Petra Croft - Il labirinto del tesoro nascosto

di
genere
orge

*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
petulka-cz@hotmail.com
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Il sole indiano picchiava implacabile sulle rovine di Chandragupta, ma l'ombra del labirinto sotterraneo era gelida come la tomba. Petra Croft, la cui fama di archeologa era ormai eclissata da una reputazione più oscura e sfrenata, teneva in mano una mappa di pelle di daino, indecifrabile ai più, ma per lei chiara come un invito. Parlava di un tesoro chiamato "L'Occhio di Shiva", custodito in un labirinto che non perdonava errori. Ma Petra non cercava solo oro o gemme. Cercava l'estremo, il limite della decadenza. E la mappa prometteva prove che avrebbero messo alla prova non la sua astuzia, ma la sua voracità.

L'ingresso era una fessura nella roccia, nascosta da rampicanti velenosi. All'interno, l'aria era satura di incenso e muschio. Le pareti, scolpite con bassorilievi di figure copulanti in posizioni impossibili, lasciavano poco spazio all'immaginazione. Questo non era un luogo di meditazione, ma di depravazione rituale. Una voce echeggiò dalle profondità, senza fonte: **"La Via del Piacere e del Dolore attende. Supera le Cinque Porte dell'Ecstasy, e l'Occhio sarà tuo. Fallisci, e diventerai parte del labirinto, per sempre."**

Prima Porta: La Sala dei Goblin Famelici.

Il primo ambiente era una caverna bassa, illuminata da funghi bioluminescenti che proiettavano ombre oscene. Un odore di terra umida e sterco riempiva le narici. Da ogni anfratto emersero loro: i goblin. Una trentina, piccoli, verdi, con occhi gialli e denti aguzzi. Non erano come i loro cugini delle foreste; questi erano più magri, più agili, con lingue biforcute e cazzi sproporzionatamente grandi, violacei e venati, che già sgocciolavano un fluido lattiginoso.

"Una donna! Fresca!" gracchiò uno, saltellando su piedi palmati.

Petra non indietreggiò. Un sorriso languido le curò le labbra. Sapeva cosa volevano. Sapeva cosa *lei* voleva. Si slacciò la cintura dei pantaloni cargo, lasciandoli cadere a terra. La sua fica, già umida per l'eccitazione anticipatoria, era pulita e rasata, un invito in mezzo al sudore della giungla.

I goblin le furono addosso come locuste. La buttarono a terra sulla sabbia umida. Le mani unte e artigliate le pizzicarono i capezzoli, le scivolarono tra le cosce, le aprirono le labbra con una brutalità animalesca. Uno di loro, il più grosso, le montò sopra senza cerimonie. Il suo cazzo, freddo e nodoso, le penetrò la fica con un unico, brutale affondo. Petra lanciò un gemito, non di dolore, ma di liberazione. Era stretto, ruvido, *perfetto*.

Altri due le afferrarono le caviglie, sollevandole e spalancandole le gambe a un angolo impossibile. Un secondo goblin si infilò sotto, puntando il suo membro verso il suo culo. Con uno sputo come lubrificante, glielo infilò dentro, dilatando lo sfintere con una pressione che le tolse il fiato. **Doppia penetrazione.** Petra rise, un suono roco e bramoso. "Sì! Riempitemi, brutti schifosi!"

Un terzo le bloccò la testa, affondando il suo cazzo in gola. Era amaro, sapeva di fungo e metallo. Lei succhiò con ardore, sentendo le venature pulsare contro la lingua. Un quarto e un quinto goblin le presero le mani, costringendole a impugnare i loro membri e a segarli con vigore. La sesta creatura, più piccola, si infilò tra i suoi seni sudati, strofinando il cazzo tra la morbida carne.

Era circondata, una massa palpitante di verdi, sudati corpi. I cazzi le martellavano ogni orifizio, i movimenti sincopati e frenetici dei goblin che la usavano come un giocattolo. Petra andò in estasi quasi subito, un orgasmo violento che le fece contorcere la schiena. I goblin, eccitati dalle sue contrazioni, raddoppiarono gli sforzi. Il loro sperma non era umano: era denso, filante, bianco come la calce e bollente. Quando vennero, fu in un coro di grugniti. I getti la inondarono, riempiendole la gola, lo stomaco, la fica, il culo. Le colarono lungo le cosce, imbrattandole completamente. Quando si ritirarono, lei era una statua di porcellana sporca di bianco, che ansimava nella sabbia, sorridendo.

Seconda Porta: La Cripta dei Tentacoli Abissali.

La porta successiva si aprì su una stanza buia, illuminata solo da una fosforescenza azzurrina che emanava dall'acqua stagnante sul pavimento. L'aria era salmastra. Dal profondo della pozza emersero *loro*. Non erano goblin, né uomini. Erano tentacoli, spessi come braccia umane, di un viola screziato di nero, ricoperti di ventose pulsanti che si aprivano e chiudevano con un suono viscido. Non c'erano corpi, solo queste appendici sinuose, intelligenti, maligne.

Petra si avvicinò all'acqua, il cuore che le batteva forte non per paura, ma per desiderio. Un tentacolo si avvicinò, sfiorandole una caviglia. Era freddo, ma la punta era calda e umida. Senza esitazione, si spogliò completamente e scese nella pozza.

Fu un assalto lento, metodico. I tentacoli non la violentarono; la *esplorarono*. Uno le avvolse una coscia, un altro un braccio. Uno più spesso si posizionò tra le sue gambe, la punta a forma di clava che cercava l'ingresso. Petra si lasciò andare, appoggiando la schiena al bordo della pozza. Il tentacolo le penetrò la fica con una lentezza esasperante, riempiendola completamente. Un altro trovò il suo culo, entrando con una rotazione che la fece gemere. Un terzo, più sottile, si infilò nella sua bocca, allungandosi poi nella gola.

Ma la vera prova erano le ventose. Ogni ventosa che si attaccava alla sua pelle rilasciava una secrezione lubrificante e stimolante. Le ventose sul suo petto succhiavano i capezzoli fino a farli diventare duri come pietre, provocando un dolore dolce che si trasformava in piacere puro. Altri tentacoli le avvolgevano il clitoride, stimolandolo con movimenti circolari ipnotici.

Petra perse il conto degli orgasmi. Erano onde continue, una dopo l'altra, che la facevano tremare e contorcere nell'acqua. I tentacoli si muovevano dentro di lei con una sinuosità innaturale, riempiendola di un fluido freddo e gelatinoso che le dava una sensazione di pienezza ultraterrena. Quando la estrassero, era esausta, coperta di gel e con i buchi che stillavano la loro luminescenza. La porta si aprì.

Terza Porta: Il Salone dei Custodi di Pietra.

Questa stanza era maestosa. Alte colonne, statue di guerrieri dalle fattezze perfezionate e… completamente nudi, con cazzi di marmo eretti e impressionanti. Al centro, tre di queste statue presero vita, la pietra che si trasformò in carne e ossa. Erano i Custodi: alti due metri e mezzo, muscoli scolpiti, pelle color dell'alabastro, e tra le gambe, cazzi degni di un cavallo, spessi, lunghi, venati di azzurro come il marmo.

"L'adepta ha superato le prove bestiali," disse uno, la voce un rimbombo di tuono in una grotta. "Ora deve affrontare la misura dell'uomo. O della sua mancanza."

Petra si alzò, le gambe ancora traballanti. "Non parlate. *Fate*."

I Custodi non sorrisero. Erano impassibili come le statue da cui provenivano. Uno si avvicinò da dietro, sollevandola con facilità come fosse una bambola. Un altro le si pose davanti. Il terzo si mise di lato.

**Penetrazione quadrupla.** Il Custode dietro di lei le sollevò le gambe, esponendo il suo culo già rilassato dai tentacoli. Con un movimento preciso, le infilò il suo membro gigantesco nell'ano. Petra urlò, non per il dolore, ma per la pura, assoluta *invadenza*. Era così grosso che sentì le viscere spostarsi. Quello di fronte le affondò il cazzo nella fica, riempiendo lo spazio che il primo non aveva occupato. Il terzo Custode le prese la testa tra le mani e le infilò il suo membro in gola, profondamente, fino a farle sentire la punta nello stomaco.

Era piena come non mai. Ogni centimetro di lei era occupato da carne vivente, pulsante. I Custodi iniziarono a muoversi in un ritmo lento, ipnotico, perfettamente sincronizzato. Non era una scopata selvaggia, era un rituale. Petra era l'altare. Li sentiva tutti e tre, ogni venatura, ogni pulsazione. Un quarto Custode, che era rimasto in disparte, si avvicinò. Con le sue mani di pietra, afferrò i suoi seni e iniziò a strofinare il suo cazzo tra di essi, schiacciandoli con una forza immensa.

Petra era in trance. Gli orgasmi non erano più singoli eventi, ma uno stato continuo di picco sessuale. Il suo corpo era un'unica, lunghissima contrazione di piacere. I Custodi, impassibili, continuavano il loro lavoro. Quando vennero, fu simultaneo. Il loro sperma non era caldo, era *bollente*, come lava bianca. La riempirono in ogni buco, inondandola. Petra sentì lo stomaco gonfiarsi visibilmente, diventare teso e pesante. La bocca le si riempì, costringendola a ingoiare litri di quel fluido denso e dolciastro. Il Custode tra i suoi seni le sborrò sul petto e sul viso, coprendola di una maschera bianca.

Quando si ritirarono, lei crollò a terra, la pancia così gonfia da sembrare incinta di sei mesi. Lo sperma le colava da ogni apertura, formando una pozza ai suoi piedi. Trasaliva, incapace di muoversi, sommersa dalla sensazione.

Quarta Porta: Il Circolo delle Ombre Lussuriose.

La stanza successiva era vuota, buia. Poi, dalle pareti, emersero delle figure. Non erano solide, ma fatte di ombra e desiderio. Erano le Ombre, spiriti del labirinto che prendevano forma solo per tormentare e deliziare. Non avevano sessi definiti, ma potevano assumere qualsiasi forma. Per Petra, diventarono copie multiple di lei stessa, ma con volti distorti da espressioni di lussuria pura.

"Ti conosciamo, Petra Croft," sussurrarono le voci, che erano la sua voce, ma corrotte. "Conosciamo ogni tua fantasia, ogni tua vergogna."

Una delle Ombre, con le sue fattezze, si avvicinò e la baciò. Era un bacio vorace, che le rubava il fiato. Altre due la afferrarono per i fianchi. Le loro mani erano fredde ma diventavano calde al contatto. Senza che lei capisse come, si ritrovò con due cazzi dentro la fica, due nel culo, due in gola, uno tra i seni e le sue mani che afferravano altri due membri che spuntavano dalle Ombre. Non erano solidi come quelli dei Custodi, erano flessibili, capaci di adattarsi, di riempire ogni spazio.

Era una **penetrazione ottupla**. Petra non sapeva più dove finiva lei e iniziavano loro. Le Ombre la scopavano con una conoscenza intima di ogni suo punto sensibile. Stimolavano il punto G, il punto A, il clitoride, tutto simultaneamente. La facevano venire in un ciclo infinito, ogni orgasmo più forte del precedente. Non c'era sperma, ma una specie di essenza energetica che le inondava, facendola sentire ebbra, drogata di piacere.

Dopo un tempo che potrebbe essere stato minuti o ore, le Ombre si dissolsero, lasciandola a terra, tremante, bagnata di un sudore freddo e profumato, i buchi che pulsavano ancora del loro tocco fantasmatico.

Quinta Porta: La Prova dell'Abisso.

L'ultima porta si aprì su un vuoto. Un ponte di pietra attraversava un abisso senza fondo, al di là del quale brillava un bagliore dorato: l'Occhio di Shiva. Ma il ponte non era solido. Era fatto di piattaforme che si attivavano solo con il contatto fisico e… con l'eccitazione. Sensori biometrici ancestrali misuravano il suo stato sessuale.

Petra, esausta ma determinata, fece il primo passo. Una piattaforma si illuminò. Il secondo passo, un'altra. Ma al terzo, la piattaforma rimase spenta. Un ruggito dall'abisso. Due figure si materializzarono ai lati del ponte. Erano i **Guardiani Finali**, esseri androgini fatti di energia pura, con multiple braccia e, tra le gambe, non cazzi, ma fasci di luce pulsante che prendevano la forma di falli di energia.

"Dovrai guadagnarti ogni centimetro," dissero all'unisono, la voce un coro di sussurri.

Petra capì. Doveva lasciarsi usare, *qui*, sul ponte, sospesa sul vuoto. I Guardiani la afferrarono. Le loro mani di energia erano calde e vibranti. La sollevarono, la posizionarono a mezz'aria. I fasci di luce penetrarono in lei. Tutti. In un istante, sentì la sua fica, il suo culo, la sua bocca, essere riempiti da una sensazione elettrica, pura, che non era carne ma puro piacere concentrato. Non c'erano due, ma *dieci* fasci di luce che la trapassavano, stimolando ogni nervo, ogni cellula erogena.

Era troppo. Il piacere era così intenso che superò la soglia del dolore, del controllo. Petra, la ninfomana, la puttana insaziabile, aveva finalmente trovato il suo limite. Mentre i Guardiani la facevano venire per l'ennesima volta, un'onda di convulsioni la travolse. Perdette il controllo degli sfinteri. Un getto caldo di urina le schizzò tra le gambe, seguìto da uno spruzzo di sperma accumulato dalle prove precedenti che le esplose dalla fica, e poi un altro orgasmo così forte che la fece defecare, sporcando i fasci di luce e il ponte sotto di lei.

Gridò, un suono primordiale di abbandono totale. Il suo corpo, ormai allo stremo, collassò. Gli occhi le si rimboccarono, la bocca si spalancò in un ultimo, silenzioso gemito, e la coscienza la abbandonò. Svenne, sospesa nel vuoto, tenuta su solo dai fasci di luce dei Guardiani che lentamente si ritiravano.

Quando riprese i sensi, era distesa su una piattaforma solida. Davanti a lei, su un piedistallo, c'era l'Occhio di Shiva: non una gemma, ma un oggetto di metallo antico a forma di fallo, pulsante di una luce interna. Non era un tesoro per arricchirsi. Era un talismano che prometteva piacere eterno, e dolore eterno.

Petra, coperta dei suoi fluidi, tremante ma con un sorriso di trionfo sulle labbra gonfie, allungò una mano tremante e lo afferrò. Il labirinto aveva vinto. L'aveva usata, violata, distrutta e ricostruita. Non era più Petra Croft, l'archeologa. Era la Custode del Piacere, la Troia del Labirinto. E l'Occhio di Shiva brillò, accettando la sua nuova padrona. La sua avventura era finita. La sua leggenda, appena iniziata.
scritto il
2026-01-21
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