lei.
Passammo la mattinata, pranzammo, spesso carezzandoci dolcemente. Poi ognuno in camera sua a rispondere ai messaggi, a pensare agli affari propri.
All'improvviso ebbi un attacco di gelosia. Pensavo alla frase che le avevo sentito dire col suo ragazzo: "Riempimi di sperma!" Ci pensavo e ripensavo.
Lei aveva voluto il suo sperma dentro di sé, e ora stava con me? Se si era fatta venire dentro, cosa ci faceva con me ora?
Entrai in camera da lei. Era sdraiata sul letto, si era rivestita, al cellulare. "Giulia, ma col tuo ragazzo lo fate col preservativo o no?"
Mi guardò esterrefatta: "Cosa?"
Rimase un attimo in silenzio, poi disse: "Sì, col preservativo... Perché?!"
Mi sentii più tranquilla... A esagerare aveva riempito di sperma il preservativo, non lei.
"Avevi paura che fossi incinta?!" e si mise a ridere. Io imbarazzatissima...
Continuava a sorridere: "Bene... dunque, ero al cellulare con Irene. Ti va se usciamo con lei domani sera?"
"Sì!" mi chiesi tra me e me se era un'uscita tra amiche o tra amanti.
"Bene, glielo scrivo!"
"Hai mai fatto niente con Irene?"
"Oh, ma sei gelosa! No, mai niente. Ho paura che affogherei tra quelle tette! Hai visto quante ne ha? In confronto io e te sembriamo piatte"
"Sì, è molto formosa. E' una bella ragazza"
"Ora sono gelosa io!" e ci mettemmo a ridere.
La notte sognai che stavo facendo sesso con Giulia. Lei era a pecora, con le autoreggenti di nylon nere e io ero in ginocchio dietro di lei, come fossi stata un uomo. La scopavo, ma senza un dildo o uno strapon, non so come facessi. Forse col clitoride! Di fatto la possedevo. In un'altra parte del sogno, io le leccavo i piedi, lei sempre con le calze di nylon. Mi svegliai eccitatissima.
Mi tolsi il pigiama e per un attimo rimasi nuda, già aperta... mi misi i gambaletti bianchi di nylon, poi mi misi le ciabatte da piscina. Quei gambaletti li avevo indossati solo un paio di volte sotto ai jeans, mi intrigavano, ma mi sembravano un po' troppo. Era la prima volta che li usavo come oggetto sessuale. Mi guardai allo specchio: sembravo pronta per fare uno spettacolo porno. Anche se non c'è niente di più osceno dei calzini con le ciabatte, io ero infoiatissima, per di più con dei gambaletti di nylon bianco da segretaria porca. Mi misi a cavalcioni su un pomello della sedia e cominciai ad andare avanti e indietro col bacino, finche non venni. Trattenni a stento le urla.
Il pomeriggio con Giulia lo passammo a chiacchierare, per una volta non avevamo voglia di saltarci addosso.
Dato che quella sera uscivamo con Irene, lei si provò un paio di sandali davanti a me, un paio alla schiava "Questi mi sono sempre piaciuti! Ogni volta che te li mettevi, mi facevi impazzire, anche se non potevo dire nulla" Giulia sorrideva "Una volta che te li mettesti, ti sedesti in cucina ad aggiustarti il laccio sulla gamba... maledetta, e io a cercare di non guardarti!"
Giulia si mise a ridere "Ah, ma sentila, come guardava!"
Ci baciammo sulle labbra e poi lei si provò un altro paio di scarpe, stavolta delle decolleté nere. Erano quelle con cui la vidi quando faceva sesso col suo ragazzo nudo con i calzini, ma non glielo dissi.
"Con queste scarpe ti ci starebbero bene dei gambaletti di nylon!"
"Gambaletti di nylon? Proprio oscena! Come le giapponesi! No, magari dei calzini corti di pizzo nero"
Mi immaginai le sue gambe perfette e pensai che sarebbe stata da scoparla subito: "Ce li hai? Mettiteli stasera!"
Fece un sorriso furbo: "Certo che ce li ho"
Cenammo e ci preparammo.
Io mi misi dei sandali col tacco basso, senza calzini stavolta! Poi un vestito corto al ginocchio. Giulia si mise le decolleté nere coi calzini di pizzo nero, una minigonna blu e una maglietta elasticizzata nera a maniche corte. Con quelle gambe spettacolari, lei all'università deve avere la fila di uomini dietro col cazzo duro come il marmo...
Magari ce li avessi io! Ma ora quella che andava a letto con lei ero proprio io!
Prima di uscire mi disse: "Allora? Sto bene?" e fece una giravolta, alzando la minigonna. Era uno schianto.
"Sì, sei bellissima"
Uscimmo e incontrammo Irene in un locale che aveva il giardino e i tavolini fuori. Irene si era messa un vestito a fiori che esaltava le sue curve giunoniche, anche lei con i sandali con i tacchi, ovviamente. Ci salutammo e andammo a ordinare.
Una volta al banco, Irene ridendo disse a Giulia: "Te sempre coi calzini fetish! Brava brava!"
"Ma dai, non sono fetish!"
"No, ti sei messa cose più fetish altre volte. Questi sono carini, fanno un po' scolaretta"
Ci servirono e andammo a sederci fuori. Iniziammo a rilassarci e a bere un po', chiacchierando di cosa facevamo in quei giorni. Via via diventavamo un po' più brille, e Irene riprese:
"No, scherzavo, non sono fetishi tuoi calzini. A me piace tantissimo il pizzo nero, ho un paio di calze così. L'intimo sexy femminile non è fetish, è l'intimo degli uomini che è sempre fetish"
Io mi misi a ridere le chiesi: "Come, sempre fetish?"
"Eh, sì! Una donna con le calze o l'intimo di pizzo è sensuale. Anche elegante. O con una vestaglia e il reggicalze. Ma un uomo? Con l'intimo?"
Io mi stavo divertendo e arrapando contemporaneamente.
"Un uomo nudo con i calzini invece è fetish! O coi calzini e la canottiera?" Si mise a ridere. Giulia sorrideva, ma sembrava in imbarazzo.
"Farebbe molto marito anni '50. Eppure i ragazzi stanno spesso con i calzini e basta. Saranno tutti feticisti!"
Guardai Giulia, che sembrava in apnea.
"Vi è mai capitato a voi? Di sicuro sì!"
"Cosa?" le chiesi.
"Che quello con cui sei a letto si tolga tutto, tranne i calzini! Guarda che succede spesso! O quando si rimettono la maglietta e vanno in giro per casa con calzini e maglietta... no veramente osceni!" e si mise a ridere.
Giulia finalmente si mise a ridere e mi rilassai anche io.
Più tardi arrivò al nostro tavolo un amico di Giulia: "Vi presento Marco"
Ci salutammo e ci presentammo e l'amico di Irene si sedette con noi una ventina di minuti. Parlavamo tutti insieme, ma si vedeva che l'attenzione di lei e lui era concentrata l'uno sull'altra.
A un certo punto andarono a ordinare qualcos'altro e sparirono. Io e Giulia dopo una decina di minuti che eravamo al tavolo per conto nostro ci guardammo e ci mettemmo a ridere: "Che dici? Andiamo via?"
"Sì, dai! Tanto non tornano"
Tornammo a casa a piedi.
A un certo punto della strada, improvvisamente, Giulia disse: "Spero proprio che la spacchi in due!"
La guardai un po' stupita e lei mi sorrise: "Sì, la deve proprio sfondare!"
E aggiunse: "E spero che se lo trovi col cazzo ritto in calzini e canottiera!"
Ci mettemmo a ridere.
Nel frattempo, Irene guardava nello specchio le proprie forme sinuose, a quattro zampe sul letto di Marco. Si era lasciata addosso i sandali e gemeva, guardando Marco che la teneva per i fianchi e la penetrava profondamente, piano piano. Si era lasciato addosso soltanto i calzini. La passione aveva fatto dimenticare quello che avevano ai piedi.
Quando rientrammo in casa, l'aria che si era creata all'aperitivo si fece sentire. Ci eravamo immaginate Irene "spaccata in due" e "sfondata" dal suo ragazzo in canottiera e calzini, mentre tornavamo... noi due eravamo rimaste a bere da sole, sexy e con le nostre gambe in vista... e poi le gambe scoperte di Giulia che finivano nei piedini avvolti dai calzini di pizzo nero con le decolleté...
Ci avvicinammo e ci abbracciammo, baciandoci delicatamente. Ci stringevamo per la vita ed eravamo talmente vicine che le nostre cosce strusciavano tra loro. Un bacio alla francese, poi Giulia mi portò in camera sua, si sedette sul letto e si sfilò la maglietta. Io mi tolsi lentamente il vestito e rimasi in sandali e intimo.
Mi avvicinai a lei e Giulia poggiò il viso sul mio monte di Venere. Cominciò a baciarmi attraverso le mutande, poi me le sfilò. E cominciò a baciarmi lì sotto. Reggiseno e sandali, e basta...
Però volevo spogliarla! Le scostai la testa e sorridendo le dissi, sottovoce: "Ehi, staccati!" Lei si mise a ridere. La feci alzare e le tolsi il reggiseno. Le leccai i capezzoli e poi le sfilai minigonna e slip. Finalmente la vedevo nuda, con decolleté e calzini di pizzo neri. Anche solo guardare i nostri piedi mi eccitava. La feci sdraiare sul letto e io mi misi seduta ai suoi piedi. Li presi per le caviglie, accarezzai il dorso coperto dal pizzo e li guardavo. Distesi le gambe e giulia si trovò i miei piedi coi sandali accanto al viso, e si mise a leccare io mio piede sinistro attraverso i lacci del sandalo. Io divaricai l'altra gamba tenendo il suo piede destro in mano. Era affusolato ed elegante, con quel ricamo nero sul dorso... guardavo il tacco della sua decolleté... avvicinai il bacino e portai vicino a me il suo piede, finché mi penetrai col tacco.
Mentre Giulia leccava i miei piedi e i miei sandali, io avevo il tacco della sua decolleté infilata dentro, con quel piedino... mossi il bacino avanti e indietro, lei se ne accorse e cominciò a muovere avanti e indietro il piede, scopandomi con la gamba e il tacco. Immaginai di bagnare anche il calzino di pizzo alla caviglia.
Feci un urlo pieno di estasi e ebbi uno degli orgasmi più forti che abbia mai avuto. Quando finii di godere, ero a gambe e braccia aperte, ancora col tacco dentro. Giulia lo lasciò infilato e guardando la mia fica aperta si strofinò furiosamente il clitoride, fino a venire con un urlo liberatorio.
Quella notte incredibile fu l'ultima di quel periodo in cui facemmo l'amore. Poi il suo ragazzo rientrò e tornammo a fare una vita normale, anche se con molta più complicità di prima.
Lui la sbatteva e lei gemeva, e a volte provavo ad ascoltarli dietro la porta, con un po' di nostalgia... un giorno che entrai in cucina mi trovai davanti Giulia con le calze, le pantofole e un reggiseno a balconcino. Si stava versando un bicchiere d'acqua. Quando mi vide, fece un salto e un fece un urlo sottovoce... capii subito che il suo ragazzo era in casa. Mi guardò imbarazzata e subito avvicinò le cosce e le ginocchia, coprendosi con una mano. Mi resi conto che le labbra e le cosce erano bagnate.
"Non sapevo che eri in casa!" mi sussurrò.
Io non sapevo che dire, e lei con la mano tra le gambe a coprirsi. Vederla bagnata con le calze e le pantofole mi fece un effetto strano... non sapevo se era eccitante o osceno. E si era messa il reggiseno a balconcino per fare sesso!
Camminando in punta di piedi, venne verso di me e mi disse: "Rientro in camera... Ho uno stallone con i calzini bianchi che mi aspetta!"
Era uno spettacolo guardarla mentre andava in punta di piedi in camera, con la schiena e il culo nude, tranne il laccio del reggiseno, e quei talloni snelli fasciati dalle calze di nylon che uscivano dalle pantofole...
'Uno stallone con i calzini bianchi'... Rientrai in camera infoiatissima e gelosa. Mi sfilai pantaloncini e mutande, mi appoggiai alla scrivania e mi toccai fino ad avere un brivido che mi prese tutta e mi fece finalmente rilassare.
Poi incontrai Claudio, e scoppiò la scintilla. Quando lo portai in casa la prima volta, feci meglio di Giulia e del suo fidanzato.
Ci eravamo messi a limonare, ancora in piedi in mezzo alla stanza, ma si sentiva che qualcosa doveva succedere. Mi sfilò delicatamente la maglietta e io mi tolsi il reggiseno. Lui, guardandomi le tette, sorrise e le toccò, strizzandole un po'. Io gli tolsi la maglietta e gli calai i pantaloni. Le mutande già scoppiavano. Gliele sfilai e... ancora non era durissimo, ma era messo molto bene! Ma la cosa più impressionante furono le palle. Aveva veramente delle grosse palle!
Mi misi a spompinarlo e a toccagli le palle, e più gli diventava duro, più mi meravigliavo di quanto sentivo grosse le sue palle nelle mie mani. A un certo punto prese a andare avanti indietro col bacino e mi prese per i capelli, muovendo avanti e indietro la mia testa, come fossi stata una bambola, sempre più veloce. Non ero mai stata scopata in bocca... Quando smise, mi guardò negli occhi, infoiatissimo. Io stavo impazzendo... Mi alzai e finii di spogliarmi. Rimasi nuda davanti a lui, poi ebbi una voglia improvvisa: "Aspetta!" E corsi ansimando a prendere i gambaletti bianchi di nylon...
Lui si tolse i pantaloni e stava iniziando a toglieri mutande e calzini e io, senza pudore: "Fermo! Non toglierti i calzini!"
Rimase un attimo stranito, ma poi non ci pensò più. Mentre mi mettevo i gambaletti, lui era lì in piedi a guardarmi, col cazzo durissimo e quegli enormi testicoli, con i calzini neri alla caviglia. Dopo i gambaletti, mi misi anche i sandali, e, fetish in quel modo, andai da lui, che intanto si era messo il preservativo. Il terzo calzino! Feci in tempo a sfiorare il suo cazzo per sentire che era diventato duro come un tronco d'albero, che lui mi spinse sul letto, mi prese le caviglie e mi divaricò le gambe. Si mise sopra di me a missionario, mi penetrò infilandolo velocemente e cominciò a scoparmi veloce come un coniglio, tanto che le sue pallone battevano sulle mie cosce e sul perineo. Io lo abbracciai tentando di muovere il bacino, mentre la sua penetrazione era sempre più veloce. Poi smise e mi disse: "Girati!"
Mi misi a quattro zampe e lui mi penetrò subito. Mi afferrò per i fianchi e, da scopare come un coniglio, prese a scopare come un toro. Cazzo se era un toro! Un toro con i calzini! Mi sbatteva forte e veloce, sempre più veloce, con quel cazzone e quelle grosse palle. Sentivo il suo cazzo dentro e la suola dei sandali che, a ogni balzo, mi batteva sui talloni avvolti dal nylon...
Cominciai a gemere sempre più forte, finché presi a urlare e finalmente a godere, urlandogli: "Sborrami dentro!"
E lui, stringendo i miei fianchi e chiavandomi sempre più forte, urlò: "SBORRO!" e venne. Il toro stava vendendo. Non la finiva più di eiaculare.
Nell'estasi di quel sesso meraviglioso non ci avevo pensato, ma poi ebbi paura di essermi esposta troppo, per una prima volta. Veramente troppo.
Nelle settimane successive, scoprii invece che avevo avuto una fortuna incredibile a trovare lui, e ci eravamo innamorati.
Qualche tempo dopo, ne parlai a Giulia, che era felicissima che entrambe avessimo trovato un uomo con cui stare bene.
E mi confessò che quella sera lei era in casa!
Io rimasi di ghiaccio, poi ci mettemmo a ridere.
"Sì, ero in camera mia! All'inizio silenzio, poi ho iniziato a sentire..."
"Ah, hai sentito"
"Sì... e devo ammettere che mi sono eccitata. Ti ho immaginata nuda con i calzini"
Sorrisi: "Beh sì... Più o meno"
"Cioé?!"
"Mi ero messa i gambaletti bianchi di nylon con i sandali"
Giulia rimase immobile col corpo, fece un sospiro e si morse le labbra.
"Lui invece era nudo coi calzini... Gliel'ho chiesto io"
Sospirò di nuovo. Le chiesi: "Ma ti sei masturbata?"
Fece un sorriso imbarazzato, poi tornò alla nostra solita confidenza: "Sì! Sentirti urlare era troppo eccitante... Ma... gli hai detto 'sborrami dentro'?!"
Tentennai: "Sì..."
Si morse di nuovo le labbra, poi sorrise: "Ma te sei pazza! Al primo appuntamento? Ci credo che si è innamorato!"
Mi misi a ridere.
"E ci credo che è venuto subito! Ma sentirlo urlare 'sborro', non era niente male devo dire... e poi, nuda con i gambaletti bianchi e i sandali... 'Sborrami dentro'?! Sei pazza! Così o ti prendono per una ninfomane, o si innamorano per sempre! Ti è andata bene!"
E scoppiammo in una risata. Ora la amavo in un modo diverso, ma amavo anche lei.
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