La baita
di
Ghost Man
genere
trio
Nel bosco regnava un silenzio assoluto, avvolto da un manto bianco che avrebbe reso ogni suono ovattato e irreale. Fabio, Stefano e Claudia camminavano da ore, lasciandosi alle spalle orme che la neve cancellava quasi istantaneamente. L’ansia iniziava a montare, trasformandosi in concitate discussioni sulla direzione da prendere per poter rientrare, finché un passo falso li condannò tutti. La neve cedette sotto i loro scarponi e scivolarono in un breve pendio innevato, rotolando in una massa di arti e grida soffocate finché non si fermarono al fondo della discesa, ammaccati e tremanti.
Per fortuna lì scorsero una piccola baita solitaria che emergeva dal biancore. Il buio stava calando rapido e il freddo era ormai un nemico concreto. Decisero di provare ad entrare. L’interno era un unico ambiente in legno scuro, con un tavolo, tre sedie e un camino. C’era persino della legna secca e profumata accatastata in un angolo. Accesero il fuoco e mentre le fiamme iniziavano a scoppiettare allegre, riempiendo la stanza di un tepore salvifico, il terrore lasciò il posto a una sorta di euforia da sopravvissuti.
Claudia si stringeva su se stessa, i capelli ramati che incorniciavano un viso cosparso di lentiggini. La sua tuta era zuppa, la gelida neve scioltasi le aveva inondato i vestiti fino alla pelle, facendola tremare visibilmente. Il suo seno prorompente, compresso dal tessuto pesante, cercava calore.
Stefano non perse tempo e andò dritto al punto. Il suo fisico scolpito da anni di palestra e sport tremava pure lui.
“Ragazzi, la neve si sta sciogliendo dentro la tuta,” sbottò di punto in bianco, “ho l’acqua gelida che mi scorre tra le chiappe! Non so voi, ma io me la tolgo prima di morire congelato.”
Fabio, biondo con occhi verdi e un fisico asciutto e gracile, abituato a passare i giorni chiuso in biblioteca, reagì con il solito imbarazzo. “Ma Stefano! C’è Claudia, non puoi farlo!”
“Abbiamo già fatto vacanze al mare insieme, Fabio,” lo interruppe Stefano, pragmatico. “Hai già visto il culo di Claudia quando indossava il costume. Siamo amici, mica monaci. Inoltre,” aggiunse con tono da professore, “siamo in emergenza e l'emergenza ha la priorità sulla vergogna.”
Così dicendo, aprì la zip della tuta e iniziò a sfilarsela con decisione. Claudia, che aspettava solo quel pretesto per liberarsi dei panni fradici, non si fece pregare e fece lo stesso.
A quel punto, nemmeno Fabio poté negare che i suoi vestiti fossero gelidi e insopportabili, così iniziò a spogliarsi a sua volta.
Ma fu quando Fabio, chinato a togliersi gli scarponi, alzò lo sguardo, rimase pietrificato, il viso che diventava paonazzo in un istante.
Claudia e Stefano erano rimasti in intimo. Il problema, però, era che l'intimo, un leggero tessuto bianco per entrambi, era zuppo di acqua. ed era diventato praticamente trasparente.
Non serviva immaginare nulla. I capezzoli turgidi del seno di Claudia premevano contro il tessuto, visibili in ogni dettaglio, e proprio sotto lo slip traspariva chiara la striscia di pelo, rosso come i suoi capelli.
La vista di quel corpo così offerto fece il suo effetto immediato su Fabio che, malgrado la vergogna, si ritrovò con una potente erezione che era impossibile nascondere.
Anche Stefano era messo a nudo dalla trasparenza: il petto muscoloso, l'addome scolpito come il ventre di una tartaruga, e nella trasparenza la nera peluria che segnava il percorso verso un grosso membro che si adagiava pesante tra le cosce infreddolite.
Il silenzio nella baita divenne improvvisamente irreale, pesante. Stefano lo sciolse con una risata sommessa.
“Oh mamma! Questo si che è un problema!” esclamò. “Al mare non portavamo il costume trasparente! Però almeno siamo tutti nella stessa situazione, dai!”.
Claudia scoppiò a ridere, e Fabio accennò un sorriso, sebbene il viso fosse ancora rosso di imbarazzo.
“Beh, sentite,” intervenne Claudia, “come hai detto tu, Stefano, siamo amici da vecchia data. Ste mutande trasparenti è come non averle perché si vede tutto. Anzi, sono un problema perché sono zuppe e mi danno un fastidio enorme…”
Fece una pausa, carica di un’attesa che improvvisamente divenne elettrica, densa di erotismo, mentre fuori il mondo dormiva sotto la neve e loro tre vivevano come su un’isola deserta fuori dal tempo.
“Faccio una proposta,” continuò, la voce appena esitante. “Togliamoci sti vestiti e scaldiamoci al fuoco. Siamo tutti adulti. Fabio, se ti viene duro lo prendo come un complimento, so come sono fatti e anche come vanno maneggiati.” rise di nuovo, un suono caldo e complice.
“Poi vedremo cosa fare, ma intanto liberiamoci di sti vestiti e mettiamoli ad asciugare davanti al fuoco.”
Non attese risposta. Si tolse il reggiseno e gli slip in un solo gesto fluido, rimanendo completamente nuda senza il minimo accenno di imbarazzo.
La pelle della sua figura sinuosa e formosa brillava alla luce del fuoco.
“Hai ragione,” ammise Stefano, e si sfilò le mutande. Il suo cazzo, di notevoli dimensioni, iniziò subito ad ingrossarsi e ad alzarsi, pulsando al ritmo del suo battito.
A Fabio non rimase altra scelta. Con il volto ancora rosso di vergogna, si tolse gli slip e il suo membro svettò subito duro, la cappella lucida e pulsante.
Disposero accuratamente i vestiti davanti al camino. La stanza era tutta di legno, calda e accogliente, e potevano posarsi dove volevano.
“Siamo stati fortunati...” disse Stefano con un sospiro, sovrapensiero.
“Eh sì,” ribatté Claudia, distendendosi con nonchalance. “Proprio fortunati. Trovarsi con una ragazza nuda davanti a voi, chi l'avrebbe mai immaginato”.
Stefano rise, e Fabio fece lo stesso, ma non poté fare a meno di notare con la coda dell'occhio che le fiamme del camino si riflettevano in qualche goccia di rugiada che era apparsa brillante tra le cosce di Claudia. E quella umidità non era sicuramente neve sciolta...
Dopo un momento, Claudia esordì, fissando l'erezione di Fabio con un sorriso ammiccante: “Beh, Fabio, non accenna a scendere, vedo. Vuoi che ti dia un aiutino?”
Fabio cercò di balbettare qualcosa, muoveva solo la bocca, ma nessun suono uscì. Claudia non attese.
“Ok, lo prendo per un sì, dai.” Si mise carponi, il corpo disegnato come un’ombra seducente sul pavimento, con il viso rivolto verso Fabio. Si avvicinò, la testa si abbassò tra le sue gambe e accolse il membro turgido tra le labbra morbide e calde. Iniziò un movimento lento e ritmico, un suono bagnato e lussurioso che riempì la stanza, mentre la sua schiena si curvava in un arco perfetto.
Quella posizione offriva a Stefano, seduto alle sue spalle, una visione indecente: il suo culo tonico e la figa spalancata, pulsante, bagnata da un desiderio che colava lungo la sua apertura.
Stefano non si fece pregare. Quel fondoschiena, rotondo e perfetto, lo chiamava. Si avvicinò, le sue mani calde scesero lungo la schiena di lei fino ai fianchi, affondò il viso tra le cosce, inalando l'odore intenso di cocco e femmina che emanava. Allargò le cosce e le passò la lingua lungo la fessura, raccogliendo il sapore dolce della sua eccitazione, leccando con fame feroce la sua clitoride sensibile, mentre un dito la penetrava, cercando e trovando il punto che la faceva sobbalzare, strappandole un gemito soffocato contro il cazzo di Fabio.
“Mmh... sì... leccami tutta,” implorava Claudia tra una boccata e l'altra, la voce impastata di desiderio.
I gemiti di Claudia venivano soffocati dal membro che le riempiva la bocca, e il ritmo del respiro si fece incalzante.
“Sì... così... non fermarti,” ansimava Claudia, libera solo per brevi istanti per respirare.
Stefano, eccitato da quei suoni e dal sapore salato della sua amica, si pose dietro di lei, allineò il suo membro possente alla figa bagnata e, con un movimento deciso delle reni, affondò fino in fondo.
Claudia urlò, lasciando andare il cazzo di Fabio per un attimo, una miscela di dolore e piacere puro che vibrò nell'aria.
“È enorme!” sibilò.
Poi riprese a succhiare con rinnovata energia, quasi disperata. Era un vortice di carne e fluidi.
Fabio affondava le mani nei capelli ramati di Claudia, guidandola, mentre Stefano la prendeva con colpi secchi e profondi, le cosce che battevano contro il suo culo con un suono ritmico e eccitante.
L'aria pesante di odore di sesso e legna bruciata, di “sì” e “ancora”, di corpi che si scontravano.
“Non riesco a resistere...”, ammise Fabio, il viso contratto in una smorfia di piacere sublime, gli occhi chiusi, la testa all'indietro.
“Sto per venire...”, sibilò, la voce rotta.
“Anche io... cavolo, anche io!” ruggì Stefano, stringendo i fianchi di lei con forza.
L'orgasmo li travolse quasi contemporaneamente.
Claudia fu la prima: il suo corpo si arcuò come un arco teso, le gambe tremarono violentemente mentre un'onda di piacere la scioglieva dall'interno, costringendola a lasciare andare il membro di Fabio per gridare il suo piacere.
Fabio seguì un attimo dopo, schizzando nella bocca di lei che, libera ora di concentrarsi sul seme, ingoiò avidamente ogni goccia.
Stefano, sentendo le pareti della vagina di Claudia contrarsi attorno al suo cazzo in un’onda orgasmica, lo sfilò dalla fica bagnata e, in una mossa di possesso totale, lo infilò nel culo, sfondando l'ultimo limite.
Venne un attimo dopo con un gemito roco che echeggiò nella stanza, abbandonandosi a un urlo animale mentre la riempiva di sperma caldo.
Crollarono tutti e tre sul pavimento, la respirazione affannosa che si spegneva lentamente, mentre il fuoco del camino si attenuava in brace rovente.
Il silenzio fuori era assoluto, avvolgente e protettivo.
“Siamo stati fortunati...” sospirò Stefano, accarezzando il fianco nudo di Claudia con un gesto tranquillo.
“Molto fortunati,” rispose lei con un sorriso soddisfatto, posando la testa sulla spalla di Fabio.
“Ora non potrò più vederti solo come un'amica.” disse Stefano.
Risero tutti e tre, una risata libera che sciolse ogni tensione residua.
Fabio, ancora tremante per l'intensità dell'esperienza, guardò i suoi amici con occhi diversi. Non c'era più vergogna nel suo sguardo, ma una complicità nuova, profonda.
“Non sarà l'ultima volta, vero?” chiese quasi con un sussurro.
Claudia sorrise, un sorriso enigmatico alla luce della fiamma, le dita che disegnavano cerchi sul petto di Stefano. “Chissà...” rispose. “Per ora, dormiamo.”
Per commenti o consigli, scrivetemi a ghost.man@gmx.com
Sarà un piacere leggervi!
Per fortuna lì scorsero una piccola baita solitaria che emergeva dal biancore. Il buio stava calando rapido e il freddo era ormai un nemico concreto. Decisero di provare ad entrare. L’interno era un unico ambiente in legno scuro, con un tavolo, tre sedie e un camino. C’era persino della legna secca e profumata accatastata in un angolo. Accesero il fuoco e mentre le fiamme iniziavano a scoppiettare allegre, riempiendo la stanza di un tepore salvifico, il terrore lasciò il posto a una sorta di euforia da sopravvissuti.
Claudia si stringeva su se stessa, i capelli ramati che incorniciavano un viso cosparso di lentiggini. La sua tuta era zuppa, la gelida neve scioltasi le aveva inondato i vestiti fino alla pelle, facendola tremare visibilmente. Il suo seno prorompente, compresso dal tessuto pesante, cercava calore.
Stefano non perse tempo e andò dritto al punto. Il suo fisico scolpito da anni di palestra e sport tremava pure lui.
“Ragazzi, la neve si sta sciogliendo dentro la tuta,” sbottò di punto in bianco, “ho l’acqua gelida che mi scorre tra le chiappe! Non so voi, ma io me la tolgo prima di morire congelato.”
Fabio, biondo con occhi verdi e un fisico asciutto e gracile, abituato a passare i giorni chiuso in biblioteca, reagì con il solito imbarazzo. “Ma Stefano! C’è Claudia, non puoi farlo!”
“Abbiamo già fatto vacanze al mare insieme, Fabio,” lo interruppe Stefano, pragmatico. “Hai già visto il culo di Claudia quando indossava il costume. Siamo amici, mica monaci. Inoltre,” aggiunse con tono da professore, “siamo in emergenza e l'emergenza ha la priorità sulla vergogna.”
Così dicendo, aprì la zip della tuta e iniziò a sfilarsela con decisione. Claudia, che aspettava solo quel pretesto per liberarsi dei panni fradici, non si fece pregare e fece lo stesso.
A quel punto, nemmeno Fabio poté negare che i suoi vestiti fossero gelidi e insopportabili, così iniziò a spogliarsi a sua volta.
Ma fu quando Fabio, chinato a togliersi gli scarponi, alzò lo sguardo, rimase pietrificato, il viso che diventava paonazzo in un istante.
Claudia e Stefano erano rimasti in intimo. Il problema, però, era che l'intimo, un leggero tessuto bianco per entrambi, era zuppo di acqua. ed era diventato praticamente trasparente.
Non serviva immaginare nulla. I capezzoli turgidi del seno di Claudia premevano contro il tessuto, visibili in ogni dettaglio, e proprio sotto lo slip traspariva chiara la striscia di pelo, rosso come i suoi capelli.
La vista di quel corpo così offerto fece il suo effetto immediato su Fabio che, malgrado la vergogna, si ritrovò con una potente erezione che era impossibile nascondere.
Anche Stefano era messo a nudo dalla trasparenza: il petto muscoloso, l'addome scolpito come il ventre di una tartaruga, e nella trasparenza la nera peluria che segnava il percorso verso un grosso membro che si adagiava pesante tra le cosce infreddolite.
Il silenzio nella baita divenne improvvisamente irreale, pesante. Stefano lo sciolse con una risata sommessa.
“Oh mamma! Questo si che è un problema!” esclamò. “Al mare non portavamo il costume trasparente! Però almeno siamo tutti nella stessa situazione, dai!”.
Claudia scoppiò a ridere, e Fabio accennò un sorriso, sebbene il viso fosse ancora rosso di imbarazzo.
“Beh, sentite,” intervenne Claudia, “come hai detto tu, Stefano, siamo amici da vecchia data. Ste mutande trasparenti è come non averle perché si vede tutto. Anzi, sono un problema perché sono zuppe e mi danno un fastidio enorme…”
Fece una pausa, carica di un’attesa che improvvisamente divenne elettrica, densa di erotismo, mentre fuori il mondo dormiva sotto la neve e loro tre vivevano come su un’isola deserta fuori dal tempo.
“Faccio una proposta,” continuò, la voce appena esitante. “Togliamoci sti vestiti e scaldiamoci al fuoco. Siamo tutti adulti. Fabio, se ti viene duro lo prendo come un complimento, so come sono fatti e anche come vanno maneggiati.” rise di nuovo, un suono caldo e complice.
“Poi vedremo cosa fare, ma intanto liberiamoci di sti vestiti e mettiamoli ad asciugare davanti al fuoco.”
Non attese risposta. Si tolse il reggiseno e gli slip in un solo gesto fluido, rimanendo completamente nuda senza il minimo accenno di imbarazzo.
La pelle della sua figura sinuosa e formosa brillava alla luce del fuoco.
“Hai ragione,” ammise Stefano, e si sfilò le mutande. Il suo cazzo, di notevoli dimensioni, iniziò subito ad ingrossarsi e ad alzarsi, pulsando al ritmo del suo battito.
A Fabio non rimase altra scelta. Con il volto ancora rosso di vergogna, si tolse gli slip e il suo membro svettò subito duro, la cappella lucida e pulsante.
Disposero accuratamente i vestiti davanti al camino. La stanza era tutta di legno, calda e accogliente, e potevano posarsi dove volevano.
“Siamo stati fortunati...” disse Stefano con un sospiro, sovrapensiero.
“Eh sì,” ribatté Claudia, distendendosi con nonchalance. “Proprio fortunati. Trovarsi con una ragazza nuda davanti a voi, chi l'avrebbe mai immaginato”.
Stefano rise, e Fabio fece lo stesso, ma non poté fare a meno di notare con la coda dell'occhio che le fiamme del camino si riflettevano in qualche goccia di rugiada che era apparsa brillante tra le cosce di Claudia. E quella umidità non era sicuramente neve sciolta...
Dopo un momento, Claudia esordì, fissando l'erezione di Fabio con un sorriso ammiccante: “Beh, Fabio, non accenna a scendere, vedo. Vuoi che ti dia un aiutino?”
Fabio cercò di balbettare qualcosa, muoveva solo la bocca, ma nessun suono uscì. Claudia non attese.
“Ok, lo prendo per un sì, dai.” Si mise carponi, il corpo disegnato come un’ombra seducente sul pavimento, con il viso rivolto verso Fabio. Si avvicinò, la testa si abbassò tra le sue gambe e accolse il membro turgido tra le labbra morbide e calde. Iniziò un movimento lento e ritmico, un suono bagnato e lussurioso che riempì la stanza, mentre la sua schiena si curvava in un arco perfetto.
Quella posizione offriva a Stefano, seduto alle sue spalle, una visione indecente: il suo culo tonico e la figa spalancata, pulsante, bagnata da un desiderio che colava lungo la sua apertura.
Stefano non si fece pregare. Quel fondoschiena, rotondo e perfetto, lo chiamava. Si avvicinò, le sue mani calde scesero lungo la schiena di lei fino ai fianchi, affondò il viso tra le cosce, inalando l'odore intenso di cocco e femmina che emanava. Allargò le cosce e le passò la lingua lungo la fessura, raccogliendo il sapore dolce della sua eccitazione, leccando con fame feroce la sua clitoride sensibile, mentre un dito la penetrava, cercando e trovando il punto che la faceva sobbalzare, strappandole un gemito soffocato contro il cazzo di Fabio.
“Mmh... sì... leccami tutta,” implorava Claudia tra una boccata e l'altra, la voce impastata di desiderio.
I gemiti di Claudia venivano soffocati dal membro che le riempiva la bocca, e il ritmo del respiro si fece incalzante.
“Sì... così... non fermarti,” ansimava Claudia, libera solo per brevi istanti per respirare.
Stefano, eccitato da quei suoni e dal sapore salato della sua amica, si pose dietro di lei, allineò il suo membro possente alla figa bagnata e, con un movimento deciso delle reni, affondò fino in fondo.
Claudia urlò, lasciando andare il cazzo di Fabio per un attimo, una miscela di dolore e piacere puro che vibrò nell'aria.
“È enorme!” sibilò.
Poi riprese a succhiare con rinnovata energia, quasi disperata. Era un vortice di carne e fluidi.
Fabio affondava le mani nei capelli ramati di Claudia, guidandola, mentre Stefano la prendeva con colpi secchi e profondi, le cosce che battevano contro il suo culo con un suono ritmico e eccitante.
L'aria pesante di odore di sesso e legna bruciata, di “sì” e “ancora”, di corpi che si scontravano.
“Non riesco a resistere...”, ammise Fabio, il viso contratto in una smorfia di piacere sublime, gli occhi chiusi, la testa all'indietro.
“Sto per venire...”, sibilò, la voce rotta.
“Anche io... cavolo, anche io!” ruggì Stefano, stringendo i fianchi di lei con forza.
L'orgasmo li travolse quasi contemporaneamente.
Claudia fu la prima: il suo corpo si arcuò come un arco teso, le gambe tremarono violentemente mentre un'onda di piacere la scioglieva dall'interno, costringendola a lasciare andare il membro di Fabio per gridare il suo piacere.
Fabio seguì un attimo dopo, schizzando nella bocca di lei che, libera ora di concentrarsi sul seme, ingoiò avidamente ogni goccia.
Stefano, sentendo le pareti della vagina di Claudia contrarsi attorno al suo cazzo in un’onda orgasmica, lo sfilò dalla fica bagnata e, in una mossa di possesso totale, lo infilò nel culo, sfondando l'ultimo limite.
Venne un attimo dopo con un gemito roco che echeggiò nella stanza, abbandonandosi a un urlo animale mentre la riempiva di sperma caldo.
Crollarono tutti e tre sul pavimento, la respirazione affannosa che si spegneva lentamente, mentre il fuoco del camino si attenuava in brace rovente.
Il silenzio fuori era assoluto, avvolgente e protettivo.
“Siamo stati fortunati...” sospirò Stefano, accarezzando il fianco nudo di Claudia con un gesto tranquillo.
“Molto fortunati,” rispose lei con un sorriso soddisfatto, posando la testa sulla spalla di Fabio.
“Ora non potrò più vederti solo come un'amica.” disse Stefano.
Risero tutti e tre, una risata libera che sciolse ogni tensione residua.
Fabio, ancora tremante per l'intensità dell'esperienza, guardò i suoi amici con occhi diversi. Non c'era più vergogna nel suo sguardo, ma una complicità nuova, profonda.
“Non sarà l'ultima volta, vero?” chiese quasi con un sussurro.
Claudia sorrise, un sorriso enigmatico alla luce della fiamma, le dita che disegnavano cerchi sul petto di Stefano. “Chissà...” rispose. “Per ora, dormiamo.”
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