Inno ad una donna
di
Figliofelicegaudente
genere
etero
Sono partito di notte, il viaggio è lungo.
Non mi preoccupa la distanza.
A preoccuparmi non è il viaggio.
Eppure sono agitato.
Perché?
Cos'è questa ansia improvvisa?
Cos'è che mi fa attorcigliare lo stomaco?
E questi brividi di freddo?
Io non ho mai freddo, nemmeno nell'inverno più rigido.
Allora cos'è che mi turba?
Quante domande, ma forse è solo una che mi fa vacillare, che mi fa tremare le ginocchia.
Ed è quella alla quale non riesco a dare risposta.
O non voglio dare risposta.
Che fesso che sono...
Devo distrarmi.
Musica a palla, ma non basta.
Mo fermo in autogrill, una pisciata e un caffè.
Già un caffè.
Il motivo del viaggio.
Un solo caffè, un unico caffè.
Con lei.
Già lei.
La donna dell'impossibile.
La donna che ha fatto l'impossibile.
Io col mio cuore di pietra e ghiaccio...
Io imperturbabile, arcigno, burbero e bisbetico, scorbutico e scontroso.
Mi sciolgo solo al sentir pronunciare il suo nome.
Che mi prende?
Io un Neanderthal proiettato nei tempi moderni.
Non dovrei sentirmi così.
E se poi non le piaccio?
Se appena mi vede rimane inorridita dal mio aspetto bizzarro.
Ma no dai che vado a pensare?
In fondo lo sa come sono, gliel'ho detto.
183, 102kg, brizzolato capelli e barba lunghi, petto villoso, sono quasi un orso.
Forse più per i miei modi che per l'aspetto...
Ormai sono giunto a destinazione.
Un'ultima fermata per una rinfrescata, una piccola aggiustatina, voglio apparire al meglio.
Anche se per farmi apparire al meglio servirebbe una intera squadra di restauratori, ma non c'è più tempo.
Via che si riparte, le ultime decine di chilometri.
Arrivo.
Aspetto.
Sono arrivato con largo anticipo al luogo dell'incontro.
Meglio così, anche perché se in autostrada avessi trovato traffico, sarei giunto in ritardo.
Non mi piace essere in ritardo, almeno non mi piace far aspettare una donna.
E che donna.
La intravedo in lontananza.
È lei?
Mi sembra di sì, non posso sbagliare.
Si avvicina, sembra allegra.
Ed è proprio come me l'aspettavo.
Più bella del sole d'inverno che ti scalda la pelle dal freddo.
Più bella della pioggia d'estate che ti rinfresca dal caldo torrido.
Cristo santo quanto è bella.
Minuta, ma non le manca nulla.
Rossa di capelli, occhi che cambiano colore a seconda della luce che li colpiscono, un bel seno tonico.
E quella bocca.
Quella è davvero una bocca che vale la pena di essere baciata.
È vestita proprio come aveva detto
Gonnellina in jeans e camicetta bianca.
Sotto la camicetta reggiseno nero che spicca.
Chissà se sotto la mini è come dice sempre di essere.
Le mutande?
Mai.
I perizoma?
A che servono.
A me piace stare con la fessa all'aria, mi ha sempre detto.
Finalmente è qui davanti a me, un timido saluto, e le sue braccia sono subito intorno al mio collo.
Ci abbracciamo.
Le nostre bocche si cercano e si trovano.
Le nostre lingue iniziano una danza frenetica e passionale.
Dio che bocca che ha.
Dio santo come bacia bene.
Nessuna donna mi ha mai baciato con tanta intensità.
Sento una voce, non capisco cosa dice, del resto il suo dialetto non lo conosco bene.
Lei si stacca e ride, ride di gusto.
Mi chiede " hai capito cosa ha detto? ".
E senza aspettare risposta mi dice " ha detto... prendetevi una stanza, che qui il cemento diventa scivoloso se è bagnato ".
Quel passante ha capito subito il motivo del nostro incontro...
Ci avviamo così al bar, per questo agognato, bramato, desiderato caffè.
Si inizia a parlare del più e del meno, poi fa qualcosa che lì per lì non mi aspetto.
Allarga le gambe e mi fa vedere la sua splendida pucchiacca, con quel pelo rosso ben tenuto.
La mia erezione è istantanea.
Ho voglia di saltarle addosso, ma siamo in un luogo pubblico, non si può.
Ma lei è più spregiudicata di me, e come se non ci fosse nessuno, si passa due dita lungo il solco della figa, poi le infila dentro.
Alcuni avventori ci osservavano, sento i loro occhi su di noi.
Poi lei mi avvicina le dita al naso per farmi sentire il suo profumo, e me le mette in bocca per farmi sentire il sapore.
Sono inebriato, estasiato.
Ho una contrazione al basso ventre, sono quasi venuto.
Ho davvero quasi sborrato solo così.
Ho dovuto fare l'impossibile per trattenermi.
Lei si accorge di quanto mi sta accadendo, e mi dice " è il momento di andare, non credi? ".
Ci avviamo all'hotel dove alloggio.
Con una calma irreale saliamo in camera.
La calma prima della tempesta...
Si chiude la porta alle nostre spalle.
Mi strappa letteralmente i vestiti di dosso, con una velocità e una forza che mai avrei creduto potesse avere.
Ci ritroviamo nudi in un batter d'occhio.
E in men che non si dica, il mio cazzo è nella sua bocca.
Come lo succhia e lecca.
Vorace, passionale, avida.
Lecca e succhia la cappella, scende lungo l'asta, arriva ai testicoli e li succhia e risucchia.
Torna su lungo l'asta, arriva alla cappella, la lecca, si sofferma con la lingua sul meato.
Un attimo solo, un istante solo.
Poi di colpo giù fino in fondo.
Il mio membro è tutto nella sua bocca, fino alla gola.
Rimane immobile qualche secondo.
Poi inizia un fantastico su e giù.
Per ricominciare tutto daccapo.
Il miglior pompino di tutta la mia lunga vita.
Non credo di riuscire a resistere molto così
Mi vergogno un po', ma glielo dico.
Si ferma, mi guarda dritto negli occhi.
Non c'è biasimo o delusione nei suoi occhi.
Ma c'è tenerezza, sentimento, amore.
Si sdraia sul letto a cosce aperte.
È bellissima.
Una creatura eterea, divina.
Mi sdraio su di lei.
Lentamente la penetro.
Ho paura di farle male.
Io con la mia mole, lei così minuta.
Come le sono tutto dentro, si avvinghia a me con le gambe e le braccia.
Mi stringe forte.
Sento le sue unghie che mi graffiano la schiena, ma con dolcezza.
Non so se sono passati secondi o minuti, forse è più probabile qualche decina di secondo, il suo corpo vibra, in mio si irrigidisce.
Veniamo insieme, godiamo insieme.
Lei con me, io con lei, dentro di lei.
E lo facciamo baciandoci con una passione tale, che forse nell'intero universo non si è mai vista.
Rimaniamo abbracciati così, io su di lei, dentro di lei.
Baciandoci.
Il mio pene lentamente perde vigore ed esce da solo dal suo corpo.
Ci stacchiamo.
Ora siamo una affianco dell'altro.
Rimaniamo a baciarci e accarezzarci per un tempo indefinito.
A coccolarci.
Poi lei va a farsi la doccia.
Io non resisto e la seguo.
Mi inginocchio e inizio a leccarle la figa.
Che sapore meraviglioso.
È dunque questa l'ambrosia degli Dei?
Lecco e succhio avidamente.
Succhio e risucchio la sua clitoride.
Prendo tutta in bocca la sua fessa, la limono come una bocca.
Infilo la lingua in profondità.
La scopo con la lingua.
Impazzisco, sto impazzendo nel leccare il suo fiore più intimo.
Mi sposto un po' più sotto, arrivo allo sfintere anale.
Lecco, succhio e penetro anche quello con la lingua.
Una sola sua parola, inculami.
Si gira e mi offre il culo.
Punto il glande sul suo buco proibito.
La tiro a me.
E sono dentro di lei in un colpo solo, fino in fondo.
Non le do nemmeno il tempo di abituarsi che inizio a stantuffarla velocemente.
Sul suo viso una smorfia di dolore.
Dei mugolii di dolore.
Che in men che non si dica si trasformano in gemiti di piacere.
A lei piace essere inculata, lo ha sempre detto.
Ha perso prima la verginità anale rispetto a quella vaginale.
E a me piace incularla.
Le prendo una mano e gliela porto sulla fica.
Ha capito cosa voglio, voglio che si masturbi mentre le do piacere anale.
Viene.
Viene in un modo che non ho mai visto fare dal vivo.
Sta squirtando.
Che spettacolo della natura.
Che meraviglia.
Ora sono io che sto per venire, sono prossimo alla sborrata.
Me lo legge negli occhi, lo sente attraverso il corpo.
Si gira di scatto e chinandosi lo prende in bocca.
Poche succhiate ed esplodo tutto il mio piacere nella sua gola, nella sua bocca.
Ingoia tutto.
Non lascia nemmeno una piccola goccia.
Continua col pompino accompagnando la mia verga al riposo.
Torniamo sul letto a coccolarci un po'.
Ed è solo pomeriggio.
Abbiamo tutta la sera, la notte e i due giorni a seguire per amarci.
E così è stato.
Non mi preoccupa la distanza.
A preoccuparmi non è il viaggio.
Eppure sono agitato.
Perché?
Cos'è questa ansia improvvisa?
Cos'è che mi fa attorcigliare lo stomaco?
E questi brividi di freddo?
Io non ho mai freddo, nemmeno nell'inverno più rigido.
Allora cos'è che mi turba?
Quante domande, ma forse è solo una che mi fa vacillare, che mi fa tremare le ginocchia.
Ed è quella alla quale non riesco a dare risposta.
O non voglio dare risposta.
Che fesso che sono...
Devo distrarmi.
Musica a palla, ma non basta.
Mo fermo in autogrill, una pisciata e un caffè.
Già un caffè.
Il motivo del viaggio.
Un solo caffè, un unico caffè.
Con lei.
Già lei.
La donna dell'impossibile.
La donna che ha fatto l'impossibile.
Io col mio cuore di pietra e ghiaccio...
Io imperturbabile, arcigno, burbero e bisbetico, scorbutico e scontroso.
Mi sciolgo solo al sentir pronunciare il suo nome.
Che mi prende?
Io un Neanderthal proiettato nei tempi moderni.
Non dovrei sentirmi così.
E se poi non le piaccio?
Se appena mi vede rimane inorridita dal mio aspetto bizzarro.
Ma no dai che vado a pensare?
In fondo lo sa come sono, gliel'ho detto.
183, 102kg, brizzolato capelli e barba lunghi, petto villoso, sono quasi un orso.
Forse più per i miei modi che per l'aspetto...
Ormai sono giunto a destinazione.
Un'ultima fermata per una rinfrescata, una piccola aggiustatina, voglio apparire al meglio.
Anche se per farmi apparire al meglio servirebbe una intera squadra di restauratori, ma non c'è più tempo.
Via che si riparte, le ultime decine di chilometri.
Arrivo.
Aspetto.
Sono arrivato con largo anticipo al luogo dell'incontro.
Meglio così, anche perché se in autostrada avessi trovato traffico, sarei giunto in ritardo.
Non mi piace essere in ritardo, almeno non mi piace far aspettare una donna.
E che donna.
La intravedo in lontananza.
È lei?
Mi sembra di sì, non posso sbagliare.
Si avvicina, sembra allegra.
Ed è proprio come me l'aspettavo.
Più bella del sole d'inverno che ti scalda la pelle dal freddo.
Più bella della pioggia d'estate che ti rinfresca dal caldo torrido.
Cristo santo quanto è bella.
Minuta, ma non le manca nulla.
Rossa di capelli, occhi che cambiano colore a seconda della luce che li colpiscono, un bel seno tonico.
E quella bocca.
Quella è davvero una bocca che vale la pena di essere baciata.
È vestita proprio come aveva detto
Gonnellina in jeans e camicetta bianca.
Sotto la camicetta reggiseno nero che spicca.
Chissà se sotto la mini è come dice sempre di essere.
Le mutande?
Mai.
I perizoma?
A che servono.
A me piace stare con la fessa all'aria, mi ha sempre detto.
Finalmente è qui davanti a me, un timido saluto, e le sue braccia sono subito intorno al mio collo.
Ci abbracciamo.
Le nostre bocche si cercano e si trovano.
Le nostre lingue iniziano una danza frenetica e passionale.
Dio che bocca che ha.
Dio santo come bacia bene.
Nessuna donna mi ha mai baciato con tanta intensità.
Sento una voce, non capisco cosa dice, del resto il suo dialetto non lo conosco bene.
Lei si stacca e ride, ride di gusto.
Mi chiede " hai capito cosa ha detto? ".
E senza aspettare risposta mi dice " ha detto... prendetevi una stanza, che qui il cemento diventa scivoloso se è bagnato ".
Quel passante ha capito subito il motivo del nostro incontro...
Ci avviamo così al bar, per questo agognato, bramato, desiderato caffè.
Si inizia a parlare del più e del meno, poi fa qualcosa che lì per lì non mi aspetto.
Allarga le gambe e mi fa vedere la sua splendida pucchiacca, con quel pelo rosso ben tenuto.
La mia erezione è istantanea.
Ho voglia di saltarle addosso, ma siamo in un luogo pubblico, non si può.
Ma lei è più spregiudicata di me, e come se non ci fosse nessuno, si passa due dita lungo il solco della figa, poi le infila dentro.
Alcuni avventori ci osservavano, sento i loro occhi su di noi.
Poi lei mi avvicina le dita al naso per farmi sentire il suo profumo, e me le mette in bocca per farmi sentire il sapore.
Sono inebriato, estasiato.
Ho una contrazione al basso ventre, sono quasi venuto.
Ho davvero quasi sborrato solo così.
Ho dovuto fare l'impossibile per trattenermi.
Lei si accorge di quanto mi sta accadendo, e mi dice " è il momento di andare, non credi? ".
Ci avviamo all'hotel dove alloggio.
Con una calma irreale saliamo in camera.
La calma prima della tempesta...
Si chiude la porta alle nostre spalle.
Mi strappa letteralmente i vestiti di dosso, con una velocità e una forza che mai avrei creduto potesse avere.
Ci ritroviamo nudi in un batter d'occhio.
E in men che non si dica, il mio cazzo è nella sua bocca.
Come lo succhia e lecca.
Vorace, passionale, avida.
Lecca e succhia la cappella, scende lungo l'asta, arriva ai testicoli e li succhia e risucchia.
Torna su lungo l'asta, arriva alla cappella, la lecca, si sofferma con la lingua sul meato.
Un attimo solo, un istante solo.
Poi di colpo giù fino in fondo.
Il mio membro è tutto nella sua bocca, fino alla gola.
Rimane immobile qualche secondo.
Poi inizia un fantastico su e giù.
Per ricominciare tutto daccapo.
Il miglior pompino di tutta la mia lunga vita.
Non credo di riuscire a resistere molto così
Mi vergogno un po', ma glielo dico.
Si ferma, mi guarda dritto negli occhi.
Non c'è biasimo o delusione nei suoi occhi.
Ma c'è tenerezza, sentimento, amore.
Si sdraia sul letto a cosce aperte.
È bellissima.
Una creatura eterea, divina.
Mi sdraio su di lei.
Lentamente la penetro.
Ho paura di farle male.
Io con la mia mole, lei così minuta.
Come le sono tutto dentro, si avvinghia a me con le gambe e le braccia.
Mi stringe forte.
Sento le sue unghie che mi graffiano la schiena, ma con dolcezza.
Non so se sono passati secondi o minuti, forse è più probabile qualche decina di secondo, il suo corpo vibra, in mio si irrigidisce.
Veniamo insieme, godiamo insieme.
Lei con me, io con lei, dentro di lei.
E lo facciamo baciandoci con una passione tale, che forse nell'intero universo non si è mai vista.
Rimaniamo abbracciati così, io su di lei, dentro di lei.
Baciandoci.
Il mio pene lentamente perde vigore ed esce da solo dal suo corpo.
Ci stacchiamo.
Ora siamo una affianco dell'altro.
Rimaniamo a baciarci e accarezzarci per un tempo indefinito.
A coccolarci.
Poi lei va a farsi la doccia.
Io non resisto e la seguo.
Mi inginocchio e inizio a leccarle la figa.
Che sapore meraviglioso.
È dunque questa l'ambrosia degli Dei?
Lecco e succhio avidamente.
Succhio e risucchio la sua clitoride.
Prendo tutta in bocca la sua fessa, la limono come una bocca.
Infilo la lingua in profondità.
La scopo con la lingua.
Impazzisco, sto impazzendo nel leccare il suo fiore più intimo.
Mi sposto un po' più sotto, arrivo allo sfintere anale.
Lecco, succhio e penetro anche quello con la lingua.
Una sola sua parola, inculami.
Si gira e mi offre il culo.
Punto il glande sul suo buco proibito.
La tiro a me.
E sono dentro di lei in un colpo solo, fino in fondo.
Non le do nemmeno il tempo di abituarsi che inizio a stantuffarla velocemente.
Sul suo viso una smorfia di dolore.
Dei mugolii di dolore.
Che in men che non si dica si trasformano in gemiti di piacere.
A lei piace essere inculata, lo ha sempre detto.
Ha perso prima la verginità anale rispetto a quella vaginale.
E a me piace incularla.
Le prendo una mano e gliela porto sulla fica.
Ha capito cosa voglio, voglio che si masturbi mentre le do piacere anale.
Viene.
Viene in un modo che non ho mai visto fare dal vivo.
Sta squirtando.
Che spettacolo della natura.
Che meraviglia.
Ora sono io che sto per venire, sono prossimo alla sborrata.
Me lo legge negli occhi, lo sente attraverso il corpo.
Si gira di scatto e chinandosi lo prende in bocca.
Poche succhiate ed esplodo tutto il mio piacere nella sua gola, nella sua bocca.
Ingoia tutto.
Non lascia nemmeno una piccola goccia.
Continua col pompino accompagnando la mia verga al riposo.
Torniamo sul letto a coccolarci un po'.
Ed è solo pomeriggio.
Abbiamo tutta la sera, la notte e i due giorni a seguire per amarci.
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